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La morte ti fa bella

17 febbraio 2011

Non lo ripeteremo mai abbastanza forse: il corpo delle donne, sicuramente in misura proporzionalmente molto maggiore rispetto a quello degli uomini, è impiegato per vendere, promuovere, pubblicizzare praticamente qualsiasi cosa. E ci sono tanti tipi di corpi che vengono impiegati. Magri, meno magri, con parti gonfiate a dismisura, e parti rimpicciolite a dismisura. Da un po’ di tempo a questa parte vengono impiegati spesso anche dei corpi (femminili) morti.

Nel giugno dello scorso anno la MAC Cosmetics in collaborazione con Rodarte ha lanciato una nuova linea cosmetica ispirata al Messico. O meglio ispirata a Ciudad Jaurez, la città messicana in cui sono state rapite, violentate, uccise e abbandonate nel deserto più di 400 donne e ragazze. Ad oggi sono 427 casi accertati.

I cosmetici presentavano nomi come Juarez, Factory, Ghost Town, Sleepless, Bordertown, Sleepwalker, Badlands. Manco a dirsi la campagna pubblicitaria presentava modelle truccate volutamente per sembrare morte, quasi degli zombie. A causa delle numerose proteste MAC ha chiesto scusa, modificato il nome di alcuni dei prodotti e deciso di donare parte degli introiti alle associazioni di Juarez.

Ma il segnale è stato lanciato ed è chiaro. Associare la morte alla bellezza, associare la morte alla bellezza femminile.

In una stagione del programma America’s Next Top Model, le aspiranti modelle in gara dovevano posare come se fossero state uccise, ognuna in modo diverso.

Ultimo in ordine di tempo è il nuovo video di Kanye West, acclamato pseudo-genio dell’hip hop che nel video del singolo Monster canta attorniato da ragazze morte. Il video è costruito intorno al tema del macabro ed è fatto appositamente per creare sconcerto negli spettatori più perbenisti o più mammolette, ma si dovrebbe notare che, guarda caso, la maggior parte degli esseri umani morti nel video sono di sesso femminile. Inoltre è interessante notare cosa succede quando nel video compare una rapper donna. Anche lei è inserita ovviamente in tutto il contesto macabro-fetish e impersona una sorta di spietata dominatrice. Ma lei non riserva le sue attenzioni sadiche ad un uomo (come sarebbe logico), ma le riserva ad una donnna. A se stessa. Non bisogna essere Freud per farsi un’idea del sottinteso complessivo del video.

Negli illuminanti video della serie Killing us Softly si dice che la pubblicità invia inevitabilmente dei messaggi specifici su quello che le donne (e gli uomini) devono essere e devono voler essere.  Principalmente alle donne viene suggerita un’immagine distorta del femminile caratterizzata da una sessualità spiccata e forzata e un’immagine fisica caratterizzata dalla magrezza ossessiva ed eccessiva.

Naomy Wolf nel mai abbastanza ricordato “The beauthy mith” sostiene che l’ossessione per l’eccessiva magrezza ha portato e porta le donne a rimanere recluse ancora in un ruolo di inferiorità rispetto al ruolo sociale svolto dagli uomini, troppo concentrate sul loro aspetto fisico per avere un ruolo preminente nella società.

“Il grasso femminile è oggetto di passione pubblica e le donnne si sentono colpevoli riguardo ad esso. Perchè implicitamente riconosciamo che al di là del mito, i corpi delle donne non appartengono alle donne, a noi stesse, ma alla società. Inoltre, riconosciamo implicitamente che la magrezza non rappresenta un’ossessione relativa alla bellezza femminile ma un’ossessione relativa all’obbedienza femminile.”

“L’ossessione per le diete è il più potente sedativo politico nella storia delle donne.”

“Al di là del mito della bellezza, ora che il tipo e la quantità di cibo che le donne assumono è una questione pubblica, le porzioni che ingeriamo testimoniano e rinforzano il nostro senso di inferiorità sociale. Se le donne non possono mangiare la stessa quantità di cibo degli uomini, noi non possiamo esperire il medesimo status nella comunità.”

Ma quando si sostituisce l’eccessiva magrezza con la morte, qual è il messaggio che viene veicolato? È un segnale forte di sottomissione ed inferiorità sociale.

Si produce ancora di più l’annullamento delle qualità del femminile e, come nel caso del modello dell’eccessiva magrezza, l’attenzione per il corpo produce totale disinteresse per il resto. Ininfluente nella società non solo quanto una donna, ma quanto una donna morta.

[Le due illustrazioni sono di Monica Cook, cliccare sulle immagini per info]

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6 commenti leave one →
  1. 17 febbraio 2011 13:54

    Non posso che sottoscrivere tutto quello che hai scritto. Al di là del tentativo, più o meno riuscito, di produrre delle politiche sociali che ovvino alle discriminazioni che le donne vivono quotidianamente, il tema della bellezza è quello che davvero a mio avviso tiene di più
    le donne prigioniere. Si è trovato un modo tanto più subdolo quanto non immediatamente evidente di relegare la donna ancora una volta nella sfera del privato. Il dispotismo di un’immagine irraggiungibile è quanto di più efficace per togliere alle donne il tempo di occuparsi d’altro oltre al lavoro….tra diete, palestra, creme varie etc etc quanto tempo e quanto spazio mentale resta alle donne per pensare ad altro?Zero.

  2. paola permalink
    18 febbraio 2011 00:44

    Concordo con Antigone, epperò, mi chiedo, inoltre: qual’è il motivo di questo ricorso al tema della morte anzi, no, al tema del disfacimento biologico dei corpi animali-umani, che parte dall’epoca degli zombies di jacksoniana memoria (e quanto fosse malato l’individuo Michael lo abbiamo appreso) per finire al film- cartone “La sposa cadavere”. Un’estetica del disfacimento biologico che io trovo repellente, ideologicamente repellente: e repellente se assunto come parametro estetico. E’ sempre stato, invece, non a caso, nelle culture umane, quello del disfacimento dopo la cessazione delle funzioni vitali, un processo da occultare, oppure da allontanare, rispetto al contesto dei viventi. Ammissibile solo in quanto il suo protagonista, cioè il corpo dell’essere umano che ha cessato di vivere individualmente, si ricicla nel contesto del più ampio ordine biologico universale: insomma, dopo morta, vado a concimare i campi. Oppure, ritorno nell’eterno ciclo della natura, detto meglio. Ma questa morte biologica, e questo disfacimento che gli appartiene, è talmente una sconfitta del nostro progetto di vita individuale, che il messaggio cristiano ha potuto proclamarne la provvisorietà, e la sconfitta finale: se il regno di dio escatologico (alla fine dei tempi) prevede la resurrezione dei corpi, esso, prevede dunque, il riscatto di quel corpo che la biologia condanna al disfacimento. E invece, da qualche tempo, ecco un’estetica della morte del corpo, l’apoteosi, insomma, della nostra sconfitta di fronte ad un’ineluttabile natura mortifera. Che vuol dire l’affermarsi di questo immaginario? E che vuol dire la sua sponsorizzazone? Domande.

  3. Enea permalink
    18 febbraio 2011 13:18

    @ antigone: “il tema della bellezza è quello che davvero a mio avviso tiene di più
    le donne prigioniere”.
    Se davvero si tratta di prigionia è una punizione autoimposta, una specie di carcere in cui vi piace soggiornare.
    E’ vero che alcuni modelli sociali impongono la bellezza ma sarebbe svilente per voi stesse pensare che le donne non siano in grado di rifiutare questa imposizione. Evidentemente c’è qualcosa di più; la bellezza è una caratteristica che ricerchiamo autonomamente, senza nessun stimolo esterno; se ci vediamo belli ci sentiamo meglio perché inconsciamente pensiamo che essere belli significa essere accettati dagli altri. Tutti gli stimoli esterni, quindi, gravitano intorno ad una volontà interna; tanto più questa è ossessiva tanto più ossessivi risulteranno gli stimoli. La società è lo specchio del nostro ego.

  4. paola permalink
    18 febbraio 2011 20:07

    Dall’inizio della civiltà umana alle donne è stato assegnato il compito di rendersi accettabili, agli uomini, per mezzo della loro bellezza, cioè della cura posta nel valorizzare il loro aspetto estetico. Possiamo girarci intorno quanto ci pare, ma il fatto resta questo.

  5. Enea permalink
    19 febbraio 2011 08:08

    chi ha assegnato questo compito alle donne?
    E’ solo un’imposizione maschile?

  6. 2 marzo 2011 08:07

    lettera pubblicata su “A” giugno 2010
    Ho letto l’intervista a Sharon Stone sul n.21 e Le invio un mio commento.
    L’attrice dice”..sono felice di essere un esmpio per le donne della mia età, a 50 anni abbiamo il viso che ci meritiamo..” Possibile che nessuno abbia il coraggio di dirle che il suo viso non era così levigato neppure a 15 anni,che non è un suo merito, ma il risultato di svariati passaggi di prodotti chimici, medici, estetisti e ritocchi fotografici? Vorrei ricordarle che non è un esmpio per le donne, potrebbe diventarlo se avesse il coraggio di mostrarsi al naturale. E’ notoriamente intelligente, di successo e con un buon patrimonio economico. Perchè almeno lei non inverte la rotta che ci vuole tutte belle giovani e perfette? Quasi tutte le donne di successo, e non, si calano nella fossa della bellezza ad ogni costo, che dà dipendenza, che chiede sempre e solo eterna giovinezza, e in cambio di cosa? E’ legittimo desiderare di essee belle, dimostrare qualche anno meno e curare il proprio corpo, ma perchè le donne si son ridotte così? Con tutte quelle aggiunte (capelli, unghie, seni, labbra,ciglia) con le sottrazioni (adipe, rughe, ecc) in un marasma matematico che sembra voler nascondere solo eterne paure, che oggi più che mai fa comodo coltivare…
    La dignità della vita non si può barattare con uno specchio imbonitore..

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