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Cos’è la mignottocrazia

5 luglio 2009

casting-bufalaQuesto è il momento ideale per entrare nel mondo che conta dalla porta principale. Non serve un diploma o una lunga carriera politica, ma solo cortesia, una faccia pulita, una piacevole presenza e, perché no, un po’ di spirito d’avventura. Possiamo offrirti una corsia preferenziale per la tua candidatura. Partecipa al casting che si terrà giovedì 8 luglio a partire dalle 20:00 al Beba Do Samba! Se sarai uno dei 10 volti nuovi dei “Palazzi Italiani” il tuo book sarà inviato direttamente ai dirigenti addetti alla selezione.

Questo il testo della bufala che annunciava il finto casting situazionista organizzato a Roma.

Provo a chiarirmi le idee sulla mignottocrazia, visto che è realtà.

A quanto pare, il neologismo “mignottocrazia” è stato coniato da Paolo Guzzanti in riferimento alla Carfagna, ai tempi in cui emerse lo scandalo sessuale che vedeva protagonisti la nostra attuale Ministra per le Pari Opportunità Mara Carfagna e il premier Silvio Berlusconi. (La notizia delle intercettazioni delle loro telefonate piccanti fu riportata dal quotidiano argentino El Clarin – che simpaticamente riportava che nelle telefonate si facevano “alusiones a i el pompino”).

Con mignottocrazia si intede dire che in Italia il fatto che una donna si guadagni una carriere nei “Palazzi italiani” – non a causa dell’eccellenza delle proprie competenze ma per meretricio – non è una deviazione dal corso normale degli eventi, ma il punto di fusione massima tra la politica e lo spettacolo, la loro parificazione che si risolve in identificazione. Come ogni buon show, anche questo ha i suoi fedelissimi. Senz’altro dà fastidio a chi prova a tenersi informato, a chi prova a trovare forme di partecipazione, a chi crede che la politica sia servizio alla vita pubblica di un Paese. Ma la tanto invocata “opinione pubblica” è ammaestrata e considera questo come la norma. “Se mi fa allargare l’apparta­mento, se ha tolto la spazzatu­ra a Napoli, se risolve la crisi economica, che frequenti pure tutte le ragazze che vuole», dice un intervistato del CorSera.

La mignottocrazia si appoggia su una egemonia – dispiace dirlo – culturale.

Sarebbe interessante ragionare insieme se questa forma di maschilismo (di cui le donne sono vittime anche quando siano consenzienti, e forse – in un certo senso – sopratutto quando lo sono) sia una forma di maschilismo mutante, inedita, oppure se sia solo la veste moderna di antichi bagagli culturali che proverbi italici ancor’oggi ci tramandano (“Donna schiava zitta e lava”, “Donna: cazzi e cazzotti”, etc. Se vi va potremmo organizzare una raccolta dei proverbi misogini, sarebbe istruttivo).

In questo il candore di quella ragazzina di Noemi era stato rivelatore: lei era pronta a tutto, a cogliere qualsiasi occasione, un posto nel mondo dello spettacolo e/o in quello della politica. Ci pensarà Papi. L’implicito è: tanto, è la stessa cosa.

Secondo me ha ragione lei: è la stessa cosa. Qui non si tratta di politica che scade nell’intrattenimento o di spettacolo che arriva fino ai Palazzi: questi sono due mondi già fusi nell’immaginario e nella pratica, e il nostro lessico è una delle poche cose (l’unica?) che li divide.

A questo punto Berlusconi in sé non è nemmeno il vero problema. Quello che preoccupa è l’Italia in quanto tale, come dice OpenDemocracy:

Si è intanto diffusa la sensazione che nell’ambito della vicenda il destino di Berlusconi abbia assunto un rilievo secondario, dal momento che gli eventi che hanno travolto il premier settantaduenne e a cui la stampa nazionale e internazionale dedicano ormai ampio spazio non possono più essere ridotti ad una semplice questione di condotta personale. La crisi di Berlusconi rispecchia semmai la singolare tragedia dell’Italia moderna.

In sintesi: la mafia è (diventata) politica, la politica è (diventata) spettacolo, lo spettacolo è (diventato) cultura di massa, la cultura di massa è (diventata) egemonia. E oggi la stragrande maggioranza delle donne preparate, competenti, in gamba, sveglie, colte, sono costrette a una vita marginale rispetto a qualsiasi ruolo di rilievo.

Sono quelle che comprano il giornale per restare informate, e ci trovano Noemi, la Monreale, la D’Addario.

Se allora, giustamente, vogliamo chiederci davvero che cosa sia la mignottocrazia, secondo me è questo. O no?

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