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Clandestine

5 settembre 2009

Come un uomo sulla terra

Le storie e le voci delle donne del documentario “Come un uomo sulla terra“: Fikirte Inghida, Senait Tesfaye, Tighist Wolde.

Per vedere il documentario – andato in onda su Rai Tre il 9 luglio 2009 – qui, per firmare la petizione qui, per la pagina facebook dei migranti qui. Per l’osservatorio sulle vittime dell’immigrazione, qui.

L’autista palpava le cosce di una delle ragazze. Lei protestava, diceva di smettere. Noi la vedevamo attraverso il finestrino. Quando lei lo implorava e chiedeva di scendere, lui la minacciava con la pistola e le diceva di stare zitta, perché tanto la notte l’avrebbe passata con lui”.

Devi passare da Ajdabia, e pagare ancora se vuoi arrivare a Bengazi. Devi farti mandare altri soldi o usare quelli che hai. Ma io non avevo da pagare e così siamo state picchiate e abusate. E’ così per tutte le altre donne, per arrivare a Bengazi. Mi hanno legata perché non avevo i soldi. Mi hanno tenuta così per nove giorni, con tutte le braccia. Mi hanno legata i libici, così tanto stretta che le vene scoppiavano. Porto ancora i segni, sono ridotta così [si tira su le maniche] Guarda, così: le vene si sono otturate di qua e di là”.

Il carcere era pieno di gente, non c’era neanche lo spazio per stendere le gambe. […] C’erano donne con noi, eravamo in cento diciotto in un’unica stanza, maschi e femmine. Non puoi immaginare quanto eravamo sporchi. Stavamo lì a marcire. Ci davano una bottiglia d’acqua a testa ogni ventiquattro ore. Solo una bottiglia per tutto il giorno, che ci doveva bastare per mangiare, per bere, e per pulirci dopo aver fatto i bisogni”.

Ero in prigione con un’amica eritrea incinta. La rabbia le aveva deformato il viso. Il marito cercava di difenderla perché il poliziotto le premeva la pancia con un bastone”.

Una cosa terribile nella prigione di Kufrah era che la cella delle donne era separata dalla nostra. Tutti sanno perché le donne venivano isolate: perché poi le strupravano”.

Voglio che tutto questo venga denunciato. La Libia è un paese in cui una donna non viene rispettata. Oltre a dover affrontare tutte le difficoltà di un viaggio del genere, nella speranza di una vita migliore, è veramente triste doversi ritrovare a subire violenza. Dico questo non per ottenere pietà dagli italiani, ma sperando che si possa trovare una soluzione per tutti quelli che si trovano ancora lì, in difficoltà”.

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