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American beauty

18 settembre 2009

michelle's hair

Alle nostre orecchie può anche parere una cosa futile, ma negli Stati Uniti si sta parlando molto dei capelli della first lady Michelle Obama.

Ha a che fare con la questione razziale. L’elezione di un presidente nero non solo non ha affatto chiuso questa partita made in the Usa ma l’ha resa più evidente, più scottante e più dibattuta.

Il look della first lady – come quello di tutte e tutti a noi – ha ovviamente a che fare con una questione di identità. Ma nel suo caso l’identità si lega alla questione afro-americana e, contemporaneamente, al fatto di essere la donna nella posizione più alta d’America. Nel Paese in cui ognuno si guadagna le proprie opportunità, Michelle ha dimostrato che è possibile anche questo. E perciò è l’esempio, al massimo livello, di ogni donna di colore del Paese.

michelle obama princeton

Da quando il viso di Michelle, insieme a quello di Obama, ha cominciato a fare il giro del mondo la conosciamo come una donna con i capelli dritti. Meglio: stirati. E’ dall’inizio della campagna presidenziale che Michelle non esibisce i suoi capelli naturali, i capelli di una donna di colore (al contrario del giorno della laurea, per esempio).

E così la pettinatura di una donna, argomento generalmente di interesse assai scarso, diventa una questione politica sui taboo riguardo alla bellezza femminile nera, perché stirarsi i capelli vuol dire, in un certo senso, conformarsi all’estetica bianca. Si passa a parlare di criteri di accettabilità sociale, perché è vero che i capelli ricci trasmettono un senso di insubordinazione maggiore rispetto a una testa in cui non c’è un capello fuori posto. E diviene, infine, una questione di bagaglio storico e di comunicazione culturale della comunità afro-americana.

L’argomento è rovente. In questo momento, se scrivete su Google “Michelle Obama hair” i risultati sono un milione e seicento diecimila.

whoopi_goldbergFin qui, i fatti.

La mia personale opinione – e aspetto di sapere quale sia la vostra –  è che sia assurda l’idea che le responsabilità, che pure è innegabile Michelle Obama abbia verso le donne afro-americane, debbano passare here and now per il suo look. Suo marito è presidente, certo, ma gli attacchi e le discussioni sul colore della sua pelle non accennano a diminuire. Per esempio, mentre Obama stava presentando il piano di riforma del sistema sanitario un senatore repubblicano perde le staffe e la testa e gli urla “Stai mentendo!” e ora i democratici dicono che era una critica basata sul pregiudizio razziale; oppure basti pensare alle teorie che mettono in dubbio la legittimità della sua cittadinanza americana (c’è addirittura una pagina di Wikipedia destinata a questo), o alla mobilitazione dei genitori conservatori che non volevano che i figli ascoltassero il discorso di Obama indirizzato agli studenti in occasione del primo giorno di scuola.

Certo non sarebbe d’aiuto né a lui, né a lei, né a nessun nero d’America, che la first lady si presentasse al prossimo appuntamento pubblico in stile Whoopy Godlberg.

Si tratta di tecniche di comunicazione, certo. E allora? Si tratta di una scelta anche politica che smussa per via estetica gli angoli etnici della first lady, certo. E allora?

Non ha senso provare a risolvere i problemi tutti insieme. “Ci vorrà più di un’elezione per risolvere la questione razziale”, scrive Jenee Desmond-Harris sul Time. Concordo e rilancio: la questione razziale non è un problema che si può risolvere per via governativa. Ci vuole il tempo necessario perché un sentire comune si radichi. E Michelle farà fare comunque un grande salto in avanti alla questione nel suo complesso, indipendentemente da come porta i capelli. E’ una donna nera alla Casa Bianca: mi pare, per adesso, più che sufficiente (anche Condoleeza Rice non è accidentale, se la vediamo in quest’ottica, pure lei con i capelli stiratissimi, ovviamente).

In conclusione, sono sempre più stupita da come il corpo femminile sia di una forza sintetica, comunicativa e politica senza paragoni.

P.S. Prossimo post su donne e capelli verterà sull’ineffabile casto caschetto della Carfagna, consigliato dal Presidente Parrucchiere in persona, a quanto pare.

Update: quando David Letterman, uno dei più famosi giornalisti americani, ha chiesto ad Obama se secondo lui si manifestino nei suoi confronti episodi di razzismo, Obama ha risposto: “You know, I was black before the elections”.

2 commenti leave one →
  1. nientedinuovo permalink
    28 settembre 2009 14:45

    Geniale la risposta di Obama! Che classe 🙂

  2. Catia permalink
    30 aprile 2010 20:25

    Penso che la scelta della first lady di avere un look “occidentale” sia primariamente legato a un puro e semplice fattore estetico: i capelli lisci ringiovaniscono e rendono il viso della persona piu fresco. Parlo per esperienza personale: io ho i capelli leggermente mossi e ho 39 anni. Anche se a detta di molti ne dimostro appena trenta, avendo superato i 35 anni mi rendo conto che quando porto i capelli lisci ho un viso più fresco e mi sento più sicura di me. Quando avevo 20 o 30 anni invece non avevo nessun problema: lisci o mossi mi sentivo sempre a posto. Non ci dimentichiamo che la first lady è sempre al centro dell’attenzione e di conseguenza quella di voler apparire sempre al meglio sia un’esigenza più che legittima dovuta proprio al ruolo di primo piano che ricopre. Ma si sà in questo mondo sono tutti pronti a giudicare la minima cosa che fai, a lanciare sentenze e la cosa triste è che siamo nel 2010 e ancora siamo pronti a spettegolare come le zitelle acide del paese!!! ( io sono single, quindi non ce l’ho con le zitelle perchè lo sono anch’io :)))) L’umanità non solo non ha imparato nulla dagli errori passati ma continua a commetterne di peggiori: invece di pensare alle cose tragiche che stanno succedendo nel mondo, ci si sofferma a fare congetture assurde sulle scelte in fatto di look di Michelle Obama. Il mondo è saturo di menti malate.

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