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La merce di scambio siamo noi / 1

25 settembre 2009

vauro scappa eluana

«Non è chiaro chi uscirà vincitore dalla complessa partita che si sta giocando nel rapporto Stato (o meglio governo) e Chiesa cattolica in queste settimane, tra minacce, aggressioni, ricatti e promesse. […] Se non è chiaro chi e come vincerà, è chiaro chi perderà: noi cittadini. Perché la merce che i nostri governanti (e coloro che aspirano a sostituirli) sono disposti a scambiare in cambio della benevolenza della Chiesa è la nostra libertà non solo di opinione, ma di comportamento su questioni rilevanti per la nostra vita e per il senso che le attribuiamo: che tipo di coppia fare, se e quando fare figli e se accettare di portare a termine una gravidanza non desiderata, come essere curati e come essere accompagnati alla morte (ovvero lasciati andare) quando ogni cura non è più possibile».

Chiara Saraceno, Il Grande Scambio sui diritti civili, Repubblica 07 settembre 09.

Ecco a voi, in cinque atti, la partita politica in cui gli ostaggi siamo noi cittadini.

Atto primo. La Cassazione stabilisce che ad Eluana Englaro, in stato vegetativo persistente dal 1992, possano essere sospese idratazione e nutrizione. Si tratta solo di trovare una struttura che si faccia avanti. La clinica friulana La Quiete si propone, il ministro Sacconi, evidentemente affascinato dalle leggi ad personam, emette al volo la cosiddetta direttivaElnglaro che, guarda caso, stabilisce che interrompere la nutrizione e l’idratazione di una persona in stato vegetativo persistente rappresenti un “atto oggettivo di abbandono del malato”. La storia va a finire come sapete, bottiglie pagnotte sit-in e oscenità varie (soprattutto contro il padre) comprese.

Atto secondo. L’MDC (Movimento per la difesa del cittadino) fa ricorso contro la direttiva di Sacconi. Nel frattempo il clima politico si scalda. Fini alla festa del PD promette che farà il possibile per “correggere” il testo di legge sul fine vita. Dice: “Non si tratta di favorire la morte, ma di prendere atto dell’impossibilità di impedirla”. Complesso ma preciso.

Atto terzo. Dopo gli scandali sessuali e il tiro a segno di Littorio Feltri con Boffo, Berlusconi promette esplicitamente alla Chiesa di ripagarle i danni morali con una bella legge sul testamento biologico che rinnovi la Santa-Allenza e il Patto-Di-Non-Belligeranza tra destra e cattolici. D’altronde, si sa: a sinistra si potrebbe addirittura rischiare di pensare ai Dico. “I rapporti del governo con la Chiesa e i miei personali con chi guida con prestigio e autorevolezza la Chiesa cattolica sono sempre eccellenti. Li consolideremo nei prossimi mesi con il testamento biologico”, dice Berlusconi. Papale papale (alla lettera). E, caso mai qualcuno avvesse ancora dei dubbi, capiamo tutti che il testo Calabrò è un cadeau al Vaticano.

Atto quarto. I giudici del Tar del Lazio si dichiarano incompetenti a decidere sulla direttiva di Sacconi. Però ribadiscono la “non obbligatorietà delle cure”, cioè esattamente ciò che la legge Calabrò viola. Sacconi dice che è una vittoria, visto che il Tar si è dichiarato incompetente. Mah. L’MDC dice che è una vittoria, visto che i giudici sottolineano che la volontà del paziente è decisiva. Mah. Rodotà dice non è questa sentenza del Tar il punto importante, ma la sentenza del 2008 in cui la Corte Costituzionale afferma il diritto del paziente al consenso informato. Dove con consenso informato si intende la centralità di questi due diritti fondamentali: il diritto alla salute più il diritto all’autodeterminazione.

Atto quarto. Viene pubblicata da Il Foglio una “Lettera per un disarmo ideologico“. E’ indirizzata a Berlusconi e dice:

E’ preferibile e ancora possibile cambiare strada, non fare una legge che costringa a i parlamentari e gli italiani a scontrarsi su ciò che più li divide ma consenta agli uni e agli altri di accordarsi su ciò che maggiormente li accomuna e umanamente li affratella: la persuasione che il rapporto con la malattia, con le cure e con la morte (la propria o quella dei propri cari) appartenga a uno spazio personale di cui la legge può prudentemente fissare i limiti “esterni” ma non i contenuti “interni”, che sono interamente affidati alle relazioni morali e professionali che legano il malato al suo medico e ai suoi congiunti. […] L’iper-regolamentazione giuridica del fine vita non contrasta solo con il senso di giustizia, ma il senso di realtà.

Chi ha scritto queste sagge parole? Venti parlamentari della Pdl.

Atto quinto. E’ ufficiale. Il PD non proietta nemmeno la propria ombra.

Update (1): Una ventina di docenti universitari di filosofia ha sottoscritto un documento per contribuire al dibattito sulla legge: se vi interessa vederlo, sottoscriverlo o criticarlo lo trovate qui.

Update (2):Quando Fini dice che “non si vuole favorire la morte, ma prendere atto dell’impossibilità di impedirla” sta citando praticamente alla lettera. Sapete che cosa? Il Catechismo della Chiesa cattolica. Giuro. Art. 2278: “Non si vuole procurare la morte: si accetta di non poterla impedire”.

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