Skip to content

Sbagliando s’impera

27 settembre 2009

persepolis wearing a veil

Negli ultimi vent’anni, con circa un milione di fedeli, l’Islam è diventato la seconda religione del nostro paese. Per lo più, sono immigrati di prima generazione. Molti non hanno la cittadinanza e pochissimi sono i cittadini italiani convertiti. Anche per questo, oggi in Italia “musulmano” significa “straniero“.

Ma non si tratta solo di numeri. C’entrano anche la portata, la rapidità e la poliedricità del cambiamento. Moltissimi di noi vivono in quello che Stefano Allevi descrive come uno scontro di civiltà mentale: non importa che se scontro esista davvero o no, è il fatto che noi crediamo che sia reale che rende reali le sue conseguenze. I musulmani sono allora diversi, lontani, estranei, esterni. Intrusi.

Da un punto di vista politico e sociale, la questione è scottante. Chiunque abbia acceso il cervello negli ultimi anni sa che alcuni politici puntano a fare leva su questi sentimenti diffusi – e, in una certa misura, normali e comprensibili – per ottenere consenso, voti e visibilità a prezzi da discount. Fare Politica nel senso alto del termine è faticoso, e ha il difetto di richiedere delle idee. Semplice, veloce e a costo neuronale zero, invece, una passeggiata con il maiale sul terreno destinato alla moschea, oppure una scenata isterica durante la festa per la fine del Ramadan. Non solo i musulmani si vedono negato il diritto a professare liberamente il proprio culto, come la nostra carta costituzionale garantisce a loro (e a noi), ma non è chiaro nemmeno che cosa ci potrebbe mai guadagnare un cittadino italiano da questi soprusi e da queste violenze. Per questi politici non importa: «Sbagliando s’impera», come diceva Leo Longanesi a proposito di Mussolini. Contando che la Lega è arrivata ad essere un partito di governo, pare funzioni.

Un punto alla Santanchè: se è anche questione di mancanza di idee, lei ha scelto bene su cosa non averne, perché la questione del velo è davvero delicata. (Sottraiamoglielo subito, il punto, dato che la signora cita continuamente la legge francese senza dire che in Francia, sulla base del principio di laicità, non si può mostrare nessun simbolo religioso nei luoghi pubblici: dal velo alla croce. Attendiamo con ansia di sapere se la Santanchè stia proponendo la rimozione delle croci da ogni luogo pubblico italiano).

La questione del velo è delicata perché si intrecciano due piani. Da un lato vi sono i valori fondamentali della tolleranza, del rispetto, dell’accettazione del diverso. Dall’altro, il velo è il simbolo visibile della limitazione delle libertà individuali delle donne musulmane. Nasce così il paradosso: evitare la discriminazione della minoranza musulmana nel suo complesso pare equivalere ad abbandonare alla discriminazione interna le donne che vi appartengono. Per non lasciar discriminare si dovrebbe discriminare? Siamo punto e a capo.

Ovvio che la questione non è di quelle che si risolvono facilmente. Serve un dibattito pubblico, serio, rispettoso: che non vada alla ricerca di voti in sconto, ma che punti a soluzioni condivisibili da tutte le parti in causa e che s’impegni a instaurare un confronto impegnativo con le legislazioni di altri paesi. La crisi può ancora trasformarsi in una occasione positiva.

Vi propongo tre brevi riflessioni.

Primo: obiettivo dignità. Considerare le donne islamiche vittime passive di tradizioni arretrate non restituisce loro alcuna dignità. Chiunque, come la Santanchè, non prenda sul serio la loro autonomia e la loro capacità di azione in quanto persone, le sta umiliando, strumentalizzando e restituendo, una volta di più, a un ruolo di subordinazione.

Secondo: oltre al velo c’è di più. Il tema del velo è complicato da gestire qui nei paesi occidentali, ma ergersi a paladine dell’equità di genere riguardo a questo è, ancora una volta, una caccia elettorale con lo sprezzo del ridicolo. L’Associazione rivoluzionaria delle donne dell’Afghanistan (RAWA) fa una lista dei problemi delle donne musulmane che è molto più lunga e contiene problemi molto più gravi del velo. Vale la pena di leggerla.

Terzo: le donne italiane. Come dicevamo già qui, le donne occidentali, e ovviamente quelle italiane, godono dei diritti civili. Ma, nonostante la percezione di un cambiamento positivo, la donna non ha ancora uno status pari a quello di un uomo né in politica, né nelle università, né nelle istituzioni religiose, né in qualsiasi altra posizione di potere decisionale. Tra teoria e pratica c’è un gap ancora da colmare. Gli scandali del nostro premier degli ultimi mesi hanno reso più evidente quello che già sapevamo: sull’equità di genere in Italia abbiamo ancora molta strada da fare. A forza di urlare “West is best“, proviamo a non dimenticarlo.

Update: so che non si dovrebbe mai fare ma non ho resistito. Ho cambiato l’immagine del post un giorno dopo averlo pubblicato. “Donna allo specchio” di Picasso è un’opera d’arte che mi piace, però per un post che parla di Islam e di donne “Persepolis” è l’unica cosa da scegliere.

Annunci
14 commenti leave one →
  1. antigonexxx permalink*
    27 settembre 2009 21:28

    Vogliono davvero farci credere che si tratti di uno scontro di civiltà. Se pensi che Calderoli, che di razzismo anti-islam è un esperto, è stato insignito del Premio “Giovanni Paolo II” per aver promosso i valori cattolici, capisci che sono in tanti che hanno interesse affinchè questo scontro venga percepito come reale…
    http://archiviostorico.corriere.it/2009/agosto/27/Calderoli_premio_Giovanni_Paolo_promosso_co_8_090827021.shtml

    • 27 settembre 2009 22:59

      Questa me l’ero persa. Terrificante, ma perfettamente in linea con cristianesimo/europa = anti-islam.

  2. sauerophelia permalink
    28 settembre 2009 07:25

    Ma certo che Calderoli è stato insignito del premio “Giovanni Paolo II”.. non lo sapevate? Come molti altri illustri personaggi di interesse storico, peraltro: Nerone, Attila, la Strega di Biancaneve, il Lupo, Adolf e Benito, molti leader Taliban e – non dimentichiamolo! – Pamela Anderson.
    Ah, questi cattolici, hanno un senso dell’umorismo davvero notevole!
    E naturalmente appoggeranno la campagna per la candidatura di Berlusconi al Nobel per la pace, si può immaginare.
    Ah, volevo dirvi che io, invece, sono stata recentemente canonizzata.

  3. antigonexxx permalink*
    28 settembre 2009 11:03

    Che dire? …Sauerophelia santa subito!

  4. Gian Marco di Laviano permalink
    28 settembre 2009 22:30

    Credo che bisogna ammettere il principio secondo il quale libertà religiosa non significa libertà di comportamenti, i quali sono regolati per tutti dalle leggi dello stato e dalle norme del costume anche non scritte. Infatti non è consentita la poligamia, non è consentita l’infibulazione, la parità di diritti uomo- donna è sancita dalla costituzione e dalle leggi ecc.
    La questione burqa non è certo tra le più importanti, ma non c’è dubbio che viga il costume di avere il volto scoperto (lo lasciano scoperto anche i veli e gli scialli) e penso sia buona norma, che potrebbe essere anche sancita dalla legge per validi motivi .
    Ci sono molte religioni al mondo, molte pur poco diffuse e molti di essi hanno riti e costumi molto diversi dai nostri, e a molti saremmo decisamente contrari. Peraltro chi andrebbe in giro in mini gonna in un paese arabo tradizionale e chi entrerebbe in una moschea con le scarpe, chi in chiesa con abiti succinti? Il rispetto dei costumi dei paesi è un fatto ovunque praticato, non si capisce perchè ci si dovrebbe fare paladini della tolleranza di tutto.

    • 29 settembre 2009 05:34

      @Gian Marco di Laviano
      Innanzitutto grazie per essere intervenuto con un intervento così critico, fa piacere. Passo a rispondere.
      Mi pare che per buona parte del tuo commento cerchi di fare leva sulle norme del costume, per esempio quando dici “vige il costume di avere il volto scoperto” o invochi “il rispetto dei costumi dei paesi”.
      Ho uno scoop: in Italia non è costume, è legge. L’articolo 85 delle leggi per la pubblica sicurezza dice che è vietato comparire in luoghi pubblici con una “maschera”, vale a dire a volto coperto. Sulla base di questo articolo molti – Santanchè compresa – affermano che il burqa sarebbe illegale nel nostro Paee.
      Beh, a me potrebbe anche star bene che quella parte dei veli musulmani che coprono il volto delle donne siano dichiarati illegali per motivi di pubblica sicurezza. Quello che invece volevo dire nel post, è che mi sembra spazzatura la mossa politica della Santanchè che si auto-elegge paladina delle donne nel momento stesso in cui le umilia e le prevarica.
      Le soluzioni giuridiche al problema del velo (perché è un problema, è ovvio) sono molte. Per esempio si potrebbe optare per una soluzione come quella francese, e vietare qualsiasi simbolo religioso nei luoghi pubblici.
      Quanto al famoso argomento della simmetria che usi anche tu (Se noi non andiamo in minigonna nei paesi arabi, Allora loro devono girare a volto scoperto da noi) non esiste niente di simile, né dal punto di vista giuridico né da qualsiasi altro.

      • Gian Marco di Laviano permalink
        29 settembre 2009 11:38

        Forse non mi sono spiegato del tutto bene. Peraltro il problema è complesso e difficile da considerare in poche parole.
        Al di là dell’episodio della contestazione del burqa , che mi interessa poco di per sè stesso, c’è sicuramente un problema più generale.
        Nella nostra società (europea o occidentale, come la si voglia chiamare) si è affermato il principio , di origini illuministiche, della laicità dello stato e per meglio portare in fondo questo principio sarebbe meglio dire , senza residui timori reverenziali,della ateità dello Stato, giacchè laico significa non chierico, non prete,mentre lo Stato deve avere una totale indipendenza da qualsiasi religione, quindi senza alcuna presenza di alcun dio. Nel corso degli ultimi tre secoli, soprattutto, si sono evoluti dei principi civili e delle leggi che li hanno regolamentati basati su un pensiero indipendente dalla religione cristiana , dalla chiesa cattolica come da altre chiese e altre religioni. Per esempio importante, concezione e diritti della donna, concezione e diritti della famiglia. Rimangono , soprattutto in Italia, delle anomalie , dovute al Concordato, ovvero al temuto potere politico, che la Chiesa si ritiene ancora abbia e che spinge tutte le forze politiche a compromessi ambigui e anche a non esprimersi con chiarezza: per esempi, presenza di simboli cristiani in luoghi pubblici , agevolazioni ecclesiastiche di vario genere, tolleranza che un monarca assoluto di uno stato straniero (il Papa, anomalia unica al mondo) e suoi ministri (cardinali italiani e non che hanno funzioni politico-istituzionali nel Vaticano,ovvero in altro stato) interferiscano continuamente nella politica italiana.
        Per ora termino, dicendo che si dovrebbe procedere ad attuare l’indipendenza e l’ateità dello Stato , non ancora del tutto affermata e non certo tollerare che la religione cristiana e cattolica in particolare, ma neppure altre religioni interferiscano con le legislazioni del paese e con i principi che si sono ivi evoluti. Per esempio appunto il diritto di famiglia che prevede il divorzio e non la bigamia o la poligamia. Il burqua, che si oppone sicuramente al costume civile ( non religioso) italiano e , come dici , anche alla legge, perchè mai dovrebbe essere legittimato? Ci sono due idealizzazioni :l’una secondo cui tutto quello che è straniero è cattivo, l’altra secondo cui tutto quello che è straniero è buono. Sono sbagliate entrambe e se non si ragiona in modo sensato e argomentato, si lascia spazio al populismo di chi sfrutta sentimenti legittimi per politiche becere.

  5. 29 settembre 2009 17:56

    @Gian Marco di Laviano
    Sull’ateismo dello Stato non potremmo essere più d’accordo di così. La tua strada mi pare molto francese: nessuna religione può azzardarsi a interferire con lo Stato. Come te credo, anch’io considero la Francia un esempio che varrebbe la pena considerare ma dubito che qualcuno dei nostri politici voglia proporre di togliere le croci da ogni aula ufficio e piazza. Nel post in cui riprendo questo, dico che interpretando l’art. di legge che segnalavo anche a te il burqa può essere considerato illegale. A me andrebbe bene, per motivi di pubblica sicurezza (e solo per questi, giacchè la “laicité” non può valere solo per l’Islam). Comunque, non è con passi come questo che le donne musulmane si emanciperanno.
    Quanto al “populismo di chi sfrutta sentimenti legittimi per politiche becere” la considero una parafrasi della Santanchè che sottoscrivo in toto.

  6. Gian Marco di Laviano permalink
    29 settembre 2009 18:51

    Bene, allora siamo sostanzialmente d’accordo. No al burqa non solo per motivi di pubblica siscurezza , ma anche perchè ai più da fastidio. Come c’è un comune senso del pudore che inibisce la possibilità di andare in spiaggia nudi, e tantomeno per strada, così il burqa , anche se può sembrare un paradosso, ci pare impudico, e vergognoso ci pare che una donna non possa mostrare il suo volto, e non lo accettiamo.
    Ci vuole logica e rigore, penso, non il lassimo che talvolta fa giustificare i brigatisti:” ma credevano che…, erano in buona fede….” No, in una democrazia liberale, come la nostra non tutto è lecito.
    Bisogna anche ammettere che c’è una differenza tra stranieri e italiani , gli stranieri ,per quanto possano essere disperati in cerca di miglior fortuna, non sono dei deportati e nessuno li obbliga veramente a stare in questo paese se le nostre regole non piacciono, e anche questa non mi pare una questione secondaria.
    Il problema del burqa è un piccolo problema nel problema generale dell’ immigrazione e dell’integrazione degli immigrati . E’ vero che proibire il burqa non aiuterebbe le donne mussulmane ad emanciparsi , ma bisognerebbe rispettare la struttura di rapporto uomo donna dei mussulmani o in Italia e in Europa si può dire che è una struttura inaccettabile?
    I nostri tribunali possono condannare secondo le nostre leggi e i nostri principi le violenze
    fisiche e morali che si praticano , se non in tutte, sicuramente in molte coppie di mussulmani? O il rispetto per la religione ci obbliga a tollerare per gli stranieri quel che non tollereremmo per gli europei? Si può fare propaganda per i contrattaccettivi , che la stragrande maggioranza degli italiani approva, del tutto leciti e consigliabili per molti motivi o dobbiamo non avere la libertà di diffondere nel nostro paese le conquiste civili , fermandoci di fronte ai burqa , alle tonache e alle porpore ?

    • 29 settembre 2009 19:14

      @Gian Marco di Laviano
      Siamo d’accordo, sì, ma con qualche differenza. Siamo sempre alla differenze legge / costumi.
      1) Dici: “No al burqa non solo per motivi di pubblica sicurezza , ma anche perchè ai più da fastidio”
      Su questo continuo a non essere d’accordo. E ti faccio notare che quello che impedisce di girare nudi per strada non è come dici tu un “comune senso del pudore” (perché quello non vieta niente a nessuno, sennò un club di nonne bacchettone mi potrebbe far mettere in prigione se mi vesto aderente). Quello che impedisce di girare per strada nudi è il codice penale sulla base del quale lo si considera un atto osceno in luogo pubblico.
      Ripeto, il burqa (solo quello, e non tutti gli alti veli musulmani) si potrebbe vietare per motivi di pubblica sicurezza. Punto. Niente a che vedere con il gusto dei “più”.
      2) Ammetto senza problemi che tra italiani e migranti (di prima generazione almeno) differenze ci sono. Sul fatto che non sono obbligati a stare qui e che nessuno li deporta, toglimi una curiosità: hai visto il documentario “Come un uomo sulla terra”?
      3) Dici: “bisognerebbe rispettare la struttura di rapporto uomo donna dei mussulmani o in Italia e in Europa si può dire che è una struttura inaccettabile?”
      Non c’è nessuna legge che obblighi i mariti ad essere carini ed affettuosi con le loro mogli. Che cosa vorresti mettere fuori legge esattamente?
      4) Sull’informazione diffusa per l’uso contraccettivi siamo d’accordo. Sulla laicité ci troviamo, insomma.

      • Gian Marco di Laviano permalink
        29 settembre 2009 20:08

        Hai ragione sul fatto che la legge parli di “atto osceno in luogo pubblico” , ma cos’è l’osceno?
        La giurisprudenza si riferisce per interpretarlo al “comune senso del pudore” , che è la considerazione dell’osceno maggioritaria (ci sono sempre posizioni eccentriche minoritarie) nel momento storico.
        Anche il burqa per un cittadino occidentale del 2009 è osceno oltre a non permettere l’identificazione del soggetto che lo indossa.
        Sui rapporti uomo donna le leggi esistono già e sono applicate, naturalmente quando si scoprono illeciti comportamentali. Ma al oltre alle leggi, quando sappiamo che esistono sacche di arretratezza , si fanno campagne , si dice, si scrive : contro l’analfabetismo, contro il maltrattamento dei bambini, contro la violenza fisica e morale sulle donne, contro il mobbing ….. Si può dire e si può combattere la morale (il “mos”) mussulmano della violenza
        fisica e morale sulle donne? Si può dire che per noi ,in Italia , è una barbarie ? Che il burqa ne fa parte? Essere gentili con le donne non può essere prescritto per legge , ma il rispetto per le donne lo è ed è una battaglia di civiltà diffonderlo.

        Non tutti gli immigrati sono poveri disperati , ma brave persone: una non piccola percentuale non è così povera, nè così disperata , ci sono molti furbastri,delinquenti, e “str…”
        di vario genere, alcuni dei quali “pretenderebbero” di essere rispettati, più di quanto siano disposti a rispettare le leggi e i principi del paese che, comunque , li ospita. Vedi il caso del figlio di Gheddafi in Svizzera e quelli , diversi, dell’uccisione delle figlie, che vogliono integrarsi: costumi da galera qui da noi.

  7. 29 settembre 2009 20:46

    @Gian Marco di Laviano
    Non vedo che bisogno ci sia di considerare il burqa “osceno” se, come ho già detto, da un punto di vista giuridico potrebbe già essere dichiarato illegale interpretando le leggi sulla pubblica sicurezza.

Trackbacks

  1. Emancipare a forza? « femminileplurale
  2. Burqa e crocifissi « femminileplurale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: