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Il medium di massa

2 ottobre 2009

Ovvero: Verso il 3 ottobre, bis.

La manifestazione nazionale del 3 ottobre per la libertà d’informazione è importante e secondo me ha ragione chi, andando, sente di adempiere a un proprio dovere di cittadino.

Anche i blog trattano di informazione, e per questo è naturale e coerente che aderiscano all’iniziativa. Noi di Femminileplurale abbiamo aderito perché riteniamo che le questioni che riguardano le donne, anche se non possono essere risolte dalla sola informazione, sono senz’altro acuite dalla nostra disinformazione patria.

Può darsi che si tratti solo di sconforto momentaneo, e spero vivamente di essere smentita dai fatti, ma temo che la manifestazione servirà a poco. Anzi, per dirla tutta, a niente. L’anomalia che sta rendendo la democrazia italiana un contenitore vuoto si fonda su un uomo che forse più e meglio di ogni altro ha capito come utilizzare il potere “anti-democratico” e “autoritario” della televisione (come lo definiva Pasolini) a proprio vantaggio.

Se giornalisti del Tg1 hanno problemi perfino a usare la parola “pacifisti” e devono sostituirla con la parola “disobbedienti” (qui al minuto 2:25), ci vuole poco a immaginare che i principali canali d’informazione non copriranno l’evento. O meglio (peggio): lo copriranno solo con il preciso scopo di deformarlo. Si darà voce a chi nella maggioranza farà un paio di dichiarazioni per liquidare la manifestazione come una farsa (Gasparri ce lo aspettiamo strabicamente in prima linea), ripetendo il ritornello fuorviante che la libertà d’informazione non è libertà di diffamazione.

Informazione-deformazione-disinformazione: sembra trentatré trentini scendevano da trento, uno scioglilingua, invece è uno sciogli-opinione pubblica, la ricetta per trasformare i cittadini in telespettatori rimpinzati di contenuti graditi al potere. L’assunto che funziona è: se una cosa non passa in televisione, non esiste. Sappiamo che non sarebbe la prima volta che una manifestazione contro il governo viene ignorata dal servizio pubblico. Ma in questo caso il cortocircuito, la dialettica perversa, sarà perfetta, geometrica: proprio ciò contro cui si protesterà, sarà ciò che neutralizzerà le proteste.

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