Skip to content

Politica, o quasi

2 ottobre 2009

“La maggioranza degli italiani vorrebbe essere come lui? Sarebbe cioè desiderosa di fondare sistematicamente la relazione sessuale e sentimentale fra uomo e donna sul fascino dominatore del potere?”

Sulla domanda di Gad Lerner, un po’ di rassegna stampa con la mitica Ida Dominijanni: Il doppio delirio di Silvio B. da Il Manifesto del 29 settembre.

«Più passa il tempo, più delle dieci domande a Silvio Berlusconi che giacciono senza risposta sulle pagine di Repubblica diventa rilevante l’ultima: «Alla luce di quanto è emerso in questi mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?». Non buone, evidentemente, alla luce di quanto è emerso domenica nella performance conclusiva della festa del Popolo della libertà a Milano: qualcosa di molto simile a un doppio delirio di onnipotenza, politico e sessuale.

Politico: «Governerò per sempre». Sessuale: «Signora, mi aspetti fuori!», e consimili battute, sul sex appeal di Mariastella Gelmini e soprattutto sul proprio («Tira giù quel cartello, anche gli altri devono vedere quanto sono bello, non vedo perché far diminuire le mie potenziali fidanzate»). Un doppio delirio non arginato, cosa ancor più impressionante, da nessuno dei convenuti, tutti al contrario plaudenti e osannanti. Sì che urge una ulteriore domanda: qual è lo stato di insania del rapporto fra il

premier e il suo popolo? Qual è l’identificazione che sorregge la sua leadership, e impedisce a chiunque dei suoi di dire «basta, è troppo»? Si tratta del frutto maturo del potere della fiction e della fiction al potere, o c’è dell’altro?
Le masse plaudenti e osannanti sotto il palco assomigliano in effetti a una platea televisiva che a ogni puntata del reality si aspetta che i toni, la suspence e il nonsense si alzino: sempre più hard, come nell’Isola dei famosi; vediamo che cosa fa oggi il nostro eroe, e più fa – e più pare fatto – più l’audience sale. Ma l’abbinata sesso e potere evoca dispositivi
più profondi, e più inquietanti.

Da mesi il premier cerca di contrastare lo tsunami di pattume che lo sommerge titillando la complicità maschile – del suo elettorato e non solo – sulle sue imprese seduttive, sicuro che «gli italiani lo vogliono così», come non manca di dichiarare appena può. E da mesi, questo è il fatto, non riceve da parte maschile – nel suo elettorato e non solo – smentite esplicite: su questo punto, la sua interpretazione della virilità, sorvolano troppo spesso anche le voci d’opposizione che più impietosamente battono su tutto il resto.

Tanto più valgono le due questioni poste ieri su Repubblica da Gad Lerner: primo, la maggioranza degli italiani vorrebbe davvero essere come lui, «sarebbe cioè desiderosa di fondare sistematicamente la relazione sessuale e sentimentale fra uomo e donna sul fascino dominatore del potere?». Secondo, quali sono «i guasti prodotti da tale concezione dell’erotismo non solo nella civiltà del rapporto fra generi, ma perfino nelle patologie del desiderio sessuale»? Agli uomini, come si dice, l’ardua risposta, senza la quale è difficile che la tracotante sicurezza del premier sulla sua seduttività politica e sessuale vacilli davvero.

Vacilla invece sul fronte femminile, ed è proprio l’escalation degli ultimi giorni a suggerirlo. La violenza della risposta del sultano e della sua corte alla prima puntata di Annozero non si spiega se non con una reazione fobica alla prima apparizione di Patrizia D’Addario sullo schermo televisivo, la stessa reazione fobica – preventiva, in quel caso – che aveva spinto il premier a mancare l’inaugurazione della Fiera del Levante a Bari per non correre il rischio di incontrarla. Così come non si spiega la replica ossessiva dello sfregio razzista di domenica sera all’indirizzo di Barack e Michelle Obama, oggi ancor più fuori luogo di quanto non fosse all’indomani dell’elezione del presidente americano, se non come reazione stizzita alla ferita narcisistica inferta al Grande Seduttore da quel bacio negato della first lady a Pittsburgh.

Gratta la boria di Don Giovanni e ci trovi la paura delle donne: è una vecchia storia. Gratta quell’urlo demenziale, «Vergogna! Vergogna! Vergogna» rivolto all’opposizione, e ci trovi la proiezione aggressiva di una vergogna incoffessabile. Gratta quell’urlo di soddisfazione, «Ho riletto il mio primo intervento del ’94, non c’è da cambiare un sostantivo e neppure un aggettivo», e ci trovi il terrore che tutto stia cambiando. Gratta quell’urlo di guerra, «Saremo qui per sempre», e ci trovi la paura della fine imminente. Un delirio è come una trama, si può leggere dal diritto o dal rovescio. Intanto il premier britannico Gordon Brown non si sottrae alle domande della Bbc sulla sua salute e sui farmaci che prende – anzi non prende – per combattere lo stress, senza aggredire il giornalista anzi ringraziandolo. E l’Herald Tribune collega all’etica berlusconiana l’estetica sexy-hard delle sfilate di moda milanesi di queste settimane.

Tutto cominciò con la Milano da bere, e oggi anche l’Italian Style rischia di vacillare se non spezza l’identificazione con il gusto di palazzo Grazioli».

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: