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La quota blu – Giovannino

18 ottobre 2009

Socialismo e Barbarie

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Parliamo dei risultati che i partiti socialisti hanno ottenuto alle elezioni europee nei più importanti paesi dell’Unione Europea (e con “importanti” intendo che eleggono almeno 50 parlamentari): in Inghilterra c’è stato un crollo totale del Partito Laburista, che con il suo misero 15,3% elegge solo 13 eurodeputati e si ritrova ad essere il terzo partito, superato perfino dai liberali. Si tratta del peggior risultato elettorale dal dopoguerra. In Francia l’aria che tira è la stessa, con il PS che precipita al 16,5% (14 eurodeputati eletti) contro il 29% ottenuto nel 2002. In Spagna non va meglio, con il PSOE che non va oltre il 38,51% (21 eurodeputati eletti) contro il 46,64 con cui aveva sconfitto Aznàr nel 2008. In Polonia poi c’è da piangere: i socialisti sono il terzo partito del paese, e si devono accontentare del 12,33% (7 eurodeputati). E in Germania, che con i suoi 99 eurodeputati è il più grande paese d’Europa? Qui l’SPD prende solo il 20,8% dei voti (23 eurodeputati). Aveva raggiunto il 34,2% nel 2005. Non solo, ma alle recenti elezioni politiche ha confermato il risultato negativo delle europee, perdendo addirittura l’11% rispetto al 2005 e spianando di fatto la strada all’FDP (Liberali), che lo sostituirà come parter della CDU nella Grosse Koalition.

Tutti questi numeri per dire, in poche parole, che per i partiti socialisti europei è merda fitta. Basta guardare al fatto che i partiti che hanno eletto più eurodeputati, l’SPD e il PSOE, stanno vivendo dei giorni non proprio rosei.

Il caso dell’Italia è poi, come al solito, emblematico. Il PD, contrariamente a quello che molti pensano, non è membro del PSE, contrariamente ai partiti socialisti di tutti i paesi dell’Unione Europea. L’unico partito italiano membro del PSE è il PS, che con il suo 3,12% non ha portato alcun deputato al Parlamento Europeo. Se serviva un’ulteriore conferma del fatto che il PD non abbia alcuna identità politica che non sia un pallidissimo antiberlusconismo, questa è quella più evidente. Cos’è successo dunque? Dopo le europee, visto che i partiti socialisti erano stati trombati un po’ in tutta europa, il PSE ha iniziato a guardare con appetito a quei 21 daputati eletti tra le file del PD con il suo 26,13%. La grande dirigenza del grande partito democratico a quel punto ha detto: “benissimo, faremo parte del gruppo parlamentare dei socialisti al parlamento europeo. A una condizione. Possiamo cambiare il nome? Si, perché “Gruppo dell’Alleanza progressista dei Socialisti” sembra un po’ troppo comunista. Chiamiamoci “Gruppo dell’Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici!”. Niente di più coerente: loro sono democratici, non socialisti. Quindi adesso il partito che con 21 deputati è il secondo serbatoio di voti per il gruppo socialista, secondo alla sola Germania e a pari merito con la Spagna, non è socialista.

Non c’è che dire: questi sono proprio gli anni d’oro del socialismo! Siamo al paradosso per cui, in un momento di crisi economica senza precedenti, mentre l’economia mondiale trema paurosamente e si mette sotto accusa l’eccessiva deregolamentazione del mercato globale, la gente si fida più dei liberali che dei socialisti. Credo che questo significhi che la gente si sia stancata, forse definitivamente, di una proposta politica che è solamente un capitalismo un po’ più soft, più simpatico, come un ladro che mentre ti scippa ti regala una caramella. Il socialismo non è riuscito a creare una vera alternativa al sistema capitalista, quindi giustamente la gente dice: se capitalismo dev’essere, che almeno sia quello “vero”, del mercato libero e della legislazione allegra. Il sistema è riuscito a convincere le persone di una teoria fondamentale per la sua stessa sussistenza: se fallisci, è colpa tua. Se ti tolgono la casa, è colpa tua. Se perdi il lavoro, è colpa tua. Quindi non è giusto creare ammortizzatori sociali, non è giusto redistribuire la ricchezza perché chi ce l’ha, se l’è meritata. D’altronde siamo nell’era degli uomini che si sono “fatti da soli”. Se siamo arrivati a questo punto, una buona parte del merito è stata proprio del vecchio caro socialismo, che mostrandosi progressista e socialmente impegnato non ha mai esitato a calarsi i pantaloni davanti ai bivi che il capitalismo gli ha imposto. Per esempio: si deve fare la guerra in Iraq? Si faccia la guerra (Inghilterra, Italia)! Oppure: bisogna privatizzare società create con soldi pubblici per far quadrare i conti dello stato? Si faccia, perdio (Italia, Spagna)! In questo modo, acconsentendo sempre ai ricatti capitalistici, il socialismo ha esaurito il suo ruolo storico. E, visto cos’è successo quando al governo c’erano loro, la cosa mi rallegra quasi. Almeno corruzioni, guerre, privatizzazioni, scalate alle banche e cose di questo genere, di cui i socialisti da sempre si sono macchiati, non verranno più perpetrate da un partito che si definisce “dei lavoratori”.

2 commenti leave one →
  1. antigonexxx permalink*
    18 ottobre 2009 18:53

    Credo che il problema dei socialisti sia il non essere socialisti…Non sono credibili e la gente non gli crede…vogliamo forse dimenticare come la legge sullo scudo fiscale sia passata anche grazie all’assenza (strategica) in Parlamento di molti esponenti del partito democratico?

  2. specnaz permalink
    20 ottobre 2009 15:12

    Socialismo o barbarie.

    Concordo con antigonexxx. Il problema di fondo è che nessuna idea di socialismo è, a priori, fattualmente compatibile con un qualsiasi sistema o economia di mercato di stampo capitalista, sfrenati e senza regole. Finché gli sarà concesso di giocare solo di rimessa, dovremmo parlare di socialismo nominale, e soprattutto a livello di rappresentanza politica, e prenderlo in considerazione tenendo conto, con alcune debite eccezioni, della condizione di reattività cronica in cui il movimento si è trovato anche nei momenti più propizi.
    Non credo sia il socialismo ad aver perso, piuttosto è la barbarie che sino ad oggi si è riuscita ad imporsi.
    Con buona pace dei CCCP, l’alternativa luxemburghiana, oggi più che mai, tiene, mostra e spiega.

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