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Allergie da Farina

3 novembre 2009

Carneade e Omofiliaco per Femminileplurale:

god loves gay people

Recentemente Renato Farina, editorialista de Il Giornale, ha posto in un suo articolo, a proposito della mancata approvazione dell’aggravante omofobica nei reati di violenza privata, la domanda se sia più grave per la società civile la morte di un gay o di un padre di famiglia. Insomma, la sessualità posta come discriminante di valore; non solo: l’aggravante è rovesciata in una attenuante specifica: “Ma sì, in fondo hanno solo pestato un frocio”.

Ecco, io di fronte a queste cose rimango senza parole. Mi si spegne il cervello, perché la mia forma mentis è incapace di concepire una distorsione del pensiero così radicale e violenta, spacciata, per di più, sotto il cappottino di società della ragionevolezza, dell’economia: in fondo il ricchione ammazzato di botte non aveva nessuna famiglia da mantenere. E allora non è poi così grave, no? “Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro“, scriveva Nietzsche.

E io, di fronte ad affermazioni mostruose come quelle di Farina, ho paura di me stesso, perché se avessi quest’uomo a portata di mano… che poi, è più grave uccidere un frocio o una testa di cazzo?

Capite in che paese viviamo? Di fronte a un’affermazione del genere almeno i giuristi, e l’inutile ordine dei giornalisti, avrebbero dovuto insorgere. E invece? Tutto tace. Tanto che già non se ne parla più. Ma gli omosessuali sono ancora aggrediti; ma le madri di famiglia sono ancora pestate a sangue da quei padri di cui Farina afferma il valore sociale di contro agli invertiti, ai finocchi, ai culattoni.

Aggiungiamo, tanto per dare il quadro (verrebbe da dire “…clinico”) completo di questa prospettiva sul mondo, che nell’articolo di cui parliamo sono messe sullo stesso piano l’omosessualità e la pedofilia, argomentando ironicamente che anche quest’ultima, in fondo, è un orientamento sessuale. Pochi giorni dopo, lo stesso Farina, sullo stesso quotidiano, denuncia la colpevolezza morale di un provvedimento comunale che, in una cittadina scozzese, ha tolto la custodia dei figli a una coppia di genitori obesi, rei di aver cresciuto obesi i loro sei figli. Farina non perde l’occasione di rimarcare che, in questa società “obesofobica”, persino per una coppia gay si invoca il diritto di avere figli, e con la consueta brillante ironia consiglia alla madre di dichiararsi transgender, e sfuggire così ai “pirati della burocrazia”.

Anche a voi si spegne il cervello? Non preoccupatevi, significa solo che siete persone raziocinanti la cui sensibilità blocca l’impulso a rispondere. Infatti il vero problema è: da dove cominciare? Dalla dolosa incapacità di distinguere tra una scelta consapevole, come quella di molestare bambini o nutrirsi e nutrire in modo dannoso per la salute, e quella che non è affatto una scelta, come l’essere omosessuali? Dal fatto che non si discerne tra comportamenti che causano direttamente danno ad altri e comportamenti che rigurdano esclusivamente la propria persona? Dall’ipocrisia in cui il tutto è immerso? Una perla:

“Ormai siamo alla persecuzione contro le persone considerate troppo grasse sulla base di parametri infallibili non più salutistici ma morali. Perché la salute, l’immagine e l’igiene si sono trasformate in divinità bisognose di sacrifici umani.”

Avete notato la manovra retorica? Salute, igiene e immagine sono equiparate, vengono messe sullo stesso piano quelle che sono due priorità nell’azione di governo degli Stati moderni e quello che è in effetti un disvalore tipico delle nostre società. Insomma, una tesi insostenibile è corroborata da un discorso subdolo e implausibile, come sempre, sempre, sempre accade.

Tutto ciò è orribile e disgustoso. E le coscienze sonnecchiano. Sempre più mi convinco che la ragione non si impone da sé: è tempo di un nuovo disordine, di svegliare le coscienze assopite, anche a calci in culo. Perché la ferita nell’identità della nazione di cui abbiamo parlato tanto comincia a diventare purulenta. E allora forse è ora di somministrare antibiotici, anche aggressivi. O di amputare gli arti in cancrena. Che schifo, mio dio, che schifo.

2 commenti leave one →
  1. Giovannino permalink*
    5 novembre 2009 01:45

    Non posso che sottoscrivere in pieno quello che dite ragazzi, sono in totale accordo.

  2. 5 novembre 2009 05:56

    La frase più raccapricciante è la domanda “è più grave uccidere un gay o un padre di famiglia?”. E’ un interrogativo che rende esplicito l’intuizione che agisce dietro le discriminazioni, le aggressioni, le umiliazioni: gli omosessuali (gli extra-comunitari, i neri, le donne, i capelloni ecc.) sono esseri umani, sì: ma di serie B.

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