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Sottosegretario la capra crepa

6 novembre 2009

Carcere Regina Coeli Roma

È successo che una frase del legale della famiglia di Stefano Cucchi ha scoperchiato il calderone di volgarità brutale in cui questo Paese sta affogando.

I fatti. La patata bollente della responsabilità comincia a girare: oltre ai carabinieri, sotto i riflettori ora ci sono anche i medici dell’ospedale Pertini. Questi dichiarano che, ricoverato, Stefano Cucchi rifiutava cibo e acqua. E qui l’avvocato dice: “Mi chiedo come sia possibile che non sia stato intubato”.

Paroline magiche. Il sottosegretario Giovanardi coglie la palla al balzo. Con una lettera al Giornale intitolata C’è un colpevole dimenticato: è la droga il killer di Stefano sostiene che volere la verità e i nomi dei colpevoli è «infernale», mentre la morte di Cucchi è da attribuire a due fattori ai quali, fin qui, nessuno aveva ancora pensato.

Primo fattore: la droga.

«A me sembra che allo stato degli atti ci sia comunque un sicuro, evidente responsabile della morte di Stefano, diretto o indiretto: la droga».

Perché Cucchi è morto? Perché la droga ha reso precarie le sue condizioni fisiche. Già qui uno sarebbe senza parole.

Ma il vero capolavoro (quello per cui l’Aduc dice che Giovanardi supera sé stesso) è il secondo fattore: Stefano Cucchi è morto per mancanza di una legge sul testamento biologico. Il motivo per cui ha potuto rifiutare alimentazione e idratazione è che in Italia non abbiamo ancora una legge che permette «ai medici di intervenire d’autorità anche contro la volontà del paziente di non nutrirsi». Una legge contro la quale «l’opposizione di sinistra sta conducendo una durissima battaglia». Mentre, secondo Giovanardi, questa legge, intubandolo, avrebbe salvato il “debilitato” e “tossico” Cucchi che rifiutava l’alimentazione.

Fine dei fatti. Ecco, questa è più che una bugia. È volgarità, è disprezzo, è aberrazione. È il politicante che con un colpo di mano ti ruba onestà, dignità, umanità. Se, come afferma il personale sanitario del Pertini, Cucchi poteva rifiutare alimentazione e idratazione, allora era cosciente e se era cosciente, per definizione, non c’è testamento biologico. E, Giovanardi o no, la nostra Costituzione ci dà il diritto di rifiutare le cure (art. 32).

Articolo 21 commenta così la lettera di Giovanardi:

«È l’occasione per un’elegia dell’imbarazzante testo approvato dal Senato e che la Camera si appresta ad assecondare, dimenticando, il Nostro, che Cucchi non era in stato vegetativo, condizione perché, secondo tale testo, possa valere il testamento biologico, né era incosciente, condizione per la quale possa valere il testamento biologico ovunque nell’universo mondo».

Lo stesso giorno, sul Giornale, il fedelissimo Stefano Zurlo ha avuto il compito di supportare le tesi del Sottosegretario Giovanardi con un imbarazzente articolo intitolato “Nuova ipotesi per il caso Cucchi: è morto perché non l’hanno curato” che nell’occhiello recita così: «Il ragazzo era debilitato e rifiutava acqua e cibo». Ecco, ho finito. Non ho più parole.

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