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Lo Sputa-sententiae

13 novembre 2009
juan_antonio_martinez_caminoParte numero 1 – Un meccanismo molto simpatico
La latae sententiae è un meccanismo del diritto canonico molto simpatico. Uno dei problemi del diritto normale è che prima si deve di scoprire che un reato è stato compiuto, poi provare che Caio è colpevole, e altre scocciature di questo tipo. Il diritto canonico no. Suppongo per via del fatto che crede a quell’essere invisibile e onnisciente, per il diritto canonico se fai qualcosa di really bad ci sono delle conseguenze in automatico (per esempio, il diritto canonico considera really bad picchiare il papa, abortire, essere eretico e pestare l’ostia).
Parte numero 2 – Grazie ragazzi
Siamo nella cattolicissima Spagna. Abortire può essere complicato in Spagna. È lecito in quattro casi e in tutti gli altri è reato.
Stupro (che carini), vita della donna in pericolo a causa della gravidanza (grazie, grazie davvero, troppo umani), malformazione grave del feto (ragazzi state esagerando, non sappiamo come ringraziarvi), e infine se due medici concordano che la salute psicofisica della donna è in pericolo a causa della gravidanza. In quest’ultimo caso l’interruzione può avvenire in qualsiasi momento della gravidanza. Anche se il 98% delle donne che vogliono abortire si avvale di quest’ultima ragione, il fatto che alcune cliniche a Barcelona e Madrid pratichino aborti clandestini fa pensare che, beh, si possa fare di meglio. Zapatero vorrebbe mettere le mani sulla legge e rendere l’aborto più accessibile, consentendo alla donna di decidere autonomamente se abortire entro la 14esima settimana di gravidanza. Niente scuse. “Tu vuoi? È più che sufficiente”.
Parte numero 3 – Lo Sputa sententiae
Eccolo. Un monsignore. Juan Antonio Martinez Camino. Cosa dice il monsignor Camino? In una bella conferenza sul diritto alla vita dice che i politici che voteranno a favore della legge sulla depenalizzazione dell’aborto commetteranno un «peccato mortale pubblico» perché si schiereranno a favore della possibilità di uccidere un innocente. Visto che la chiesa la pensa diversamente, loro saranno eretici. E gli eretici vengono scomunicati perché ricadono sotto il simpatico meccanismo della latae sententiae.
Parte 4 – Il terreno era pronto ma il passo è enorme
L’argomento è questo: chi legittima l’aborto, legittima il togliere la vita ad un essere umano innocente. Chi legittima il togliere la vita ad un essere umano innocente, cade  in contraddizione con la «fede cattolica divina». Chi cade in contraddizione con la fede cattolica divina è un eretico. Chi è eretico è scomunicato. Punto.
Qual è l’implicito? Che l’embrione è un essere umano, proprio come me e come te. Ok, questo ragionamento cattolico non pare  molto innovativo a nessuno. Forse sto prendendo un granchio teologico pazzesco ma mi pare che il passo in avanti sia e-n-o-r-m-e. Il papa precedente diceva che l’aborto era un «disordine morale grave» e «un omicidio anticipato». Sono formule che io ho sempre trovato – sbaglierò – perversamente rispettose. Infatti a chi verrebbe in mente di dire che l’aborto è qualcosa di moralmente gradevole? Ma ovvio che non lo è. E poi, se è un “omicidio anticipato”, non vuol forse dire che non è proprio un “omicidio-omicidio” a tutti gli effetti? Che tra uccidere davvero qualcuno che pensa, parla e cammina e abortire della differenza c’è?
Monsignor Camino ora lascia intendere che la «fede cattolica divina» ha la certezza che l’embrione è un essere umano fin dal concepimento. La certezza, capite! E con questa certezza – forte di una base di un milione di persone che è scesa in piazza – va a bussare alle porte del Parlamento spagnolo.
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7 commenti leave one →
  1. 13 novembre 2009 10:38

    io penso che l’aborto sia un omicidio. penso poi che la legge punisce (dopo), non proibisce (prima) i reati. e penso infine che se qualcuno ha le palle per sostenere che la donna che abortisce va dunque “punita”, è una persona di una crudeltà rara, al limite del disumano – come sparare su chi rantola per terra implorando di essere lasciato in pace, salvato.

    io sono per il sostegno alla vita. quindi vorrei un asilo nido gratuito in ogni quartiere. perchè si, va bene, la provvidenza, ma se riusciamo a liberare ogni tanto l’agenda di Dio da qualcosa – tipo il badare ad una donna sola con un bambino a carico -, occupandocene noi, non facciamo un soldo di danno, insomma.

  2. 13 novembre 2009 17:59

    D’accordissimo con te su un punto: secondo me l’asilo nido gratuito dovrebbe essere l’ispirazione delle battaglie pro-life. Secondo me la conseguenza è che le leggi che regolano l’accesso all’interruzione di gravidanza in contesti sanitari protetti non dovrebbero essere un problema.

    Senti Tc, so che usi gergo giuridico con competenza e ora sono curiosa… ma consideri l’aborto “omicidio” in che senso?

  3. omofiliaco permalink
    13 novembre 2009 18:43

    Ecco, questo sì è un argomento scottante. da dove cominciare? Intanto, mi vengono in mente alcune personalità che oggi definiremmo laiche ma che meglio sarebbe definire agnostiche se non addirittura atee – come Norberto Bobbio, o Pier Paolo Pasolini (sì, lo so, lo cito sempre; ma quando hai difronte uno della sua statura ti viene spontaneo) – assolutamente contrarie all’aborto. Ciò solo per dire che non c’è nessun bisogno di scomodare dio per preferire una scelta di vita a una di morte. Io stesso, per quel poco che può valere la mia opinione, preferirei una gravidanza portata a termine – fatti salvi i casi di pericolo di vita per la madre, ovvio – a una interrotta. D’altra parte, io non sono una donna; non so cosa possa significare dal punto di vista fisico e psicologico essere gravide, né tantomeno immaginarmi quanto possa essere difficile e tragica la scelta di abortire. E ancora, non saprei davvero come istituire una graduatoria di motivazioni accettabili dalla migliore alla peggiore per permettere a una donna di abortire ovvero impedirglielo. Ciò nonostante, preferirei una scelta di vita.
    Detto questo, la dottrina di santa romana chiesa, almeno fino agli anni sessanta inoltrati, è sempre stata rigidamente tomista; in soldoni: l’embrione non è un essere umano fin dal suo concepimento; è necessario che raggiunga un certo stadio di sviluppo fisiologico tale che la carne possa farsi sede dell’anima, la materia possa prendere forma, la potenza divenire atto. Negli ultimi tempi, basti ricordare il dibattito a proposito del referendum sulla fecondazione assistita, questa posizione è stata abbandonata e repentinamente sotituita con l’attuale: l’essere umano è tale fin dal suo concepimento. Ergo, l’aborto è omicidio. Ora, sorvolando sull’improvviso e, almeno per alcuni, opportuno cambio di vento in quel di san pietro, mi preme far notare una contraddizione piuttosto grossa: sempre secondo la dottrina di santa romana chiesa, noi tutti, fino al momento del battesimo, siamo macchiati dal peccato originale, che grava sulle nostre spalle come un inamovibile fardello. E allora, mi chiedo, possiamo definire un essere appena concepito innocente? Lo è per la legislazione umana – chiamiamola così per comodità – per il semplice motivo che, salvo complicazioni in corso di gravidanza, non è in grado di nuocere a nessuno. Ma non lo è per quella divina, perché, appunto, macchiato dal peccato originale. E allora, viene in mente solo a me che parlare di strage degli innocenti sia un modo un poco disonesto di porre la questione?
    Io credo che uno stato oggi non si possa esimere dall’affrontare e, se possibile, regolamentare efficacemente certi scottanti argomenti: l’aborto, appunto, ma anche l’eutanasia. Deve farlo, però, con i propri strumenti che sono spesso un poco spuntati e difettosi, certo. Ma, cavolo, le leggi sono sempre perfettibili; non credo che nessun legislatore (eccezion fatta per l’avvocato Ghedini, diretta emanazione del nostro luminoso premier, il migliore da sempre, garantito cent’anni) abbia la faccia tosta di dire “Buona la prima”. Ma, ripeto, con i propri strumenti; i quali possono anche tenere conto degli ammonimenti e delle reprimende dei porporati, devono però essere attenti anche alle esigenze di chi, in assoluta libertà di coscienza, ha scelto di poggiare la propria esistenza su un sistema di valori che non prevede un creatore onnipotente e magnanimo, ma dall’agenda troppo fitta di impegni, e che pure è un sistema di valori altrettanto degno di rispetto e considerazione. Perché, checché se ne dica in ambienti profumati d’incenso, un’etica senza dio è assolutamente possibile.
    Mi torna in mente ciò che disse, a proposito dell’ ormai già caduto nel dimenticatoio caso Englaro, il misericordioso monsignor Barragan: “Se Beppino Englaro ha ucciso la figlia Eluana, ha violato il quinto comandamento e quindi è un assassino”. Ora, perché nessun giornalista ha chiesto a monsignor Barragan se i dieci comandamenti fanno parte del corpus giuridico della Repubblica Italiana oppure no? E non è una domanda retorica: è proprio il proverbiale nocciolo della questione. Fermo restando che santa romana chiesa ha il diritto di pronunciarsi sui più svariati argomenti e di dettare norme comportamentali ai propri fedeli, non può d’altra parte arrogarsi il diritto di interferire nel processo legislativo di uno stato sovrano. Perché lo stato sovrano ha l’ingrato compito di approntare un apparato legislativo che tenga conto di tutte le variabili in gioco, non solo della volontà divina. E se in questo modo corre il rischio di cadere nel tanto vituperato “relativismo” – quanto odio questi pseudoneologismi vuoti di significato e carichi di denigrazione -, questo non è certo un problema che la chiesa può permettersi di risolvere in prima persona. Perché, appunto, i dieci comandamenti non fanno parte del corpus giuridico di alcuno stato contemporaneo, a meno che la mia proverbiale distrazione non mi abbia fatto perdere per strada un paese che usa la Bibbia come carta costituzionale.
    Per concludere – scusate, ho la tendenza a essere prolisso – riporto un breve passo di Leszek Kolakovski, filosofo polacco recentemente scomparso: “I “valori cristiani” nella Costituzione – Kolakowski fa riferimento a quella polacca, ma le sue parole valgono anche per altre Carte – son fuori luogo per ragioni più sostanziali. Si tratta di un’espressione che non appartiene al linguaggio della fede, ma a quello della sociologia o della teoria etica. Il fatto che né l’apostolo Paolo né sant’Agostino ne parlino è comprensibile, perché quando si dice “valori cristiani” si parla in un certo qual modo dall’esterno. Coloro che rivendicano quella dicitura nella legislazione possono essere sospettati di fare del cristianesimo un’ideologia, cosa che esso radicalmente non è. I “valori cristiani” nella Costituzione non evangelizzano le istituzioni laiche, ma anzi, paganizzano il cristianesimo…esigere che i “valori cristiani” siano decretati per legge è una rivendicazione pagana, ideologica.” Sentito, monsignor Barragan? E tutti voi milioni che bussate al parlamento spagnolo? Bussate pure, ma se vi si spiega pacatamente che, se i vostri presupposti son quelli riportati nell’articolo di isaroseisarose, non vi si può proprio far entrare, non arrabbiatevi: in realtà lasciarvi fuori, liberi di protestare, è un grande atto di civiltà.

  4. krovit permalink
    25 dicembre 2009 20:25

    Mah! La dottrina della Chiesa, che ne dica l’amico Omifiliaco – il quale non so a quali documenti si riferisca (semmai ne citi qualcuno) – è sempre stata rigidamente a favore della vita del concepito.

    Il blog é smaccatamente di parte (come lo sono tutti quelli che per una ragione o per l’altra si schierano, non c’é colpa in questo, ci mancherebbe!) però l’articolo è grossolanamente settario e giunge a conclusioni ideologiche preconfezionate…

    Insomma, non mi pare che il Libero Pensiero, a cui certo si riferisce chi si scaglia contro la Chiesa o, semplicemente (si fa per dire) contro Gesù, sia poi così libero da condizionamenti privi di forza morale.

  5. 27 dicembre 2009 11:43

    @krovit
    Analizzare quello che succede non significa scagliarsi contro la chiesa. Quanto alla forza morale grazie, nel nostro piccolo ci proviamo.

  6. Omofiliaco permalink
    28 dicembre 2009 00:14

    Mi spiace krovit, ma non è affatto vero che la dottrina della Chiesa è sempre stata a favore dei diritti del concepito; non se per concepito intendiamo il frutto dell’incontro fra un ovulo e uno spermatozoo. Altrimenti come ti spiegheresti il sorgere di movimenti, ultimo quello naufragato di Giuliano Ferrara, per difendere la vita fin dal suo concepimento? Come ti spieghi che la Chiesa non abbia preso nessuna posizione ufficiale per sostenerlo? La Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo e la Costituzione della Repubblica Italiana esistono da diversi anni, così come il Codice Civile, che riconosce lo status di persona giuridica solo all’individuo nato, non al concepito; da molti più anni esiste la Chiesa Cattolica. Come ti spieghi che la mancanza della dicitura “tutela della vita umana fin dal suo concepimento” sia diventata un problema pressante solo negli ultimi anni? Se la Chiesa avesse avuto qualcosa in contrario da dire avrebbe potuto parlare per tempo e da tempo. E visto che me lo chiedi, ti cito qualche documento, in particolare il Catechismo della Chiesa Cattolica, voluto da Giovanni Paolo II e redatto dall’attuale papa, allora Prefetto per la Santa Congragazione per la Dottrina della Fede (che, qualora non lo sapessi, è l’istituzione ultima di conservazione dell’ortodossia cattolica e, curiosità, fino all’inizio degli anni sessanta si chiamava ancora “Tribunale del Santo Uffizio”, nome poi sostituito con l’attuale da papa Paolo VI):

    L’unità dell’anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l’anima come la « forma » del corpo; 475 ciò significa che grazie all’anima spirituale il corpo, composto di materia, è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell’uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un’unica natura.

    366 La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio 476 – non è « prodotta » dai genitori – ed è immortale: 477 essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale.

    367 Talvolta si dà il caso che l’anima sia distinta dallo spirito. Così san Paolo prega perché il nostro essere tutto intero, « spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore » (1 Ts 5,23). La Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell’anima. 478 « Spirito » significa che sin dalla sua creazione l’uomo è ordinato al suo fine soprannaturale, 479 e che la sua anima è capace di essere gratuitamente elevata alla comunione con Dio. 480

    Per inciso, queste citazioni sono tratte dal sito ufficiale della Santa Sede, che spero vorrai considerare attendibile. Come puoi notare, la terminologia tomista, la distinzione fra anima immortale e corpo mortale sono chiaramente riportati e non è scritto da nessuna parte che l’anima immortale da forma al corpo mortale fin dal suo concepimento.
    Ancora, per quanto riguarda il battesimo:

    1254 In tutti i battezzati, bambini o adulti, la fede deve crescere dopo il Battesimo. Per questo ogni anno, nella Veglia pasquale, la Chiesa celebra la rinnovazione delle promesse battesimali. La preparazione al Battesimo conduce soltanto alla soglia della vita nuova. Il Battesimo è la sorgente della vita nuova in Cristo, dalla quale fluisce l’intera vita cristiana.

    1263 Per mezzo del Battesimo sono rimessi tutti i peccati, il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure tutte le pene del peccato.61 In coloro che sono stati rigenerati, infatti, non rimane nulla che impedisca loro di entrare nel regno di Dio, né il peccato di Adamo, né il peccato personale, né le conseguenze del peccato, di cui la più grave è la separazione da Dio.

    Noterai, al punto 1254, che si parla di bambini e adulti, non di embrioni; e del resto, dovresti ricordare che l’abolizione del Limbo come errore d’interpratazione della volontà divina è piuttosto recente; e chi finiva nel Limbo? Fra gli altri, i bambini non battezzati, cioè ancora macchiati dal peccato originale. Ossia: anche se non battezzati permettiamo loro l’accesso al regno dei cieli perché bambini, ergo creature innocenti. Ma non è forse scritto poco più sopra che con il battesimo sono rimessi tutti i peccati, quello originale compreso? E allora come possono essere innocenti bambini non battezzati? A questa domanda c’è una risposta nel catechismo:

    1283 Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la liturgia della Chiesa ci invita a confidare nella misericordia di Dio, e a pregare per la loro salvezza.

    “Confidare nella misericordia di Dio”, attenzione, non interpretarne la volontà. E, nuovamente, ti faccio notare che non si parla di embrioni né di feti. Inoltre, se digiti “embrione” nel motore di ricerca del suddetto sito, potrai notare come la maggior parte degli interventi riguardante l’ovulo fecondato come essere vivente sono strettamente legati alle recenti acquisizioni della genetica e non risalgono a più di dieci anni fa; ergo, la mia affermazione secondo la quale fino agli anni settanta la dottrina della Santa Sede in materia di vita e sua tutela sia stata rigidamente tomista – come confermano i passi del catechismo che ho citato – non è affatto campata in aria come tu lasci intendere nel tuo post. Perché io di sicuro sono un ossessivo rompicoglioni, ma prima di parlare male di qualcuno mi informo. Certo, mi rendo conto che essendo questa una disposizione mentale completamente caduta in disuso in Italia, la cosa ti abbia spiazzato. Ma guarda un po’, c’è ancora qualcuno che si prende la briga di leggere e informarsi.
    E, per onestà intellettuale, ti cito un altro documento che potrai trovare nel sito della Santa Sede: Pontificia Accademia per la vita “Dichiarazione finale della XII Assemblea Generale”:

    Da tutto ciò si può concludere che l’embrione umano nella fase del preimpianto sia già realmente una “persona”? È ovvio che, trattandosi di un’interpretazione filosofica, la risposta a tale interrogativo non sia di “fede definita” e rimanga aperta, in ogni caso, ad ulteriori considerazioni.

    Tuttavia, proprio a partire dai dati biologici disponibili, riteniamo non esservi alcuna ragione significativa che porti a negare l’essere persona dell’embrione, già in questa fase. Naturalmente, ciò presuppone un’interpretazione del concetto di persona di tipo sostanziale, riferita cioè alla stessa natura umana in quanto tale, ricca di potenzialità che si esprimeranno lungo tutto lo sviluppo embrionale e anche dopo la nascita. A supporto di tale posizione, va osservato come la teoria dell’animazione immediata, applicata ad ogni essere umano che viene all’esistenza, si mostri pienamente coerente con la sua realtà biologica (oltre che in “sostanziale” continuità col pensiero della Tradizione). “Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo” recita il Salmo (Sal 139, 13-14), riferendosi all’intervento diretto di Dio nella creazione dell’anima di ogni nuovo essere umano.

    Dal punto di vista morale, poi, aldilà di ogni considerazione sulla personalità dell’embrione umano, il semplice fatto di essere in presenza di un essere umano (e sarebbe sufficiente persino il dubbio di trovarsi alla sua presenza) esige nei suoi confronti il pieno rispetto della sua integrità e dignità: ogni comportamento che in qualche modo possa costituire una minaccia o un’offesa per i suoi diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto alla vita, è da considerarsi come gravemente immorale.

    In conclusione, desideriamo fare nostre le parole che il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato nel suo indirizzo al nostro Congresso: “L’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza (Gn 1, 26). Non fa differenza perché in tutti ravvisa riflesso il volto del suo Figlio Unigenito, in cui “ci ha scelti prima della creazione del mondo, … predestinandoci a essere suoi figli adottivi … secondo il beneplacito della sua volontà” (Ef 1, 4-6)”. (Benedetto XVI, Ai partecipanti all’assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita e al Congresso internazionale “L’embrione umano nella fase del preimpianto”, 27/2/2006).

    Prima cosa, ti faccio notare la data del documento citato a firma del santo padre. Seconda cosa, ti faccio notare che l’identità embrione-essere umano non è affatto sancita come verità di fede; non solo, di”animazione immediata” si parla soltanto in questo documento. Terza cosa, ti faccio notare con quale disinvoltura si utilizzi il cosiddetto, in termini legislativi, criterio del “ragionevole dubbio” per sorvolare sul problema che non c’è modo di definire una volta per tutte l’embrione una persona umana (ma certo, basta il dubbio, no?). Quarta cosa, ti faccio notare come l’estensore del testo citato interpreti il salmo come testimonianza che Dio è intervenuto “nella creazione dell’anima di ogni nuovo essere umano”, il che, guarda un po’, nuovamente non si discosta dall’idea di San Tommaso secondo la quale il corpo senza anima è materia senza forma, e solo l’intervento di Dio attraverto la creazione dell’anima lo rende essere vivente. Ora mi si chiderà: quando Dio insuffla l’anima nel corpo? Beh, non è a me che dovete chiederlo; certo i testi che ho riportato qui sopra non danno una risposta chiara; nuovamente chiamano in causa la fede. Ma io della fede non mi faccio nulla; e non solo io, ma anche uno Stato contemporaneo, perché esso non può e non deve fare riferimento a un sistema religioso per legiferare. Ma di questo, credo, ho già scritto abbastanza. O devo citare documenti anche in questo caso? Quinta cosa, ti faccio notare che se avrai la pazienza di leggere l’intero documento, per altro piuttosto breve, noterai come l’estensore dello stesso enunci tutta una serie di considerazione biologiche in modo assai dettagliato, salvo poi dichiarare che non sono sufficienti a definire l’embrione una persona: per fare questo ci vogliono strumenti antropologici, filosofici e morali. Inutile dire quali fra questi sia privilagiato. Anche perché non saprei dire per l’antropologia, ma fede e filosofia hanno davvero poco da spartire.
    Fra l’altro, è davvero curiso, krovit, che tu chieda a me di documentare le mie affermzioni ma non ti senta in dovere di fare altrettanto. E’ davvero curioso che sulle mie obiezioni a proposito del comportamento di monsignor Barragan tu non abbia avuto nulla da dire, nemmeno in sua difesa. E’ davvero curioso che tu abbia sorvolato sul fatto che il mio intervento si concludeva con l’invito ai cattolici spagnoli di continuare a protestare – e chi sono io per impedirglielo – ma non in parlamento, ché il parlamento è la sede dello Stato non della Chiesa. E’ davvero curioso che tu abbia completamente ignorato loe parole di Kolakowski a proposito dei “valori cristiani”. Tu hai ridotto tutto il mio discorso a uno “scagliarsi contro la Chiesa Cattolica” in nome del Libero Pensiero: orbene, io non sono tanto arrogante da parlare in nome del Libero Pensiero; io mi limito a pensare, a informarmi e a esprimere un giudizio che cerca sempre di essere il più documentato possibile; certo, questo non mi mette al riparo da errore, ma mi mette al riparo dalla disonestà intellettuale. Comunque, ciò detto, se è questo che pensi, sappi che il tuo grado di comprensione dei testi è molto superficiale.

  7. Carneade permalink
    28 dicembre 2009 01:12

    amen

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