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AAA antiabortista cercasi

15 novembre 2009

choice

Se non altro dal nome di questo blog, avrete intuito che qui si crede nel diritto della donna di scegliere e di autodeterminarsi. Si può ritenere contemporaneamente, e senza contraddirsi, che l’aborto sia un male morale – ma pur sempre un male minore rispetto a una gravidanza non voluta.

Questa è una posizione. Come tutti sappiamo, ce n’è una opposta. Magari sono l’unica, ma non so quale sia la proposta pratica corrispondente.

Qualcuno lo spiegherebbe per piacere?

C’è una donna che scopre di essere incinta e per un ragione qualsiasi – vedete voi – non vuole avere un figlio.

Gentili antiabortisti, voi che cosa proponete da un punto di vista pratico? Lo chiedo con tutta la serietà di questo mondo.

Update: scopro ora Metilparaben aveva avuto il dubbio prima di me. Vediamo se nelle risposte abbiamo più fortuna di lui.

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15 commenti leave one →
  1. kususe permalink
    15 novembre 2009 03:35

    Premetto di essere uomo. Premetto dunque di non poter mai provare ed immaginare quello che la donna in questione possa sentire nel momento discusso.
    Ma, il ragionamento che mi porta ad essere antiabortista è il seguente.
    Nel momento in cui nasce la prima cellula di quello che poi diventerà uomo, si è già deciso, volere o nolere, di dare alla luce un bimbo. Un bimbo che ha il diritto a vivere, in quanto, incidente o meno, violenza o no, la sua vita è iniziata.
    È semplice affermare che, poichè il bimbo nei primi mesi non prova dolore, allora lo possiamo uccidere. Perchè, alla fine è quello che si fa. Si scelga un modo per abortire, ma alla fine si uccide comunque un essere vivente. Però mi rendo conto che il verbo uccidere è molto forte, infatti, da lei non viene usato questo verbo, ma semplicemente l’espressione “male minore”. Come se ci fosse un male di due tipi. Uno maggiore (la violenza delle donne) ed uno minore(la morte di un vivente). Il male è uno solo. Male e basta. La violenza e l’uccisione purtroppo, sono allo stesso livello. Fanno male entrambi. Ma entrambi hanno dei risvolti positivi. Un bambino dato alla luce da comunque alla madre quel senso di potenza, che altrimenti non avrebbe. La violenza, si trasforma, a volte in un trauma. Altre volte in un motivo per continuare a vivere. E, paradossalmente, vivere con il “frutto della violenza” (chiedo scusa per il tono duro) può portare benefici.

    Ecco perchè sono antiabortista. Perchè anche io sono stato una sola cellula. Anche io mi sono sviluppato. Ma anche io ho i problemi. Adatti al mio modo di essere.
    Ma, come tutti, sono attaccato alla vita che mi è stata donata. A prescindere dal fatto che ogni tanto sarebbe più semplice rinunciare a tutto.
    saluti.

    • 23 novembre 2009 03:04

      kususe ha scritto:
      “Ma, il ragionamento che mi porta ad essere antiabortista è il seguente.
      Nel momento in cui nasce la prima cellula di quello che poi diventerà uomo, si è già deciso, volere o nolere, di dare alla luce un bimbo. Un bimbo che ha il diritto a vivere, in quanto, incidente o meno, violenza o no, la sua vita è iniziata.”

      Si certo. Mio padre è infatti una bara ma ancora non lo sa.
      Tu che invece hai capito il trucco avrai già procurato qualche robusta asse di rovere.

  2. 15 novembre 2009 03:49

    @kususe
    colgo al volo l’occasione che mi dai per rendere più chiara la domanda. il ragionamento che porta ad essere antiabortisti lo conosco. nel post chiedo il passo successivo: qual è la proposta pratica? una donna incinta non vuole avere un figlio: che si fa?

  3. 15 novembre 2009 11:09

    Ho espresso la mia posizione in merito qui:

    http://www.elhacedor.com/index.php?option=com_content&view=article&id=138:ru486&catid=36:societa&Itemid=79

    articolo un po’ lungo, in verità: parte da alcune considerazioni sulla Ru486 per poi allargarsi all’intera questione IVG. Si tratta di una posizione di completo appoggio all’IVG, non considerato però come “male minore”, ma come scelta alternativa del tutto motivabile e motivata.

    • 15 novembre 2009 12:14

      Pensavo che la proposta pratica si fosse capita.
      Acetterei la gravidanza, se fossi donna.

  4. 15 novembre 2009 13:15

    Bel modo per dire: mi autocostringo per volontà esterna.
    Eufemismi…

  5. kususe permalink
    15 novembre 2009 13:31

    No. È qui il punto. La volontà non è esterna. Ma personale. Altrimenti che volontà sarebbe?!
    Sarebbe un semplice atto di sottomissione ad un mondo poco attento a queste situazioni.
    Ma l’uomo è fatto per decidere con la propria testa. E a valutare “le volontà” esterne caso per caso. Prendendosi le proprie responsabiltà.

  6. 15 novembre 2009 15:46

    Ma una persona non può contemporaneamente accettare qualcosa e non accettarlo. Qui si parte dal presupposto che una donna non accetti il suo stato di gravidanza. Se lo accetta è ovvio che il problema non si pone.
    Credo che isaroseisarose chiedesse piuttosto: nel caso di incompatibilità di volontà tra la donna e la società ad ella esterna, chi ha l’autorità per decidere? E su quali basi?
    Si deve decidere caso per caso, come sembri suggerire? E se si, quale sarebbe l’autorità atta a fare ciò? Con che regola sceglie i casi “si” e i casi “no”?

  7. 15 novembre 2009 16:44

    mi viene il dubbio di non essermi spiegata bene.
    la domanda è: posto che una donna in gravidanza non voglia, proprio non voglia avere un figlio, qual è la soluzione pratica che propone l’antiabortista?
    (kukuse, se dici “accettare la gravidanza” cambi le carte in tavola)

  8. kususe permalink
    15 novembre 2009 17:20

    Mi rendo conto che in effetti ho interpretato male la domanda.
    Ma, mi rendo conto, di aver risposto in parte alla provocazione.
    Se la donna non vuole avere un figlio, non può esserci una soluzione pratica che l’antiabortista propone.
    Perchè la decisione è stata già presa. L’antiabortista interviene quando ancora si è in fase di scelta.
    Se scelgo di fumare, e ne sono convinto, anche se i medici mi dicono che sono soggetto a probabile tumore, alla fine fumo lo stesso.
    Mi si perdoni il paragone, ma il concetto è quello.
    Non ha senso chiedere cosa propone un’antiabortista se si è già deciso cosa fare. È paradossale la domanda.

  9. 15 novembre 2009 18:47

    Ma come interviene l’antiabortista? Contatta direttamente la donna coinvolta? E come fa a sapere se una donna “ha già scelto” o meno?
    Anche se una donna non ha scelto, cosa gli fa supporre che sia interessata all’opinione di un estraneo qualunque? Non è più probabile che sia semmai interessata a ottenere l’aiuto di un famigliare o di un amico? O al massimo di uno psicologo, o di un’altra persona di analoga professione che possa, in virtù della sua preparazione, osservare la questione da un punto di vista distaccato ed obiettivo?

  10. kususe permalink
    16 novembre 2009 01:11

    L’antiabortista interviene se interrogato. Non contatta la donna. Perchè sarebbe abbastanza imbarazzante per la donna e per l’antiabortista stesso. Infatti non può sapere se la donna ha già scelto o meno.
    E la risposta alla successiva provocazione è presto detta: è logico che non sempre una donna è interessata ad ascoltare un antiabortista. Egli interviene quando interrogato.
    Non di punto in bianco. Il parere di uno psicologo o di qualcun altro, se sono sufficienti per la donna, rendono il ruolo dell’antiabortista superfluo. Che rimane a casa, lasciando la donna alla sua decisione. Si essa concorde o discorde con il parere dell’antiabortista.

    • Oriana permalink
      16 novembre 2009 11:20

      Che bello se l’antiabortista stesse a casa sua… massimo rispetto per quell’antiabortista che sta a casa sua e non va ai consultori a intralciare l’attività di medici e donne che se son arrivate fin là hanno già deciso cosa fare.

  11. omofiliaco permalink
    16 novembre 2009 15:54

    Certo che la domanda posta da isaroseisarose e di quelle da far tremare le vene ai polsi, come si diceva nel secolo scorso – ma anche due secoli fa. Io sono demodé per forma mentis. Però mi sembra, leggendo alcuni interventi, che non si sia colto il punto della questione posta. Non credo che isaroseisarose – la quale mi corregga se sbaglio a interpretare il suo pensiero – pensasse a un contatto diretto donna gravida/antiabortista, tipo: sono incinta, non voglio esserlo ma mi interessa, prima di prendere una decisione definitiva, chiamare il numero verde degli antiabortisti e sentire cosa hanno da dirmi. Penso piuttosto che lei volesse sapere quali interventi si possano concretamente fare per sgravare la donna che non vuole portare avanti la gravidanza e al tempo stesso salvare l’emrbione e permetterne lo sviluppo. Non sono un medico, non so se sia possibile espiantare un ovulo fecondato e reimpiantarlo in una donna desiderosa di avere un figlio; oppure se si possa trasferire l’ovulo in provetta a fecondazione avvenuta. Tuttavia, credo che a qualcosa di simile pensasse isaroseisarose.
    Perché se una donna un figlio non lo vuole, non lo vuole e basta. Né la si può costringere a trasformarsi in una sorta di incubatrice in carne e ossa con apposita normativa, perché sarebbe con tutta evidenza una violazione dell’autodeterminazione del singolo.
    Vorrei però far notare a kususe che la sua disinvoltura è davvero invidiabile: arrivi additittura a ipotizzare che una donna dovrebbe portare avanti la gravidanza anche se fosse dovuta a uno stupro – cosa che, per inciso, anche Giovanni Paolo II chiedeva alle donne stuprate dai serbi durante la guerra che sfasciò definitivamente la Jugoslavia, perché, in fondo anche se figlio di uno stupro etnico (un crimine aberrante perché sostenuto anche da “motivazioni ideologiche” e dall’intenzione di manifestare la superiorità di una razza sull’altra) è pur sempre un dono del cielo; capirai che dono. E’ invidiabile come tu riesca a bypassare tutte le implicazioni psicologiche di uno stupro, anche se non fosse origine di una fecondazione; come tu riesca a non considerare che l’essere stata stuprata potrebbe ingenerare nella donna un rapporto distorto e patologico col nascituro – comprensibilissimo, del resto, perché i figli dovrebbero essere desiderati. Come puoi essere sicuro che una nuova vita, solo per il fatto di essere tale, sia motivo di gioia e di senso di potenza e lo sia al punto da azzerare tutte le problematiche che una violenza sessuale fanno sorgere nella vittima? Io temo, piuttosto, che se una donna violentata e rimasta incinta in seguito alla violenza partorisse, sarebbe più probabile trovarsi di fronte a due vittime della violenza: la donna e il bambino. E poi, saresti così fermo nella tua convinzione se la donna violentata e incinta fosse la tua ragazza, la tua fidanzata, tua moglie: sei davvero sicuro che saresti in grado di sorvolare sul “dettaglio” che il bambino ch’ella porta in grembo non è tuo figlio, ma è figlio di un atto schifoso e bestiale e indifendibile? Sei davvero sicuro che potresti essere una figura paterna così autorevole e posata e risolta da cancellare da tua moglie e dal bambino tutti i traumi causati dalla violenza? Perché è vero, come dice Lucrezia, che la gravidanza riguarda solo la donna gravida, però se facciamo l’ipotesi che esista un uomo accanto a questa donna che voglia interessarsi al problema – lasciando la decisione finale alla donna, va bene -, un uomo che non voglia fregarsene, che non scappi, che cerchi, pur limitatato dalla sua estraneità fisica, di sostenere la compagna vittima della violenza, ebbene, questo sarebbe un tipo d’uomo davvero forte, davvero solido, davvero sensibile. Tu pensi di essere questo tipo di uomo? Beato te…

  12. 16 novembre 2009 22:45

    Beh i commenti di Oriana e di Omofiliaco hanno detto tutto quello che si poteva dire, mi pare…
    Quanto all’intervento degli antiabortisti, quella che se ne starebbero tranquillamente a casa ad aspettare di essere contattati dalle donne incinte mi è davvero nuova.
    Evidentemente atti come insultare/minacciare le donne che ricorrono all’IVG (come di recente in Italia) o ammazzare i medici che la praticano (come negli USA) è qualcosa che con gli antiabortisti non ha niente a che fare…

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