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Brenda e la schiavitù

21 novembre 2009

Ha ragione Valeria Viganò sull’Unità, lo scantinato di Brenda racconta un’emarginazione esistenziale:

«Vivere in uno scantinato di 10 metri quadri, e cercare di mantenere la tua dignità in schiaffo a chi per te prova schifo, alla luce del sole, e attrazione sfogo morboso nel buio, a chi ti calpesta apertamente e a chi usufruisce di te di nascosto: questa è l’esistenza della maggior parte delle trans che danno maschio e femmina insieme».

E ha ancora più ragione Sandro Medici sul manifesto. Brenda apparteneva a quella parte della società italiana schiavizzata da un’altra parte della società italiana.

«Sono loro gli oggetti dei nostri desideri, le persone che andiamo a cercare per la strada o al chiuso degli “studi”. Ne abbiamo bisogno. Noi siamo la domanda, loro l’offerta. Esattamente come succede con le badanti, con i muratori, con i braccianti e perfino con i lavavetri ai semafori. Senza di essi, l’industria, le campagne, i servizi si fermerebbero. Ci servono. Sono ormai indispensabili per mandare avanti questo paese. E anche per il nostro intrattenimento sessuale, per coltivare il nostro immaginario erotico, che, come ben sappiamo, difficilmente accetta confini. Forse il razzismo nasce proprio qui».

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