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Pubbliche virtù

22 novembre 2009

Il vescovo cattolico Thomas Tobin ha dato disposizioni affinché venga negato il sacramento dell’eucarestia al deputato democratico Patrick Kennedy, colpevole di sostenere pubblicamente posizioni sull’aborto non in linea con quelle della chiesa cattolica.

«Se un cattolico, nella sua vita personale o professionale, ripudia consapevolmente e ostinatamente gli insegnamenti morali, intacca la propria comunione con la Chiesa. Ricevere l’eucarestia in una situazione simile non sarebbe in accordo con la natura della celebrazione eucaristica».

Visto che gli insegnamenti morali della chiesa cattolica contemplano anche cosucce come il divieto di rapporti sessuali prima del matrimonio, il divieto di qualsiasi pratica contraccettiva, il divieto di pratiche sessuali che non siano direttamente finalizzate alla procreazione, verrebbe da chiedersi se c’è qualcuno che segua davvero tutti i loro dettami. E se il vescovo Tobin non stia dicendo, in fondo, che nessuno può davvero dirsi cattolico.

Se questi signori si prendessero sul serio, avremmo strade piene di scomunicati e chiese vuote.

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2 commenti leave one →
  1. 22 novembre 2009 22:29

    “Se questi signori si prendessero sul serio, avremmo strade piene di scomunicati e chiese vuote.”

    Speriamo succeda al più presto.

  2. omofiliaco permalink
    23 novembre 2009 00:26

    Eh già, il solito vecchio discorso della libertà di coscienza, del pro choice. Insomma: è possibile per un uomo politico cattolico sostenere posizioni diverse da quelle della sua chiesa? Io, ma non sono un uomo politico, direi proprio di sì: è possibile, anzi, almeno nel caso specifico è doveroso perché, nuovamente, non si tratta di costringere le donne ad abortire – mi sembra incredibile dover scrivere queste cose, ma sembra proprio che, dolosamente, molti facciano finta di non capire -, si tratta di regolamentare una possibilità di scelta: non vuoi abortire, non farlo; vuoi abortire, puoi farlo in un modo regolamentato così e così. A me questa sembra una dimostrazione di civiltà. Evidentemente il vescovo Tobin non sarebbe d’accordo. Tuttavia resto convinto che un uomo politico attivamente impegnato non possa esimersi dal considerare la questione sotto una molteplicità di punti di vista e che non possa e non debba ridurla alle sue esclusive convinzioni religiose.
    Ora, perdonatemi se mi prendo la libertà di raccontare un episodio che riguarda la mia famiglia. Anni fa, all’epoca dell’approvazione della legge sul divorzio – io ero decisamente bimbo -, il mio defunto padre – avvocato di professione e persona profondamente cattolica – faceva parte del comitato di redazione del bollettino parrochiale del meschinissimo paesello nel quale ho la sfortuna/fortuna di vivere ancora oggi. Orbene, pur essendo contrario all’idea che un matrimonio cattolico non potesse essere dichiarato concluso da una legge dello stato – tanto che per tutta la sua vita professionale rifiutò sempre le cause di divorzio, indirizzando le persone che si rivolgevano a lui a colleghi di sua fiducia -, mio padre fece notare ai suoi colleghi di redazione che era suo dovere, in quanto avvocato, spiegare alle persone che avessero desiderato chiarimenti, come funzionava questa nuova legge dello stato italiano. Il risultato fu che il comitato di redazione lo estromise. Faccio un altro esempio, un po’ più in grande: verso la fine degli anni ottanta – se non ricordo male – il parlamento belga si trovò ad approvare una legge che regolamentava l’aborto. Il re del Belgio, Baldovino, non volendo firmare la legge, che andava contro la sua coscienza di cattolico osservante, ma, d’altra parte non volendo intralciarne l’iter, abdicò, come posso dire, momentaneamente, insomma quel tanto che bastava perché il parlamento si assumesse in toto la responsabilità di una decisione che egli non condivideva da privato cittadino ma che da capo di stato non si sentiva di ostacolare. Un escamotage, un atto di viltà secondo alcuni, di coerenza secondo altri. Difficile dire quale sia la verità. E’ significativo, però, che in Belgio, paese retto da una monarchia cattolicissima, gli omosessuali possano sposarsi…
    Ecco, questi sono esempi – uno piccolo piccolo, l’altro più consistente – di come si sostanzia il problema legge-credo religioso. Non vorrei aggiungere altro, anche perché credo di aver esposto il mio pensiero in un altro post, anche grazie all’illuminante brano di Kolakowskj che ho riportato. L’unica cosa che voglio dire è che ci vorrebbero più cattolici come mio padre – chi mi conosce sa che non avevamo un buon rapporto noi due, ma non posso non riconoscergli i suoi meriti -, capaci di distinguere fra credo religioso e legge, fra dimensione privata e istituzionale, fra regolamentazione e imposizione, fra libertà di coscienza e oppressione delle coscienze. Alla faccia beata del vescovo Tobin. Il quale non si rende conto che è facile essere rigorosi – se poi lo si è veramente – quando si sta dalla sua parte della barricara e si veste la divisa porporata; più problematico è testimoniare la fede in un mondo che, per fortuna, non di sola fede è informato. Ma ho come l’impressione che quando si tratta di questi argomenti le alte sfere vaticane siano affette da una sorta di sordità selettiva. E la strada è ancora lunga…

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