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Occhio non vede

26 novembre 2009

Da oggi le donne islamiche di Varallo che indossano burqa e niqab non possono più uscire di casa.

E non solo per motivi sociali, storici, culturali o famigliari: da oggi contro c’è anche la Legge.

8 commenti leave one →
  1. 26 novembre 2009 10:26

    Bisognerà vietare anche il casco ai motociclisi, allora, se il motivo è quello della riconoscibilità del volto. Anche perché altri non ne vedo.

  2. 26 novembre 2009 13:53

    saro’ disfattista, ma questo paese e’ un disastro. questa storia del velo e’ patetica: il velo puo’ voler dire un sacco di cose, puo’ essere imposto o scelto, ma di certo non liberi nessuna donna a proibirle di metterselo. come la storia delle povere donne afghane con il burqa sotto i talebani. peccato che il burqa lo mettessero prima dei talebani e a quanto sembra anche dopo, dato che garantisce alle donne un minimo di liberta’ di movimento.

  3. omofiliaco permalink
    26 novembre 2009 15:39

    Ehm, devo svelare uno dei miei numerosissimi disturbi della personalità: il desiderio di esattezza. Sulle prime “Ordinanza Sindacale” mi è sembrato un buffo strafalcione; ergo mi sono rivolto all’intramontabile Giacomo Devoto – sì sì, quello del dizionario, l’accademico della Crusca – e ho scoperto che sbagliavo: il primo significato di “sindacale” è proprio “del Sindaco”; non solo, come esempio è riportato, manco a farlo apposta: “Ordinanza sindacale”. E allora mi cospargo il capo di cenere e faccio atto di contrizione.
    Ciò premesso, perché è anche giusto riconoscere i propri errori, devo dire che questo volantino fa schifo. In tutti i suoi aspetti, dalla concezione grafica al contenuto. Verissimo, come fa notare Prepuzio, che si pone un problema di identificabilità della persona; verissimo anche ciò che scrive immediatamente dopo. E io, unendomi a lui, al casco aggiungerei anche i cappellini di lana troppo calcati sulla fronte e le sciarpe tirate sul naso. E poi l’intenzione discriminatoria e offensiva, qualora per alcuni non fosse già abbastanza evidente, si rivela clamorosamente nell’uso della locuzione “Vu’ cumprà” che è carica di disprezzo, di dileggio per chi non sa ben parlare la nostra lingua – ma poi li avete sentiti i politici italiani nelle loro uscite pubbliche? Il succitato Devoto si rivolta nella tomba, poveretto -, di razzismo e di intolleranza. Ecco, anche questo per me è un problema, perché già tolleranza è una parola che mi disturba (suona troppo affine a sopportazione, che non è una buona disposizione d’animo; insomma, dovremmo tutti cercare di far qualcosa di più significativo del semplice sopportare chi è diverso da noi; si sopporta un brufolo sulle natiche, non una persona), figuriamoci intolleranza. Infine, questo federalismo declinato alla cazzo di cane – perdonatemi l’espressione ma non me ne viene in mente una migliore – che permette ai singoli comuni di autoregolamentarsi è folle e porta a risultati demenziali come questo. Insomma, simili problematiche andrebbero affrontate in parlamento, elaborando delle leggi che valgano per tutto il territorio nazionale. Ammeso e non concesso che ci sia l’effettiva necessità di legiferare sull’argomento. In ogni caso, qualora tale necessità ci fosse, non lasciare mano libera ai primi idioti fasciati dal tricolore – poveretto anche quello -, anche perché siamo sotto le feste e il primo tristissimo augurio che mi viene in mente è “Buonannno a tutti!”.

  4. Orybal permalink
    26 novembre 2009 21:38

    Non è mica quello della riconoscibilità il problema… Perchè neanche il burkini? E’ un costume da bagno… a volto scoperto, come un hijab da piscina. Qui mi pare che conti solo far sentire a disagio i musulmani – o più facilmente attaccare le musulmane, così stan chiuse in casa e poi possiamo accusare i loro uomini di segregarle… e alla fine fare un bel pogrom… più efficace delle crociate.

  5. 27 novembre 2009 04:24

    @Orybal
    Verissimo, non ci avevo pensato. Nello foga sdegno per l’ “ordinanza sindacale” non avevo realizzato che il burkini in effetti non copre il volto e dunque non rientra nella (comunque indegna) scusa delle riconoscibilità del volto. Se per caso ci fosse stato bisogno di una conferma dell’ingiustificabilità giuridica dell’ordinanza, insomma, ce l’abbiamo.

  6. Andrea permalink
    2 dicembre 2009 10:55

    Ma come si può essere cosi teste di cazzo da infilare nello stesso volantino due divieti che hanno così poco a che fare tra loro?!
    Dopo “tacchi, dadi e datteri”, “Burqua e vu’ cumprà”!

  7. Diana permalink
    19 maggio 2011 17:00

    E’ incredibile come si tenti di limitare la libertà delle persone! Ed è ancora più incredibile che un tale soggetto sia “sindaco” di un Comune Italiano e quindi autorizzato a vessare in questo caso le donne. Perchè non ha anche specificato quanto devono essere profonde le scollature e corte le gonne?

  8. trottolino permalink
    20 marzo 2013 15:52

    Prepuzio il casco è una protezione il burqa no!!!

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