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Camicia di forza per tutte

29 novembre 2009

Mentre in 10.000 hanno manifestato oggi a Roma contro la violenza sulle donne, e mentre la procura di Udine chiede l’archiviazione del procedimento aperto contro Beppino Englaro e altre tredici (TREDICI) persone per omicidio volontario e concorso in omicidio volontario nei confronti di Eluana Englaro, resta nell’aria l’insidiosa questione della pillola RU486 e del parere inviato all’AIFA dal nostro illustre ministro del Welfare Sacconi.

Cioè: la questione, di per sé, non sarebbe insidiosa. Anzi, è parecchio semplice, dato che la pillola abortiva è legale da anni in moltissimi paesi. Le donne italiane, dunque, come spesso accade, sono state escluse da un diritto che era stato garantito da tempo alle donne di molti paesi occidentali. Insidiosi (volendo onorarli di un complimento), sono casomai i nostri moderni crociati che, per far felice un Vaticano davvero scontento di come vanno le cose in Italia, perseguono imperterriti quella che, ormai, sembra una battaglia persa. D’altra parte, al Ministero devono avere molto tempo libero dato che in Italia la sanità funziona alla perfezione, e dunque si possono permettere di combattere contro i mulini a vento. La smettessero, una buona volta: è finita ragazzi, fail, game over, ritiratevi!

Dunque, con cosa ci hanno deliziati questa volta? Be’, innanzi tutto Sacconi chiede al consiglio di amministrazione dell’Aifa di rivedere la deliberazione di fine luglio con la quale aveva autorizzato l’immissione sul mercato della Ru486. (Inutile sottolineare che si trattava soltanto di un adeguamento tardivo dell’Italia agli altri paesi europei). Il parere del ministro (noto esperto di ginecologia) era stato richiesto dalla Commissione Sanità del Senato della Repubblica, per verificare la coerenza della delibera con la legge 194 (qui, per chi non la conosce: fa sempre bene leggerla, non foss’altro per apprezzare uno dei rari momenti di equilibrio e lungimiranza dei nostri legislatori). E con cosa se ne esce il brillante ministro?

Uso della pillola abortiva Ru486 in ospedale e attento monitoraggio del percorso abortivo in tutte le sue fasi, per ridurre al minimo le reazioni avverse (effetti collaterali, emorragie, infezioni ed eventi fatali) e per disporre di un rilevamento di dati di farmacovigilanza che consenta di verificare il rispetto della legge 194 sull’interruzione di gravidanza.

Al di là dell’ultima espressione, piuttosto oscura (ma che piuttosto chiaramente denota una volontà di rompere le palle), sembra che si sia fatto molto trambusto per ribadire ciò che l’Aifa aveva già stabilito: la RU486 si prenderà in ospedale e il decorso dovrà essere seguito da un medico che tenga d’occhio l’eventuale manifestarsi di “effetti collaterali, emorragie, infezioni ed eventi fatali” (troppo gentili).

Ora, le opzioni sono tre: a) mi è sfuggito qualcosa b) sono troppo influenzata dalle mie posizioni personali sulla questione c) non si è aggiunto nulla di rilevante e il solo scopo dell’operazione, palesemente inutile e ideologica, era quello di mandare il seguente messaggio (in qualche caso senza nemmeno nascondersi troppo) alle sventurate che, avendo goduto nel peccato, decidessero di non voler portare a termine la gravidanza. Se vuoi questo bambino partorirai con dolore, e se non lo vuoi, abortirai con dolore.

Evidentemente l’opzione c) mi sembra la più praticabile, ma attendo eventuali suggerimenti in senso contrario. Rimangono due questioni aperte: in che cosa dovrebbe dunque essere rivista la delibera dell’Aifa? Non mi è chiaro. La seconda: dal momento che qualsiasi ricovero ospedaliero (fatta eccezione, ovviamente, per i casi di trattamento sanitario obbligatorio) può essere interrotto dal paziente che si assume la responsabilità della propria decisione, come pensano di fare per le donne che decidessero di uscire dall’ospedale anticipatamente? Camicia di forza per tutte?

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