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Babbino!

3 dicembre 2009

Della lettera aperta in cui Celli consiglia a suo figlio di andarsene dall’Italia si possono pensare tante cose. Io ne penso tre.

1. Sulle prime, confesso, mi sono commossa. L’accorata consapevolezza dei padri riguardo alle difficoltà dei figli è confortante nell’anno in cui crisi economica mondiale colpisce tutti, ma con particolare forza i giovani alla ricerca del primo impiego (in Italia siamo a quota uno su tre). Si tratta di uno degli aspetti del gap generazionale. Celli è un papà e può essere giudicato come tale. Da questo punto di vista, si è guadagnato il mio affetto.

2. Ero sul punto di lanciare il grido collodiano di “Babbino, babbino!” quando mi sono ricordata che Celli non è un papà qualunque. Ex direttore generale della Rai, attuale direttore di una costosa università privata, quando Celli dice «questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista» sta parlando dei portaborse dell’Università (anche della sua) e delle veline e dei tronisti della televisione (anche della sua). Celli fa parte della classe dirigente e deve essere giudicato come tale. Da questo punto di vista recitare non il mea ma il sua culpa ha come minimo dell’auto-assolutorio.

3. Fatto questo distinguo tra Celli-babbino e Celli-babbo-di-minchia, mi sono incazzata. Non solo la classe dirigente della generazione che ci precede ha la sua responsabilità nell’aver costruito questo Paese di politici rampanti, portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false, ma ci viene anche a dire cosa fare. Voi avete fatto il pastrocchio e noi dobbiamo levare le tende? Va beh che le colpe dei padri ricadono sui figli e che Cat Stevens cantava you’re still young, that’s your fault, ma non siamo mica burattini.

Anch’io ho un consiglio da darle: visto che è abbastanza potente da rappresentare una voce nel dibattito pubblico e ancora abbastanza pimpante da mandare lettere aperte, veda di mandarne qualcuna contro quello schifo del ddl Gelmini, oppure di scrivere un pensierino sul ruolo femminile per la crescita sociale e culturale del nostro Paese. Io sono giovane e farò quello che posso. E se me ne vado dall’Italia lo decido io.

A cuccia, babbo.

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2 commenti leave one →
  1. Omofiliaco permalink
    4 dicembre 2009 10:56

    Oltre a dirmi assolutamente d’accordo con te – facendo parte di quella generazione 1000 euro che si è spostata fra i trenta e i quarant’anni (escludendo i pensionati con la minima, sennò dobbiamo aggiungere anche la generazione degli ultra sessantenni), ti segnalo questa perla uscita qualche tempo fa su “La Stampa”. Sono sicuro che ti piacerà. Buona lettura

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6386&ID_sezione=&sezione

  2. Carneade permalink
    4 dicembre 2009 22:15

    Cazzo se hai ragione! Una persona col suo potere che dice “Eh già, è tutto una merda…tutti fuori dalle palle, ragazzi!”…ma se ne andasse lui, per dio. Trovo già una cosa discutibile scappare di fronte ad un problema, ma raccomandare di farlo quando il problema non è il tuo…vaffanculo.

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