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Rage is a gift

5 dicembre 2009

Ho riflettuto a lungo su cosa scrivere in questo post. Senza molti risultati, tuttavia: mi lascerò guidare dall’ispirazione del momento (e ve ne chiedo perdono sin d’ora).

Inizio dalla notizia: Maurizio Gasparri ha presentato un ddl per modificare il primo articolo del Codice Civile, che attualmente (e si spera anche in futuro) recita: “La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita”. Gasparri vuole che la capacità giuridica sia spostata al momento del concepimento. Insomma, ci siamo: checché ne dica l’autore, questa proposta è un attacco diretto alla 194, che permette l’aborto proprio in quanto afferma – diversamente – che lo stato “tutela la vita umana dal suo inizio“.

Come ultima reazione alla faccenda della Ru486 non c’è male, devo ammettere.

Mi si presentano diverse opzioni: potrei, ancora una volta, proporre una riflessione che metta in evidenza le ragioni che stanno alla base della 194, il motivo per cui questa è una legge equilibrata che non deve essere messa in discussione, ma potenziata nell’applicazione di quelle parti che prevedono la tutela della maternità, la rimozione degli ostacoli di natura socio-economica e via di seguito.

Potrei, come più di una volta io e Isaroseisarose abbiamo pensato di fare, mettermi ad elencare tutte le paradossali conseguenze che scaturirebbero dalla proibizione dell’aborto e dall’imposizione della gravidanza di stato. Potrei, come fa qualcuno in modo molto brillante, provare a immaginare che cosa succederebbe se si provasse ad arretrare ancora un pochino l’argine della tutela. Chessò, agli spermatozoi e agli ovuli.

Tuttavia, oggi non ho proprio voglia di contribuire ad un confronto aperto sul piano intellettuale sapendo che interesserà soltanto a quelli che già la pensano come me. Perché il punto è che a loro non interessa un fico secco di quello che penso io, o di quello che pensano milioni di altre donne o uomini che desidererebbero vivere in uno stato laico e democratico.

No: l’aria che tira è tutt’altra. E io sono stanca di sentire la mia intelligenza umiliata ogni giorno da gente come questa (godetevelo in tutto il suo splendore). Sono stanca di sentire milioni di cazzate che passano impunite ogni giorno – a questi risponde il PD, per capirci – per giustificare una politica prona al Vaticano o agli interessi mafiosi di turno. Ma la teocrazia no, no, no. Tanto meno se propugnata da un branco di puttanieri e cocainomani corrotti (niente contro gli uni e gli altri: a patto che non pretendano di ergersi ad autorità morali). Per quanto possiamo accettare di essere trattati come degli imbecilli? Fino a che punto intendono arrivare?

E’ ora di essere arrabbiati, e di mostrarlo: la rabbia è il segnale di ribellione più immediato e genuino da parte del nostro cervello, dei nostri sentimenti, della nostra intelligenza (e ancora di più ci uniamo alla piazza di oggi).

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4 commenti leave one →
  1. Omofiliaco permalink
    5 dicembre 2009 21:15

    Che dire? La questione dei diritti civili dell’embrione è una vecchia storia. Anche l’elefantino Ferrara diceva di non aver nulla contro la legge 194; sua unica richiesta era che nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e nella Costituzione si modificasse la dicitura che riguarda la tutela della vita umana, aggiungendo “fin dal suo concepimento”. Cosa volete che sia? Una modifica da nulla. (Sì sì, hai detto bene sauerophelia: ci considerano dei coglioni distratti). Stesso discorso per la brillante idea di Gasparri (sono sorpresissimo che abbia idee, fra l’altro; meno sorpreso di quanto siano pietose offensive scadenti etc.). Certo, se ci limitassimo alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo che, come è chiaramente visibile ogni giorno, non interessa a nessuno, ché altrimenti non esiterebbero Stati che praticano la tortura, che condannano a morte, che legittimano la mutilazione genitale e via dicendo, quasi si potrebbe credere a Gasparri (l’elefantino, dopo la débacle elettorale ha avuto il buon gusto di farsi un poco da parte). Discorso diverso per la Carta costituzionale, perché a essa inevitabilmene e giustamente debbono rapportarsi tutte le leggi dello Stato. Allora il nostro geniale Gasparri, per non fare troppa fatica, opta per una modifica del codice civile. E le domande che mi faccio sono: non mollano proprio mai? Non hanno il senso del limite? Del ridicolo? Non riescono proprio ad accettare l’idea che la 194 è la dimostrazione che, per un ahimè troppo breve periodo, l’Italia ha anche saputo essere un paese civile e, finalmente, non confessionale? Ma per non scomodare i massimi sistemi, questa gente non si rende conto delle implicazioni giuridiche implicite nell’accordare diritti civili a un grumo di cellule? Non si rende conto che questo comporterebbe una modifica radicale dell’intero corpus giuridico – perché si tratta di istituire una figura giuridica del tutto nuova alla quale diventa inevitabile adattare un intero sistema, ché altrimenti il riconoscimento dei diritti sarebbe solo parziale e incompleto? Ma soprattutto: perché, cazzo, perché in questo paese si passano le giornate a occuparsi dei morti e dei non nati e per i vivi non si fa nulla? A me della vita dopo la morte non interessa niente; già mi ammorba questa, figuriamoci poi risvegliarsi e vivere in eterno. La sola idea mi terrorizza. Classe politica del cazzo, fai qualcosa per i giovani disoccupati; ma anche per chi a quarant’anni si trova per strada; per gli studenti con le università senza mezzi; per i pensionati che dopo aver lavorato una vita scoprono che se avessero tenuto i soldi nel materasso avrebbero fatto una scelta vincente; per le famiglie che non hanno i mezzi per pagarsi costosissimi asili nido; e l’elenco protrebbe continuare a lungo. Poi, ma solo poi, se proprio non ne puoi fare a meno, pensiamo ai diritti dell’embrione. E anche a quelli dei precursori dell’embrione: come la mettiamo col ciclo mestruale? E poi, scusatemi la volgarità, se andiamo avanti così fra poco un pompino sarà cannibalismo e la masturbazione genocidio. Che strazio.

  2. sauerophelia permalink
    6 dicembre 2009 21:00

    Ah. Questa vicenda dura ormai da troppo tempo: la legge 194 è nel mirino di questa specie di destra della quale siamo in ostaggio ormai da troppo tempo, e la cosa che a me fa veramente incazzare è che a tutta quella gente non importa proprio nulla dell’embrione, della vita, dell’anima, e di tutte le cose di cui vanno predicando. E’ soltanto una questione di strategia politica, giocata ovviamente sulla vita e sui corpi delle persone, di preferenza sui corpi delle donne, da sempre luoghi privilegiati delle dinamiche di potere. Io so solo che questa per loro sarà una battaglia molto dura, perché il giorno in cui avranno la pessima idea di approvare questo ddl e toccare la 194 si troveranno le strade e le piazze invase di donne inferocite, e allora li salvi chi può. Anzi, non li salvi nessuno perché meritano la peggiore fine (politica) possibile. Questo paese ha bisogno di opposizione, e non parlo di partiti (anche volendo non potrei, ahimé), parlo di persone come quelle che si sono viste in piazza per il no B-day, un mare di persone a mostrare finalmente quella rabbia che di solito esprimono nel privato, nei blog, al bar; ma non solo la rabbia (che da sola non serve a nulla): anche un grande amore per l’Italia. La mia speranza è che le persone siano sufficientemente esasperate dal modo in cui la dignità di questo paese viene violentata ogni giorno da non permettere mai più, dopo la fine di questo governo – perché ci sarà pure una fine, per la miseria – il ricrearsi di una realtà anche solo lontanamente simile.

  3. Omofiliaco permalink
    7 dicembre 2009 16:23

    Sì sì, è solo strategia politica, e fra l’altro, della più bieca e più schifosa. Perché la politica, nella sua accezione più nobile, sarebbe qualcosa di utilissimo, una missione di civilizzazione, e esercitarla dovrebbe essere considerato un onore e un onere, una responsabilità nei confronti di chi, con fiducia, delega attraverso il voto la propria sovranità ad altri. Ma questo, ahimè, è un discorso che fa il mio io idealista, quello troppo imbevuto di grecità per non pensare che la politica dovrebbe essere quella di Platone e Aristotele; quella del Pericle di Tucidide. Il mio io pessimista, o meglio catastrofista, è schifato e orripilato dallo scempio che questi stronzi orrendi fanno di qualcosa che dovrebbe tendere al bene come concetto etico, sociale e anche economico. E invece si fanno i fatti propri a spese nostre, non solo monetarie. E qui io sono più pessimista di te perché, come ho già scritto altrove, il berlusconismo ha aperto una piaga profonda e purulenta nella coscienza di molti, troppi italiani; ha amplificato e legittimato comportamenti che erano già parte del nostro dna e che ora possono crescere e prosperare grazie all’esempio deteriore dei massimi esponenti della vita del paese. Insomma, temo che non basterà l’uscita di scena del puparo e dei suoi pupi, ché il danno fatto e tale da sembrare faticosamente sanabile. Certo – spiraglio di ottimismo – l’esistenza di persone come te, come noi, fa sperare che qualcuno ci sarà a raccogliere i cocci e rimettere insieme la dignità e il decoro e la fierezza di questa povera povera Italia. E dire che io non sono mai stato molto patriottico. Però, da quando esiste politicamente mister B., mi viene spontaneo ricordare soprattutto ai miei amici stranieri che l’Italia è un’altra cosa; che c’è molto altro e di molto diverso dal modello che il nostro luminoso premier propone. E allora speriamo in bene

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