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La crisi ha colpito la tua attività? Metti una donna in vetrina!

18 dicembre 2009

L’acuto proprietario di un bar di Milano ha avuto l’idea geniale (ma come gli sarà venuto in mente??) che per attirare un maggior numero di clienti occorra mettere delle cubiste in  vetrina. Questa è la via più sicura per risollevare i propri affari, avrà pensato il brillante imprenditore. Chissenefrega se anche questo incentiva l’idea che la donna debba sempre essere e rappresentare un oggetto per il piacere maschile…

Qui le immagini.

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2 commenti leave one →
  1. sauerophelia permalink
    19 dicembre 2009 08:17

    Sicuramente funzionerà, non c’è che dire.

    Forse – inizio a pensare – dovrebbero essere le donne a rifiutarsi di essere coinvolte in uno spettacolo di questo tipo. Se continueranno/continueremo ad esserne complici si potrà andare soltanto in peggio. Ma c’è sempre quella stramaledetta tendenza di origine probabilmente psicanalitica per la quale le donne hanno spesso bisogno di sentirsi esplicitamente ammirate (per usare un eufemismo) per sentire di valere qualche cosa.

    Inoltre: sembra una nota di colore, ma questa ragazza studia alla Cattolica; evidentemente non si tratta di una scema che non ha altre possibilità che scoprire le cosce per occupare le sue giornate, quindi ci dovrà pur essere una ragione (soldi a parte) per cui, tra i mille lavori che può fare, sceglie proprio quello che la fa strusciare contro la vetrina di un bar.

    Ora, il punto è il seguente: possibile che in un paese civile e moderno non ci siano altri ambiti dell’attività umana nella quale investire l’intelligenza delle giovani generazioni? E’ evidente che la risposta è no: gli ambiti a cui le nostre intelligenze potrebbero dare un contributo sono occupati – anzi, colonizzati – dai “vecchi”.
    E le ragazze che studiano alla Cattolica ballano mezze nude in un bar, invece che fare ricerca all’avanguardia in un laboratorio o chessò io.

  2. antigonexxx permalink*
    20 dicembre 2009 10:36

    sono d’accordo con tutta la tua analisi. Evidentemente c’è bisogno della complicità di noi donne perchè queste cose si realizzino. Dici che è un problema di autostima e di accettazione?evidentemente ci sono donne che, nel momento in cui diventano “oggetto” dello sguardo maschile si sentono apprezzate. Non riesco a capire però come si possa scendere così in basso da strusciarsi contro una vetrina…
    Probabilmente si ha più successo così che non facendo ricerca in un laboratorio…siamo passate dall’essere confinate in una casa, come le nostre nonne, che vivevano per curare i loro mariti e figli, ad essere confinate in “vetrine” dove l’unico scopo è far divertire quei mariti e figli…

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