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La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla

22 dicembre 2009

Questa è l’idea di bellezza che un’associazione (DonnaDonna Onlus) tenta di trasmettere con la realizzazione di un calendario alternativo, per il quale hanno posato donne di ogni età, taglia e professione, che ha lo scopo di sensibilizzare le persone rispetto ai problemi alimentari che affliggono moltissime donne in Italia.

In questo periodo dell’anno siamo tartassati dalle notizie più o meno quotidiane dell’uscita del calendario di questa o quell’altra gnocca.

Qualche tempo fa, tentando di andare in una diversa direzione, vi avevamo segnalato questo video sulla bellezza autentica e i problemi alimentari.

Che ne pensate?

Mi piacerebbe aprire un dibattito sulla bellezza, che sia perfettamente fine a se stesso. Vorrei sapere, donne e uomini, che cosa pensate che sia, la bellezza. Mi riferisco alla bellezza squisitamente legata ai nostri sensi, non a quella dell’anima.

Che cosa significa che una donna è bella? E che cosa significa che un uomo è bello? Che differenza c’è – se c’è – tra il giudizio estetico che si dà di un uomo e quello che si dà di una donna? Hanno la stessa importanza?  E la stessa funzione dal punto di vista sociale?

Non tutte le risposte a queste domande sono ovvie come sembrano.

[Il titolo è una citazione di David Hume]

6 commenti leave one →
  1. 22 dicembre 2009 12:25

    Mah … personalmente mi chiedo quale sia l’utilità di fare calendari come quello sopra. Cosa si vorrebbe dimostrare? Che le donne “vere” sono altre rispetto a quelle “di plastica” proposte dalla TV? Siamo d’accordo: le donne proposte dalla TV sono di sicuro una minoranza ben selezionata, secondo certi parametri. Tuttavia non credo che queste iniziative possano avere qualche risultato, proprio perché usano gli stessi mezzi che usano coloro che vorrebbero combattere (mass media ecc…), ovvero il calendario, la donna in mostra, l’esibizione di corpi, visi, forme ecc…
    Insomma, si vuol lanciare un messaggio che dica “guarda che non solo Claudia Schiffer, Naomi Campbell ecc… sono belle, ma lo sono anch’io”.
    E con questo già, come donne, ci sottomettiamo alla schiavitù dell’essere belle, al doversi proporre in ogni caso come oggetti piacevoli allo sguardo (anche se secondo un’altra prospettiva, non lo nego).
    Magari (ma non lo credo) si otterrà che vengano considerate belle anche donne che non pesano 40 kg, e quindi? Il punto non cambia: si cerca comunque, e solo, di apparire.
    Una vera vittoria si avrà quando le donne non si sentiranno “minacciate” alla vista delle modelle & co., quando l’esibizione costante e onnipresente di cosce chilometriche e seni sodi avrà causato talmente tanta assuefazione nelle donne (almeno) da risultare ormai indifferente. E soprattutto quando la bellezza (qualsiasi cosa sia) non sarà qualcosa in cui investire, per nessuno. Fintantoché una donna riterrà di valere di più perché più bella di un’altra (o di meno perché meno bella), i problemi alimentari delle donne (e i problemi analoghi) ci saranno sempre. Si dirà che sono gli uomini ad aver creato questa situazione. E’ possibilissimo. Ma questa mi pare anche l’unica situazione di sottomissione femminile in cui le donne siano tanto complici quanto gli uomini, più carnefici che vittime.
    Non stiamo parlando di stupro, violenze di vario tipo, sfruttamento della prostituzione, impossibilità di controllare la propria fertilità (contraccezione, IVG) e simili. Questi sono i veri problemi delle donne.
    Se le donne si sentono “vittime” perché continuamente confrontate con immagini femminili irraggiungibili, secondo me il problema è solo loro (cioè nostro), perché:
    – le donne “belle” (secondo lo standard) sono chiaramente complici in questa situazione, se non le dirette promotrici di un sistema basato sul corpo anziché sulle competenze (se loro si rifiutassero, il palco cadrebbe)
    – le donne “meno belle” si adattano a soffrire per la loro “inferiorità estetica”, anziché rifiutare completamente, e dalle basi, qualsiasi possibilità di competizione, come sarebbe giusto fare, e cercando quindi ridicolmente di sembrare più magre/belle/alte/sexy ecc… di quello che sono, con il risultato di propagare a loro volta la mentalità donna bella = donna di valore e donna “brutta” = non donna.
    In entrabi i casi si tratta di un autogoal completo.
    Anoressia, bulimia ecc… sono problemi, ma sono problemi che non dipendono da un nemico esterno da combattere. L’unico modo per superarli è fare un lavoro di introspezione e di analisi su di sé: non serve a nulla dire alle donne che hanno questi problemi “ehi guarda ci sono anche le donne grasse, non è necessario essere magre per essere belle”. Lo sanno benissimo che le “grasse” ci sono, e non vogliono certo farne parte.
    Non serve a nulla dire alle donne che si sentono brutte “ci sono tanti tipi di bellezza, anche tu sei bella”. Non è vero, e lo sanno: per loro la bellezza è quella proposta dai canali tradizionali del potere, e a meno che non operino su di sé una trasformazione tale da rendere la loro visione del mondo una tabula rasa dalla quale partire da zero, non cambieranno idea solo perché qualche donna “normale” si mette un telo rosso e posa per un calendario. Neanche gli uomini inizieranno a vedere “belle” le donne che consideriamo “normali” solo perché fanno un calendario o cercano di sensibilizzare sulla questione.
    L’unico modo per cambiare la propria visione delle cose è estraniarsi completamente dal sistema (il modo più veloce per iniziare: eliminare la TV! Garantisco che è efficacissimo, e non solo per questa questione…), rendersi conto che i problemi veri sono ben altri (tanto per dirne un paio: inquinamento, ingiustizie sociali, la situazione femminile in certi paesi… In certi paesi, forse, le donne vorrebbero poter mangiare almeno 1/4 di quello che una bulimica o un’anoressica occidentale si permettono di buttare nell’immondizia), e capire che non siamo prima di tutto “oggetti da guardare” ma persone con un proprio ruolo nel mondo, e con diritti e doveri anche nei confronti di altri esseri umani. Se continuiamo a guardare la Tv e a leggere i rotocalchi femminili demenziali dove ad un articolo di moda si alterna la foto di una modella in bikini, è ovvio che non ne verremo fuori. Le “sensibilizzazioni” sono sciocchezze che lasciano il tempo che trovano. E sono però anche dannose, secondo me: meglio non parlare affatto di calendari&co… Già parlarne (creandone uno “antitetico”) dimostra che attribuiamo loro importanza. E invece non ne hanno. Non ne devono avere per noi.
    Che esempio danno le donne mature che si mettono a fare un calendario “alternativo”, a quelle più giovani? Per me danno un’impressione tristissima. Sembra che dicano: sono così poco convinta del mio valore da aver bisogno comunque di essere riconosciuta per una mia eventuale bellezza, per una mia “attitudine” a essere presente su un calendario.
    Non è questo il modo di combattere il sistema. Così lo si favorisce e basta.
    Non si deve attendere che qualcuno ci liberi dai “demoni dell’apparenza”. Non lo farà mai nessuno, dobbiamo farlo noi e basta.
    Smettiamo di acquistare cosmetici, farci lampade, fare shopping inutile, comprare creme anticellulite e idiozie analoghe… sarà un passo avanti, non solo per la nostra psiche ma anche per il nostro portafoglio. E sicuramente anche per il benessere del pianeta.
    Ribadisco che secondo me questa è solo una situazione di vittimismo egoistico. Non ci sono diritti da conquistare qua. C’è solo consapevolezza da raggiungere: non la consapevolezza della propria “bellezza sempre e comunque”, ma la consapevolezza della non importanza della bellezza.

    Un testo interessante, comunque, sul cosa sia la bellezza femminile e sul perché ci sia ora questo canone imperante di bellezza è “The Beauty Myth” di Naomi Wolf, che propone il concetto di “Iron Maiden” (La fanciulla di ferro). In sintesi: venuti a cascare i tradizionali doveri che rendevano una donna degna di essere considerata “di valore” (ossia, verginità, castità, essere moglie&madre esemplare), l’unico valore che le donne si sentono obbligate a incarnare (anche se però non vi sono vere costrizioni esterne come in passato) è quello della bellezza, intesa però non in senso “umano” ma in senso “sovrumano”, da Wonder Woman appunto, irraggiungibile.

    Grazie per lo spazio.

  2. antigonexxx permalink*
    22 dicembre 2009 18:30

    Personalmente non reputo l’idea così stupida e sbagliata. Ovvero far vedere che ci sono donne, ugualmente belle, anche se non secondo i canoni estetici imposti, lo trovo abbastanza efficace (io mi sento un po’ meglio…). Lo sarebbe ovviamente di più se si trattasse di un’operazione continua e non isolata. Purtroppo viviamo in una società in cui i media definiscono quelli che sono gli standard di comportamento, di bellezza, di moralità etc. Non credo che la soluzione sia il fingere che non sia così. Spegnere la tv, non leggere giornali, non navigare su internet significherebbe privarsi di fonti importanti per conoscere il mondo in cui viviamo. Ed è lì che ci bombardano con lo stereotipo della donna perfetta e irraggiungibile. Per sconfiggere questa ‘immagine’ occorre proprio, a mio avviso, usare nuove ‘immagini’ di bellezza.
    Il problema del modello estetico proposto oggi, rispetto a quelli a cui da sempre le donne sono sottoposte, è che non solo è inarrivabile, non solo è deleterio dal punto di vista della salute della donna, ma è anche un modello innaturale. La possibilità di raggioungerlo implica nella stragrande maggioranza dei casi un lavoro costante su se stesse: niente cibo, ore di sport al giorno etc. Per adeguarvisi una donna deve cioè rinunciare ad un sacco di cose e concentrarsi quasi totalmente su di esso. Mentre una volta, credo, la bellezza era più il frutto della natura che non del lavoro, ora la bellezza diventa frutto di un lavoro artificiale e costante (vi ricordo che il mercato dei prodotti legati alla bellezza non ha subito alcun calo nonostante la crisi…). Non è che nel momento in cui non siamo più state relegate dentro una casa, hanno dovuto trovare qualcosa per impedirci di realizzare in pieno noi stesse? mi sa che siamo passate da una prigionia fisica ad una mentale. In entrambi i casi non possiamo certo definirci come libere…

  3. sauerophelia permalink
    23 dicembre 2009 07:21

    Cara Lucrezia, non sono molto d’accordo con quello che dici.

    Innanzi tutto, quando osservi che questa iniziativa è destinata a non avere alcun risultato perché usa gli stessi mezzi su cui scorre il tipo di cultura che si vuole combattere, rischi a mio avviso di sottovalutare l’immensa importanza che questi mezzi – ci piaccia o no – hanno nel mondo in cui viviamo. Se si tenta di mandare un messaggio diverso, non credo sia molto utile farlo usando canali diversi: o meglio, va bene usare tutti i mezzi possibili e certo il calendario non è la prima cosa che mi verrebbe in mente [questo blog esiste per occuparsi di questa e altre faccende], ma nel momento in cui si parla di bellezza si parla di immagine, di sensi, di vista, e non vedo molte alternative al fare un discorso sull’immagine se non per mezzo dell’immagine stessa.

    Se poi vogliamo affermare, come mi sembri proporre nel tuo commento, che la bellezza e le immagini non devono avere importanza, mi sembra non solo un obiettivo poco realistico, ma anche poco sensato: perché rinunciare ad apprezzare la bellezza nelle persone e nelle cose? Quello che conta è la libertà di decidere che cosa apprezzare come bello e che cosa no.

    Quanto al fatto che secondo te i veri problemi delle donne sono altri, credo che l’imposizione di un modello unico a cui tutte le donne si devono sottomettere per essere socialmente accettate, con tutte le drammatiche conseguenze che comporta, sia una violenza di tale gravità da porre il problema tra i più gravi. Non sono d’accordo, infatti, nemmeno quando dici che “Se le donne si sentono “vittime” perché continuamente confrontate con immagini femminili irraggiungibili, secondo me il problema è solo loro. Anoressia, bulimia ecc… sono problemi, ma sono problemi che non dipendono da un nemico esterno da combattere”. Innanzi tutto, il fatto che l’intera società prema in una direzione non è un fattore poco rilevante per il singolo individuo, indipendentemente da quanto il singolo individuo sia cosciente di sé e dotato di autostima. E non sono certo un’esperta di disturbi alimentari ma quello che so è che a) non si tratta di un problemino che si risolve con l’introspezione e l’autoanalisi. Si arriva ai ricoveri in ospedale, all’alimentazione forzata con il sondino naso-gastrico e si seguono anni e anni di terapie; sempre se si sopravvive b) sebbene i disturbi alimentari abbiano indubitabilmente la loro radice nella psiche e nella storia della persona che si ammala, è evidente e riconosciuto (http://www.epicentro.iss.it/problemi/anoressia/anoressia.asp) che il modello imposto dalla società ha un ruolo distruttivo sui comportamenti alimentari, soprattutto su quelli delle adolescenti.

    Quindi, credo che lottare contro questo sistema sia necessario anche con metodi come quello, perché possiamo fregarcene finché vogliamo, possiamo spegnere la tv e chiudere le riviste che troviamo dal parrucchiere (a questo proposito appoggio quanto scrive Antigone), ma il problema rimane lì, e i calendari hanno importanza perché ce ne sbattono in faccia ogni anno a decine, e se magari a noi non fanno molto effetto (sicure?), lo fanno comunque a molte altre persone. Fa effetto alle donne, che avrebbero invece bisogno di sentirsi “legittimate” nel loro essere belle in un senso che è ben espresso dal titolo del mio post, e fa effetto agli uomini, che avrebbero bisogno di essere rieducati. Perché le conseguenze sul loro modo di guardare le donne si vedono eccome (o perlomeno le vedo io).

    In sostanza, non credo ci sia nessun “vittimismo egoistico” nelle donne che si lamentano per lo standard di bellezza imposto. C’è ragione, la ragione di chi ha il diritto di non essere considerata brutta soltanto perché non è alta un metro e ottanta, ha meno di una terza come taglia di reggiseno, ha la cellulite sulle cosce, o i fianchi un po’ più larghi. La bellezza è un bene a cui tutti dovrebbero avere accesso. Non è vero che non è importante, Lucrezia: è importante per tutti, ma deve essere LIBERATA.

    Chi sottrae alle donne la possibilità di essere belle fa loro violenza. E, come si legge nel testo di cui do il link qui sotto, il canone di bellezza femminile nel mondo occidentale contemporaneo potrebbe non essere che un nuovo strumento di controllo e sottomissione.

    http://www.paceediritti.it/wcm/pace_diritti/sezioni/Pubblicazioni_documentazione/Pubblicazioni/grigio/Biagiarelli/05_donne_società.pdf

  4. 23 dicembre 2009 14:54

    Ciao a tutte,

    siamo sicuramente d’accordo che la “bellezza” di tipo irraggiungibile che ci viene proposta è solo un altro mezzo, più moderno, di tenerci sotto controllo. Anzi, questa è anche la tesi di fondo del testo che indicavo alla fine del mio post precedente.

    Ma secondo me questo modo di controllo, a differenza di altri (minacce di violenza fisica, leggi contro le donne e contro la loro autodeterminazione ecc… che da pochissimo abbiamo lasciato (forse) alle nostre spalle e che in alcuni paesi ancora vigono), ha il “vantaggio” che non può veramente, oggettivamente, materialmente, essere imposto. E scusate se è poco.
    Per me c’è una differenza abissale tra il rischio di essere lapidata per aver indossato un paio di jeans o per avere avuto un rapporto sessuale non “legalizzato”, o non poter abortire perché si vive in una teocrazia misogina, da una parte, e andare in depressione – con quel che ne consegue – per essere bombardata costantemente da immagini di bellezza femminile irraggiungibile, dall’altra.
    La differenza è che non mi viene puntata una pistola alla tempia se non mi adeguo a diventare una 38, detta in modo molto spiccio e brutale.

    Non sto dicendo che questo non sia un problema. Sto dicendo che è un problema minore e, credo, risolvibile dalle donne stesse, ognuna nel proprio piccolo. Questo blog è sicuramente un mezzo utile per farlo: qui si parla, si discute, si rendono note delle cose che altrimenti a molte/i non lo sarebbero. Io personalmente sono felice che ci sia un luogo del genere per poter sentire anche l’altra versione delle cose. Internet in generale è così, nel bene e nel male (poi io non so voi, ma io vado in internet ogni giorno, eppure non mi capita mai di vedere le solite immagini proposte dalla TV che vedevo anni fa quando la tv ce l’avevo … Internet se non altro ti permette di scegliere ciò che vuoi vedere e ciò che non vuoi – secondo me mettere nello stesso calderone TV, rotocalchi e internet è generalizzare troppo: non guardo la Tv e non leggo certo Donna Moderna e simili, eppure non credo di essermi “tagliata fuori dal mondo”).

    Quello che contesto delle iniziative come quella del calendario è che dà l’impressione che le donne veramente – come dice antigone – passino buona parte del loro tempo a pensare a questo, alla “bellezza”, che non dico sia irrilevante, ma che viene grandemente sopravalutata, e dalle donne stesse.
    Perché i maschi non fanno un calendario di protesta contro l’imposizione di miti della bellezza maschile come Brad Pitt o che ne so, Johnny Depp? Se i “brutti” di questo mondo facessero un calendario analogo a quello sopra, noi donne inizieremo per questo a considerarli più attraenti, o semmai alla pari, dei belloni da calendario, esteticamente parlando?
    Non credo proprio. Io personalmente continuerei a considerare Brad Pitt più bello di Danny De Vito, ad esempio, senza togliere che De Vito possa avere tutti i pregi e le caratteristiche piacevoli che avrà come persona, e senza togliere che magari potrebbe essere (invento, eh) più simpatico e amabile di Brad Pitt. Ma se si parla di bellezza, credo che quasi per tutti BP sia più bello di DDV, anche per chi non trova simpatico BP…
    Se però domani DDV volesse fare un calendario che dica a quelli che in lui si riconoscono “Tu sei bellezza”, a me sembrerebbe semplicemente patetico.
    Non lo dico per cattiveria, al contrario, ma perché penso che una cosa importante per definirsi adulti è saper riconoscere i propri limiti: che senso ha che una donna, o un uomo, che sono ben altro che un insieme di caratteristiche fisiche, tentino di sembrare qualcosa che non sono? Che senso ha che un Danny De Vito cerchi di passare per un Brad Pitt? Se io prima, poniamo, apprezzavo Danny De Vito come persona, con una mossa come quella del calendario sono sicura che finirei per apprezzarlo di meno, perché mi darebbe l’impressione di una persona debole, insicura, bisognosa di conferme, interessato ad adeguarsi alla massa anziché spiccare nella sua originalità.

    “Chi sottrae alle donne la possibilità di essere belle fa loro violenza”. Ma cosa vuol dire ciò? Chi è che “sottrae”? C’è qualcuno che si possa colpevolizzare di ciò? Se diciamo “le aziende di cosmetica”, i “chirurghi plastici”, la “moda” ecc… sono categorie e istituzioni che fanno quello che fanno perché possono farlo. C’è un modo semplice per impedire loro di avere tanto potere nelle nostre vite: boicottare i loro prodotti. Io, ad esempio, da anni non compro cosmetici di nessun tipo né mi tingo i capelli né cose analoghe… Non dico che sottrarsi all’influenza di tutte queste istituzioni potenti sia facile. Non lo è. Come non lo è stato per le nostre nonne lottare per la parità, l’aborto, i diritti.
    E’ una guerra, e in una guerra si combatte, non ci si pavoneggia: ci danno fastidio le supertopmodel ad ogni piè sospinto? Benissimo, cominciamo a decostruire dalle basi l’idea stessa della top model. Ma non lo si può fare dicendo “siamo tutte top model” bensì vivendo la propria vita come esempio contro quel sistema, ovvero non facendo tutte quelle cose che l’idea di topmodel è stata creata apposta per farci fare (comprare, spendere, soffrire, consumare, fare diete da fame, sport che non ci piacciono solo per mantenerci “in forma” ecc… ecc…).

    Se poi diciamo che la bellezza è un diritto di tutte, che la bellezza deve essere “liberata”, che la bellezza non è definibile secondo uno standard imposto dall’alto, questo è secondo me un discorso un po’ ambiguo. Primo, dire che tutto è bello, perché quello che a me sembra brutto a un altro sembra bello e viceversa, equivale a dire che nulla è bello, e che quindi la categoria stessa di bellezza non esiste (intendiamoci, per me questo andrebbe benissimo!). Se però vogliamo continuare a mantenere la categoria di bellezza perché vogliamo continuare a fregiarci dell’epiteto “belle” (poiché è un nostro diritto… ma chi l’ha detto?), ne consegue che esiste anche la bruttezza. Non può esserci qualcosa di bello se d’altra parte non c’è qualcosa di brutto, o di irrilevante e insignificante, se non altro. Chi verrebbe, quindi, a essere etichettato come “non bello”? Quali sarebbero i confini della bellezza? Chi entra a farne parte e chi no? E quelli/e che non entrano a farne parte, devono sentirsi discriminati, emarginati, limitati nei loro diritti?
    E’ per questo che io dico che, se vogliamo superare questo problema, puntare sulla categoria “bellezza per tutte” nel tentativo di esservi incluse è molto più controproducente che utile, perché finirebbe per eliminare una categoria “scomoda” per farla rinascere poi in altra parte, con altro nome magari (“fascino”, “sensualità”, “eleganza” ecc…).

    Infine, non intendevo certo dire che chi ha raggiunto certi stadi nell’anoressia possa “autoaiutarsi” con l’autoanalisi e simili. Ci mancherebbe! E’ ovvio che in quei casi può fare qualcosa, forse, solo l’intervento medico. Ma all’inizio, quando non ci sono problemi di carattere psicologico personale (ma allora si tratta di un’altra cosa, di una malattia psicologica in primis, non “sociale” com’è l’anoressia degli ultimi decenni dovuta agli standard fisici imposti), si tratta niente meno che di una scelta, e come tale, sta in mano alla persona che la fa. E’ lì che, forse, ci può essere il punto di svolta.

    “…fa effetto agli uomini, che avrebbero bisogno di essere rieducati. Perché le conseguenze sul loro modo di guardare le donne si vedono eccome (o perlomeno le vedo io).”
    L’imposizione del modello “top model” è qualcosa che hanno fatto gli uomini alle donne e a cui le donne sono state prontissime ad adeguarsi, con maggiore o minore successo a seconda dei casi. Dubito che verranno “rieducati” vedendo le donne normali in calendario a contendersi il titolo di miss con le veterane della bellezza. Al massimo verrà loro da ridere. Il tentativo sempre messo in atto dagli uomini è solo uno, cambiano gli aspetti superficiali ma nella sostanza è lo stesso: incasellare le donne dentro categorie e poi dare punteggi di valore alle categorie stesse, per mettere le donne in competizione tra di loro e mantenere il comando (divide et impera). Un tempo erano le “donne oneste” (+) contro le “donne perdute” (-), oggi sono le “supergnocche” contro tutte le altre.
    Non vorrei sembrare più cinica di quello che già sono, ma pensare che, in una guerra che va avanti da secoli, un modo per “combattere” sia ricalcare ancora gli stereotipi e le unità di misura imposte dal gruppo egemone mi sembra alquanto ingenuo.

    Chiudo qui sennò vado avanti ad infinitum.
    Spero che la discussione continui. La trovo molto interessante.
    Ciao a tutte/i!

  5. Carneade permalink
    23 dicembre 2009 16:15

    La discussione è interessantissima e ben condotta: tutte avete un po’ di ragione, secondo me. Certamente, tutti siamo d’accordo sul nocciolo della questione.
    Detto ciò, devo dirmi fondamentalmente d’accordo con Lucrezia. In particolare, mi hanno colpito positivamente, e dunque sottoscrivo, due punti del suo discorso: in primis, la questione “spegniamo la TV”: non posso che dirmi d’accordo. Infatti, e non credo di esagerare nel dirlo, è così grande e preponderante la quantità di schifezze che quell’aggeggio malefico ci vomita addosso continuativamente, che buttarlo dalla finestra è solo un bene. Come dice Lucrezia, ciò non comporta essere tagliati fuori dal mondo. Vuol dire solo rinunciare al canale privilegiato di inquinamento mentale (non solo per ciò di cui stiamo parlando) per favorirne altri che agevolano di più la pluralità di punti di vista e la possiblità di scegliere; almeno per il momento! Poi, quello che di brutto e di bello ci arriva dalla TV, ci arriverà lo stesso: dagli altri canali di comunicazione, dai discorsi circolanti, dalla gente.
    Il secondo punto su cui concordo con Lucrezia è il cuore stesso della sua obiezione: non bisogna cercare di allargare i confini della bellezza per includervi ciò che bello non è. Non ci si riuscirà mai, non ha senso. L’esempio su Brad Pitt e Danny de Vito è calzante. Il problema vero non è, a mio avviso, e credo che Lucrezia condivida (e spero che sia un’analisi condivisible da tutti!), l’irraggiungibilità della bellezza fisica proposta, bensì l’assolutizzazione della bellezza stessa, la sua considerazione come qualcosa che ha un immenso valore in sè, qualcosa che non necessita di essere integrato in un’unità più ricca che si chiama “persona”: è la bellezza, ci viene detto, l’unica vera ricchezza, l’unica imprescindibile. Risultato? Questa unica vera ricchezza va chiaramente accumulata il più possibile, fino a quell’irraggiungibilità per raggiungere la quale si perdono di vista cose più importanti, ci si svaluta, infine ci si ammala.
    Quid ergo? 1)via la TV dalle palle: molta colpa è sua, e i suoi eventuali meriti non sono sufficianti a salvarla; 2)puntiamo tutto su nuovi, buoni modelli, non quelli di una bellezza allargata e, in fin dei conti, abbassata a tutti/e, bensì quelli di una bellezza non più fisica, non più dissociata dalla persona: non è un proposito poco realistico, perchè non si tratta di eliminare la bellezza fisica, che continuerà a giocare il suo ruolo. E direi che non è un problema: il problema è quando noi la facciamo diventare protagonsta assoluta, trasformando, paradossamente, la parte spirituale (passatemi il termine, o se volete sostituitelo con psichico, psicologico, emotivo…) della persona in un supporto materiale per quella che dovrebbe esserne la componente più corporea e invece è trasfigurata ed innalzata in modo bieco.
    Ha ragione Lucrezia: è una guerra. Ma le immagini non sono l’arma di questa guerra: sono uno dei due contendenti; sono il nemico. Non possiamo rispondere con altre immagini, ma con l’esempio, coi comportamenti, con la prassi che forma: è questo il vero opposto delle immagini, è questo che vogliamo e dobbiamo essere, se vogliamo la cultura dell’essere e non più dell’apparire.

  6. Omofiliaco permalink
    24 dicembre 2009 14:28

    Mmmm, bene, da dove cominciare? Lo so, spesso comincio così; è che sono in imbarazzo. Troppe suggestioni interessanti e condivisibili da mettere in ordine nella mia testa, che di suo è piuttosto disordinata. Intanto mi trovo d’accordo con l’eliminare se non la televisione tout court, quanto meno tutto ciò che essa veicola di scadente, umiliante per l’intelligenza e la sensibilità, mediocre: insomma, il 90% della programmazione. Non a caso, e fu profeta, Bonvi nelle sue strisce “Sturmtruppen” già negli anni ottanta la definì “l’arma finale del dottor Goebbels”, per sottolinearne gli effetti radicalmente decerebranti.
    Poi mi preme sottolineare che Saurophelia aveva posto alcune domande alla fine del suo articolo; domande alle quali nessuno ha cercato di rispondere. Oh, non è un rimprovero; è una considerazione a latere. Anche perché queste domande, ritengo, sono vanificate dalla scelta della citazione di Hume: se la bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla, allora possiamo scrivere per anni senza venirne a una.
    Ancora: concordo sostanzialmente con Lucrezia – che ha giustamente e immediatamente dato una forte impronta socioculturale a questa discussione, anche portando esempi e facendo considerazioni di qualità e spessore. Sì, è vero che noi viviamo in una società dove l’immagine è fondamentale, ma proprio per questo motivo credo, come anche Carneade ha scritto qui sopra, che l’idea del calendario sia sbagliata. Io lo so da me che esistono delle bellissime casalinghe e madri di famiglia – ho un amico la cui madre (non più una ragazzina, avendo lui trent’anni) è di una bellezza incantevole; lo so da me che esistono ragazze splendide anche fuori dalla televisione – come la compagna di un altro amico, che brilla di luce propria; e soprattutto, perché è il mio campo di predilezione sessuale specifico, lo so da me che esistono uomini bellissimi che si incontrano per strada. Tutto questo per dire che il problema è: l’immagine è finzione, è studiata per scopi commerciali, secondo logiche di potere socioeconomico, in ogni caso qualcosa se non di falso, sicuramente di incompleto, parziale e tendenzioso. Ed è per questo che ritengo non solo inutile ma anche controproducente fare un calendario per dimostrare che esistono donne e uomini diversi dal canone estetico vigente. Perché se esiste un canone estetico, tutto ciò che non rientra in esso è fatalmente brutto. Perché fare questo significa restare imbrigliati nella logica della finzione, e quindi votarsi alla sconfitta; poiché, detto chiaramente, come si può pretendere di mettersi in competizione diretta con tutte le bellone e i belloni televisivi (ma non dimentichiamo appunto che sono televisivi: so, per averne conosciuto uno che si occupava di preparare i modelli per le sfilate, che esistono truccatori che riescono a fare autentici miracoli con un pennello e un fondotinta di qualità) la cui esistenza si esaurisce nell’essere belli? Una battaglia persa. Ma soprattutto una battaglia combattuta sul campo sbagliato. Ritorniamo alla realtà, riappropriamoci della nostra dimensione di persone a tutto tondo e lasciamo che le ragazze e i ragazzi da calendario figurino nella personale galleria di fantasie erotiche di cui ciascuno di noi è il plenipotenziario allestitore e curatore. Se però vogliamo dare alla bellezza un senso autentico, allora è neccessario riportarala fra gli esseri umani, fuori dalla scatola luminosa e dalle riviste patinate. Anche perché se ho bisogno di procurarmi un godimento puramente estetico preferisco rinchiudermi un pomeriggio intero nella Pinacoteca di Brera o in un una mostra che mi interessi. Questo perché le persone sono belle in quanto persone; e quando sono persone con la loro bellezza fisica, ma anche con la loro ricchezza emotiva, culturale, empatica, diventano anche attraenti. Mi rendo conto che è un’operazione non facile da mettere in atto – lo so per esperienza, essendo certo mondo omosessuale totalmente assorbito dall’idea dell’apparire e dell’apparire solo ed esclusivamente in un certo modo – però condivido l’idea di Carneade che sia necessario spostare l’attenzione alla realtà, all’essere per contrastare efficacemente lo strapotere di una realtà virtuale che dovrebbe essere costituzionalmente debole e invece è fortissima.
    Scusami Saurophelia, come vedi anche io ho ignorato le domande che hai posto alla fine del tuo articolo. O quanto meno non ho risposto in modo diretto. Credo sia perché io ho una radicale esigenza di comunicazione; se non posso comunicare con qualcuno, non sarà mai abbastanza bello per destare il mio interesse. E, ripeto, se di bellezza assoluta vogliamo parlare, allora meglio un Caravaggio a Johnny Depp; e ti assicuro che almeno per me, la visione di un quadro o l’ascolto di una composizione musicale, è emozione e godimento dei sensi prima ancora che intellettuale. Le persone, invece, sono belle solo quando sono persone a tutto tondo, non immagini. Insomma, torno a ripetermi: ricodiamoci che siamo da questa parte dello schermo televisivo e che questa non è una posizione di debolezza, anzi. Noi siamo quelli veri, anche veramente belli. Chi sta nella scatola luminosa non esiste compiutamente, non esiste veramente, non è.

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