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Una curva non fa primavera

13 gennaio 2010

Era da un po’ che l’idea delle “donne vere” era nell’aria, ed ora è successo. La rivista femminile tedesca “Brigitte” ha annunciato che nel 2010 non userà più modelle professioniste per le sue fotografie, ma solo donne “ordinarie”. Ohne Models è lo slogan pubblicitario del 2010.

L’idea ha suscitato varie reazioni e si è così confermata una trovata pubblicitaria azzeccatissima. Non ci vuole la sfera di cristallo per sapere che molti altri seguiranno l’esempio. Come la rivista americana V Magazine, che ha pronto un numero intitolato One Size Fits All, in cui si gioca a “svelare” il potere di Photoshop.

È chiaro che le riviste femminili non sono improvvisamente diventate femministe. Il loro compito è vendere. Ed evidentemente hanno buone ragioni per credere che, dopo anni di costole in bella vista, sostituirle con i rotoli possa avere il suo effetto. Intanto dateci 7 dollari.

Ora, non so cosa ne pensiate voi. Potrebbe apparire l’alba della liberazione dalle modelle rachitiche e sulla soglia della denutrizione. L’illusione è di averle rimpiazzate con donnone tutte curve più vicine alla realtà dei nostri corpi. Contando che il modello femminile veicolato dai media plasma la nostra concezione di bellezza, e dunque l’accettazione del nostro stesso corpo, parrebbe che ci sia da essere contenti. Ma, almeno a mio parere, non dovremmo illuderci.

Il punto è che la bellezza anoressica creava scalpore e faceva vendere. Dopo anni di esposizione a questo messaggio, i rotoli – per contrasto – creano scalpore e fanno vendere. È proprio perché il messaggio precedente ha funzionato e ha messo radici nelle nostre teste che oggi, in quanto consumatori e consumatrici, siamo pronti a far catturare la nostra attenzione dal messaggio diametralmente opposto. E rallegrarsi perché questo potrebbe essere positivo per la salute delle donne sarebbe come esultare per la salute del piede quando la moda passa dal tacco a spillo alle scarpe basse. Il fashion è fashion, e non gliene frega assolutamente niente della salute delle donne. Ciò che importa è vendere. Come si vende? Beh, lesson number one di pubblicità: il tuo messaggio deve attirare l’attenzione, non deve dare l’impressione di già visto è già sentito, deve dare l’impressione di essere nuovo. Così, anche se personalmente apprezzo molto di più la bella donna cicciottella di V Magazine, non vedo alcun contenuto sostanziale che lo differenzi dalla fotografia di una anoressica. Il corpo cicciottello come il corpo anoressico condividono la caratteristica pubblicitaria fondamentale, cioè non attenersi agli schemi classici di ciò che siamo abituati a vedere. Per questo attraggono la nostra attenzione e per questo sono in prima pagina. Punto.

Voi cosa ne pensate?

P.S. Secondo questa logica, nel 2011 la trovata pubblicitaria potrebbe essere ingaggiare – che ne so, per esempio – solo modelle transessuali. Però, che idea. Quasi quasi me la vendo. Ma la ciccia per ora conviene: e dà perfino l’impressione di essere politically correct.

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3 commenti leave one →
  1. supermambanana permalink
    13 gennaio 2010 17:26

    diciamo che l’argomento salute per me ha un peso importante. Ma mi riconosco nel tuo punto di vista, e in particolare e’ il concetto del trend dell’anno (questo tutte cicce, l’altro tutte magre, l’altro ancora tutte 60enni, poi tutte 20enni, poi tutte trans, perche’ no) che mi annoia di piu’. Perche’ se una ha un campionario vasto da scegliere per l’emulazione allora c’e’ meno possibilita’ che si danni per somigliare all’icona del momento.

  2. 17 gennaio 2010 18:53

    Sarebbe una specie di rivoluzione se davvero cominciassero a modificare l’immagine delle modelle nella pubblicità..”loro” con quel martellare ci modificano le percezioni e il concetto di “bello” creando un grosso danno in questo momento all’autostima fisica di tante raazze, soprattutto adolescenti. Per questo motivo sarebbe un cambiamento NOTEVOLE.

  3. 17 gennaio 2010 22:54

    @Bagno Turco
    Sono d’accordo con te: se le pubblicità veicolassero un’immagine femminile “sana”, avremmo tutte da guadagnarci. Quello che dicevo nel post, però, era il contrario: che l’ultima mode delle “donne vere” sia positiva per la salute è completamente accidentale. L’essenziale per il fashion è altro: vendere. Non facciamo l’errore di tirare un sospiro di sollievo.

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