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Nemmeno gli eterosessuali

18 gennaio 2010

La candidata del Pdl alla Presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, interpellata sulle politiche per la famiglia, ha dichiarato: “Io penso alla famiglia che conosco, quella tra un uomo e una donna”, limitandosi ad un no comment per quanto riguarda le coppie di fatto. Ha poi sottolineato che “vita, famiglia, questioni etiche sono per noi idee, valori importanti e fondanti”. Ovviamente il riferimento è all’aborto, alla fecondazione assistita e al biotestamento. Ma oggi proviamo a concentrarci sull’ipocrisia delle cosiddette politiche per la famiglia, tuttavia riservate alla famiglia “classica” composta da, come dice la Polverini, un uomo e una donna.

Siamo proprio sicure che: 1) questo modello di famiglia sia davvero tradizionale? 2) la realtà odierna della popolazione italiana corrisponda a questa rappresentazione?

Sembra infatti che ci si riferisca alla famiglia come se, dalla notte dei tempi, questa fosse stata composta da mamma, papà e rispettivo figliuolo/a. In realtà non è così. Chiedete alla nonna. Ai suoi tempi la famiglia era un grande circolo che includeva persone legate da vari gradi di parentela. Si viveva con gli zii, la bisnonna, i cugini e quella era “la tua famiglia”. I confini della famiglia sono determinati da fattori affettivi e culturali, ma soprattutto sociali ed economici. Il modello Mulino Bianco, ormai entrato prepotentemente nel nostro immaginario come unico possibile, è un prodotto: e un prodotto recente, per giunta.

Dunque, la risposta alla domanda numero 1 è negativa: la vera famiglia tradizionale non è quella composta da un solo uomo e una sola donna in contatto con le proprie famiglie d’origine in modo più o meno sporadico, bensì quella composta da molti più uomini e molte più donne (e molti più bambini) di quanto i preti, la Polverini, e scommettiamo anche la Binetti, non vogliano ammettere.

Quanto alla domanda numero 2, cioè se questo modello valga almeno nel presente, basta una micro-ricerca per rendersi conto del fatto che la realtà è ancora più distante di quanto un osservatore, pur disincantato, potrebbe aspettarsi. Infatti dati Istat relativi al 2007 mostrano che il numero totale delle separazioni e dei divorzi rispetto al numero totale dei matrimoni sfiora il 44%, con numeri che nell’ultimo decennio sono in costante aumento. Abbiamo bisogno di altre prove per separarci dal modello stereotipato di famiglia che ci propongono?

La famiglia modello Mulino bianco, dunque, non è tradizionale, né rappresentativa. Questo modello corrisponde a poco più della metà di tutte le famiglie (eterosessuali) esistenti. Di conseguenza, sarebbe necessario fare attenzione a quello che si dice quando si parla di politiche per la famiglia.

Per fare un esempio, l’Associazione Matrimonialisti Italiani ha recentemente segnalato come gli uomini separati o divorziati obbligati a pagare gli alimenti (fino al 70% dello stipendio) si ritrovino in condizioni di indigenza quasi assoluta. Un papà divorziato può diventare un clochard. Saremmo grate a chi ci volesse spiegare il motivo per cui questa emergenza sociale non avrebbe a che fare con le politiche per la famiglia, in quanto composta da uomo e donna. Forse che un papà divorziato che paga gli alimenti ai suoi due figli non è famiglia, e non può dunque avere accesso a queste restrittive politiche di aiuto?

Senza addentrarsi nella questione delle coppie di fatto e degli omosessuali, dunque, è sufficiente gettare uno sguardo alla complessa realtà delle famiglie “ordinarie” per rendersi conto che la difesa dei valori rischia di trasformarsi in un attacco  – se non una punizione – nei confronti di coloro per i quali quel modello, in cui pure credevano, è fallito.

Scritto a quattro mani da Isaroseisarose e Sauerophelia

13 commenti leave one →
  1. Omofiliaco permalink
    18 gennaio 2010 22:16

    Per parte mia, naturalmente direi, mi trovo in toto d’accordo con voi – per inciso, i padri gettati sul lastrico dagli alimenti e magari, per sovrappiù d’umiliazione e di beffa, anche vittime di misure restrittive per quanto riguarda la relazione con i figli è un dato che mi era già noto e che ho sempre trovato agghiacciante. Temo che il problema si riassuma tutto nella frase “complessa realtà delle famiglie ordinarie”, e, restringendo ulteriormente, nell’aggettivo “complessa”. Mi ripeto, lo so, tuttavia qui sta il punto dolente: la nostra è un’epoca che rifiuta la complessità; è l’età della semplificazione, della banalizzazione, del galleggiare, del bordeggiare, dell’identificare (forse) un problema sapendo che non si ha nessuna voglia di affrontarlo; è l’età dei proclami senza seguito, delle ciarle e del tutto e il contrario di tutto e del “sono stato fraiteso” etc. etc.
    La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni, diceva qualcuno. Le nostre strade sono lastricate di cazzate e di merda. E sono dannatamente lunghe. E la civiltà sta scomparendo all’orizzonte.

  2. 19 gennaio 2010 18:36

    anch’io condivido l’indignazione per le posizioni della polverini, soprattutto visto che la mia famiglia (mi ostino orgogliosamente a chiamarla così) si compone di me e dei miei figli e basta, il capobranco è migrato verso altri e più allettanti lidi. proprio per questo motivo, forse, non condivido affatto, invece, questa grande compassione verso gli uomini separati o divorziati. sorry.

  3. 19 gennaio 2010 22:30

    @lucia
    Anche a me ha fatto una certa impressione scrivere dei padri separati o divorziati, perché so che le madri non se la passano certo meglio (l’esperienza mi dice che gli alimenti sono pochi e quasi sempre da strappare con le unghie, tranne rari casi di uomini illuminati). Lo scopo nel post era comunque sottolineare che anche nelle “classiche” famiglie etero la realtà che questa banda di deliquenti semplificatori ignora (qui quoto Omofiliaco) è molto più complessa dell’immagine mulinobianchesca che ci propinano.
    Quanto a chiamare famiglia la tua famiglia, ti dò con la massima convinzione tutto il mio supporto.

  4. Omofiliaco permalink
    19 gennaio 2010 23:36

    Naturalmente, Lucia, hai ben diritto di definire la tua una famiglia. E aggiungo che mi dispiace che tu dica che ti ostini a chiamarla così: perché, e dico subito che non è tua la colpa, dietro questo tuo “mi ostino orgogliosamente” si vede fin troppo chiaramente come tu abbia avuto a che fare con gente che evidentemente non considera te e i tuoi figli una famiglia. E questo sì, mi rattrista e mi fa incazzare perché so per esperienza – non diretta, ma di prima mano, dal momento che riguarda la sorella di mia madre – che non è facile affatto crescere dei figli da sola; e se alle oggettive difficoltà della situazione si aggiunge il biasimo di gente ignorante e giudicante la situazione non può che peggiorare. Ecco, ciò che voglio dire è che, da romantico sognatore quale sono, vorrei che noi si vivesse in una società dove una donna nella tua situazione potesse semplicemente dire, con sacrosanto orgoglio, “la mia famiglia” senza sentire l’esigenza di farlo con ostinazione, perché non ha nulla di cui render conto a chicchessia – ammesso che si scriva così. Ma purtroppo noi non viviamo in una società per romantici, ahimè. Quanto ai mariti divorziati, sono ben d’accordo con te – sempre pensando a mia zia – che chi scappa a gambe levate e si lava le mani della consorte e della prole non merita nessuna attenuante. D’altra parte, esistono unioni che finiscono, come posso dire, non necessariamente per una strutturale idiozia del maschio italiano medio; esistono unioni che muoiono per cause molteplici e tanto profonde da quasi non poter essere nemmeno più definite colpe di uno o dell’altra. In questo caso io credo che il diritto civile sia parecchio arretrato e non sia di alcun aiuto a quei mariti e padri che, a fronte di un matrimonio finito, non si sottraggono alle loro responsabilità di ex mariti e, soprattutto, di padri. Anzi spesso, ripeto, è autenticamente vessatorio. E in questo senso non posso non sottoscrivere quanto detto da Isaroseisarose e Saurophelia: esistono nel nostro miserrimo Paese e senza scomodare le coppie di fatto e le unioni omosessuali – argomento che mi riguarderebbe anche, se non fossi quasi totalmente refrattario alla vita di coppia almeno in questo momento della mia vita (ma d’altra parte certe battaglie non si combattono per se stessi soltanto) – che pongono problemi seri e socialmente rilevanti ma che sono costantemente e dolosamente ignorate dai politici di turno, ai quali spetterebbe l’ingrato e complesso ma necessario compito di legiferare in materia. E non di nascondersi dietro la “famiglia tradizionale”, che è una cosa quasi vuota di significato quanto “le radici cristiane” o “la normalità e la diversità”. Insomma, questi individui dovrebbero capire che il loro compito non è definire, nominare, etichettare a priori; piuttosto è indagare, conoscere, prendere coscienza della realtà e, a posteriori, approntare un apparato giuridico funzionale e funzionante. Troppa fatica, temo, per questi signori, che invece continuano a ragionare a compartimenti stagni – e spesso pure vuoti – e si comportano come quei bambini che tentano di forzare la sagoma a forma di parallelepipedo nel buco di quella cilindrica. E intanto le persone, le madri con prole, i padri divorziati ma onesti, i conviventi, gli omosessuali tentano di campare meglio che possono in balia di una classe politica che esiste grazie al loro mandato ma che di questo piccolo dettaglio – in fondo di cosa si tratta, solo del fondamento della democrazia; cazzate, no? – sembrano scordarsi al primo bonifico sul conto in banca e si perdono in dotte – si fa per dire – discussioni sulla famiglia tradizionale (sembra che parlino del panettone) e amenità del genere. E ancora mi ripeto, la via è lunga o, per citare la grande Marguerite Yourcenar: “Tutti questi discorsi sono come la luce delle stelle, che ci illumina senza riscaldarci; e attorno la notte è sempre più buia”.

  5. 20 gennaio 2010 17:12

    grazie per la solidarietà, di cui non dubitavo… la polverini offende anche me e i miei figli: solo perché mi manca un uomo (del quale per altro faccio volentieri a meno, se tanto mi dà tanto) siamo (s)considerati come una non-famiglia? ma mi faccia il piacere… ipocriti sepolcri imbiancati, ciechi e sordi di fronte ai cambiamenti e alla complessità dei sentimenti. dettano leggi che tutti devono rispettare, ma loro un po’ meno (vedi la cattolicissima mary*, incinta prima del matrimonio).

    il disappunto per il riferimento ai poveri padri separati era un po’ OT, d’accordo, ma per me altrettanto odioso. io non li vedo tutti questi padri sul lastrico perché le ex mogli pretendono troppo e disperati per non poter vedere iloro figli che amano tanto, ai quali hanno cambiato pannolini e cantato ninnenanne a notte fonda… dove sono?

  6. 20 gennaio 2010 18:32

    @lucia
    Cara lucia, ci tengo molto a risponderti su un punto: mai detto che i padri sono sul lastrico perché le ex mogli pretendono troppo. ci mancherebbe! Nel post riprendevamo una segnalazione dell’Associazione matrimonialisti italiani (ne devono vedere delle belle…). Dicevano: prendete il caso di un operaio, con moglie casalinga e due figli, che si separa. Dei 1.100 euro al mese che prende ne deve dare 770 al mese per il mantenimento. Con 770 una donna con i due figli se la passa bene? Assolutamente no. Bastano a malapena per bollette e spesa con la calcolatrice. E con 330 euro al mese l’ex marito come se la passa? Se non ha una casa in cui stare, da clochard. Al di là delle prese di posizione a favore di un genere (si sa da che parte stiamo) volevamo mostrare, dati alla mano, come le “politiche per la famiglia” sarebbero estremamente necessarie proprio oltre i confini della famiglia mulinobianco. Da un punto di vista politico, è necessario introdurre una nozione di famiglia che sia più aderente alla realtà.

  7. sauerophelia permalink
    20 gennaio 2010 18:54

    Ma guardate qua: http://nuovavenezia.gelocal.it/dettaglio/case-pubbliche-anche-alle-coppie-gay/1833923
    Rarissima eccezione, ma da notare: tanto più che accade in Veneto.

  8. 20 gennaio 2010 19:42

    isaroseisarose, tu hai ragione e io non riesco ad essere obiettiva, su questo argomento, per motivi del tutto personali, come si può capire… ma appunto, si parla di famiglia, anzi di aiuto a famiglie diversamente mulinobianche, e si tirano fuori i padri separati? e le madri separate ddove le mettiamo (soprattutto quelle che restano coi figli)? non per prendere posizione a favore di un genere (so da che parte state se no non sarei qui…) ma ancora una volta mi sa che ci stiamo facendo mettere i piedi in testa. ripeto: non mi fanno pena. chiaro che dobbiamo difendere altri tipi di famiglia, diversi da quelli mamma papà figlio figlia, ma proprio dai padri soli dobbiamo cominciare?

  9. 20 gennaio 2010 23:18

    @lucia
    Cara lucia, non devi convincermi di nulla perché ti dò pienamente ragione. Quello che io e sauerophelia cercavamo di evidenziare era come il modello “uomo-donna-bambino” faccia acqua da tutte le parti, sia da una prospettiva storica che da una prospettiva pratica. Mettiamola così: il modello mulinobianco non sta in piedi nemmeno dalla prospettiva dell’ipotetico maschilista. (E se non sta in piedi in quella, buona camicia a tutti…). Considerala una prova del 9 dell’inadeguatezza del modello. Quanto al giudizio sugli uomini che se ne vanno, ci troviamo insieme sul ground zero dell’empatia.

  10. 20 gennaio 2010 23:41

    🙂

  11. varvarapetrovna permalink*
    21 gennaio 2010 20:45

    “diversamente mulinobianche” che definizione azzeccata!!!
    io mi sento diversamente mulinobianca!!!! 🙂

  12. 5 febbraio 2010 03:37

    Il Corriere è arrivato: dopo di noi, ok, ma è arrivato 😉

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_febbraio_4/padri-separati-poveri-1602403465709.shtml

    (grazie a erasmusing per la segnalazione)

  13. 5 febbraio 2010 12:54

    IMHO, i giornali tendono ad attaccarsi ad una notizia che qualcuno ha lanciato per motivi suoi e a farla girare scopiazzando i comunicati stampa. credo che nessun giornalista sia andato a vedere cosa succede davvero ai padri separati, quanti sono e qual è la percentuale di quelli che se la cavano male. ma la notizia è lì, magari messa in giro da qualche zelante assessore (forse separato anche lui) e perché non usarla quando c’è una mezza colonna da riempire?

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