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Occhio per occhio

12 marzo 2010

La notizia “leggera” del giorno è che l’attrice Marion Cotillard ha girato uno spot contro la discriminazione di genere e contro la tendenza all’oggettivazione del corpo femminile.

Perfetto. Tutti entusiasti. Contenuto dello spot: in un ambiente di lavoro, tipo ufficio, la protagonista del video ha a che fare con colleghi maschi che invece di guardarla neglio occhi quando parla, le fissano continuamente le tette. Ok. La nostra prode donna iperfemminista per difendere se stessa e la categoria che fa? Si presenta al lavoro con delle tette di plastica appiccicate in faccia.

Ora, posso capire la provocazione, ma io non l’ho trovato così divertente.  Mi ha messo una grande tristezza, per varie ragioni.

1) L’uomo fa proprio una figura cretina. Se fossi un uomo mi sentirei offesa, viene riproposto il classico stereotipo che l’uomo, se è fortunato,  possiede due cervelli che si autoescludono a vicenda, se c’ha sfiga,  ne possiede solo uno che non è quello dentro la scatola cranica.  Anche questa è una forma di discriminazione.

2) Francamente credo che  i problemi di una donna possano essere ben altri.  Mi fa poco effetto che un collega maialone mi guardi le tette (io magari gli guardo il culo quando passa), mi fa più effetto sapere che il corpo femminile è usato come merce per vendere, come merce per corrompere, come merce di possesso (in ogni caso di violenza). Mi fa più effetto sapere che  per qualsiasi lavoro un mio collega parigrado maschio guadagnerà più di me, che se resto incinta il posto me lo scordo, che la mia amica anche domani finirà all’ospedale causa le dimostrazioni d’affetto del marito violento. Ecco questo mi fa schifo del mondo in cui viviamo oggi, non che uno mi guardi le tette mentre parlo.

3) La soluzione dello spot è un triste reiterare la “cattiva abitudine” che si condanna. Mi guardi le tette quando parlo? Che faccio? Mi metto delle tette finte in faccia. Così nel guardarmi le tette che ho in faccia, mi guarderai anche gli occhi che ora, finalmente,  sono decisamente nel tuo campo visivo. Tu uomo, dato che la tua natura non te lo impedisce (e qui torniamo al punto 1), continuerai a guardarmi le tette (quelle in faccia) e io sarò felice perchè mi sembrerà che tu mi stia guardando negli occhi.

Se devo scegliere un’apparente considerazione, preferisco mi si guardino le tette.

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4 commenti leave one →
  1. 12 marzo 2010 16:18

    Hai ragione, lo spot è triste e inutile. Guardandolo che cosa ho imparato? Che gli uomini qualche volta ti guardano le tette. Ma vah. Gli stereotipi non fanno la rivoluzione..

  2. antigonexxx permalink*
    12 marzo 2010 17:48

    Concordo. Far passare come esempio della prevaricazione dell’uomo sulla donna il fatto che gli uomini ti guardino le tette vuol dire mistificare il problema…Con tutte le cose che si potevano dire si è fatto riferimento ad un aspetto davvero banale e che, ai miei occhi, con i veri attacchi alla dignità delle donne, ha poco a che fare…

  3. unaltradonna permalink
    16 marzo 2010 14:16

    sottoscrivo ogni parola…

Trackbacks

  1. FORSE C’E’ SPERANZA « maschile individuale

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