Skip to content

La donna è nata libera, e ovunque è in catene

22 marzo 2010

Questa è una buona notizia, nonostante non si tratti della riforma perfetta; di certo non crea un sistema di sanità pubblica come in Europa (la parte che prevedeva l’istituzione di un’assicurazione sanitaria statale, ad esempio, è stata cassata). Come forse saprete, il percorso è stato lungo e accidentato, il dibattito è stato lungo un anno, e fino all’ultimo istante si è temuto che la Camera avrebbe bocciato la legge.

Come potete leggere qui sopra, c’è stato ovviamente un prezzo da pagare per far passare la legge. E cioè assicurare agli antiabortisti – tramite rafforzamento di una norma già esistente – che mai e poi mai le spese per l’interruzione di gravidanza sarebbero rientrate nelle spese rimborsabili con fondi pubblici.

La faccio breve: ho ancora una volta l’impressione che il corpo delle donne sia stato merce di scambio. Con questo non intendo certo sottovalutare la complessità della situazione politica americana né, tanto meno, la storica conquista (perché lo è, comunque la si veda) di Obama. Certo è che non si può non notare come nel dibattito pubblico, soprattutto nella misura in cui è influenzato da istanze religiose, le donne – con il loro corpo e le scelte ad esso legate – spesso si ritrovino loro malgrado al centro della negoziazione politica. Oggetti e vittime spesso inconsapevoli di tale negoziazione, che ne faranno chiaramente le spese. Il dato più immorale è l’imposizione – come accade in Italia, ad esempio, nel caso della fecondazione assistita – di un distinguo basato su fattori economici.

E il distinguo significa una cosa sola: dato che non si può vietare l’aborto, si ricorre al disgustoso sistema di costringere le donne in una condizione economica disagiata a proseguire una gravidanza non desiderata o, nello scenario più probabile, a ricorrere all’aborto clandestino (visti i costi delle cure mediche negli States, poi, possiamo starne certe). Sarei curiosa di sapere se questi sedicenti difensori della Vita siano disposti a reperire l’equivalente dei fondi negati all’interruzione di gravidanza per fornire servizi pubblici di supporto alla maternità o (scomunica!) alla procreazione responsabile.

Annunci
5 commenti leave one →
  1. antigonexxx permalink*
    22 marzo 2010 10:00

    Credo che tu abbia proprio ragione. In un modo o nell’altro la donna si trova ad essere la vera merce di scambio delle “transazioni” politiche. Ciò mi sembra dovuto, da un lato, alla stragrande maggioranza di uomini nelle istituzioni, dall’altro all’influenza che la Chiesa esercita ancora oggi in molte società. Il comune denominatore è quello di una grande ipocrisia che occorre smascherare giorno per giorno, cosa che tu hai fatto con questo post che è davvero molto istruttivo…

  2. 22 marzo 2010 16:20

    Grande. Mi pare un ottimo e attualissimo esempio per una convinzione che credo di condividere con te/voi. E cioe’: la donna ha un serie di caratteristiche ‘naturali’ (parola pericolossisima, la uso consapevolmente) che la rendono una merce di scambio politico perfetta. E a guardare con attenzione le questioni relative alla procreazione, in particolare, lo rendono evidentissimo.

  3. 23 marzo 2010 01:05

    basta stare anche vicino a casa… che ne dite della decisione di obbligare le donne a stare in ospedale dopo l’assunzione della Ru486 e della sviolinata di Bagnasco sul votare gli antiabortisti (leggi non Bonino, per esempio)? saranno due cose legate da un rapporto di causa-effetto? e sempre per il nostro corpo si passa…
    che schifo.

  4. sauerophelia permalink
    23 marzo 2010 02:36

    Sì Lucia, è disgustoso. Anche perché, quanto a Bagnasco, sarebbe da notare come tutto il resto che ha a che fare con la scelta del candidato da votare non abbia importanza alcuna. Ma Metilparaben a proposito dell’uscita di Bagnasco ha una teoria che mi sembra piuttosto convincente: http://metilparaben.blogspot.com/2010/03/chiamata-e-risposta.html
    Insomma, siamo carne da macello. Da una parte e dall’altra.

Trackbacks

  1. La donna è nata libera, e ovunque è in catene | Politica Italiana

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: