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Togliere a una donna

5 aprile 2010

Update:

Non credo che la dichiarazione di Veronesi abbia bisogno di un’analisi, ma una piccola esegesi forse non guasta. Andiamo per punti.

1. “Togliere una possibilità“. Quando si parla di tenere la Ru486 “in magazzino” si sta letteralmente togliendo alla donna una possibilità. Si sta cercando di imporre la propria volontà sulla sua. Se sto cercando la Ru486, è perché ho preso una decisione. Non posso che prenderla io, dato il corpo in cui la gravidanza ha luogo è il mio. Che cosa volete farci, incatenarci al letto per 9 mesi?

2. “Interrompere la gravidanza farmacologicamente invece che chirurgicamente“. Un aborto è un aborto, è un aborto, è un aborto. Punto. Sono disponibile mezzi diversi per raggiungere questo stesso fine, che possono essere più o meno dannosi per la salute dell’interessata. Ci sono il decotto di prezzemolo e l’aborto clandestino: di questi le donne italiane morivano non molto tempo fa. Poi ci sono l’aborto chirurgico (solitamente in regime di day hospital) e l’aborto farmacologico (dove il ricovero è necessario solo in condizioni di salute particolari). Di questi non si muore. Questi signori, quali mezzi preferiscono che le donne italiane abbiano a disposizione? Quelli sicuri o quelli mortali?

3. “Inutile punizione fisica“. Dicono che la Ru486 banalizza l’aborto perché “l’idea di pillola è associata a gesti semplici, che portano un sollievo immediato” (Bagnasco dixit). La tesi è: se la donna non subisce un intervento fisico invasivo, la prende alla leggera. Come se abortire fosse un divertimento, pillola o meno. È come dire: per diminuire gli incidenti in autostrada togliamo tutti gli autovelox & eliminiamo le anestesie per gli interventi chirurgici. Vedrai che vanno più piano. Geniale. Bene, se si vogliono meno aborti, bisogna proprio mettere gli “autovelox”: distributori di preservativi a basso prezzo nelle stazioni, nei supermercati, nelle piazze, nei bar. Educazione sessuale nelle scuole.

4. “Il rischio è che si crei un mercato nero della pillola“. C’è già. E se non ci fosse, sarebbe questione di minuti. Grazie agli obiettori di coscienza, gli aborti clandestini sono in crescita da anni, specie nelle fasce più deboli della popolazione. La 194 è una buona legge perché garantisce alle donne accesso alle strutture di sanità pubblica e fa sì che si sottopongano all’intervento di interruzione di gravidanza in condizioni di sicurezza per la loro salute.

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3 commenti leave one →
  1. Omofiliaco permalink
    7 aprile 2010 13:09

    Breve esegesi la tua, ma necessaria. Aggiungerei purtroppo necessaria. E non perché non creda che faccia sempre bene alla salute mettere i proverbiali puntini sulle i, dopo aver riflettuto e maturato un’idea; ma perché mi sembra assurdo che si debba ogni volta puntualizzare l’evidente perché si ha a che fare con interlocutori ottusi e violenti. Insomma, il discorso è semplice semplice: si può serenamente essere contro l’aborto; tuttavia, dal momento che la Repubblica Italiana si è dotata di una legge per regolamentare questa pratica, ebbene, questa legge deve essere applicata e rispettata. E tant’è. La si può discutere; la si può riformare, eventualmente, ma seguendo l’iter previsto e non semplicemente facendo affermazione da bettola tipo quelle dei neo governatori (mioddio!!) leghisti. Perché il bello della democrazia, come diceva Luigi Einaudi, è che se la legge prevede che ogni domenica pomeriggio tutti si debba scendere nelle piazze del paese nudi e con una gallina in testa, io scendo in piazza nudo e con una gallina in testa a dire che questa legge mi sembra sbagliata e a tentare di modificarla; non scendo in piazza vestito. La libertà sta nel dissenso; non nel non applicare le leggi perché le consideriamo sbagliate. E tengo a precisare che cito Einaudi perché era un uomo di destra; quando essere uomini di destra significava avere una visione differente da quella di un Togliatti o di un Berlinguer, e anche avere un’etica, personale prima ancora che politica, e un senso dello stato forti e granitici, e avere degli avversari non dei nemici. Insomma, quando la politica era una cosa seria. Non il patetico sfascio contemporaneo. Ciò detto, concordo con te su tutta la linea e trovo le obiezioni che citi povere povere, quando non francamente insultanti come l’affermazione di Bagnasco. Ma si sa, gli uomini di chiesa si distinguono sempre per acume e sensibilità…

  2. 7 aprile 2010 16:17

    @Omofiliaco

    Sulla destra: sono d’accordo. Infatti una destra legalitaria potrebbe benissimo essere a favore della 194 come una norma che “promuove e sviluppa i servizi socio-sanitari” (art. 1 194/78).

    Non mi trovo completamente d’accordo sul fatto che la forza della legge stia solo nel fatto che “c’è” (perché: e se non ci fosse? o se al suo posto ce ne fosse una sbagliata?). Mi pare che la legittimità della legge stia nel fatto che regola l’assistenza socio-sanitaria in una situazione purtroppo molto comune, quale quella di una gravidanza indesiderata.

    Infine, sugli interlocutori “ottusi e violenti” sottoscrivo. Ma forse ottusi gli uni (Vatican), furbi gli altri (Lega). Violenti, invece, tutt’e due.

  3. Omofiliaco permalink
    7 aprile 2010 19:31

    Oh, naturalmente non intendevo affatto dire che la forza di una legge consiste nell’esserci tout court; ho scritto il mio precedente post di fretta e facilmente non sono stato chiaro. Il mio affermare che l’Italia si è dotata di una legge e pertanto detta legge – che, naturalmente, non è infallibile, non è intoccabile ma, qualora fosse necessario, può e deve essere migliorata, perdonami il cortocircuito, “a norma di legge” e non facendo insulse, quando non offensive dichiarazioni estemporanee – deve essere applicata e rispettata non si riferiva tanto a persone come te e come tante altre – per fortuna -, ma a quanti continuano a ciarlare come se questa legge nemmeno esistesse. Poi sono più che d’accordo con te quando affermi che è una legge necessaria perché regolamenta una situazione che uno stato civile degno di questo nome non può esimersi dal regolamentare. Anzi, sarebbe tempo che si affrontassero altri problemi come l’eutanasia, per dirne uno. Ma mi terrorizza l’idea che simili problemi siano affrontati dall’attuale classe politica, figlia di un aborto di legge elettorale che difatto ha sottratto ai cittadini il diritto di rappresentanza, scardinando il concetto stesso di democrazia. Non a caso ho citato Einaudi; l’ho fatto perché sono un illuso romantico che crede che uno stato per funzionare necessiti di cittadini consapevoli, informati, e rispettosi delle leggi. Ma rispettosi non significa succubi. Il problema è che Einaudi viveva in una realtà nella quale lo scontro politico era, se possibile, assai più acceso di quanto non sia oggi. E questo perché avveniva sulle idee, con argomenti; non con proclami populistici qualunque e cazzate a fiumi. E perché avveniva fra parti contendenti formate da persone che, in modi spesso nemmeno parzialmente sovrapponibili, erano però dotati di un senso della cosa pubblica autentico; sapevano di essere al servizio del paese, della collettività. La legge 194 è nata in un momento difficilissimo della storia repubblicana; ma un momento vissuto da un paese, come posso dire, civilmente forte. Oggi regna un individualismo delinquenziale; regna la clientela eletta a sistema; regna il fastidio per la legge. Quello che rende importante una legge come la 194, a mio avviso, è che regolamenta una possibilità; mette dei paletti alla libertà, ma proprio facendo questo definisce ed esalta questa libertà, la evidenzia e, perdonami se esagero, se ne prende cura. Come è giusto e auspicabile che una democrazia matura sappia fare. Ecco il senso del paradosso di Einaudi sullo scendere in piazza nudi con una gallina in testa. Purtroppo lui parlava a persone per le quali il rispetto della legge, il senso della legalità, era cosa degna di impegno e motivo di vanto; parlava sapendo di poterlo dare per scontato. Oggi questo non si può più fare; cosa che è una tragedia di dimensioni immani e gravissime. Il tutto grazie a san Silvio protomartire per la libertà. Lo so, sono un illuso e ha ragione Carneade quando altrove diceva che le leggi di per sé non sono niente, se le persone non ne percepiscono il valore e l’utilità per il bene comune. D’altra parte sono stato educato da un uomo – che per sua fortuna è morto prima di assistere a tutto lo scempio di cui godiamo noi quotidianamente – il quale mi ha inculcato con le parole e i fatti l’idea che un grande paese parte dal basso, dalla qualità dei suoi cittadini. E mi fa incazzare a morte constatare che, nonostante questa qualità sia ancora presente seppur in piccole dosi, sia travolta da comporamenti che non saprei nemmeno esattamente definire ma che mi provocano un disgusto enorme e invincibile; spesso, come se non bastasse, sponsorizzati quando non direttamente assunti da chi si erge a depositario della morale per illuminazione divina. Che tristezza!! Oh, scusami se mi sono dilungato.

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