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Loro e noi

6 maggio 2010

Piemonte, Novara. Il sindaco Lega Nord, Massimo Giordano, (eletto nel 2001 e rieletto nel 2006 con il 61%, imbarazzante), scrive una ordinanza che vieta di avere il volto coperto nei luoghi pubblici. Ed arriva la prima vittima in Italia: 500 euro di multa ad una donna, Amel Marmouri, perché stava camminando per strada indossando il niqab.

Il sindaco dice di aver firmato il provvedimento che vieta il velo nei luoghi pubblici per ragioni di sicurezza, ma anche per una questione di dignità della donna.

Ditelo ad Amel, che non si libererà del velo: si libererà dei luoghi pubblici, stando a casa. Se la gabbia del fondamentalismo religioso sul corpo femminile non bastasse, ehi, possiamo mettere anche noi la nostra, anzi, nostrana:  donna schiava, zitta, fotti e lava.

P.S. Il testo dell’ordinanza del sindaco Giordano al momento è introvabile sul sito del Comune di Novara. Li ho contattati, vi tengo aggiornati.

Update: Il Comune di Novara ha risposto, ecco il full text in pdf dell’ordinanza, in attesa che venga ripristinato sul sito web del Comune di Novara: Ordinanza burka. Faccio notare, per inciso, che l’ordinanza ufficialmente si intitola “Disposizione per la tutela dell’ordine pubblico – Riconoscimento delle persone in alcuni luoghi pubblici” ma che il file che mi hanno inviato dal Comune si intitola proprio così, “Ordinanza burka”. Viva la sincerità.

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19 commenti leave one →
  1. antigonexxx permalink*
    6 maggio 2010 08:50

    Le opzioni sono due: o questi leghisti sono così ingenui da pensare che il problema della libertà della donna musulmana si risolva magicamente con una semplice ordinanza pubblica. Ovvero tu vieti l’uso del velo e voilà improvvisamente scompaiono tutti i problemi.
    oppure questi leghisti non hanno scrupoli. Sanno benissimo che queste soluzioni peggiorano solamente la situazione delle donne musulmane in italia, e se ne servono per inasprire i conflitti, cosa che, come ben si sa, va tutta a loro vantaggio.

  2. 6 maggio 2010 18:33

    Il punto che rende evidente che l’ordinanza discrimina le donne musulmane è questo:
    Tale divieto non si applica nel caso che norme di legge obblighino l’uso di abbigliamento particolare (come ad esempio il casco dei ciclomotoristi o dei motociclisti durante la marcia dei veicoli) od in occasione di manifestazioni tradizionali (come ad esempio il carnevale) o comunque autorizzate

  3. 7 maggio 2010 14:35

    sicuramente il metodo di Novara non è certo risolutivo o efficace, però bisogna partire dal presupposto che nemmeno le costrizioni che l’islam (ma anche altre religioni in altri modi, forse meno plateali e arretrati) impone alla donna debbono essere oggetto di un approccio indulgente o buonista, ma vanno condannate duramente. Altrimenti si scade in quel relativismo ottuso in base al quale, per rispettare tutto e tutti alla fine perdiamo di vista cosa è bene e cosa è male, cosa è libertà e cosa oppressione. Perciò d’accordo a strigliare le amministrazioni leghiste da cui provengono queste ordinanze, a patto che però si strigli duramente anche il marito e l’ambiente culturale primitivo che costringono questa donna in casa oppure fasciata come una mummia…

  4. 8 maggio 2010 06:58

    @Federico Parmeggiani
    Verissimo Feddi, il punto però è capirsi su cosa vuol dire “strigliare”, perché le uniche strigliate, da una parte e dall’altra, va a finire che sono le donne. Io rimango scettica sull’imposizione della “libertà” dall’esterno perché credo che metta le donne musulmane in una ulteriore situazione di subordinazione, e ancora peggio se viene giustificato non sulla base della laicità (come in Francia) ma sulla base delle nostre tradizioni (viene spontaneo chiedersi, quali?)
    Della questione velo cmq avevamo parlato qui:
    https://femminileplurale.wordpress.com/2009/09/27/sbagliando-simpera/

  5. 10 maggio 2010 16:17

    “Izzedin Elzir, l’imam di Firenze e capo dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, ha duramente criticato la decisione delle autorità di Novara di multare una donna che indossava un velo integrale”, scrive il Guardian.
    “Secondo Elzir, le donne musulmane velate difendono una tradizione di abbigliamento femminile che appartiene anche all’occidente. D’altronde, la Madonna è sempre rappresentata con il velo, e non seminuda. Per questo Elzir crede che i musulmani stiano difendendo anche i valori italiani”.
    http://www.internazionale.it/home/?p=22463

  6. 11 maggio 2010 01:08

    sì vabbè scusa ma mi viene da replicare all’imam dandogli del poveretto o della persona in malafede. “la madonna portava il velo!” sì, esattamente 2010 anni fa. Però, un’ammissione implicita del gap che ci separa?

    “i musulmani stanno difendendo anche valori italiani”. L’unica madonna quasi italiana che ricordo è quella che fa di cognome Ciccone. C’è qualche traccia nella tradizione giuridica e culturale italiana del valore di tenere il viso occultato?
    L’Italia nella mia visione è ancora una repubblica laica basata anche sulla separazione tra stato e religione. Almeno così dovrebbe essere e così dobbiamo fare in modo che sia.
    Ogni rinegoziazione del concetto di laicità (già precario per colpa del Vaticano) è un clamoroso autogol.
    Non scadiamo nell’errore di coloro che fanno gli anticlericali eppoi si fanno impietosire da altri estremisti religiosi solo perché sono più poveri e più esotici…

  7. 11 maggio 2010 03:02

    @Federico Parmeggiani
    Ma no, postavo il commento dell’imam Izzedin Elzir per provocare (credo fosse il suo intento).

    Però non c’è bisogno di andare a prendere la Madonna e i 2010 anni fa. Mia nonna (e la tua) dovevano andare a messa con il capo velato. “C’è qualche traccia nella tradizione giuridica e culturale italiana del valore di tenere il viso occultato?“: beh sì, mia nonna è una traccia. E la tua. Non parliamo del velo delle spose, di quello delle suore… Chiaro che oggi le cose sono diverse ma proprio per questo non mi preoccuperei troppo del velo musulmano: ne riparliamo tra qualche decennio.

    Quanto alla laicità dello Stato, una cosa la voglio dire: o tutti o nessuno. Se vanno proibiti i veli, allora anche i crocifissi. Come in Francia. Sennò non vale. La riconoscibilità del volto e gli affanni di questi leghisti fake-femministi sono semplicemente Anti-Tutte-Quelle-Religioni-Che-Non-Sono-La-Mia, il che non equivale alla laicità.

  8. antigonexxx permalink*
    11 maggio 2010 09:24

    @isaroseisarose: ti quoto su tutto. Anche mia nonna portava il velo!e non parliamo certo di 2010 anni fa!questo farci propugnatori autentici del concetto di libertà dimenticando il nostro passato (non così lontano) non mi sembra una mossa vincente e conduce al rischio di ritornarvici quanto prima. Ti quoto anche sul concetto di laicità: molti la considerano una bandiera attraverso la quale affermare la superiorità della propria cultura sulle altre. Ma quale cultura poi…

  9. 11 maggio 2010 16:14

    Cara Isa
    mia nonna non portava il velo e non andava a messa perché era orgogliosamente comunista e anticlericale. Questo è parte del mio background culturale e non voglio che vada smarrito né per le concessioni che sono fatte al vaticano, né per le rinegoziazioni fricchettone del concetto di laicità o libertà al fine di accogliere meglio gli esotici migranti.
    Verissimo che la laicità è equidistanza da ogni religione, cosa che non fanno i leghisti, ma nemmeno certi cultori di tutto ciò che esotico secondo i quali se la chiesa dice che la donna deve stare in casa è una merda, ma se lo dice un imam bisogna portare rispetto, perché è la loro meravigliosa cultura magica a dettarlo ineluttabilmente.
    Io francamente, mi permetto di non rispettare NE’ L’UNO NE’ L’ALTRO. MAI.
    Non scadiamo poi nell’errore ancora peggiore di presentarci come un popolo senza identità culturale o comunque senza un piano di valori che si rifanno al positivismo e all’illuminismo su cui è nata la moderna concezione di stato. Se c’è un paese che in europa ha riferimenti culturali da vendere è l’Italia.
    Come sottolineava anche Sartori, presentarsi nascondendo le proprie radici a coloro che non fanno altro che esibirle non porta al confronto ma all’accettazione incondizionata anche degli aspetti peggiori delle culture altrui.
    Se si vuole integrazione e confronto bisogna una volta per tutte mettere da parte il relativismo vagamente radical chic e buonista di certi terzomondisti e sporcarsi le mani mostrando i nostri valori di libertà, in difesa del quali dobbiamo lottare contro tutto e tutti, non solo gli stranieri ma anche gli italiani idioti (specie se ai posti di governo).

  10. antigonexxx permalink*
    11 maggio 2010 17:31

    “A incontrarsi e scontrarsi non sono culture, ma persone. Se pensate come un dato assoluto, le culture diventano un recinto invalicabile, che alimenta nuove forme di razzismo. Ogni identità è fatta di memoria e oblio. Più che nel passato, va cercata nel suo costante divenire.” M. Aime.
    Questo per dire che il costante appellarsi ai valori della cultura europea, all’illuminismo, al positivismo, al razionalismo, valori che, peraltro, se guardiamo alla storia concreta non si sono mai realizzati, significa porsi in una dimensione che porta non solo a sminuire l’altro ma che nemmeno serve a comprendere quella che è la “nostra” identità.

    • Paolo1984 permalink
      28 gennaio 2011 18:20

      allora siccome finora non si sono mai compiutamente realizzati dobbiamo buttarli via? dobbiamo dimenticarli? assolutamente no.
      E aggiungo che sono d’accordo con Federico: non si può essere ultralaicisti coi cattolici e zerbini con tutti gli altri.

  11. 12 maggio 2010 13:59

    un altro chiaro esempio della proverbiale tolleranza musulmana. http://tv.repubblica.it/copertina/aggredito-il-vignettista-dissacratore/46960?video

    il punto non è che l’islam sia o meno di per sé una religione di pace, tanto nessuna delle religioni di base lo è, il problema è che spesso sono i musulmani europei a non essere per nulla pacifici.

  12. 12 maggio 2010 14:02

    devo forse ricordare che aggressioni di questo tipo le perpetravano i fascisti? o è anche questo parte del loro intoccabile retaggio culturale?

  13. 12 maggio 2010 15:33

    Caro Federico, guarda, non è un problema che ognuno rimanga della propria idea, l’importante è confrontarsi, cosa che nella nostra malandata repubblica succede poco e male, quindi mi pare che stiamo facendo una cosa importante e mi fa molto piacere che tu venga qui a dire la tua. Non c’è niente di peggio che cantarsela tra persone che sono d’accordo in anticipo, non credi?

    Venendo al punto. Mi sembra di capire che la tua posizione sia: l’influenza delle religioni va tenuta a freno nella vita pubblica in nome della laicità dello stato ma la nostra cultura dobbiamo tenerla presente e proporla con forza perché “accogliere” non vuol dire “snaturare” il nostro retaggio culturale. Correggimi se sbaglio.
    Io d’altro canto penso: l’influenza delle religioni va tenuta a freno nella vita pubblica in nome della laicità dello stato (e quindi su questo mi pare che siamo d’accordo) ma nel fare questo non possiamo mentire a noi stessi e dobbiamo avere ben chiaro su chi facciamo ricadere i costi. Nel caso del velo, a me pare che i costi li paghino le donne, quelle che diciamo di voler “liberare”.

  14. 12 maggio 2010 18:40

    hai interpretato perfettamente il mio pensiero! infatti anche io credo moltissimo nel confronto e credo che questo blog presenti degli spunti di discussione molto acuti. Relativamente alla vicenda in questione io tengo a precisare che non difendo le misure prese dalla giunta leghista, però credo vada sottolineato che l’ordinanza in questione si tratta di una soluzione sbagliata applicata però ad un PROBLEMA PREESISTENTE, e credo che in questi casi non si debba mai perdere di vista che tutto parte da un problema che c’è alla radice.
    in ogni caso è interessante discutere di queste tematiche ad alti livelli! ciao!

  15. Paolo1984 permalink
    28 gennaio 2011 18:27

    aggiungo comunque che per me una donna adulta ha tutto il dirittodi vestirsi come vuole, di portare il velo anche integrale (però se fai l’insegnante non puoi entrare in classe in burqa per la stessa ragione per cui non puoi entrarci in bikini) se vuole, spero solo che sua figlia sarà libera di fare scelte diverse senza rischiare il ripudio o la morte.
    Trovo inoltre molto grave che l’unica ad affrontare la questione del velo e della condizione delle donne islamiche sia Daniela Santanchè, una persona rozza e assolutamente non adatta a queste battaglie. a sinistra però la sola che meritoriamente se ne occupa è Giuliana Sgrena

  16. Paolo1984 permalink
    29 gennaio 2011 10:15

    Faccio notare che la figlia di un’attrice porno o di una velina può comunque fare scelte diverse da quelle della madre senza rischiare il ripudio o peggio ancora la morte. La figlia di una donna col velo integrale non credo che abbia la medesima possibilità.

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