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Politically correct

13 maggio 2010

Una cosa che non smette di stupirci è come certe persone parlino dei diritti delle donne come un avanzamento sociale e come poi, con la stessa naturalezza, si dichiarino contro ogni ulteriore avanzamento nello stesso campo.

Così si ha la situazione paradossale che mentre tutti, a proprio tutti, a parole sono a favore dei diritti delle donne, poi tutti, ma proprio tutti, frenano. Così sull’aborto si ha qualche dubbio; gli asili nido ma che problema è confronto alla gioia di essere madri; le quote rosa sono contro la parità; violenze domestiche? mai sentito parlare; se divorzi sei una troia; le prostitute sulla strada sono l’occasione per farsi una risata; la velina mi rilassa.

L’impressione è che il femminismo oggi sia caduto nel pentolone del politically correct italiano, dove stanno le cose onnipresenti ma dimenticate che tutti dicono e nessuno fa.

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2 commenti leave one →
  1. Carneade permalink
    14 maggio 2010 13:40

    Mirabile sintesi. Le cose non bisogna dirsele e ridirsele, ma sempre tornare a guardarle in faccia (immer wieder – chi coglie la cit. filosofica?) e riformularle, ribadirle, dar corpo ai problemi perchè ne nasca una soluzione: come fate voi! Io, nel mio piccolo, grazie a questo blog sento che un pezzetto di me è migliorato. 😉

  2. Omofiliaco permalink
    16 maggio 2010 16:41

    Penso che il politically correct sia un fenomeno sociologico straordinario: è, al di là di ogni ragionevole dubbio, il più radicale e profondo processo di rimozione collettiva – pazzesco: un’intera società che si comporta come un sol uomo – di tutto ciò che crea imbarazzo, fastidio o peggio, costringe a pensare. E tengo a sottolineare che utilizzo il termine rimozione nella sua accezione psicologica: è davvero sorprendente come si indossi questo ben confezionato cappottino di società per rimuovere, per scrollarsi di dosso tutto ciò che in modo più o meno conscio ci turba. Anni fa mi ritrovai a discutere con una persona che condivide le mie stesse predilezioni sessuali appunto a questo proposito: io, dicevo, preferisco qualcuno che mi dice che, in quanto omosessuale, gli faccio schifo a viso aperto a qualcuno che mi tollera – verbo orribile e insultante quant’altri mai – perché così è politicamente corretto. Naturalmente non ci siamo trovati d’accordo, perché il mio interlocutore si è messa a sciorinare tutta una serie di diritti conquistati (quali?), di elementari norme di buona educazione e civiltà (ma chi tollera non è civile per un c…; sta facendo uno sforzo per sopportarti come sopporterebbe un insetto fastidioso o l’olezzo di campi concimati di fresco; dove sta la civiltà in tutto questo?) etc. etc. Ma soprattutto, chi si nasconde dietro il politically correct compie la più grande scorrettezza – per essere a tutti i costi perifrastici – sottraendosi vigliaccamente alla discussione, non argomentando. Pensi che gli omosessuali non debbano avere gli stessi diritti civili degli eterosessuali? Ottimo: spiegami perché. Pensi che le donne non debbano abortire? Di nuovo: perché? Ritieni che non vi siano discriminazioni fra i sessi nel mondo del lavoro? Dimostramelo, ma con argomenti convincenti. E si potrebbe continuare con le violenze domestiche e non, con le molestie, con il mobbing. Insomma, pur di non scoprirsi in grado di fornire argomenti significativi a sostegno delle proprie posizioni, molte, troppe persone si nascondono dietro il dito del politacally correct e smettono di pensare, rimuovuono l’ingombrante (in)consapevolezza che la strada da fare è ancora tanta: perché, come giustamente fate notare voi, non solo bisogna lottare per andare avanti, ma anche per non tornare indietro. E allora, nuovamente, preferisco chi mi dice che sono un frocio di merda ma mi lascia la possibilità di controbattere in termini altrettanto spigolosi e aggressivi a chi esordisce con le temibili parole “io ho tantissimi amici gay”, che fa tanto PC ma che inevitabilmente prelude alla sciorinatura di un’inesauribile collezione di luoghi comuni oltraggiosi e ammuffiti ai quali non posso nemmeno controbattere. Perché è impegnativo ma possibile controbattere alle idee; difficile se non impossibile ai luoghi comuni. Certo, puoi dire che sono luoghi comuni politicamente corretti; ma la conversazione muore lì. E, invece, ben fate voi a tenere desta la conversazione e alta la soglia di attenzione. Il politically correct è la tomba delle idee.

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