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Niente di personale

29 maggio 2010

La convinzione che il femminismo sia qualcosa che riguarda la sfera personale è un errore che rischia di far fare a tutti molti passi indietro.

Il femminismo è quel movimento che si batte per la compiutezza dei diritti di una certa classe di soggetti socialmente deboli accomunati da alcune condizioni biologiche, che diventano socio-politiche. E avere l’utero è una condizione esattamente in questo senso: come la pelle nera, è una condizione biologica che diventa una condizione socio-politica.

Per questo il femminismo è parente stretto di altri movimenti che, similmente, si battono per la compiutezza dei diritti di altri soggetti socialmente deboli, come gli immigrati, i gay, i bambini. Tra chi si dichiara femminista e si batte per il diritto all’aborto e chi si dichiara antirazzista e si batte per il diritto di voto degli immigrati, c’è meno differenza di quanto siamo abituati a pensare.

Certamente il femminismo si occupa di persone concrete, ma la natura della sua battaglia non è personale, bensì eminentemente politica. Non sta a me la valutazione storica che stabilisca se questa consapevolezza fosse presente nelle prime femministe dell’Ottocento oppure se sia arrivata più in là (e, se sì, a quale stadio della storia del movimento), ma oggi dovremmo tutti partire dall’assunzione che questi sono aspetti diversi. Da non confondere.

Facciamo un esempio, il più lampante possibile. C’è una coppia: lui e lei. Lei rimane incinta, ma non ha intenzione di tenere il figlio. Lui, invece, vorrebbe. Questa è una situazione personale che non auguro a nessuno (né ad amiche, né ad amici). I figli biologicamente si fanno in due, e il DNA dell’embrione è in misura uguale tanto della madre quanto del padre. Ma dal punto di vista politico, dei diritti, la situazione è cristallina: la gravidanza ha luogo nel corpo femminile. E non c’è dubbio su ciò che la legge può e deve fare: non lasciare spazio all’opinione dell’uomo sul destino del nascituro. Volete aggiungere un “purtroppo”? Come volete: purtroppo, nonostante i figli si facciano in due, la legge non può e non deve lasciare spazio all’opinione dell’uomo sul destino del nascituro. Da un punto di vista personale, mi dispiace per gli uomini – e ovviamente per le donne – che siano passati per una situazione del genere. Ma questa valutazione personale non inficia che, da un punto di vista politico, la situazione sia chiarissima: al contrario dell’uomo, la donna esperisce questa situazione sul suo proprio corpo e questo determina la situazione politica per cui lei debba poter decidere per sé, in un contesto garantito dalla legge (così come un cittadino deve poter votare per chi vuole, in un contesto garantito dalla legge).

Chi non è d’accordo con questa posizione politica deve scegliere: o si sta battendo per gli aborti clandestini – in cui perderebbero la salute o la vita un certo numero di donne non abbienti (mentre le donne che se lo possono permettere andrebbero ad abortire in cliniche private all’estero) – oppure si sta battendo per i lager per donne. Punto.

Non c’è niente di personale. Non c’è nessun odio che le femministe dovrebbero nutrire a priori per gli uomini con cui entrano in contatto quotidianamente. E il femminismo non è quella convinzione semplicistica che vede gli uomini in generale come brutali, cattivi e dominatori.

Il femminismo è quel movimento che si batte per il raggiungimento di condizioni politiche tali da permettere la compiuta realizzazione delle donne, soggetti, ad oggi, ancora socialmente deboli.

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13 commenti leave one →
  1. antigonexxx permalink*
    29 maggio 2010 18:20

    Vista la confusione che c’è intorno al concetto di femminismo, questo post mi sembra davvero essenziale. E ce ne vorranno ancora molti altri e molta più informazione perché non passi l’idea che il femminismo sia solo una questione personale, e quindi, infine, una questione di potere.

  2. Rossella permalink
    29 maggio 2010 19:16

    Sono completamente d’accordo: la libertà di scelta sul proprio corpo spetta alle donne e alle donne sole. In questa riflessione inglobo tutto ciò che il discorso implica o tutto ciò dal quale il discorso scaturisce, dal punto di vista politico- sociale . C’è un però: attenzione a parlare della gravidanza come qualcosa che si genera in due ma che riguarda, dopo il concepimento, solo la donna: è un argomento che potrebbe essere utilizzato da chi sostiene la preponderanza della figura femminile nella vita del bambino e, in questo modo, giustifica il relegare la donna all’attività di mamma, incompatibile con altri ruoli sociali. I figli si fanno in due e la responsabilità dei genitori è e DEVE essere paritetica, dal concepimento, alla gestazione, alla nascita e in ogni periodo della vita del bambino o della bambina. L’arbitrio della donna subentra, ovviamente, in occasioni particolari, gravi, quelle in cui, appunto, il parere di un uomo perde ogni valore e peso, perché le decisioni da prendere avranno conseguenze solo sul corpo o sulla vita (intesa anche come responsabilità, cambiamenti, progetti e abbandono di essi ecc.) della donna, che ne dispone e DEVE POTERNE disporre come vuole.
    Ripeto, però: attenzione a non dare modo ai “disonesti” di utilizzare questo tipo di discorso per difendere il presunto diritto dell’uomo di fregarsene di una eventuale condizione di paternità che potrebbe riguardarlo, anche solo potenziale, “perché tanto la gravidanza è un PROBLEMA della donna”.
    Solo questo piccolo appunto, per il resto sono d’accordissimo. 😉

  3. ELENA TOGNONI permalink
    30 maggio 2010 00:23

    d’accordo col post..e d’accordo con la specifica di Rossella!! super d’accordo..una aggiunta però: il femminismo interessa la sfera personale delle persone. siete d’accordo? nel senso che, appunto interessandosi e occupandosi di POLITICA, e quindi di diritti ecc come si è ben detto, ingloba “IL PERSONALE è POLITICO”… quindi, secondo me: femminista non significa semplicisticamente e stupidamente che le donne ce l’hanno con tutti gli uomini a priori (la trovo una scemata e una assurdità di una ignoranza imbarazzante…), ma riguarda il personale nel momento in cui la subordinazione femminile passa ancora oggi per i rapporti con l’uomo NEL PRIVATO, in famiglia o sul lavoro non importa, nel privato nel senso di pregiudizio e discriminazione a partire dal sesso…

  4. 30 maggio 2010 14:42

    D’accordissimo, ma non capisco quando scrivi che dalle femministe dell’Ottocento ad oggi si parla di aspetti differenti. E’ vero che anche io, femminista del 2010, prendo in considerazione aspetti che riguardano la vita moderna del duemila, però se leggi la Wollstonecraft o per meglio dire la de Gouges, la sostanza è la stessa, le problematiche partono sempre dal problema che la donna è socialmente vista in quel modo con le conseguenze che conosciamo.
    E’ sempre un piacere leggervi.

  5. 30 maggio 2010 21:21

    @Rossella: grazie della precisazione. Tuttavia l’esempio nel post riguardava la situazione che si crea durante gravidanza. Dopo il parto si entra nella sfera della cosiddetta “genitorialità”, tema molto complesso che su cui mi piacerebbe cercare presto il confronto con voi.

    @Elena Tognoni: i vecchi slogan ricordano grandi verità, anche se la mia opinione è che oggi dovremmo stare particolarmente attente a distinguere ciò che è personale da ciò che è politico. Io mi sento una donna personalmente libera ma politicamente minacciata… per esempio, ogni volta che viene messa in discussione la 194.

    @Elena: fa piacere anche a noi avere lettrici attente. Il riferimento alle femministe ottocentesche cmq era un modo per anticipare quegli argomenti che attaccano il femminismo di oggi usando le affermazioni di ieri. Se Elizabeth C. Stanton sostenesse posizioni schiaviste nel 1890 mi interessa poco (anche se ha chiaramente un interesse storico), perché oggi la direzione è un’altra. Il femminismo ha una storia, ma c’è chi vorrebbe farla diventare una zavorra.

  6. 31 maggio 2010 02:21

    Complimenti. Direi che a questo post non debba essere aggiunto niente. E’ perfetto cosi’ e condivisibile totalmente. Inutile dire che cio’ che ha scritto isaroseisarose lo pensiamo tutte, anche se c’e’ chi come lei e’ piu’ abile di altre ad esprimerlo.

  7. 31 maggio 2010 06:11

    isaroseisarose dice :”Se Elizabeth C. Stanton sostenesse posizioni schiaviste nel 1890 mi interessa poco (anche se ha chiaramente un interesse storico), perché oggi la direzione è un’altra.”

    Eh già, grazie tante (della serie,allora aveva un senso,la direzione era quella..)!
    Da convinto anti-razzista trovo particolarmente ambiguo definire irrilevanti ai fini della comprensione delle genesi del femminismo le posizioni della Stanton,della Sanger e di altre (un mero interesse storico?molto comodo..).
    Il femminismo nasce ed è intrinsecamente reazionario, che poi successivamente sia stato ripreso e rielaborato dai movimenti per l’emancipazione delle donne questo sì che è un altro discorso.

  8. athos permalink
    1 giugno 2010 23:55

    Cosa dicono i medici

    Dr. Alfred Bongianni ( univerditá di Pennsylvania)
    Ho imparato dai miei studi medici che la vita umana comincia nell´istante del concepimento

    Dr. Jerome LeJeune ( Univerditá di Descartes)
    Dopo che la fecondazione é avvenuta, un nuovo essere umano é venuto all´esistenza

    Dr. Micheline Matthews-Roth ( Harvard University Mediacal School)
    é scientificamente corretto dire che una vita umana individuale comincia con il concepimento

    Cosa dicono i dogmatici
    chi se ne frega della persona umana che porto in grembo, quello che importa sono il soddisfacimento del mio ego e delle mie voglie

  9. athos permalink
    2 giugno 2010 00:15

    “Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dir questo, perché, a proposito dell’aborto, ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio forte ancora che ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo. (…)

    L’aborto legalizzato è – su questo non c’è dubbio – una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito, a cui non ci sarebbero più praticamente ostacoli. Ma questa libertà del coito della “coppia” così com’è concepita dalla maggioranza – questa meravigliosa permissività nei suoi riguardi – da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, le ha vanificate, ha cambiato la loro natura.

    Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. Insomma, la falsa liberalizzazione del benessere ha creato una situazione altrettanto e forse più insana che quella dei tempi della povertà. Infatti, primo risultato di una libertà sessuale “regalata” dal potere è una vera e propria generale nevrosi. La facilità ha creato l’ossessione; perché è una facilità “indotta” e imposta, derivante dal fatto che la tolleranza del potere riguarda unicamente l’esigenza sessuale espressa dal conformismo della maggioranza.

    Pierpaolo Pasolini – comunista convinto e omosessuale – 1975

  10. 2 giugno 2010 03:18

    Immagino che le citazioni vogliano dire che non sei d’accordo, comunque grazie perché quella di Pasolini non la conoscevo. Sulla scienza mi pare che ci siamo già parlati e sai che credo che la scienza non abbia i mezzi per dirci come dobbiamo comportarci (dato che il tuo DNA non pensa ma tu sì, il tuo DNA non può essere felice ma tu sì, il tuo DNA non è una persona ma tu sì – e se mai le cose non stessero così allora qualcuno dovrebbe prendersi la briga di argomentarlo). Invece a Pasolini risponderei, caro, quali che siano i costumi sessuali collettivi, penalizzare l’aborto è una sciocchezza disumana (e anzi, ad essere sincera, mi sfugge anche il nesso tra le due cose).

  11. 2 giugno 2010 08:56

    “Pierpaolo Pasolini – comunista convinto e omosessuale – 1975”

    Hai dimenticato di aggiungere: “maschio impossibilitato per la sua stessa natura a rimanere gravido”

    “da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, le ha vanificate, ha cambiato la loro natura.”

    Se il sesso libero è dominato dal consumismo, anche la cosiddetta “esigenza” di fare figli lo è: ergo, una donna o un uomo che vuole un figlio (dal momento che viviamo in una società totalmente consumistica, non si possono avere desideri che non siano consumistici e indotti dall’alto) non sono meno egoisti di chi i figli non li vuole avere.

    http://www.elhacedor.com/index.php?option=com_content&view=article&id=138:ru486&catid=36:societa&Itemid=79

    “Ho imparato dai miei studi medici che la vita umana comincia nell´istante del concepimento” La vita umana comincia ben prima, visto che anche ovuli e spermatozoi sono vivi, non certo morti… Lo status di persona, invece, comincia al momento della nascita, secondo la legge: http://www.cronachelaiche.it/2010/04/donne-aborto-e-%C2%ABmisoginia-di-stato%C2%BB-intervista-a-carlo-flamigni/

  12. 2 giugno 2010 10:38

    @ athos

    “Pierpaolo Pasolini – comunista convinto e omosessuale – 1975”

    Cosa sta a significare “comunista convinto e omosessuale” e cosa c’entra con il discorso “aborto”?
    Aggiunge un surplus di “verità” o fornisce prove inconfutabili che quello che dice è la verità assoluta?
    Il postulato :”comunista convinto ed inoltre omosessuale” quindi impossibile che spari cazzate non esiste. Pasolini come tutti gli uomini (intesi come esseri umani) ha sparato le sue cazzate come tutti gli altri e questa è una di quelle.
    Ovviamente a mio parere e quindi opinabile e soggetto ad essere definito “una cazzata” da qualcun altro.
    Riguardo all’aborto, mi sembra veramente strano che ancora si stia a parlarne. E’ un diritto della donna decidere: punto. Il resto non conta nulla. E’ vero che il concepimento, solitamente ma non è detto, si fa in due ma chi materialmente nutre, cresce e porta a termine il percoso della formazione di un nuovo essere umano è la donna; l’uomo al massimo va a comprare le fragole o il gelato al lampone se necessario.
    Ovviamente sarebbe doveroso ed auspicabile che le coppie si confrontassero sull’argomento ma l’ultima parola spetta inderogabilmente alla donna.
    E questo per quanto riguarda la decisione.
    Il problema politico si apre sui tempi e cioè “entro quando”. Qui ci deve essere chiarezza e nessuna deroga (se non basata su eventuali problematiche a carattere medico).
    Se l’aborto è un diritto e tale è, deve essere esercitato entro determinate regole e tempi.
    a.y.s. Bibi

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