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Genitorialità

2 giugno 2010

Sul tema della genitorialità, vediamo se riusciamo prima di tutto a focalizzare l’argomento. I problemi sono talmente grandi e complicati che sarebbe meglio fare in modo di non perdercisi. Cominciamo, con calma, a scaldarci i muscoli.

La più comune definizione di genitorialità non ci porta molto lontano. Sulla Treccani online, genitorialità è definita come “la condizione di genitore” (si poteva fare di meglio). Invece su Wikipedia la introducono così:

Parenting is the process of promoting and supporting the physical, emotional, social, and intellectual development of a child from infancy to adulthood. Parenting refers to the activity of raising a child rather than the biological relationship.

La genitorialità è il processo di sostegno e supporto dello sviluppo fisico, emotivo, sociale e intellettuale del bambino, dal’infanzia all’età adulta. La genitorialità si riferisce all’attività di crescere il bambino piuttosto che alla relazione biologica.

Se la condizione di essere genitore, nel modo più intuitivo in cui la possiamo immaginare, è caratterizzata da quella relazione che lega un essere umano all’essere umano che ha generato, comincia a profilarsi l’idea che genitorialità sia una parola che va oltre.

La ragione per cui si vuole superare la prima definizione è evidente: è riduttiva. Per la semplice ragione che generare non basta, men che meno per noi esseri umani. Non siamo mica tartarughe, che le deponi sulla spiaggia e poi non ti devi più preoccupare. Siamo mammiferi, cioè, nell’attuale tassonomia, una delle migliaia di specie caratterizzate dalla presenza, negli individui femminili, delle mammelle.

La mammella è un altro indizio molto importante, visto che è l’organo che viene utilizzato dal piccolo per nutrirsi durante un certo periodo del suo sviluppo. L’evoluzione ha reso noi (e non le tartarughe) animali bisognosi non solo di cibo ma più in generale di cure, a partire dal primo momento dopo il parto fino a certo stadio dello sviluppo.

Che generare non significhi, non implichi, e non equivalga a prendersi cura è un fatto sotto gli occhi di tutti. Eppure in molti continuano ad affermare che coloro che non sono in grado di generare non sono autorizzati a prendersi cura di nessuno.

Perché? Diteci la vostra e ne discuteremo assieme nella prossima puntata.

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3 commenti leave one →
  1. Maura permalink
    2 giugno 2010 15:22

    La mia esperienza mi porta a ipotizzare che mettere al mondo un essere, contrariamente a quanto vogliono farci credere è tutt’altro che un gesto altruistico, chi genera nutre molte, troppe aspettative, nei confronti della prole: generare è un atto egoistico a mio modo di vedere, ci si vuole improvvisare demiurghi e stabilire in tutto e per tutto come modellare la propria “opera”; siccome è difficile ammettere tutto questo, da secoli si cerca di occultare e dissimulare le vere motivazioni che spingono a procreare. Chi non concepisce o non partorisce un figlio ma vuole averne uno è certo che non potrà aspettarsi somiglianze fisiche, avrà sempre ben presente l’idea che un figlio non è proprietà privata ma un essere libero: secondo me chi attacca coloro i quali non sono in grado di generare vuole solo eliminare una minaccia, quella di una genitorialità (intesa in senso lato) che potrebbe rivelarsi migliore di quella in senso stretto.

  2. supermambanana permalink
    2 giugno 2010 15:29

    a parte questioni un po’ off topic come quelle di Maura, mi pare tautologico che la generazione biologica non c’entri nulla con la genitorialita’, altrimenti pratiche vecchie quanto il mondo, e altrettanto elogiate e supportate, tipo l’adozione, non sussisterebbero. Ma credo che voi vogliate andare a parare piu’ lontano di cosi 🙂 quindi aspetto la puntata prossima hehehe.

  3. 2 giugno 2010 23:44

    Lo dico: io mamma non sono. Perciò ha ragione supermambanana quando dice che mi avventuro in questo tema con un po’ di pudore (ma se iniziamo dalle basi poi possiamo buttarci). Maura, quello che dici sull’egoismo parentale mi interessa molto.

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