Skip to content

Onore agli eroi

6 giugno 2010

La quota blu – Giovannino

L’Italia è un paese in guerra.

Fa sempre bene ricordarlo, perché quotidiani e telegiornali, con rarissime eccezioni, non ne parlano mai, a differenza di quanto avviene ad esempio in un paese non certo comunista come la Germania, nel quale l’impegno in Afghanistan occupa una posizione importante nel dibattito politico. L’unico momento in cui questa narcosi collettiva si desta è quello in cui qualcuno dei nostri militari viene ucciso, e tocca riportare a casa la bara coperta dal tricolore e scomodare i vari politici di turno che si sentono in dovere di ricordarci che la missione è indispensabile e che questi sono “i nostri eroi”. Ora, questa propaganda da regime è totalmente inaccettabile.

Voglio fare subito due precisazioni a scanso di equivoci, perché credo di conoscere i rischi insiti in questo tipo di discussione. In primo luogo, non unirò mai la mia voce a quella che invoca “10, 100, 1000 Nassirya”; anzi trovo che essere ridotti ad augurarsi il massacro dei nostri militari perché questo renda la gente consapevole degli orrori della guerra sia indice della decomposizione celebrale di una certa “estrema sinistra” della politica italiana, che secondo me con la sinistra ha ben poco a che fare. In secondo luogo non posso certo dichiararmi un pacifista, almeno nel senso forte del termine: non voglio troppo dilungarmi su questo punto, mi limito a dire che nel momento in cui qualcuno tornerà a marciare col passo dell’oca non avrò nessun freno morale nel caricare il mio fucile.

Detto questo, non accetto che si parli dei nostri caduti come di “eroi”. Questi soldati sono tutti professionisti, ben pagati, che per loro libera scelta decidono di andare in missione in una parte del mondo dove, si sa, si spara. Quello che intendo dire è che chi fa un lavoro pericoloso si deve aspettare di essere esposto a dei rischi, e non è certo una novità il fatto che fare il soldato sia uno mestiere molto pericoloso (e proprio per questo, ribadisco, generosamente retribuito!). E’ veramente ridicolo che tutto questo sia mascherato da una propaganda che ci propone una “guerra per la pace” e ci spiega come queste persone siano morte per “proteggere la nostra sicuerezza”: questa teoria mi sembra fumosa, pretestuosa, in ultima analisi falsa, e lo dimostra il fatto che le motivazioni che la sostengono oscillino tra “i talebani erano un regime che non rispettava i diritti umani” a “gli attentatori dell’11 Settembre venivano dall’Afghanistan”. Dunque, per prima cosa gli attentatori delle torri gemelle erano per la maggior parte cittadini sauditi (15 su 19), due cittadini degli E.A.U., un egiziano e un libanese. Chissà perché nessuno ha mai proposto di dichiarare guerra all’Arabia Saudita! Che poi i talebani non fossero proprio rispettosi dei diritti umani è certamente un dato di fatto, ma vedete, mi sembra un pò strano che per difendere i diritti umani in un paese sperduto si sia mobilitata mezza europa al seguito degli USA: se volessiamo spingerci un po’ oltre, potremmo notare come gli States e la nostra cara Italia (grazie al magico oleodotto) abbiano allungato le mani sulle risorse petrolifere di questo paese, e capire che forse ci stanno raccontando un sacco di balle. Se poi vogliamo allargare il campo della critica e parlare della situazione geopolitica dell’area, in connessione con la sicurezza internazionale, forse da parte degli USA non è stata proprio una mossa astutissima togliere di mezzo Iraq e Afghanistan, che, pur essendo governati da regimi tutt’altro che democratici, non avevano armi di distruzione di massa ed erano gli unici avversari dell’Iran, che infatti, guarda caso, da qualche tempo ha mostrato i muscoli e vuole a tutti i costi la cara vecchia bomba.

Capite ora perché mi prudono le orecchie quando sento che i soldati che partecipano a queste operazioni sono degli eroi? Io rispondo no, sono lavoratori. Solo che, stranamente, nessuno si sogna di dire che un operaio che muore sul posto di lavoro (5 morti al giorni signori, questa è una GUERRA), servendo il paese a mio avviso molto più utilmente rispetto a un soldato che sta in Afghanistan, sia da considerarsi un eroe.

Bookmark and Share

Annunci
7 commenti leave one →
  1. specnaz permalink
    7 giugno 2010 21:24

    Convengo in toto con quanto scrivi.
    Basta dare un’occhiata a quale è tornato ad essere il livello di produzione di oppio in Afganistan (http://it.wikipedia.org/wiki/Produzione_di_oppio_in_Afghanistan) da quando è iniziato l’import di democrazia a cottimo, perché ciascuno possa farsi autonomamente un’idea di come possano stare realmente le cose, cogliendo magari l’ovvietà di questi anni di occupazione.

    Cosa meglio dell’ipocrita, comodo garantismo illuminista-pluralista-progressista (e qui sì che il PD oltre a essere l’acronimo di una bestemmia, ne è l’emblema, esattamente come Sansonettiarmeni&Co paladini di “Casa Pound” http://www.repubblica.it/politica/2010/05/06/news/manifestazioni-ottobre-3864314/…) spiega perché un Koehler, lì in Germania, che s’è dovuto dimettere per una “gaffe” (cioè “aver esplicitato pubblicamente una verità che tutti conoscono”)?

  2. anna chiara permalink
    9 giugno 2010 13:15

    bellissimo post.
    oggi in olanda si vota…e perchè è caduto il precedente governo? perchè il maggiore partito (laburista), aveva promesso di ritirare le truppe dall’afghanistan, e non l’ha fatto…ecco cosa significa fare politica nei paesi civili (di cui il nostro ovviamente non fa parte). noi abbiamo ancora bisogno di eroi.

  3. Lorenzo permalink
    2 agosto 2010 14:04

    Una precisazione da un elemento di una certa “estrema sinistra” il cui cervello non s’è ancora decomposto, anzi… Chi invoca “10, 100, 1000 Nassirya” non si augura il massacro dei “nostri” (?) militari perché questo renda la gente consapevole degli orrori della guerra; la gente è ormai lobotomizzata e difficilmente sanabile, cosicchè ogni guerra viene ormai regolarmente tollerata dall’opinione pubblica, sia che sia decisa a dx o a sx ( le bombe sui civili da parte del governo D’Alema – poi pentitosi, piccino!); ben lontani sono purtroppo i tempi del Vietnam, caratterizzati da proteste decise, consapevoli, estese, e quando serviva anche aspre e violente. Oggi preferiamo lasciar bombardare e poi…fare un po’ di beneficenza.
    Detto questo, chi invoca “10, 100, 1000 Nassirya” SA che quello del militare NON è un mestiere qualsiasi: è un lavoro particolarmente sporco, sicuramente più sporco di altri. Sa che a vestire la divisa – o più in generale ad andare in guerra per volontà e convenienza – sono quasi sempre individui di estrema destra, esaltati, facinorosi, ed – essi sì! Altro che slogan… – violenti. Lo dimostrano le bandiere fasciste immortalate in quel di Nassyria ( http://www.attivissimo.net/antibufala/nassiriya/bandiera.htm ), così come i deliri su Fede, Patria e Libertà del cavaliere templare Salvatore Stefio, fan di Gladio (Stay Behind)…che non è un cantante rock. Chi invoca “10, 100, 1000 Nassirya” ha bene in mente le parole degli eccitatissimi soldati americani che in un simpatico episodio di mattanza made in Iraq chiedono di poter sparare su obiettivi sbagliati (giornalisti) solo perchè hanno tanta voglia di fare fuoco (“«Forza, lasciateci sparare!», esclama uno dei soldati sull’elicottero” http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=97073&sez=HOME_NELMONDO )…
    Ora voi mi direte che augurare la morte, anche ad un criminale o ad un fascista, è cosa brutta assai. Io vi risponderò con le parole di De Andrè: “L’aeroplano vola, Marcondiro’ndero/l’aeroplano vola, Marcondiro’ndà./Se getterà la bomba, Marcondiro’ndero/se getterà la bomba chi ci salverà?/Ci salva l’aviatore che non lo farà/ci salva l’aviatore che la bomba non getterà.”
    Da morti, questi signori non faranno del male a nessuno. Non è del resto quello che pensano i nostri ‘democratici’ politicanti dei guerriglieri talebani curati da quei comunistacci di Emergency? Ed io voglio proprio essere democratico come loro.

    • giovannino118 permalink*
      3 agosto 2010 10:12

      Caro Lorenzo, grazie per il tuo articolato commento. Permettimi di fare qualche precisazione. In primo luogo parlo di “nostri” soldati perchè, che ci piaccia o no, questi signori che se ne vanno in giro per il mondo con le armi portano sulla divisa la bandiera italiana. Con questo non voglio certo dire che io provi un affetto, diciamo, NAZIONALISTA nei loro confronti. Sono così nazionalista che ho deciso di trasferirmi all’estero. Il fatto che questi siano miei connazionali aumenta lo sdegno, perchè mi sento un pò in colpa quando gente che è nata e cresciuta in Italia come me va a far saltare in aria la gente in “missione di pace”. Detto questo, la tua visione della cosa mi sembra un pò semplicista. Tu dici: i soldati sono “quasi tutti” degli esaltati fascisti, quindi ben venga che i talebani o chi per loro li ammazzino tutti. Quello che io vorrei è che questa guerra finisse al più presto, e che non ce ne fossero altre: perchè questa utopia si realizzi, bisogna aprire un dibattito serio e onesto sulle cause di questa e di tutte le guerre. Bisogna far capire alla gente che è il mercato, l’interesse econimico a causarle, non certo i talebani o i presunti terroristi. So che è praticamente impossibile che la situazione cambi, so che finchè ci sarà il capitalismo ci saranno anche le guerre imperialiste come questa, combattute da tante persone imbevute di ideologia di estrema destra. Però nessuna guerra è finita perchè tutti i soldati sono morti, e lo stato trova sempre carne fresca da mandare al macello: se vuoi che ci siano ancora delle proteste consapevoli e dure come durante la guerra del Vietnam, devi spiegare alle persone perchè è giusto protestare, e gridandole in faccia “crepino tutti i nostri soldati!”, non stai convincendo qualcuno che quello che pensi sia giusto. Inoltre è mia ferma convinzione che fasciti non si nasca, ma si diventi. Creare condizioni tali per cui l’ideologia fascista non faccia più presa, parlare del mondo pacificato e dove nessuno muore di fame che noi che ci definiamo “di sinistra” vogliamo; questo è il nostro compito, e questo è quello che voleva dire de Andrè con le parole “ci salva l’aviatore che la bomba non getterà.”: ci salverà l’aviatore che capisce che gettare quella bomba è omicidio, non pace.

  4. paola permalink
    4 agosto 2010 00:00

    Cari commentatori, vorrei evidenziare due o tre cose, giusto per parlare di ciò di cui non si è detto nei vostri commenti, e che sottopongo alle vostre riflessioni: 1) c’è chi è andato con l’esercito italiano in Afghanistan con convincimenti personali “di destra”, ed è tornato con sentimenti “di sinistra”. Questo fatto mi ricorda, tanto per storicizzare, lo zio materno che, convinto fascista, dopo essersi fatto la guerra d’Etiopia, era tornato a casa non più tanto convinto (doveva dipendere da ciò che aveva visto) e che, dopo essersi fatto la battaglia e la ritirata di El Alamein, ed il campo di prigionia inglese, era toranato a casa comunista. La stessa flessibilità mentale di fronte ai fatti dovremmo averla noi: ci pensate alla condizione delle donne in Afghanistan? Prima dell’invasione russa e della resistenza talebana, supportata dal Pakistan, dall’Arabia Saudita e, allora, dagli USA, le donne afghane avevano le leggi che le garantivano contro le consuetudini. Dopo, anche questa difesa è cessata, all’epoca della rimonta talebana, ma poi, dopo l’ìntervento USA ed internazionale, le donne afghane hanno potuto disporre almeno di leggi ed istituzioni nazionali che le tutelano parzialmente, e di organizzazioni umanitarie che possono prendersi cure delle poche fortunate ed intraprendenti che riescono ad arrivare fino ad esse sfuggendo alle prigioni delle loro famiglie. Quando le forze armate USA e alleate se ne andranno, le donne afghane rimarranno ancor più di oggi a disposizione dei loro aguzzuni. Purtroppo la realpolitik delle grandi potenze non si cura di questi fatti, a meno che non gli facciano comodo. Saluti

    • 4 agosto 2010 16:52

      Per le donne afghane è una gara al peggio.
      http://www.time.com/time/photogallery/0,29307,2007161,00.html

    • giovannino118 permalink*
      8 agosto 2010 12:11

      Cara Paola, grazie per il tuo commento.
      Per quanto rigurda il primo punto, ben venga. Se qualche soldato si è fatto convincere dell’inutilità di questa guerra vivendola in prima persona, ne sarei ben contento. Tuttavia non mi sembra di aver sentito nemmeno una sola voce di qualche militare impegnato in questo conflitto che, una volta tornato, abbia avuto qualcosa da ridire. Se anche ci sono, i “pentiti” tengono la bocca cucita.
      Per quanto riguarda la posizione delle donne in Afghanistan ci penso eccome, ma non riesco ad accettare la tua equazione: “presenza dei soldati USA e compagni = più diritti per le donne”. Questo, purtroppo, è falso, è quello che ci viene fatto credere con questa storia dell’esportazione della democrazia. “Si, ci sarà stato qualche morto, ma almeno hanno più diritti”: questo è il pensiero comune sulle guerra, che è a mio parere inaccetabile. E’ vero, i talebani sono dei maniaci religiosi che non hanno nessun rispetto per la situazione femminile. Ma con l’intervento delle forze armate dell’ONU non si sono indeboliti, si sono rafforzati rispetto al 2001. Fonte: Pentagono http://www.agi.it/estero/notizie/201007260929-ipp-rt10022-afghanistan_wikileaks_svela_vera_guerra_talebani_piu_forti
      Questo dovrebbe insegnarci che la democrazia non si esporta con la guerra, e che il conseguimento dei diritti civili rientra in un processo di emancipazione che dovrebbe interessare la società nella sua totalità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: