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Consigli per gli acquisti

27 giugno 2010

Dal Sudafrica arriva una nuova invenzione. La dottoressa Sonnet Ehlers lavora a stretto contatto con donne vittime di stupri e ha elaborato, dopo anni di ricerche, il Rape-aXe, una sorta di preservativo anti-stupro. È un dispositivo in lattice duro che si infila nella vagina, ed è dotato all’interno di piccoli uncini. Nel momento della violenza, questi uncini si conficcano nel pene del violentatore, provocando atroci dolori. Il violentatore non può camminare, urinare e solo un chirurgo può togliere il dispositivo. Due sarebbero i vantaggi fondamentali dell’uso del Rape-aXe: in primo luogo, ovviamente, evitare la violenza e in secondo luogo rintracciare l’aggressore.  La dottoressa Ehlers,  infatti, è convinta che il medico non potrebbe non denunciare l’aggressore.

Sono sorte diverse polemiche intorno a questa invenzione. Si obietta per esempio che non è bene rispondere alla violenza con la violenza, oppure che il Rape-aXe può essere ancor più pericoloso dello stupro stesso, poiché non è del tutto certo che l’aggressore lasci andare la vittima e non le faccia del male in altro modo. Ovviamente, chi muove queste obiezioni non si è mai messo nei panni di una donna vittima di violenza sessuale. In Sudafrica, dove la dottoressa vive e lavora, si registra una violenza sessuale ogni 24 secondi e secondo uno studio dell’Human Rights Watch il 28% degli intervistati ha dichiarato di aver stuprato almeno una donna nella sua vita. Perciò questa invenzione, che verrà distribuita gratuitamente durante i Mondiali e al prezzo di due dollari dopo, non può che essere utile. L’invenzione servirà alle donne per difendersi da questa violenza che colpisce il fisico e la psiche insieme e che spesso ne rovina l’esistenza.

Tuttavia, non posso non avvertire, in quanto donna, un profondo senso di sconfitta. Sembra che lo stupro non sia un problema delle istituzioni, ma solo un problema delle donne. Lo stupro dovrebbe essere impedito e fermato come piaga sociale attraverso un lavoro sulle coscienze e sulla cultura, un lavoro che miri al rispetto completo e totale della donna in quanto donna e che superi l’ancestrale visione della donna come proprietà e oggetto sempre a disposizione dell’uomo. Ma sembra che non ci sia molto interesse ad impegnarsi in questo lavoro.

Perciò per il momento, donne, accontentativi del Rape-aXe.

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11 commenti leave one →
  1. Keca permalink
    27 giugno 2010 16:59

    mi sembra un po’ come la polemica sulle quote rosa: non sono la soluzione e possono creare alcuni casi perfino di ingiustizia, ma laddove questa “equità forzata” è stata introdotta, ha prodotto risultati…

  2. varvarapetrovna permalink*
    27 giugno 2010 22:22

    esatto! se questo marchingegno può evitare uno stupro e giorni, mesi, anni di sofferenze ad una donna ben venga. Il problema è che, come dici tu, non è la soluzione. Purtroppo ci sarebbe ancora molto da fare. E purtroppo le donne, spesso, si devono accontentare del meno peggio.

  3. 28 giugno 2010 15:41

    Ne avevo già parlato a gennaio quando incrociai per caso il sito ufficiale e pensavo che in italia fosse già diffusa questa notizia. Già allora ero favorevolissimo alla cosa anche se, riflettendo a bocce ferme, non penso sia proprio uno scherzo andare in giro con arnese del genere inserito.
    a.y.s. Bibi

  4. Paola permalink
    28 giugno 2010 22:30

    A dire ul vero anch’io ne avevo sentito parlare di questo “aggeggio” da adoperare in casi di violenza.

    Certo mi sembra eccessivo arrivare a questi rimedi estremi, d’altronde sino a quando certe problematiche non verranno affrontate con serietà ( non da parte nostra!) la violenza di genere resterà un vero dramma… purtroppo per noi!

  5. paola permalink
    29 giugno 2010 22:45

    oddio, però, ricapitoliamo: se per difendersi da uno stupratore è necessario ricorrere alle lesioni personali dello stupratore medesimo, perché provocarle mediante l’inserimentoall’interno del proprio corpo di un congegno estraneo ed invasivo? Io trovo che, in primo luogo, questo stesso congegno costituisce già di per sé una violazione del mio spazio corporeo, secondariamente, perché il congegno stesso risulti efficace, l’aggressore deve aver messo in atto il suo proposito aggressivo ed essersi già introdotto all’interno del mio corpo. Non vi sembra un po’ troppo? Non vi sembra già una violenza, e basta? Non vi sembra che, nel momento in cui entra in azione il meccanismo “difensivo”, l’aggressione fisica e la violazione del mio spazio corporeo sia già avvenuta? Proporrei, come valida alternativa, la dotazione di un coltellino a serramanico, facile da usarsi e quanto mai efficace.

  6. 30 giugno 2010 01:30

    Sono d’accordo con paola: perché Rape-axe sia efficace la violenza deve essere già avvenuta. Ma anche sulla questione della risposta violenta alla violenza credo che serva una riflessione profonda. Su questo tema segnalo una bella video inchiesta dell’Unità che mostra come questa sia un’idea della Lega. Comprendo su cosa fa leva, certo, ma non condivido.

    http://video.unita.it/media/I_viaggi_de_l_Unit_/La_Lega_in_Emilia_Sassuolo_violenta__1291.html

  7. giovannino118 permalink*
    1 luglio 2010 18:17

    Amiche mie, stavolta sono proprio senza parole. Premetto subito che credo che lo stupro sia uno dei reati più gravi, a livello sociale, che ci troviamo ad affrontare nel mondo contemporaneo. Detto questo, non credo ai miei occhi quando leggo che la politica dell’ “occhio per occhio”, che come isarose ci fa giustamente notare è di matrice leghista, viene accettata da tutte voi senza battere ciglio. Stiamo qui a parlare di civiltà, rispetto, politiche sociali, e c’è che invoca il SERRAMANICO come soluzioni ai problemi? Mie care, se c’è una cosa che la storia ci dovrebbe insegnare è che la violenza come risposta alla violenza non fa che scatenare altra violenza. Davvero nella vostra idea di civiltà una donna che gira armata o con un preservativo uncinato nella vagina è auspicabile? Allora perchè non concedere il porto d’armi a tutte le donne, o creare una bella ronda al femminile che si aggira armata di bastoni e fiaccole alla ricerca degli stupratori? Se c’è un paese come il Sudafrica dove si registra una violenza sessuale ogni 24 secondi, questo è un problema POLITICO, CULTURALE, SOCIALE; la risposta a questi problemi non sono le armi, ma le idee e il progresso. Se poi vogliamo allargare un pò lo sguardo, vi faccio notare come sia totalmente falsa l’idea che una pena più severa sia un deterrente migliore per i reati di stampo carnale, che hanno radici così tragicamente profonde che non possono essere scradicate da rimedi ancestrali. Se ci scordiamo che è con l’educazione e la razionalità che i problemi più gravi dell’uomo vengono risolti, saremo sempre qui a invocare castrazioni chimiche, evirazioni, vagine uncinate: soluzioni che, purtroppo, puzzano di olio di ricino.

  8. 1 luglio 2010 23:21

    Da uomo ci tengo anche io a dire la mia: a me quelle descritte sopra non sembrano misure pseudo-fasciste, ma solo misure di emergenza volte ad evitare il prodursi di quello che forse è il più ignominioso dei reati.
    Quelle spese da giovannino sono parole belle, ma – non me ne voglia – un po’ buoniste e trasognate.
    Perché se da un lato sicuramente lo stupro lo si sradica nel lungo periodo con la sensibilizzazione e il progresso, medio tempore, mentre il progresso s’ha ancora da fare, le donne continuano ad essere stuprate.
    Allora ben venga il rape axe, le arti marziali, le prese di krav maga e ogni arma di autodifesa, che certamente sono brutte e hanno un retrogusto di sconfitta, ma almeno sono reali e possono servire ad impedire una violenza altrettanto reale. E soprattuto salvano le donne di tutto il mondo, al di là di ogni considerazione ideologica e teorica fatta sulla pelle delle donne.
    Poi certamente la guerra alla fine la si vince migliorando l’uomo, ma nel frattempo è bene anche vincere ogni piccola battaglia.

  9. paola permalink
    2 luglio 2010 02:30

    Vorrei evidenziare un punto fondamentale che ho premesso in apertura, e cioè che il discorso che seguiva era valido qualora ci fossimo poste nella prospettiva che la difesa da un’aggressione fisica potesse comportare, come conseguenza, lesioni personali all’aggressore. E’ chiaro che ciascuna di noi può decidere di rinunciare a difendersi da un’aggressione fisica personale con un’arma da difesa, tanto più che l’arma bisogna saperla usare per non passare dalla legittima difesa all’eccesso di difesa, e per non passare, quindi, dalla parte della ragione, alla parte del torto. E’ opportuno ricordare, da una parte, che la legittima difesa è una figura del diritto e, dall’altra, che affinché essa non travalichi nell’offesa, la legittima difesa non deve eccedere, appunto: ovvero, non deve verificarsi il caso che le conseguenze di un atto di difesa superino le potenziali conseguenze dell’atto di offesa. Ricordo, soprattutto, che nel caso di un tentativo di stupro, la legittima difesa riguarderebbe la difesa della propria persona fisica, non certo del suo patrimonio, per esempio. Chi di noi non lascerebbe la propria borsa ad un rapinatore, pur di non subire aggressioni fisiche? Ma nel caso di un tentativo di stupro? Ci avete pensato? Vi è mai capitato di subire un’aggressione fisica con obiettivo sessuale? A me sì, e non ci tengo a ripetere l’esperienza: mi è andata bene perché l’aggressore era, forse, alle prime armi (inesperto), e forse poco motivato (indeciso), ma vi assicuro che era riuscito ad immobilizzarmi, e a mettermi una mano davanti alla bocca, anche se non troppo efficacemente, perché sono riuscita a gridare molto forte. E vi assicuro altresì che le mie grida, erano le due di notte, e dovevano essere facilmente percepibili, pur avendo avuto l’effetto di far desistere l’aggressore, non hanno sortito il miracoloso risultato di far affacciare alla finestra qualcuno dei residenti della strada urbana in cui mi trovavo a passare, né hanno provocato l’apparire di qualche tutore dell’ordine. D’altronde, si capisce facilmente che qualunque donna in simile circostanza non avrebbe il tempo per tenere al suo aggressore un corso di educazone sessuale, di educazione di genere e di educazione civica. Dunque? Rinunciamo a tornare a casa da sole alle due di notte? Evitiamo le strade solitarie? Ci mettiamo la cintura di castità? Ci facciamo scortare da un uomo? Tutte ipotesi che ho sempre escluso per principio. E voi? Ci tengo a precisare che, nonostante questa mia rischiosa condotta, non giro armata, anche se qualche volta mi viene da pensare che avrei fatto bene a portarmi appresso il mio coltellino da scavo (faccio l’archeologa), il quale, non superando gli otto centimetri, non è una’rma.

  10. 2 luglio 2010 13:15

    Paola, sono d’accordo con te quando dici che la difesa personale è dovuta, visto che “qualunque donna in simile circostanza non avrebbe il tempo per tenere al suo aggressore un corso di educazone sessuale, di educazione di genere e di educazione civica”. Aggiungo che mi dispiace enormemente che tu abbia dovuto vivere un episodio come quello che ci racconti – e che fin qui ho avuto la fortuna di non provare mai in prima persona. Capisco quello che dite tu e Federico ma continuo a rimanere scettica sulla risposta violenta alla violenza. Definiamola contromisura, ma non soluzione. Con contromisura intendo un’azione nell’immediato: mi aggrediscono e io, se posso, reagisco. Ho rispetto per la paura delle donne (che è anche la mia) ma faccio notare che, a mia conoscenza, estrarre un’arma durante un’aggressione aumenta vertiginosamente le possibilità di essere ferite. (Nel senso che se avessi avuto il tuo coltellino da scavo in quell’occasione sarebbe finita meglio ma, più probabilmente, sarebbe finita peggio.)
    Parlando di soluzioni, invece, siamo nella prospettiva del medio o lungo periodo: e qui mi sento in sintonia con Giovannino, perché credo anch’io che la violenza sulle donne sia un problema politico, culturale, sociale e che, in quanto tale, non si risolva con le armi.

  11. giovannino118 permalink*
    3 luglio 2010 10:15

    Paola, in primis mi dispiace moltissimo che tu abbia subito un’aggressione. Sono cose che, senza alcuna retorica, NON devono succedere. Mi ha fatto picere leggere che nonostante questa brutta esperienza tu abbia scelto di non andare in giro armata, perchè come ho detto e come ha giustamente sottolienato isarose, credo sia una cura peggiore del male. Vorrei però far notare come siamo incorsi in un errore. Abbiamo considerato lo stupro esclusivamente come un’aggressione compiuta per strada ad opera di ignoti, spesso di notte. Le cose non stanno così. Se si osservano i numeri più attentamente, si scoprono cose molto interessanti: “I dati STAT 2006 indicano che in Italia il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner; se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Solo il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo.
    Gli stupri e i tentati stupri sono commessi piu’ frequentemente da amici (23,8%), conoscenti (12,3%), fidanzati o ex fidanzati (17,4%), mariti o ex mariti (20,2%), e solo in minima parte da estranei (3,5%). Solo il 21% delle violenze sessuali avviene per strada e il 14% in auto; per il resto, a casa propria o di amici e parenti. E’ evidente dai dati che gli stupri da comunitari ex extracomunitari costituiscono una esigua minoranza.” FONTE: http://www.osservatoriorepressione.org. Insomma la stragrande maggioranza degli sturpi è 1. perpetrata da persone che si conoscono o addirittura con cui si ha o si ha avuto una relazione sentimentale 2. avviene tra le mura domestiche. Vedete perchè non riesco ad accettare che si parli dell’uso delle armi come soluzione del male? La triste verità è che per le donne il posto più pericoloso in cui stare è casa propria, non la strada. Per questo, Federico, parlo delle civilizzazione come soluzione. Non è un discorso “buonista e trasognato”, perchè o costringi le donne ad armarsi in casa propia, o cerchi soluzioni politiche e sociali che rendano la casa un luogo di libertà e non di oppressione. E, per questo, le armi non servono.

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