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Noi si aspetta che sia troppo tardi

4 luglio 2010

Se la vogliamo dire politically correct, la violenza domestica si definisce come il comportamento violento di uno dei due partner sull’altro. Se la vogliamo dire più terra terra, la violenza domestica si definisce come il comportamento violento del marito o del convivente sulla donna. Molte donne sono vittima della violenza domestica, ma poche lo vanno a raccontare alla polizia o a un centro anti-violenza. Per la semplice ragione che hanno paura di peggiorare la loro situazione. Se si vuole affrontare il problema da un punto di vista politico, la prima questione è garantire alle donne ascolto, accoglienza e protezione. La seconda questione è fare sapere che avranno ascolto, accoglienza e protezione. Perché se devono denunciare e non essere credute, allora staranno zitte e ferme dove stanno, nelle mani del loro terrorista personale.  Stabilire cosa e come è successo, ovviamente, è la terza questione.

La Cassazione qualche giorno fa ha reso note le motivazioni della sentenza con la quale ha stabilito che episodi di «ingiurie, minacce e percosse» non sono sufficienti per configurare il reato di maltrattamenti in famiglia, perché non sono quantitativamente sufficienti per stabilirne l’abitualità.

Ti picchio? Sì, ma di tanto in tanto. Ti insulto? Eddai, mica sempre. Ti minaccio? Che melodrammatica: lo faccio solo quando sono di cattivo umore.  Nel caso in questione c’erano testimonianze di medici, conoscenti e certificati medici. Pareva impossibile che il marito violento potesse essere scagionato. Invece. La Cassazione ha considerato rilevante che la donna non apparisse «intimorita» dalla condotta del marito ma solo «scossa, esasperata e molto carica emotivamente» dato il suo «carattere forte». In altre parole, la signora ha denunciato prima di morire, fisicamente o psicologicamente. Troppo presto mia cara. Ti piangeremo in cronaca nera, ma non se denunci in tempo.

Seguitemi da vicino qui: purtroppo la notizia è stata riportata dai telegiornali e dai principali quotidiani. Dico purtroppo perché, se da un lato è chiaro che questa sia una notizia di interesse pubblico, dall’altro il megafono dei media ha reso il messaggio che proviene dalla Cassazione forte e chiaro: care donne, non vi crediamo o, anche se fossimo costretti a credervi da testimonianze e referti medici, ignoreremo il problema.

Perché? Perché noi si aspetta che sia troppo tardi.

P.S. Due note veloci: uno, naturalmente la sentenza è a nome del popolo italiano (cioè anche a nome nostro). Due, i giudici si chiamano Saverio, Francesco, un altro Francesco, Giovanni e Giacomo. Notate qualcosa?

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14 commenti leave one →
  1. anna chiara permalink
    4 luglio 2010 15:27

    e poi leggete qui: http://www.unita.it/news/italia/100760/violenza_sulle_donne_io_minacciata_di_morte

    se anche una donna trova il coraggio di denunciare, ma non troppo per carità che non si dica poi che non era abbastanza intimorita, ecco con quali tempi arriva una risposta.

    io non ho parole

  2. THX1138 permalink
    5 luglio 2010 22:34

    Veramente quella che è stata evidenziata di giudici della Cassazione E’ la differenza che sussiste tra maltrattamenti,da un lato, e lesioni, percosse, violenza et al dall’altro, e se non c’è querela i giudici potevano farci poco o nulla.

    Riguardo al fatto che i giudici erano uomini, se intende dire che le donne in cassazione sono poche, è vero, ma a dire il vero è anche una questione anagrafica.
    Per fare i giudici in Cassazione bisogna avere almeno 28 anni di anzianità di servizio ed in quelle fascie le donne (che sono entrate in magistratura solo dal 1963) erano ancora una piccola minoranza (ma forse le farà piacere sapere che una delle “pioniere” del concorso del 1963 esercita in cassazione); comunque visto che in totale il 41% dei magistrati sono donne (ed all’ultimo concorso il 60% dei promossi erano donne) tempo qualche anno la situazione dovrebbe essere meno impari.

  3. 6 luglio 2010 07:27

    Esatto. E’ la “differenza” tra maltrattamenti da un lato e lesioni, percosse, minacce e violenze (tutte ripetute) che qui non ci convince. Mi rendo conto che il punto giuridico è che i giudici avevano per le mani la querela per maltrattamenti in famiglia, ma non vedo cosa possa essere considerato maltrattamento in famiglia se non un marito che picchia e minaccia ripetutamente la moglie. Quale messaggio si sta mandando alle donne vittime di violenza? Non è che siamo tutti assuefatti all’idea che mollare ogni tanto una sberla alla moglie è una cosa normale? Nessun maltrattamento, solo “tensione tra i coniugi”. Questo dice la sentenza, questo forse pensano tutti.

  4. THX1138 permalink
    6 luglio 2010 08:57

    Guardi che il compito della cassazione non è mandare messaggi ma giudicare casi concreti.

  5. giovannino118 permalink*
    6 luglio 2010 14:15

    Che non sia compito della cassazione lanciare messaggi, è lampante. Che lo faccia continuamente, è altrettanto lampante, perchè il supremo grado di giudizio di un paese fornisce della legge un’interpretazione che, necessariamente, viene recepita dalla società civile, tanto più che la sentenza stessa diviene giurisprudenza, quindi un precedente che può essere richiamato in casi simili. Si può dire quindi che la cassazione crei un sentire comune attorno ai casi che tratta, quindi un messaggio.
    D’altronde, a partire dalla famosa sentenza che affermava che un uomo condannato per stupro non poteva effettivamente aver stuprato la ragazza perchè i jeans che lei portava erano troppo stretti, e quindi impossibli da togliere senza cooperazione da parte della vittima (http://www.repubblica.it/online/fatti/jeans/jeans/jeans.html), tra la cassazione e le donne non è che ci sia mai stato grande amore.
    Anche in questo caso, mi sembra che il riferimento al “carattere forte” della donna in questione sia veramente un modo veramente sinistro di interpretare la legge. Il messaggio in questo caso è “se sei forte, il crimine perpetrato nei tuoi confronti è meno grave”. Insomma se la donna si fa veramente male, magari l’uomo viene condannato. Se invece resiste e non si fa annichilire, allora vuol dire che il crimine non era poi così grave. Dicono che siamo in un mondo civilizzato, ma qui mi sembra si stia sprofondando sempre di più nella barbarie.

  6. THX1138 permalink
    6 luglio 2010 15:43

    Giovanni, guardi che anche quella storia della cassazione e dei jeans era praticamente una bufala

  7. 7 luglio 2010 09:11

    Ma che bufala. Testo della sentenza 1636/1999:

    “Deve poi rilevarsi che è un dato di comune esperienza che è quasi impossibile sfilare anche in parte i jeans di una persona senza la sua fattiva collaborazione, poiché trattasi di una operazione che è già assai difficoltosa per chi li indossa.”

  8. paola permalink
    7 luglio 2010 12:39

    Anche per interagire utilmente con chi intimasse “o la borsa o la vita” occorrerebbe una fattiva collaborazione.

  9. THX1138 permalink
    7 luglio 2010 12:59

    isaroseisarose, credo che lei sappia che quella è una singola frase slegata dal contesto, e per capirla correttamente bisogna leggere anche quello scritto prima e dopo.

    “Parimenti censurabile è la sentenza allorché afferma che la P. fu realmente vittima della denunciata violenza carnale dato che è certo che durante l’amplesso aveva i jeans tolti soltanto in parte, mentre se fosse stata consenziente al rapporto carnale avrebbe tolto del tutto i pantaloni che indossava.
    Un tale rilievo non può condividersi perché sarebbe stato assai singolare che in pieno giorno (il fatto avvenne verso le ore 12-12,30), in una zona che seppur isolata non era preclusa al transito di persone, la P. si denudasse del tutto, ne benché era consenziente all’amplesso.
    Deve poi rilevarsi che è un dato di comune esperienza che è quasi impossibile sfilare anche in parte i jeans di una persona senza la sua fattiva collaborazione, poiché trattasi di una operazione che è già assai difficoltosa per chi li indossa.”

    Qui c’è un punto in cui il giudice nella motivazione ha in effetti omesso un particolare, di cui peraltro ha tenuto conto, ossia che violentatore e vittima erano in un automobile, ed in effetti nello spazio ristretto di un’auto togliersi i pantaloni non è un’operazione facile, e toglierli a qualcun altro che non vuole e si difende assai di più.

    quindi se vogliamo proprio ricavare una massima da questo precedente è: “non si può ritenere che sia avvenuta violenza dal solo fatto che la vittima non si sia spogliata completamente, specie se si trattava di vestiti che, in quel particolare contesto, erano difficili da sfilare senza la collaborazione della vittima”

    E comunque, visto che ha letto la motivazione della sentenza di cassazione, lei sa benissimo che quello era solo uno dei molteplici indizi che hanno indotto la corte a ritenere illogica e contraddittoria la motivazione della corte d’appello.
    il giudice d’appello aveva detto che la prova della violenza era data dal fatto che la vittima aveva solo parzialmente sfilato i jeans

  10. anna chiara permalink
    7 luglio 2010 13:40

    @thx1138:
    lasciamo stare i jeans e le sentenze, troppe parole e poca sostanza.
    è vero o no che è stato assolto un marito perchè non erano maltrattamenti ma “solo” percosse?
    il problema è culturale, non si trinceri dietro a tanta conoscenza giuridica. Le sentenze fanno cultura, e di una cultura sono espressione, perchè oltre alla legge esiste la giurisprudenza.
    non lo dico perchè sono donna, gli uomini che stimo e che mi sono vicini la pensano esattamente come me.
    Può darsi che la singola sentenza abbia le sue motivazioni, il problema è che non conosco uomini che devono vivere nel terrore perchè la moglie li minaccia, e che le morti di queste giorni sono donne. è un fatto, non una sentenza.

  11. THX1138 permalink
    7 luglio 2010 15:11

    @annachiara
    il marito è stato “assolto” (sarebbe un’altra cosa, ma la distinzione è un tecnicismo) perchè la moglie aveva rinunziato alla querela; altrimenti sarebbe stato condannato (e ad occhio avrebbe beccato la stessa pena) perchè un reato lo aveva in effetti commesso.
    Quindi, se proprio vogliamo trovare un messaggio in questa sentenza è: se volete che lo stronzo sia punito, non rinunziate alla querela*

    * comunque posso aggiungere che di solito in questi casi pm e polizia si fanno scrupolo di verificare che la volontà di rinunziare alla querela sia genuina, visto il rischio che tale decisione sia frutto di ulteriori vessazioni

  12. anna chiara permalink
    8 luglio 2010 13:45

    grazie della spiegazione.
    ma non mi sento tranquilla lo stesso.
    non tanto per “punire” chi commette violenza, ma per tutelare chi la subisce, il che è sostanzialmente diverso.
    C’è un discorso di fondo, come fa una vittima a difendersi? come fa ad avere fiducia che sarà protetta? sono sicura che in molti casi di violenza domestica non è affatto vero che la polizia si fa scrupolo di verificare alcunchè, anzi in genere il violento viene rilasciato dopo qualche ora.
    e la cosa che nessuno pare capire, ma non me lo aspetto dai giuristi, è che è quasi impossibile denunciare tali violenze senza essere accusate di “essersela cercata”. il che in parole povere significa un calvario senza poi certezza di protezione.
    ma noi si ragiona di cavilli legali.

  13. THX1138 permalink
    14 luglio 2010 07:14

    @annachiara, mi scusi se le rispondo con ritardo
    – punire chi commette violenza è un modo (imperfetto, ma allo stato quello abbiamo, e i giudici non si possono inventare la legge) per tutelare chi subisce; si spera che ciò agisca come deterrente per altri
    – lei è sicura che in molti casi la polizia non verifica, e porta come prova il fatto che in genere il violento viene rilasciato: io sono dell’ambiente legale, e so che queste cose di solito vengono verificate (una soluzione – che però è compito del legislatore e NON del giudice, sarebbe quella di rendere irrevocabile la querela) ; quanto alla detenzione cautelare, attualmente ha paletti molto stretti (deve esistere la prova effettiva del rischio di reiterazione) e sarebbe quindi compito del legislatore, e non del giudice, introdurre parametri più ampi.
    – veramente quello di “essersela cercata” è una cosa che in campo giuridico non ho sentito MAI usare (se non in cronache di processi per violenza carnale di più di trent’anni fa); oggi sarebbe praticamente ridicolo, e giudice e PM riderebbero in faccia a chi osasse farlo.

  14. Claudio permalink
    23 agosto 2010 07:17

    “Se la vogliamo dire più terra terra, la violenza domestica si definisce come il comportamento violento del marito o del convivente sulla donna”

    Infatti, se invece è lei a farla è una cosa giustissima, se lei la subisce lui è un bastardo, se lei la fa lui è un c….one

    Uccide marito e si toglie la vita,Boretto

    Fiume Veneto (PN) – Accoltella marito e simula suicidio
    http://temporeale.libero.it/libero/news/2010-08-19_119553988.html

    Reggiolo (RE): Con l’amante assassinò l’ex marito: ergastoli confermati
    http://www.ilgiornale.it/interni/ucciso_sotto_casa_10_coltellate_schiena/02-12-2006/articolo-id=137999-page=0-comments=1

    Cina – Uccide il marito in miniera per intascare l’indennità d’infortunio sul lavoro
    http://altrimondi.gazzetta.it/2010/06/intanto-in-cina-17.html

    Cava de’ tirreni – fisico nucleare trovato massacrato: arrestata la moglie
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=248110

    Germania – Donna uccide il “marito” poi cerca un suo sosia per farsi intestare il patrimonio
    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/201003articoli/53220girata.asp

    Lecce – Uccide il marito iniettandogli una dose letale di eroina
    http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=16628

    Bangadlesh – moglie evira e uccide il marito
    http://www.asianews.it/notizie-it/Dhaka,-lotta-alla-poligamia:-moglie-evira-e-uccide-il-marito-17629.html

    …e tanti altri ancora che possiamo ammirare a questo link
    http://violenza-donne.blogspot.com/2006/12/uxoricidi.html

    sicuramente se una donna aggredisce o uccide il partner avrà le sue ragioni perché, come si dice….
    ******nessuna donna lo farebbe mai******
    no?

    Ste cose le fanno SOLO gli uomini (e quelli che non le fanno comunque le condividono), oppure potrebbe essere il solito complotto dei misogini che sono morti per poter ricattare meglio la moglie

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