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Cowboy e indiane

25 luglio 2010

L’emancipazione della donna porterà gli uomini all’estinzione?

Pare che in molti la pensino più o meno così. Le donne possono studiare: e l’uomo è superato nel suo primato sociale. Le donne possono divorziare: e l’uomo viene abbandonato dall’angelo del focolare. Le donne possono lavorare: e l’uomo avvilito non è più necessario per portare a casa la pagnotta. L’argomentazione è elementare: via via che la donna acquisisce diritti, l’uomo perde privilegi.

Internazionale si occupa di questo tema pubblicando un articolo di Hanna Rosin intitolato La fine del maschio. In copertina le gambe di una gigantesca donna in tailleur sono di fronte a un piccolo omino che sventola bandiera bianca. La tesi della Rosin è semplice: l’era del predominio maschile sta finendo perché le donne sono più brillanti, più determinate e, in definitiva, più adatte alla società postindustriale. I muscoli oramai contano meno dell’intelligenza. Mentre le ragazze sudano sui libri e competono fin dalla tenera età, i ragazzi giocano alla play station. I tradizionali vantaggi maschili stanno finendo proprio nel momento le donne stanno acquisendo la consapevolezza di poter fare da sé. L’era dell’uomo che porta a casa il reddito familiare e della donna che si limita alle mura domestiche è finita.

 

E ci si può saziare di statistiche, numeri e casi: tre quarti degli statunitensi preferiscono figlie di sesso femminile; negli Stati Uniti 3 laureati su 5 sono donne; la crisi ha colpito maggiormente settori tradizionalmente maschili (edilizia, finanza, manifatturiero) mentre  settori ad occupazione prevalentemente femminile stanno reggendo il colpo. Il sorpasso è storico: oggi negli Stati Uniti la disoccupazione sta colpendo più gli uomini che le donne. Ma davvero l’economia postindustriale, la crisi economica e l’emancipazione femminile stanno creando l’alchimia miracolosa che il femminismo ha sempre sognato?

Io credo di no. Criticando l’articolo della Rosin, Katha Pollitt ha trovato il punto: la dialettica tra i generi non è un gioco a somma zero. Credere che i diritti degli uomini e quelli delle donne siano inversamente proporzionali è una visione innanzitutto deprimente. Davvero l’uomo è tanto più felice quanto più la donna è assoggettata e dipendente da lui?

Senz’altro si ha la sensazione di essere sulla soglia di un cambiamento storico. Forse ci metteremo secoli, ma il percorso di liberazione è iniziato. Oggi non ci vergogniamo di ambire ad una carriera indipendente da quella del nostro compagno e, a dirla tutta, non ci vergogniamo nemmeno di non avere un compagno. Non siamo reiette della società se non scegliamo il matrimonio e non siamo puttane se abbiamo figli in unioni non consacrate dalla chiesa.

Contemporaneamente, ci sono ancora tante conquiste davanti a noi: la responsabilità della cura dei figli e degli anziani ricade ancora prevalentemente sulle donne, abbiamo bisogno di una laurea per guadagnare quanto un uomo con un diploma superiore e, finora, la politica non ha elaborato meccanismi per cui le donne non si ritrovino a dover offrire agli uomini il salato conto della gravidanza e delle conseguenti rinunce lavorative. Per non parlare dell’aborto, delle violenze in famiglia, dei pregiudizi, delle conseguenza psicologiche e sociali dell’utilizzo commerciale del corpo femminile.

Forse è vero che noi donne abbiamo qualche caratteristica che ci avvantaggia nell’economia attuale. L’abilità comunicativa, l’empatia, la costanza… ma non sono ragionamenti sospetti? In fondo sono i vecchi stereotipi di genere che venivano usati contro di noi e che ora sono integrati in una retorica apparentemente a nostro vantaggio. Evviva le donne carine, evviva le donne cortesi, evviva la soft leadership! Sono l’unica a sentire puzza di bruciato?

Non serve essere teorici del complotto per accorgersi che le vittorie delle donne vengano messe al servizio di una retorica che protegge lo status quo. In Italia, almeno: ragionare sulle conquiste femminili è una giustificazione allo stringere i ranghi e ad intensificare la guerra. Il riconoscimento delle conquiste femminili diventa apologetica al servizio di chi vuole far credere che siano le conquiste femminili a provocare nel Maschio una violenza in fondo giustificata e comprensibile. Guai a scalzare gli uomini dalla sella della Marlboro country o risponderanno al fuoco! Misogini nostrani come Marcello Veneziani (L’uomo uccide: non è colpa del maschilismo, ne parlavamo qui) e Massimo Fini (Donne, guaio senza soluzione) la pensano esattamente in questi termini.

Questo dimostra che le conquiste del femminismo, da sole, non bastano. È necessaria una visione allargata in cui la dialettica tra i generi non risponda alla logica dei cowboy e delle indiane. Stare dalla parte delle donne non significa essere contro gli uomini. I generi non sono un gioco a somma zero. Anche se è comprensibile che cambiamenti sociali, culturali ed economici mettano in crisi vecchi equilibri, si deve chiedere (e pretendere) che gli uomini siano capaci di stare al passo e non sulla difensiva. Se nel lungo periodo finirà la dipendenza economica delle mogli (o anche se finissero le mogli), non vuol dire che gli uomini non saranno più capaci di avere un posto nella società. Non saranno più l’asso-piglia-tutto ma questo non significa che non avranno un valore.

Le donne combattono con sé stesse e con la società per definire il proprio ruolo e il proprio valore. Perché gli uomini non dovrebbero pretendere altrettanto da sé stessi?

Il ragionamento secondo il quale i diritti delle donne intaccano privilegi senza i quali gli uomini non sono più nulla, significa interpretare gli uomini come individui che guadagnano la loro identità solo a spese delle donne. Certo, la fine dell’angelo del focolare implica la fine del diavolo capace di dire solo “Perché lo dico io!” ma questa non è la fine dell’uomo in quanto tale. Il cambiamento del ruolo femminile è un’occasione per gli uomini, una sfida positiva per uscire dai loro stereotipi di genere, che gli sono rimasti appiccicati addosso.

In definitiva, le conquiste delle donne sono conquiste dell’umanità intera. All’ufficiale americano che lo interrogò riguardo alla sua razza, Einstein rispose semplicemente: «Umana».

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13 commenti leave one →
  1. 25 luglio 2010 18:35

    Quello che ho sempre affermato è che la parificazione dei doveri e dei diritti (e non l’emancipazione che non mi suona tanto chiara per tutte le persone che spesso ne fraintendono il significato), intendendo avere entrambi stessi diritti e doveri, (diversificati solo nella prolificazione della specie, cioè avere in natura ruoli diversi perché fisiologicamente diversi e basta), ma entrambi coinvolti nella crescita della prole ed entrambi responsabili della stessa con eguali diritti e doveri. La ricchezza qualitativa delle virtù femminili, chiaramente non solo intellettive, che vengono fuori dalla presa di coscienza di una società patriarcale o maschilista, (come la si vuol chiamare), che l’ha tenuta per troppo tempo in “frigo” è una ricchezza di una società che si evolve culturalmente e che crea nuovi scenari per un progresso collettivo ed evolutivo che aiuta senz’altro l’uomo nelle nuove scelte che il mondo globalizzato richiede.
    L’uomo da sempre è stato diseducato da una cultura lontana e poco saggia nei confronti della sua compagna, che lo hanno portato ad ignorare le doti intellettive e diverse sue capacità anche manuali. Evidenziando solo le capacità procreative e di compagnia e null’altro. Ma lì dove il progresso delle società industrializzate hanno messo in evidenza le capacità mentali senza distinzioni di sesso, sono venute fuori quelle forze naturali mai sfruttate che le donne hanno sempre avuto e che l’uomo o per volontà propria o per ignoranza ha sempre ostacolato. Credendo che l’evoluzione del (e nel) mondo dipendesse esclusivamente dalle sue forze fisiche e mentali mentre poteva contare benissimo anche su di LEI, nell’eventualità di un suo possibile fallimento . E’ venuto fuori che, più di un progresso qualitativo di vita (migliore), egli sembra tenere di più ad avere le redini di una ridicola forma di supremazia economico-sociale coadiuvata da una mentalità retrograda ed ignorante che delimita i diritti delle donne imponendole (come sempre) doveri a carattere familiare sottoforma di esclusive (solo sue) responsabilità e spesso ignorando le proprie. La retrocessione delle società che volutamente vogliono ignorare le capacità delle donne sono destinate a fallimenti inevitabili e ne abbiamo esempi nel guardare i paesi dove c’è eternamente la guerra. Fateci caso che, dove ci sono popolazioni, (a comando maschile) dove le donne, i vecchi e i bambini non sono considerati importanti e agiscono solo sotto il comando di uomini, spesso senza scrupoli, è inevitabile che questi si trovino spesso in guerra tra di loro. Il progresso nello sfruttare la ricchezza che le donne hanno in tutti i settori che fino a poco tempo fa erano solo esclusive dell’uomo è un arricchimento della loro vita sociale dove si procede nel procreare non solo la vita assieme ma anche tutto ciò che può renderla vivibile e possibile cercando assieme di risolvere i diversi problemi ed ostacoli. Mai e poi mai, l’uomo deve sentirsi sminuito, piuttosto deve cercare di collaborare al fine di realizzare quei traguardi che insieme devono proporsi e superare. L’uomo deve capire che nelle sue battaglie quotidiane lui non è solo, come una volta, quando l’azione delle donne era limitata nella casa e basta, oggi loro vanno accanto agli uomini in guerra senza paura rischiando la propria vita. Quali sono i limiti che gli uomini credono ancora di vedere nelle donne che invece loro non hanno???

  2. andrea46 permalink
    25 luglio 2010 19:11

    Una canzone della Martini recita nel finale che……….. gli uomini sono figli delle donne……….
    sono le stesse donne che hanno gli uomini che allevano! Per quanto mi concerne ho conosciuto coppie che vivono insieme da 60 anni e mi piacerebbe vedere uomini assieme alle donne e non contro……….

  3. 25 luglio 2010 20:10

    Ritengo che certi articoli siano veramente dannosi alla causa del femminismo. Vogliono subdolamente lasciare ad intendere che lo scopo del femminismo sia quello di superare gli uomini, anziché semplicemente quello di avere le stesse libertà e diritti. Inoltre, parlano di qualità poco misurabili e descrivibili come “empatia” e “sensibilità” che, gira e rigira, non significano niente di niente. Un modo per far sentire gli uomini inferiori, e per giustificare, come dite, le violenze di questi ultimi. Vogliono propagandare l’idea della guerra dei sessi “eterna e immutabile”, secondo la quale non è possibile la parità, ma solo la prevaricazione di un genere sull’altro. Peggio ancora, vogliono dipingere i successi femminili in vari ambiti come prevaricazioni di fatto sull’altro sesso. E inoltre, vogliono lasciare ad intendere che il femminismo abbia “fatto il suo tempo”, perché ormai le donne “si laureano più degli uomini” e bla bla bla (“Mentre le ragazze sudano sui libri e competono fin dalla tenera età, i ragazzi giocano alla play station”: fosse anche vero, c’è bisogno di sottolinearlo? A quale scopo? Di far sentire bene le donne? Di umiliare gli uomini?). La cosa più dannosa è il messaggio che lanciano agli uomini: siete degli sconfitti, le donne vi hanno battuto. Dovete chinare il capo e ammirare cotanta grandezza. Non è forse un modo per… suscitare rabbia e frustrazione (con le eventuali conseguenze) anche in chi non si era mai sentito sminuito dalle conquiste del femminismo? Che non sia anche un modo per rinfocolare una sete di rivalsa magari sopita? Per spingere i sessi a scontrarsi tra di loro, per il male di entrambi e il bene dello “status quo”?
    Io credo che questi articoli, lungi dal situarsi in un’ottica femminista, mirino solo a creare astio e divisioni tra i sessi, in un periodo in cui, invece, sarebbe necessario occuparci di tutt’altro.

    • Claudio permalink
      24 agosto 2010 19:14

      Lucrezia ha perfettamente ragione.
      Forse le nostre illustri esperte, prese dalla foga di cantare vittoria, non si sono rese conto che in tanti campi gli uomini continuano ad essere più bravi, solo che per questioni di delicatezza e politically correct non viene detto, anche perché non è interesse degli uomini fare a gara con le donne

  4. nanni pepino permalink
    26 luglio 2010 02:29

    CONCORDO IN PIENO CON TUTTO IL POST, QUESTA FRASE MO SEMBRA INDICARE LINEE DI AZIONE!
    “Il ragionamento secondo il quale i diritti delle donne intaccano privilegi senza i quali gli uomini non sono più nulla, significa interpretare gli uomini come individui che guadagnano la loro identità solo a spese delle donne. Certo, la fine dell’angelo del focolare implica la fine del diavolo capace di dire solo “Perché lo dico io!” Ma questa non è la fine dell’uomo in quanto tale. Il cambiamento del ruolo femminile è un’occasione per gli uomini, una sfida positiva per uscire dagli stereotipi di genere che gli sono rimasti appiccicati addosso.

    In definitiva, le conquiste delle donne sono conquiste dell’umanità intera. All’ufficiale americano che lo interrogò riguardo alla sua razza, Einstein rispose semplicemente: «Umana”

  5. anna chiara permalink
    27 luglio 2010 13:30

    andate a vedervi sul sito http://www.comunicazionedigenere.it la lettera della mediatrice culturale armena che accusa le donne italiane , per carità , molte , non tutte (???!!!) di essere cattive, di urlare contro i loro figli e di detestare la figura del padre, ma soprattutto (ci) accusa di non saperci sacrificare abbastanza per i nostri uomini…povero povero uomo italiano (sic)
    ecco finchè la mentalità è questa, post come questo, bellissimo, sono veramente rivoluzionari.
    grazie

  6. 5 agosto 2010 10:34

    Personalmente frasi del tipo “eheh bene! la nuova donna emancipata dominerà il mondo, è la fine del maschio, le donne sono più intelligenti etc…” mi fanno un po pena per diversi motivi:
    1) perchè questi discorsi implicano che la donna che li fa dichiara apertamente che il maschio sotto certi aspetti è superiore, quando in realtà è proprio sbagliato il concetto di superiore/inferiore, bene/male; uomo e donna sono diversi e sono caratterizzati da varietà particolari tutte apprezzabili.
    2) denotano un totale qualunquismo e genericizzazione che sicuramente non favoriscono una riflessione seria su questioni così importanti come quelle di genere.
    3) la cosa più triste è che la donna che dichiara queste affermazioni, in realtà legittima una crisi di identità di genere. Infatti adotta caratteristiche tipicamente maschili e testosteroniche come l’aggressività, la competitività e la guerra, invece di esaltare e far capire la bellezza e le estreme varietà di caratteristiche che caratterizzano il genere femminile.

    Vorrei avere una vostra opinione sul mio articolo a riguardo della concezione di società e dei modelli di genere ai quali sia uomini che donne auspicano e per cui soffrono di una crisi di identità:

    Violenza sulle donne ed eccessi di testosterone…

    • 5 agosto 2010 10:39

      Mi permetto di linkare il vostro blog, che giudico molto interessante sul mio.
      Complimenti ragazze continuate così!!!

      PS: mi interesserebbe un opinione femminile anche su questo articolo:
      Burlesque, solo una moda o un opportunità?

      • 5 agosto 2010 17:14

        Joe, sono in sintonia con entrambe le conclusioni del tuo primo post: esistono stereotipi di genere che condizionano sia uomini che donne e che dovrebbero essere contrastati con una bella educazione emotivo-sessuale, che sarebbe un sogno se si cominciasse a scuola.
        Quanto a questo “burlesque”, mi fa piacere che si divertano quelle a cui piace impararlo, ma dal video che hai postato sul tuo blog non ho visto nessuna differenza apprezzabile con uno spogliarello qualsiasi. Chiamarlo “una nuova forma di femminismo” come fa la giornalista Marilena Vinci mi sembra un errore, a dir poco. Il femminismo è una questione sì individuale, ma include un respiro sociale e politico. Lo spogliarello no.

        • Paolo1984 permalink
          27 febbraio 2011 00:07

          Diciamo che nel burlesque c’è una dimensione buffa, ironica e autoironica particolarmente accentuata come si vede fin dal nome. Forse è eccessivo definirlo “nuova forma di femminismo”..io la considero semplicemente una forma di spettacolo con una sua storia e una sua dignità artistica.

    • 6 agosto 2010 09:06

      Ho trovato un post di un blog amico che forse può interessarvi e darvi spunti di riflessione:

      la televisione che spiega l’Italia – Deejay.tv, “The lift”

  7. Claudio permalink
    21 agosto 2010 12:43

    Avete ragione, le donne sono superiori e gli uomini non servono a niente

Trackbacks

  1. TROPPA GRAZIA SIGNORA « maschile individuale

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