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Il Mulino che vorrei?

4 agosto 2010

Nei mesi scorsi questo blog si era già occupato del cosidetto “furto d’infanzia”, dando un piccolo contributo a quello che altri blog, come Un altro genere di comunicazione, fanno da tempo (qui e qui).

Si sa che i bambini e le bambine sono i soggetti più influenzabili dalle pubblicità, hanno meno difese e meno capacità critica per giudicare. Stamattina stavo facendo colazione. Sul tavolo c’erano anche i Saccottini del Mulino Bianco. Do un’occhiata alla scatola di sfuggita e vedo questo.

Nuovi personaggi del Mulino. Sono praticamente omini a forma di pastine con cui i bambini possono giocare. Sono maschi e femmine per permettere sia ai bambini che alle bambine di identificarsi con loro.

Esaminiamo i personaggi: sono più maschi che femmine. Le pastine-maschietto si differenziano tra loro per alcuni caratteri principali. Ci sono i due gemelli forzuti, c’è il tipo intelligente, c’è l’esploratore.

Al bambino vengono date differenti caratteristiche che può sentire proprie o fare proprie, e che sono parte del suo essere bambino e che saranno parte del suo essere  uomo.

E i personaggi pastine-femminucce? Qui viene il bello. Le pastine-femmine sono solo tre. Eccole.

C’è ne una, Cocca, che sembra essere la più normale. Sembra avere quasi le fattezze di una mamma (cfr. le scarpe). Macy, invece, è una ciambellina che al posto della bocca ha un buco, il che rende la sua espressione molto simile a quella di una bambola gonfiabile. Sorridente però. Grì Grì è una spilungona molto glamour, vestita e truccata di tutto punto. Porta pure dei gioielli.  Le pastine-femmine non hanno caratteri particolari che le differenziano, l’unico carattere che hanno è di essere femmine e di essere belle (nel caso della terza).

Ad un bambino nel gioco vengono proposti personaggi dalle caratteristiche varie che faranno parte della sua personalità di adulto. Le bambine nel gioco si preparano ad essere quello che la società si aspetta che essere diventino: belle, disponibili o  mamme.

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6 commenti leave one →
  1. 4 agosto 2010 21:59

    Mi dicono che la rappresentazione di Goccio & co. è magari rozza e sicuramente anni-novanteggiante, ma non informata da alcuna logica discriminante. Può anche darsi. In fondo anche Puffetta era una, bionda e mantenuta mentre i puffi erano mille e, facendo tutti i mestieri, detenevano la forza produttiva ma da qui a dire che i Puffi erano sessisti, beh, pare di mancare il bersaglio, di fare un casus belli sulle caramelle (appunto). Ma a me pare che nel caso di questa pubblicità come in molti altri del genere si tratti di una mancanza di fantasia rispetto al femminile. Ci manca la varietà dei modelli (Puffetta ingegnera non funzionerebbe, per dire). Il punto è che abbiamo pochissime immagini di donna davvero condivise. Non sappiamo immaginarci una femmina che non sia o un po’ mammina o un po’ vamp. Tutto qui, direte, ma magari non è poco.

    • 5 agosto 2010 09:40

      Ciao a tutti, mi associo a isarosa, nell’immaginario collettivo la “femmina” è quella con il fiocchetto sui capelli, è il colore rosa. E’ quella che gioca con le bambole ( non + ormai), mentre i maschietti con la fionda & simili. Sappiamo però che esistono bambine future donne- maschiacco, così come bambini molto delicati e magari un domani uomini sensibili e vittime di donne troppo furbe…
      E’ un modo per semplificare le cose. Il bianco e il nero, yin e yang, buoni e cattivi, ecc..
      magari la realtà fosse così semplice.
      Sono nuova da queste parti e vedere tanti blog di donne, sulle donne e per le donne è fantastico. Anche io con i miei colleghi stiamo mettendo su un blog “al femminile”, vi aggiungo nel mio blog roll, come ho fatto per Un altro genere di comunicazione. E vi prego, se avete consigli per migliorare il blog ve ne sarei davvero grata. Ho tanto da imparare. Un saluto, a presto.
      http://paginerosa.wordpress.com/
      🙂

    • giovannino118 permalink*
      8 agosto 2010 19:20

      Ecco la storia di puffetta, tratta dal (sic!) sito ufficiale dei puffi italiano: “Non tutti, forse, sanno che è stato il malefico Gargamella a dare vita a Puffetta, creandola con l’unico scopo di portare scompiglio e guai nel villaggio dei puffi.
      Fortunatamente Grande Puffo, con la sua magia buona, è riuscito a trasformare questo incantesimo negativo in una bella e allegra magia piena di charme.
      Grande Puffo, infatti, ha trasformato Puffetta, da portatrice di guai, ad un simpatico e bello puffo in rosa, alla quale tutto il villaggio dei puffi è affezionato e che tutti adorano.”
      Il cattivo crea una donna per portare scompiglio…solo un incantesimo la trasforma in un “simpatco e bel puffo in rosa”…emblematico!

  2. varvarapetrovna permalink*
    5 agosto 2010 13:44

    @ isaroseisarose: perchè l’immagine di puffetta ingegnera non funzionerebbe? Non perchè non possa essere un modello identificativo valido, ma perchè è inusuale rispetto ai soliti modelli. Quali sono i soliti modelli per le bambine? la mamma o la bellona. Sono modelli che si basano solo ed esclusivamente sul genere femmina, non su quello che una femmina può fare o può diventare. Certo non considero questi personaggi sessisti, ma è interessante notare, come dici tu, la carenza dei modelli identificativi per le bambine, vuoi per mancanza di fantasia dei pubblicitati, vuoi perchè è costume invalso considerare il gioco della bambina una preparazione al suo ruolo adulto. ovvero di mamma o di bellona.
    @luisabaiano: grazie per il commento e grazie per averci segnalato il tuo blog! Fa piacere vedere che sempre più persone si occupano di tematiche di questo ‘genere’. 😀

  3. Natasha permalink
    8 agosto 2010 17:50

    Una mia amica voleva fare l’ingegnere nucleare. Poi ha mangiato troppi pangoccioli ed è finita a fare la showgirl. Si chiama Natasha Stefanenko.

  4. Claudio permalink
    24 agosto 2010 07:57

    Eh sì una gravissima discriminazione, non c’è che dire, segnaliamola alla Corte dei Diritti umani di Strasburgo

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