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Cambiare le donne, cambiare gli uomini

22 agosto 2010

Responsabilità maschile o complicità femminile?

Viene spesso sollevata, anche nei commenti a questo blog, la questione della responsabilità delle donne rispetto ad uno scenario socio-culturale che le considera soltanto – semplifico – come madri (ruolo 1) o puttane (ruolo 2). Si fa notare come siano loro stesse, per prime, a non considerarsi oltre la propria apparenza fisica, a fare del proprio corpo uno strumento per fare carriera piuttosto che uno strumento di potere, a svilire le proprie capacità e la propria intelligenza facendo le veline, ad autolimitarsi al ruolo di casalinga e madre.

Come in (quasi) tutte le cose, c’è un fondo di verità in questa affermazione. Un fondo di verità che rischia di creare dei conflitti in chi si batte contro la mercificazione del corpo femminile, per la parità di diritti e trattamento, per la libertà sul corpo, per un riconoscimento del ruolo delle donne che sia aperto alla molteplicità dei contributi che possono dare alla società e alla cultura del nostro paese. La verità, effettivamente, è che, se pullulano cartelloni pubblicitari con donne ammiccanti sopra la scritta «Te la do gratis» e se il corpo delle donne può essere usato per trasmettere messaggi del tutto irrispettosi della loro dignità, e via di questo passo, di fatto ci devono essere delle donne disposte a incarnare quei ruoli. Di puttane, veline compiacenti, e casalinghe subordinate al Maschio. Va bene.

E tuttavia, ci sono due importanti considerazioni che vengono ben prima di questa innegabile complicità. La prima è che è altrettanto innegabile che quando una bambina viene al mondo (in Italia, tanto per fare un esempio), si trovi immersa in uno scenario socio-culturale che non può che trasmetterle un certo tipo di impostazione mentale. Al maschietto si dice «Che bravo», alla femminuccia «Che bella», al maschietto si regalano le macchinine (o il piccolo falegname o il piccolo chimico o vattelappesca), alla femminuccia si regalano le bambole (ruolo 1) e le Barbie (ruolo 2). E così via. Non è certo una novità che ci siano due modelli educativi distinti per maschi e femmine, così com’è scontato che ci siano anche delle eccezioni (e fortunatamente non sono poche). Mi sembra piuttosto evidente, dunque, che se le donne diventano complici di un certo tipo di impostazione culturale è anche perché, proprio con quella impostazione, sono state cresciute e hanno imparato a pensare.

(Ri)emanciparsi da questa prospettiva limitante è dunque un compito fondamentale per le attuali generazioni femminili: rifiutarsi di essere considerate soltanto come corpo, combattere contro le disparità di trattamento sul piano lavorativo e contro le violenze, rivendicare diritti e interventi a sostegno della maternità ecc. ecc. Questo è un passo essenziale e imprescindibile. Ma – e qui vengo alla seconda considerazione – il riconoscimento della necessità di una presa di coscienza da parte delle donne non implica che gli uomini siano esonerati da un qualsivoglia ruolo in questo processo. Se è vero che non ci deve essere la guerra tra i sessi, allora anche gli uomini devono assumersi la responsabilità del rispetto, del riconoscimento e del cambiamento. E non certo perché noi donne ci aspettiamo rispetto, riconoscimento e cambiamento come «concessioni» da parte degli uomini, ma perché è con gli uomini che si ha a che fare nel rapporto di coppia, sul lavoro, nella società. Ad essere chiari fino in fondo, non ci dovrebbe proprio essere bisogno di rivendicare quel rispetto e quel riconoscimento: se c’è, significa che da qualcuno è stato negato. Se le donne sono state subordinate per decenni e secoli interi, significa che questo è stato funzionale agli interessi di qualcuno.

E allora non facciamo come si faceva a scuola, che se la maestra non controllava i compiti, allora non li si faceva: il rispetto e il riconoscimento sono semplicemente dovuti. C’è forse bisogno di spiegare perché? No. Così come nessuno ha mai sentito il bisogno di giustificare i diritti degli uomini. Quelli ci sono e basta.

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40 commenti leave one →
  1. Carneade permalink
    22 agosto 2010 13:28

    Soprattutto condivido il “C’è forse bisogno di spiegare perché? No.”

    Amen!

    🙂

  2. 22 agosto 2010 15:45

    Credo che molte donne si sentano offese dai ruoli asfissianti che la società italiana mette loro disposizione, ma credo che anche molti uomini si sentano sviliti da questi modelli che, in fondo, si rivolgono a loro come proprio target. Noi siamo rappresentate come oche, loro come decerebrati. La disparità tra i sessi offende entrambi i sessi. Giusto?

  3. Claudio permalink
    22 agosto 2010 18:30

    Sono gli uomini che devono cambiare, non le donne.

  4. sauerophelia permalink
    23 agosto 2010 08:41

    Sicuramente è così, se parliamo di persone aperte, formate ed educate ad apprezzare la differenza e il confronto con essa. Ma temo che, se è della «media» delle persone che stiamo parlando, la disparità tra i sessi e i ruoli claustrofobici di cui parlavo non siano considerati tanto offensivi, quanto piuttosto come la «natura» delle cose. Ad essere onesta, non vedo in giro una gran moltitudine di uomini in ansia per questo problema (così come non vedo ancora abbastanza donne, se è per questo).

  5. Claudio permalink
    23 agosto 2010 09:48

    Ieri avevo pubblicato un link ad un power point contenente pubblicità offensive nei confronti degli uomini, e stamattina vedo che è sparito

    http://www.maschiselvatici.it/pps/deformazione.pps

    Complimenti alla vostra capacità di dialogare, evidentemente il dialogo per voi deve essere fatto in modo che la donna accusa e l’uomo chiede scusa.

    “Così come nessuno ha mai sentito il bisogno di giustificare i diritti degli uomini. Quelli ci sono e basta.” eh già gli uomini hanno sempre avuto tutto, quindi stiano zitti e chiedano scusa a tutte le donne

    • sauerophelia permalink
      23 agosto 2010 14:02

      Caro Claudio,
      in questo blog non abbiamo l’abitudine di cancellare i commenti di nessuno, a meno che non si tratti di commenti puramente offensivi. Non avevo visto il tuo link ieri, ma ho appena controllato ed è nei commenti a https://femminileplurale.wordpress.com/2010/07/10/laria-che-tira/
      Non mi sembra che nessuno l’abbia tolto, e non vorrei che dominasse, ormai, una certa psicosi da censura. Non vedo, peraltro, quale interesse dovrebbe spingerci a censurare un commento ad un blog che si propone come luogo di confronto. A meno che tu non sia già prevenuto nei nostri confronti, cosa che non voglio credere: dato che non ami l’idea che qualcuno non voglia dialogare, immagino che tu invece voglia difendere il dialogo.
      Quanto alle altre cose che dici, non capisco a cosa ti riferisci. C’è forse scritto da qualche parte che gli uomini devono stare zitti? Mi pare che tu fraintenda un po’ il mio discorso: quando dico che nessuno si ha mai sentito il bisogno di giustificare i diritti degli uomini mi riferivo semplicemente al fatto che quelli sono sempre stati dati per scontati. Non mi sembra che agli uomini sia mai stato negato il diritto di lavorare, di scegliere il proprio partner, di fare o non fare figli, di votare ecc. O ricordo male? Se poi vogliamo discutere dei diritti umani in generale e di chi e quando se li è visti riconoscere (bianchi/neri, ricchi/poveri ecc.), allora questo è un altro discorso.
      Resto a disposizione.

      • Claudio permalink
        23 agosto 2010 18:51

        Abbiamo il diritto di fare o non fare figli? Strano, a me risulta che SOLO la donna può decidere se un bambino può nascere o no, mi risulta che il padre non può decidere un bel niente, né se lo vuole quando lei non lo vuole, né se non vuole diventare padre se lei invece lo vuole. Deve solo incrociare le dita e sperare nelle decisioni di lei.
        Non parliamo poi della situazione dei padri separati, va beh lasciamo perdere tanto come la pensate me lo posso immaginare

      • Claudio permalink
        23 agosto 2010 18:56

        Vogliamo parlare poi delle cosiddette “quote” di cui si parla da un po’ di tempo?

  6. 23 agosto 2010 12:07

    Quanto denuncia Claudio mi dispiace molto. Aborro qualsiasi tipo di censura, che provenga da maschio o da qualche mia cogenere: la censura è violenza, come lo è qualsiasi tipo di negazione di un diritto. Esprimere la propria opinione nel rispetto dell’ interlocutore lo è.

    Ciò che è assolutamente certo è che una riformulazione degli equilibri sociali e culturali femminile e maschile, passa attraverso un radicale processo di crescita individuale ed onestamente motivata -riguardante ciascuno di noi singolarmente preso-, senza il quale inevitabilmente si rischiano atteggiamenti vittimari, dall’ una o dall’ altra parte, assolutamente sterili e banalizzanti.

    • Claudio permalink
      23 agosto 2010 12:34

      Cara Morena,
      sono perfettamente d’accordo, purtroppo quì la musica è sempre la stessa: le donne hanno sempre ragione e sono sempre vittime, gli uomini hanno sempre torto e sono sempre brutti e cattivi.
      Se invece di cercare la pagliuzza nell’occhio altrui si guardasse la trave nel proprio sarebbe molto meglio.
      Anche il fatto che “maschilista” significa essere per la supremazia maschile e “femminista” significherebbe essere “per la parità” già ti fa capire che c’è qualcosa che puzza e parecchio

    • sauerophelia permalink
      23 agosto 2010 14:06

      Cara Morena, ho già scritto sopra a Claudio che il commento non era stato rimosso, ma era stato postato nei commenti ad un post diverso da questo.
      A volte basta guardare bene, prima di accusare di violenza 😉

      @ Claudio: non l’abbiamo decisa noi la definizione di maschilismo e femminismo: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/M/maschilismo.shtml
      http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/F/femminismo.shtml

      • Claudio permalink
        23 agosto 2010 18:54

        Quindi mi vorresti dire che il significato di “femminismo” era già stato deciso e le gentili signore “femministe” degli anni 70 si sono dovute adeguare? O forse è stata una terminologia imposta e il vocabolario ha dovuto prenderne atto?
        Non mi risulta poi che qualcuno vi impedisca di chiamarvi “paritariste” o “egualitariste”, evidentemente vi fa comodo giocare con l’ambiguità delle parole

  7. sauerophelia permalink
    23 agosto 2010 21:48

    Claudio: io credo che la scelta se avere un figlio o meno spetti a chi quel figlio lo deve far crescere nel proprio corpo. Se tu fossi in grado di rimanere incinto, mi batterei per il tuo diritto di scegliere se avere un figlio (cioè una gravidanza e un parto e un allattamento ecc.) oppure no.
    Se vuoi parlare della questione dei padri separati ne parliamo: ma mi sembra che tu abbia dei pregiudizi nei “nostri” (perché nostri poi?? mi dai del voi o ti riferisci a me come a una categoria?) confronti. Cosa ne penso, io, secondo te?
    Se vuoi parlare della questione delle quote, parliamone. Sono a disposizione. Questo è un blog che nasce, per l’appunto, per aprire uno spazio di confronto e di dialogo. Nessuno qui parte da dogmi indiscutibili.
    Infine: mi spieghi per quale motivo ci (sempre «a noi».. mah) dovrebbe fare «comodo giocare con l’ambiguità delle parole»?
    Quale sarebbe il segreto piano malefico che stiamo infidamente cercando di realizzare? Un piano di una congrega di streghe della CIA per stabilire il dominio femminile sul pianeta forse?
    Mi sfugge davvero il punto di tutta questa tua acredine e di tutti questi tuoi giudizi sparati a raffica, senza mai entrare nel concreto delle questioni.

    • Claudio permalink
      24 agosto 2010 07:21

      Hai ragione, il figlio è di proprietà della donna, gli uomini devono solo stare zitti e se serve tirar fuori i soldi e non rompere.
      Riguardo ai padri separati non ti preoccupare lo sappiamo benissimo che sono tutti una massa di menefreghisti che non cacciano mai un soldo e se ne fregano dei figli, e che hanno ottenuto troppo risalto, e che i media se ne fregano delle vere vittime che sono le donne.
      Sulle quote il discorso è chiarissimo: le donne vincono i concorsi e prendono i voti più alti? E allora sono più intelligenti e quindi dove sono in maggioranza gli uomini NON C’E’ ALTRA RAGIONE che la discriminazione, dove sono in maggioranza le donne non può essere che per merito.
      Guarda che se c’è qualcuno che ha dell’acredine quelle siete voi, e lo si capisce proprio da quello che hai scritto sulla proprietà dei bambini (se io rimanessi “incinto” ti batteresti per la pari dignità della madre a scegliere se deve venire al mondo, e a me diresti che se la natura ci ha fatti così non è colpa di lei e quindi di non rompere), e poi io non ho certo fatto un blog per parlare male delle donne e dire che gli uomini sono tutte vittime (e non venirmi a dire che non è vero, che se ne accorge anche un bambino di 2 anni).
      Se foste VERAMENTE per la parità sempre (e non solo quando vi fa comodo) allora vi chiamereste “paritariste” o “egualitariste”, e fareste parlare anche chi vuole difendere le ragioni degli uomini e non venirmi a parlare della “quota blu” visto che non mi risulta che abbiano mai mosso mezza critica ad alcuna donna.
      Dialogo? Per dialogare bisogna essere in due e non mi sembra che siate minimamente disposte ad accogliere mezza ragione diversa dalla vostra, le donne sono SEMPRE vittime, gli uomini sono SEMPRE colpevoli, in queste condizioni non basta nemmeno San Francesco d’Assisi

  8. sauerophelia permalink
    24 agosto 2010 09:44

    Concordo con te Claudio, altro che San Francesco: ci vorrebbe un esorcista.
    (Ma ti sei accorto che certe espressioni le usi tu, e non io? Tipo: io non ho detto che il figlio è proprietà della donna. Per la precisione, credo anzi che il figlio non sia proprietà di nessuno. “Sempre vittime” e “sempre colpevoli” è altra cosa che dici tu e non io. Comunque, noto che continui a non rispondere alle mie obiezioni. Sui padri separati non ho ancora espresso alcuna opinione. Questo blog non è fatto per “parlare male degli uomini”, ma forse non sei stato attento: qui ci occupiamo del ruolo della donna nella società, nella politica, ci occupiamo di procreazione libera e responsabile ecc. ecc. Da come la metti sembra che stiamo qui a spettegolare dei “maschi”, manco fossimo all’asilo. Comunque ho capito il punto: credi che gli uomini siano discriminati e sotto sotto la mia idea sul complotto CIA per la supremazia femminile ti convince)

    • Claudio permalink
      24 agosto 2010 09:50

      “io credo che la scelta se avere un figlio o meno spetti a chi quel figlio lo deve far crescere nel proprio corpo” mi risulta che l’hai detto tu, e quindi significa che i figli sarebbero delle donne, e l’uomo deve solo prendere atto delle decisioni di lei, e stia anche zitto perché sennò diciamo che è contro la “maternità libera e consapevole”
      Hai ragione che ci vuole un esorcista, infatti è difficile ragionare con chi nega l’evidenza

      • 24 agosto 2010 10:25

        Claudio, sei antiabortista? Ti va di rispondere a un quesito pratico?
        (Attento alle istruzioni però, se no non vale)

        https://femminileplurale.wordpress.com/2010/05/24/detenzione-illegale-di-utero/

      • sauerophelia permalink
        24 agosto 2010 11:12

        Claudio, un conto è capire chi deve scegliere se una donna deve avere una gravidanza o meno, un conto è parlare di “proprietà” del figlio (ripeto, non capisco dove ne ho parlato: mi puoi trovare il punto?). Nel primo caso si tratta di capire chi ha la giurisdizione sul corpo della donna (perché mi sembra sia proprio lì che si svolge una gravidanza.. o sbaglio?), nel secondo mi dovresti spiegare tu che cosa intendi perché continuo a non capire.
        Voglio dire: secondo te un uomo dovrebbe poter imporre a una donna di avere un figlio anche contro il parere di lei? In tal caso temo che ti scontreresti con il diritto – non è una questione femminista, per quanto immagino la cosa ti dispiaccia: la legge prevede che sul corpo di nessuno si possa fare nulla senza il suo permesso. Il corpo (sia degli uomini, sia delle donne) è inviolabile.
        E mi spiace se per te questa cosa è frustrante, ma biologia vuole che sia il corpo delle donne quello deputato alla gestazione. Come vogliamo fare?

      • Claudio permalink
        24 agosto 2010 11:58

        No cara, se l’unica persona che può decidere se un bambino deve nascere o no è la donna, significa che il figlio è di sua proprietà, poi se vuoi continuare a negare l’evidenza fai pure, tanto mi ci sto abituando.

        Ti vorrei far notare che i figli, se non lo sapessi, vengono concepiti dalla fecondazione dell’ovulo da parte di uno spermatozoo e non per chissà quale atteggiamento coatto nei confronti della donna, quindi, se permetti, se il seme è mio vorrei anche io poter dire la mia, I FIGLI NON SONO ROBA VOSTRA!

        Strano che se una donna decide di non diventar madre ne ha tutto il diritto, mentre se un uomo ci ripensa allora non ha nessun diritto di farlo (o forse sbaglio), alla faccia della parità che tanto sbandierate, la verità è che voi la parità la volete solo quando vi fa comodo!

        “secondo te un uomo dovrebbe poter imporre a una donna di avere un figlio anche contro il parere di lei?”
        Da questa frase si capisce la vostra bassissima considerazione del padre e dell’uomo in generale (non c’è bisogno di dire “gli uomini sono tutti…”), visto che l’uomo che vuole diventar padre diventa uno che “vuole imporre”, non c’è altra spiegazione, vero? Eh già la millenaria oppressione maschilista che continua a perseguitare le donne

  9. Claudio permalink
    24 agosto 2010 10:34

    Sì, sono uno che si diverte a perseguitare le donne, a squartarle vive dalla mattina alla sera

    • sauerophelia permalink
      24 agosto 2010 11:16

      Claudio, ma perché rispondi a domande immaginarie?

  10. Morena M. permalink
    24 agosto 2010 13:48

    Caro Claudio, carissime sauerophelia ed amiche,
    io penso che il primo passo per la comprensione degli altri sia sempre l’ esercizio dell’ empatia, che giudico la vera “Arte” della comunicazione e quest’ ultima ad altro non dovrebbe aspirare che ad abbattere barriere ideologiche o preconcettuali in vista di risultati più ampiamente utili per tutti noi e capaci di migliorare il nostro comune benessere, il nostro stare ed agire nel mondo.
    A me pare che Claudio nutra un senso di profondo risentimento, per ragioni forse personali o attinenti alle sue esperienze, e questo risentimento intacca, magari inconsapevolmente, la lucidità di alcune sue considerazioni, sulle quali si continua ad intravedere un desiderio di contrapposizione, anziché di incontro collaborativo.
    Io vorrei invitare Claudio a non negare (almeno) la verità biologica, che vuole la donna atta a continuare la specie e, pertanto, anche geneticamente predisposta ad intrattenere un rapporto quanto meno “speciale” ed obbediente alle leggi ancestrali della Vita, con la propria creatura.
    “Così è, se vi pare”… : si tratta di una funzione che non ha soltanto connotazioni ed implicazioni esclusivamente “positive” e gli uomini devono capire che la maternità non è soltanto una bucolica passeggiata disseminata di piaceri; talvolta è un percorso difficile.

    Il resto della diatriba è chiaramente attinente all’ interpretazione interculturale, culturale ed infraumana, nello specifico spettro dei meccanismi che la società in cui si vive ci impone.
    Disquisire sulla “proprietà” dei figli è fuorviante e sbagliato per la semplice ragione che -secondo un’ etica spero generalmente condivisibile e condivisa-, un essere umano non può appartenere che a sé stesso ed il ruolo genitoriale dovrebbe concentrarsi soprattutto nel far sì che il cucciolo d’ uomo acquisti esattamente l’ abilità a rendersi libero.

    Soltanto abolendo l’ idea di contrapposizione uomo-donna, ne uscirà qualcosa di buono per entrambi.

    • Claudio permalink
      24 agosto 2010 17:59

      Cara Morena,
      se la specie continua è merito di tutti e due e non solo della donna, questo è un dato di fatto e non un rigurgito maschilista
      Riguardo al risentimento io ce l’ho solo con chi odia gli uomini e vorrebbe che la legge fosse un vestito su misura per le donne e l’uomo deve solo essere il sarto che glielo confeziona, ma soprattutto ODIO quelle che tirano continuamente il sasso e poi dicono “io non ho mai detto che…” o “con questo non voglio dire che…”

  11. sauerophelia permalink
    24 agosto 2010 16:00

    Claudio davvero, non ci capiamo. Io penso che l’ideale sia una decisione presa di comune accordo tra uomo e donna, ma se sussiste un disaccordo mi vorresti cortesemente spiegare, secondo te, come si deve fare? Io starò anche negando l’evidenza (ma non mi pare proprio; tu, piuttosto, confondi senza rimedio decisioni prese sul proprio corpo e proprietà di un altro essere umano, concetto che per me non ha alcun senso), ma tu continui a non rispondere ai problemi che ti pongo, e non capisco quale sia la tua posizione a parte il fastidio generale e generalizzato.

    Riproviamo: SE TRA UOMO E DONNA C’E’ DISACCORDO SULLA DECISIONE DI AVERE UN FIGLIO OPPURE NO, COME SI DEVE FARE SECONDO TE?

    Prova, per una volta, a non rispondere “tanto lo so cosa pensate”, ma con una frase che inizi con “io penso che…”.
    Quindi vediamo quello che pensi tu, ti dico quello che penso io e vediamo se alla fine abbiamo fatto un passo avanti in questo complicato problema.
    Credi che possiamo provarci?

    • Claudio permalink
      24 agosto 2010 17:36

      Allora spiegami per quale motivo se io non voglio più diventare padre sono invece obbligato dalla legge.
      Se volessi la parità condanneresti anche questo, ma vedo che questo non lo condanni e quindi è difficilissimo pensare che tu voglia la parità

    • Claudio permalink
      24 agosto 2010 20:15

      Vuoi il parere? Benissimo: se tu decidi di uccidere quello che sarebbe anche mio figlio (chi mi dice che è solo un grumo di cellule mi fa veramente SCHIFO) e viviamo nella stessa casa? Allora te ne vai di casa e io non ti devo neanche un centesimo. Questo è un esempio.
      Adesso aspetto la tua risposta sul perché io dovrei essere SEMPRE obbligato alla paternità, spero che sia una risposta concreta e non i soliti pregiudizi e luoghi comuni sugli uomini

      • sauerophelia permalink
        24 agosto 2010 23:38

        Caro Claudio: credo che tu faccia riferimento a situazioni un po’ personali. Cosa significa che tu dovresti essere “SEMPRE” obbligato alla paternità? Io non credo e non ho mai detto – né è stato mai scritto su questo blog – che nessuno debba essere costretto a questo. Tuttavia, credo anche che né si possa costringere una donna ad abortire, né si possa costringere una donna a portare a termine una gravidanza che non desidera (anche se sappiamo tutti che ci sono molti modi per evitare di arrivare all’aborto – è questo che intendo per procreazione libera e responsabile). Il punto, allora, sta nel rapporto di coppia: si tratta di avere una relazione onesta nella quale si decide entrambi e consapevolmente se si vuole fare un figlio o meno. Questo è essenziale, e mi sembra anche un’ovvia regola di correttezza e di sincerità nei confronti della persona che si ama.
        Temo però che non si tratti di una questione politica, ma di rapporti personali, e su questo sono i singoli individui in gioco a doversi regolare. Insomma, mi sembra che su questo non siamo così in disaccordo.
        Un chiarimento, infine: non credo che l’embrione sia un grumo di cellule, e non credo nemmeno che se si vuole difendere il diritto all’aborto sia necessario portare un argomento del genere, che non ha né capo né coda.

      • Claudio permalink
        25 agosto 2010 08:46

        Non faccio AFFATTO riferimento a situazioni personali, a me risulta che la legge attualmente in vigore stabilisca che se lei decide di portare a termine la gravidanza, senza fare il parto anonimo, e lui non vuole più il figlio, lei può benissimo ricorrere alla legge per imporgli i doveri di padre (per esempio l’assegno di mantenimento), morale della favola: lei può ripensarci, lui no.
        Non ti risulta? E’ giusto che sia così?

        P.S.: dal momento che quelle che tanto difendono la 194 (quelle che alle manifestazioni fanno i triangolini, con pollici ed indici uniti, e gridano “le streghe son tornate”) non si sono mai lamentate di questa legge, nemmeno nei singoli articoli, e visto che mentalità hanno nei nostri confronti, posso metterci una mano sul fuoco che in questa legge ci sia un articolo, come quello che ho detto, visto che è punitivo e discriminatorio nei nostri confronti

  12. enea88 permalink
    24 agosto 2010 20:07

    io sono convinto che la formazione di una bambina dipenda dai modelli con cui viene a contatto nella società in cui cresce. Una bambina osserva i ruoli delle persone dello stesso sesso con cui viene a contatto e li imita: la mamma, la sorella, oppure la protagonista del cartone o la velina. Per quanto si possa cercare di insegnare con le parole sono i comportamenti che vengono recepiti in modo più profondo. Quello che siamo determina ciò che loro saranno. Questo processo è talmente spontaneo e naturale che mi sembra stupido lamentarsi dell’immagine proposta da alcune donne: bisogna prendere atto che quelle donne esistono e comportandosi in quel modo condizioneranno la formazione di altre donne. In questo senso contestare determinati ruoli femminili (quello della velina, p.e) mi sembra davvero stupido perché significa voler nascondere una faccia della società che rappresenta comunque una parte della “natura” femminile.

    • sauerophelia permalink
      24 agosto 2010 23:48

      Caro Enea, un conto è la società, un conto è la natura. Non vanno confuse, anche se spesso interagiscono. Ora, non credo che la “natura” femminile includa biologicamente il concetto di velina.. cioè, mi sembra un’idea un po’ azzardata. Mi pare piuttosto che il “ruolo velina” sia frutto di un’impostazione sociale, e come sai, sulla società è possibile intervenire. La società può essere analizzata, criticata, indirizzata, cambiata. Se intere generazioni di donne sono cresciute e stanno crescendo convinte che il meglio che possono dare e fare nella vita e l’unica cosa per cui possono essere considerate è il loro corpo, be’, secondo me questo è un po’ un peccato, non credi? E mi sembra che questo abbia proprio a che fare con la società e con i modelli che propone, più che con la natura.

    • 25 agosto 2010 10:35

      Enea, io mi trovo molto d’accordo sul fatto che i “modelli” contribuiscano a plasmare quello che siamo, in quanto persone, in quanto cittadini e, ovviamente, anche in quanto donne e uomini. Quello che mi sento di aggiungere alla tua riflessione è che ci sono vari tipi di “modello”. Tra questi, i MODELLI TELEVISIVI (quelli che vengono diffusi attraverso la televisione) sono più invasivi di quanto siamo abituati a pensare.

  13. sauerophelia permalink
    25 agosto 2010 09:36

    Nella 194 non è presente un articolo come quello che dici tu. La legge si occupa esclusivamente di tutela della maternità e interruzione volontaria di gravidanza.
    E’ molto probabile che però il diritto di famiglia – non sono una giurista quindi bisognerebbe farci una ricerchina..ma tu forse lo sai dato che la cosa ti sta molto a cuore – riconosca il dovere del padre di contribuire al mantenimento del figlio.
    Detto questo Claudio, il problema che poni è: se l’uomo non vuole un figlio non può costringere la donna a non averlo, ma deve rispettare la sua decisione. La mia risposta è: per fortuna! Ti immagini se fosse consentito per legge che un uomo possa costringere una donna ad abortire? Faresti mettere la camicia di forza alla tua morosa per farla andare sotto i ferri contro la sua volontà? E’ questa la soluzione che hai in mente? Perché non mi è molto chiaro, nel concreto, come si risolverebbe altrimenti il problema che poni.
    Per me è piuttosto semplice: un bel preservativo.

    • Claudio permalink
      25 agosto 2010 10:08

      Quindi secondo te quando c’è disaccordo deve sempre prevalere la decisione di lei, quindi se lei vuole metterlo al mondo e lui non lo vuole lui deve sempre adempiere ai doveri di padre, tradotto in italiano lei è il genitore di serie A e lui quello di serie B, questo è il succo, poi puoi cercare di intortarcela come ti pare

  14. Claudio permalink
    25 agosto 2010 10:11

    Questo è il femminismo: la donna è di serie A e l’uomo è di serie B, e quindi lei deve avere più diritti, e i maschietti stiano zitti

    • sauerophelia permalink
      25 agosto 2010 13:20

      Che noia Claudio, con questa tiritera sul femminismo. Trai delle conclusioni logicamente ingiustificate sulla base di quello che dico. Per me non esiste genitore di serie A o di serie B.
      Ripeto: se ti metti un preservativo NON diventi papà. Se non te lo metti c’è una certa probabilità che invece questo accada. E’ una questione di responsabilità personale, non ci vuole tanto.
      Ti lamenti di una legge che evidentemente non conosci (pensavi che fosse la 194 a regolare questa faccenda, mentre si occupa di tutt’altro) ma non si capisce che cosa vorresti.
      O forse si capisce (correggimi se sbaglio): la tua ragazza rimane incinta dopo un rapporto non protetto, e tu ti rendi conto – un po’ tardi, magari – che invece quel bambino non lo vuoi. A quel punto tu vorresti poterle dire, a norma di legge: «Io non lo voglio, per cui o abortisci, o io non voglio saperne niente e ti arrangi»?

      Quindi: mi puoi spiegare, concretamente e fornendo delle ragioni, come dovrebbe essere la legge che vuoi? Fai finta di essere il legislatore, e fai la tua proposta.

      Inizio io, tu completi:

      «Nel caso in cui ad un rapporto sessuale consenziente da ambo le parti e senza l’uso di appropriate misure contraccettive, in seguito al quale la donna risulti essere in stato di gravidanza, se il padre modifica la sua intenzione iniziale e non desidera il figlio, allora si prevede che …»

  15. enea88 permalink
    25 agosto 2010 12:30

    sauerophelia; solo un chiarimento: per “natura” intendo l’essenza di una persona che si manifesta nei comportamenti e nelle scelte (ruoli). Quindi c’è un legame strettissimo tra società e natura, tra ruolo e essenza. Un reale cambiamento sociale non è possibile senza un cambiamento delle persone che compongono quella società. Non ho mai pensato che mostrare le chiappe in cambio di popolarità sia nella “natura” femminile (cioè di tutte le donne) ma credo che sia nella “natura” di alcune donne . Siamo quello che facciamo; il nostro posto nella società lo scegliamo noi, ci sarebbe un’imposizione sociale se qualcuno impedisse ad una donna di studiare per costringerla a fare la velina, ma non è così. Se milioni di ragazze sognano di spogliarsi davanti ad una telecamera evidentemente non è un’imposizione ma qualcosa di più profondo, sei sicura che si tratti di un problema?

    @isaroseisarose; hai ragione, ti quoto.

    • 25 agosto 2010 12:55

      Enea, a mio avviso i “modelli televisivi” di cui parlavamo sopra e i “milioni di ragazze che sognano di spogliarsi davanti alla telecamera” sono fenomeni strettamente correlati. Metto in chiaro che personalmente non ho nulla in contrario con una ragazza che desideri fare la velina o la modella: sono scelte personali che hanno tutto il mio rispetto. Per me il problema sorge quando la TV propone solo ed esclusivamente questo tipo di modello femminile (la velina, la grechina, la ragazza sorridente, zitta e provocante). Allora sì che “milioni di ragazze” sono lasciate con questo unico modello culturale, senza alternative.

    • sauerophelia permalink
      25 agosto 2010 13:26

      Enea, Isaroseisarose ti ha già risposto, e concordo con lei.
      Soltanto una precisazione: non ho parlato di “imposizione” sociale, bensì di “impostazione”.
      Se i modelli televisivi di cui si parla sopra sono così invasivi, allora – correggimi se sbaglio – non è poi così facile determinare quando la tendenza di una donna a mostrare le chiappe faccia parte della sua “essenza” e quando sia il risultato di influenze e modelli che l’hanno fatta crescere con la convinzione che quello fosse il miglior ruolo che potesse avere all’interno della società.
      Se dovessimo difenderci solo dalle “imposizioni” dirette sulla libertà di scelta, credo che saremmo a cavallo. Ma non è così, ahimè.

      • enea88 permalink
        25 agosto 2010 15:12

        secondo me sbagli quando distingui essenza e ruolo: sono due cose inscindibili. Da quello che dici sembra che si possa condizionare una persona modificando in modo artificiale la società in cui vive (ruolo), dimenticando che per modificare la società bisogna cambiare prima le persone che la compongono (essenza). Sarebbe come costringere una donna a parlare un nuovo linguaggio, senza lasciarle il tempo di impararne in modo spontaneo l’alfabeto.
        Per quanto riguarda la televisione sono convinto che, per quanto possa sembrare uno strumento di manipolazione di massa, in realtà si limita a riflettere senza troppe distorsioni una parte della realtà in cui viviamo: ci sono uomini che vogliono guardare un corpo morbido (io fra loro) in cambio dell’ attenzione per il prodotto e donne che sono disposte a farsi “guardare ” in cambio di soldi o forse solo per alimentare la propria vanità. Tutto viene poi amplificato dalla popolarità del mezzo televisivo che trasoforma questo comportamento minoritario in un modello generale; in realtà la sfida più importante è cercare di far capire ai “telespettatori” che quello che osservano è una parte circostanziata della realtà ingigantita da una lente di ingrandimento.

  16. sauerophelia permalink
    25 agosto 2010 15:59

    Credo che la società intesa come un tutto e gli individui che la compongono si influenzino e si riflettano a vicenda. Cambiando la mentalità degli individui si cambia la società, e viceversa. Sulla tua ultima osservazione sono invece d’accordo. Grazie per i commenti!

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