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Sex and the city

21 settembre 2010

Si dice non “italiane”, ma “in Italia”. UDI, Unione Donne in Italia. Un nome bello, attento fin dall’inizio a non escludere nessuna. Come avevamo iniziato a raccontare qui, la nostra prima esperienza fuori dal virtuale è stata a Genova alla scuola di politica delle donne dell’Udi, le quali ci hanno invitate a scrivere due brevi pezzi per il calendario 2011. Il calendario ripercorre la storia delle donne in Italia e identifica alcune date significative. Una di queste “date delle donne” riguarda la prostituzione: dopo il 1958, data della storica approvazione della cosidetta legge Merlin (“Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”) lo scenario si è fatto ampio, globale, multiforme. Dal punto di vista di chi cerca una soluzione, si è fatto più difficile: una legge nazionale non basta più per cambiare le cose. Dal punto di vista di chi ne patisce la conseguenze, si è fatto più feroce.

Ecco il pezzo per il calendario 2011 dell’Udi.

«Con la parola “tratta” si indica quel fenomeno che in inglese si traduce con “schiavitù sessuale”, intendendo il commercio illegale di esseri umani obbligati, contro la loro volontà, a prestazioni sessuali. Secondo le stime del ministero americano per la salute, la tratta è il commercio in assoluto più ricco al mondo, e anche quello che sta crescendo più velocemente. La dimensione globalizzata del fenomeno impone che i metodi per conoscere ed arginare la tratta siano deliberati a livello internazionale e ratificati velocemente dai singoli paesi. Purtroppo il primo trattato internazionalmente rilevante risale al 2000 e l’Italia l’ha ratificato solo nel 2006.

La globalizzazione della tratta, tuttavia, non deve indurre a credere che sia un fenomeno recente. Il primo libro di giornalismo investigativo al mondo riguardava proprio la tratta: un giornalista francese, Albert Londres, descriveva in quel libro l’illegale traffico commerciale delle donne. Era il 1927 e la tratta era quella delle donne bianche francesi, portate a prostituirsi a Buenos Aires.

Oggi le rotte della tratta sono cambiate ma ancora di loro (e di bambine) si tratta.

È abbastanza comune provare una repulsione istintiva di fronte al fenomeno delle prestazioni sessuali a pagamento, ma questo contribuisce all’invisibilità di queste donne nelle nostre città. “Magnaccia violento. Senza libertà. 30 uomini al giorno. Indebitata. Schiava”. E invisibile, si aggiungerebbe al cartellone di una organizzazione americana che informa e sensibilizza l’opinione pubblica.

A questa situazione si sommano gli effetti collaterali delle politiche nazionaliste e xenofobe, in diffusione in tutta Europa e più che mai nel nostro paese. Si pensi alle violazioni dei diritti fondamentali nei Centri di Identificazione ed Espulsione (Cie), luoghi in cui vengono detenuti gli immigrati irregolari e nei quali le donne pagano i prezzi più alti in termini di emarginazione imposta e violenza subita.

In futuro, e già ora, le donne in Italia sono tante, e molte di loro sono esterne ed estranee allo stato civile in cui crediamo di vivere».

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  1. Paola permalink
    21 settembre 2010 12:30

    Un bell’articolo che condivido pienamente… ma oltre all’emarginazione, alle violenze subite c’è un aspetto che, a volte, ci sfugge ed è la profonda “solitudine” con la quale dobbiamo fare i conti.

    Una solitudine che ti fa stare male dentro e che non tutti riescono a comprendere, quasi come se quello che ci accade, sia esclsusivamente colpa tua, mia, nostra!!! Insomma “ce la siamo cercata!” E’ così che si dice di solito, mi sembra. Ed è su questo risvolto della medaglia che bisogna lavorare.
    Grazie

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