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Appunto di patriarcato

30 settembre 2010

Ho spesso la sensazione che parlare della condizione delle donne suoni strano. Un po’ barricadero, con l’aggravante della nostalgia e il peccato capitale dell’idealismo. Mi stupisco sempre perché a mio avviso è evidente che invece si tratta di aspetti fondamentali, e anche molto pratici.

Per esempio: se tu fossi la mamma di un ragazzo tetraplegico oggi non potresti coltivare la tua vita perché tutte le mattine dovresti andare a scuola con tuo figlio per la semplice, banale, inaggirabile questione che qualcuno dovrà pur accompagnarlo in bagno. A causa dei tagli a scuola, nessun altro può farlo. (Siamo a Milano, pensate ad altre zone d’Italia). Se siete fortunate un uomo vi porterà a casa lo stipendio, e così nelle vostre persone e nella vostra famiglia la struttura di potere si rigenera, si moltiplica, si perpetua.

La mancanza di servizi ricade su tutte e tutti ma, per come è organizzata la nostra società, sono perlopiù le donne che si trovano costrette a farsene carico.

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10 commenti leave one →
  1. antigonexxx permalink*
    30 settembre 2010 13:19

    Quando c’è una crisi le prime a perderne sono le fasce piu’ deboli della popolazione. Piu’ deboli in che senso?deboli politicamente. E lo sono perchè sono relegate dalla politica alla sfera privata. Se prima le donne non aveva voce perchè non legittimate dal potere politico, ora lo sono perchè totalmente assorbite da quell’ambito personale che non lascia spazio e tempo ad alcun agire sulla sfera pubblica. Finchè non verrà garantito una equa ripartizione del carico familiare/domestico le donne non avranno mai alcun peso politico.

  2. andrea permalink
    1 ottobre 2010 10:12

    Infatti la Gelmini è donna.

  3. 1 ottobre 2010 12:29

    @antigonexxx, credo di aver capito a Genova che se si definiscono le donne come “soggetti socialmente deboli” si finisce per dimenticare “socialmente” e per ricordarsi solo “deboli”. Ma a parte le questioni linguistiche, che come sai non amo, vengo al succo del tuo discorso, sul quale concordo pienamente: lo scarso peso sociale e politico delle donne alimenta sé stesso.
    @andrea, l’allusione è talmente sottile che non ho nemmeno capito se c’è.

  4. andrea permalink
    1 ottobre 2010 18:10

    Perchè in questa storia non c’è nessuna questione di genere. E’ pretestuoso trovarla. E’ una storia del disastro della scuola italiana. Non vede perchè vedere questione di genere dove non ce ne sono, perchè appunto, allora io potrei dire che le donne non sono adatte a governare perchè guarda cosa combina la Gelmini.
    Ma la realtà è più complessa che nel voler vedere per forza una questione di genere, che anzi può essere fuorviante.

    • 1 ottobre 2010 18:40

      Temo ci voglia ben di più di una donna incompetente per poter affermare che la prospettiva di genere non vale.

  5. antigonexxx permalink*
    1 ottobre 2010 18:46

    aggiungerei che il fatto che ci sia una donna incompetente è il risultato proprio del potere patriarcale. Chi ha messo quella donna in quel posto??? questo è il vero problema. Chi decide chi riveste ruoli di potere sono sempre e solo uomini. Il fatto che alcune donne che rivestono ruoli di potere siano donne che non lo hanno raggiunto per meriti ma per altri motivi (ben noti) non fa che riprodurre il sistema patriarcale stesso, e nel peggior modo possibile. Gelmini, Carfagna, e tutte le donne che si sottomettono (il termine è più che mai corretto) alle regole del potere maschile sono colpevoli tanto quanto gli uomini che manifestamente lo affermano.

  6. 1 ottobre 2010 19:09

    Quoto antigonexxx su tutta la linea.
    Riguardo alla storia di cui tratta il post è vero che i protagonisti principali sono la scuola pubblica e la disabilità ma sarebbe sciocco sostenere che la side story della mamma sia un dettaglio accidentale. Le rinunce di quella madre sono socialmente determinate ed economicamente sfruttate. La scuola che non funziona porta a disagi e rinunce in famiglia, e di questo sono costrette a farsi carico soprattutto le madri. La scuola che non funziona porta anche alla cristalizzazione dello status quo, e di questo sono costrette a farsi carico soprattutto le figlie. Perciò qualsiasi discorso minimamente serio sulla pubblica istruzione deve tenere conto della prospettiva di genere.

  7. andrea permalink
    2 ottobre 2010 14:00

    xantigone
    dai perfavore… se la gelmini e la moratti prima di lei sono state incompenti non è colpa della “società patriarcale” cerchiamo di uscire da una prosptettiva veteroannisettanta. E’ semplicemente colpa loro, come persone prima che come donne.
    Il voler sempre accusare gli uomini di tutto mi sa tanto di sindrome di stoccolma…
    il punto non è che c’è una situazione patriarcale voluta dagli uomini e una società migliore voluta dalle donne: il punto è che ci sono uomini e donne che vogliono una società con eguali diritti, e uomini e donne che vogliono lo status quo: uomini che vanno con ragazzine, e veline a cui va bene questo sistema perchè possono fare carriere senza far fatica. Se Simona Ventura si fa riprendere con le tette fuori dal regista, è solo colpa del regista, o è anche colpa sua che ha alimentato questo sistema vendendo il proprio corpo?

    isarose,
    il tuo commento è diverso dal post, molto più articolato e condivisibile in quanto più generale. Partendo da quella notizia sembrava che in fondo c’era una madre che si sbatteva e il padre che stava a giocare a briscola. Che ci sia una questione di genere in tutto sono d’accordo, ma se la scuola fa schifo, a perderci sono uomini, donne, bambine e bambine. Voler iniziare una guerra fra poveri su chi sta peggio se non ci sono gli insegnanti di sostegno non mi sembra un buon punto di partenza.

    • antigonexxx permalink*
      2 ottobre 2010 17:08

      quando parlo di società patriarcale non intendo dire che gli uomini siano colpevoli di tutto e le donne siano delle sante. Dico solo che questo tipo di potere e sistema di vita è stato delineato da uomini (sai com’è si parla di un po’ di tempo fa quando le donne non avevano alcuna voce e alcun peso ma erano relegate in casa a far figli…). Puoi forse dire che non è così?che le donne hanno partecipato alla sua creazione?Poi c’è stato il femminismo che ha cercato di bilanciare la situazione, di far sì che oltre a pari diritti ci fossero anche pari doveri, che ci fosse una nuova educazione sentimentale, politica, sociale, che vedesse le donne assumere un nuovo ruolo, ovvero l’assenza di ruoli precostituiti. Era il sovvertimento del potere patriarcale. Il femminismo in ciò ha fallito. Ha fallito perchè erano piu’ urgenti le conquiste piu’ concrete e immediate (aborto, divorzio, penalizzazione della violenza sessuale etc) maa il sistema non ne è rimasto intaccato. E’ tale e quale. Solo che adesso ad esso e per esso partecipano anche delle donne. Donne che sono li’ perchè scelte da quel tipo di sistema, secondo le sue necessità, e i suoi schemi.

    • 2 ottobre 2010 17:21

      se la scuola fa schifo, a perderci sono uomini, donne, bambine e bambine“. Ma sono d’accordissimo. Io dico che la prospettiva di genere fornisce una analisi ulteriore (non alternativa) a quella che dici tu. Disastro della scuola italiana sì, + disastro di genere.

      Credo, ma posso sbagliarmi, che per gli uomini si tratti anche di mancanza di immaginazione. Se tu da sempre sapessi che avendo figlio dovresti rinunciare al tuo lavoro solo perché sei un uomo (perché un figlio sarebbe compito tuo e lo saprebbero tutti, la madre del bambino, la tua famiglia d’origine, la società. E la politica non farebbe nulla per aiutarti, anzi, sfrutterebbe socialmente ed economicamente questi tuoi “compiti”), secondo me avresti una prospettiva diversa. Più… di genere. Credo, ma posso sbagliarmi.

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