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Sorellanza e scontro di civiltà

20 ottobre 2010

Il Time è settimanale il più venduto al mondo. Le sue copertine sono famosissime, una sorta di cristallizzazione dei tempi, oggetti di culto per i suoi 25 milioni di lettori. Per questo ciò che il Time sostiene, e come lo sostiene, è da valutare con attenzione.

A luglio, nel periodo in cui il movimento per Sakineh si stava allargando, il Time è uscito con una copertina inquietante. Titolava: “Cosa succede se lasciamo l’Afganistan“. Non era una domanda. La foto che accompagnava l’affermazione ritraeva Aisha, una adolescente afghana alla quale i fondamentalisti avevano mutilato naso e orecchie perché scappata dalla casa del marito. Prima di notare che la sciarpa colorata che le copre il capo scende su un corpo ancora adolescente, la vostra attenzione sarà catturata da ciò che nel suo viso sembra un fotomontaggio ma non lo è. Chiunque abbia a cuore i diritti umani, prima ancora di quelli delle donne, si sentirà in quanto essere umano chiamato in causa da una violenza tanto odiosa. “Cosa succede se lasciamo l’Afganistan“. Una chiamata alle armi. E per una donna questa chiamata alle armi è, se possibile, ancora più forte. L’idea che gli uomini abbiano la volontà e la possibilità di esercitare su di noi un potere tanto assoluto da poterci punire, mutilare, sfigurare, lascia indignate e senza fiato. Arrabbiate e spaventate. “Cosa succede se lasciamo l’Afganistan“.

Ora, che il femminismo lotti contro la violenza sulle donne è noto. Per riferirsi al rapporto che lega ogni donna con ogni altra, nella tradizione femminista si usa una parola splendida: sorellanza. «C’è un rapporto di sorellanza tra due donne che non si sono mai conosciute», dice Giuseppina Conforti. La sorellanza è una questione sia emotiva che razionale. La mia condizione di donna è legata alla condizione di tutte le altre donne. So che non sarò mai davvero libera finché non saranno libere loro. Sento che la mia condizione è interconnessa alla loro. Perciò ben venga che la condizione di donne torturte e uccise venga portata all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Aisha come Sakineh. Le mutilazioni delle donne, le condanne a morte delle donne. Il potere che, contro la nostra volontà, uomini violenti esercitano sulle nostre scelte e sul nostro corpo.

• Ma proprio perché si ha a cuore la condizione delle donne, è pericoloso trasformarla in una ragione a supporto dell’attacco americano. Questa copertina non è a favore delle donne, ma a favore della guerra. Eccheggia, e non a caso, la retorica di Bush, che chiamò la guerra che dal 2001 ad oggi ha ucciso migliaia di civili (tra gli 11mila e i 14mila) “Operation Enduring Freedom”, Operazione libertà duratura. Tra questi morti civili, ovviamente, ci sono molte donne, molti bambini. “Cosa succede se lasciamo l’Afganistan“. Retorica di guerra.

• Oltre al sospetto che le donne stiano prendendo il posto delle armi di distruzione di massa (e cioè quello di una scusa politica per giustificare la guerra), ho un altro sospetto. Che la condizione delle donne nell’Islam stia venendo strumentalizzata in una narcisistica retorica anti-Islam, a favore dell’Occidente. C’è da domandarsi perché. Perché l’attenzione dell’opinione pubblica viene direzionata verso la condizione delle donne in Paesi con una forte presenza fondamentalista islamica, mentre la condizione quotidiana che la nostra civiltà impone alle nostre donne viene considerata accettabile? Siamo certi di essere così bravi? Se nelle nostre città donne vengono uccise per un banale diverbio, e si applaude l’assassino. Se nella nostra tradizione donne vengono torturate, uccise e sciolte nell’acido per aver tradito l’omertà imposta da ex compagni. Se tra le mura di casa delle nostre famiglie adolescenti vengono strangolate e ne viene occultato il cadavere. Se nella nostra cultura donne vengono massacrate per strada perché ci sono uomini che si devono sfogare.

Dato tutto questo, siamo certi che la nostra cultura debba essere l’esempio? C’è davvero una modica quantità di violenza contro le donne che consideriamo culturalmente accettabile? E che magari stiamo già chiamando civiltà? La nostra?

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27 commenti leave one →
  1. 20 ottobre 2010 13:05

    questo articolo è stato però, commentato negativamente, per l’utilizzo della figura femminile per discreditare Afganistan e metter in risalto gli USA. Basta guardare il titolo “cosa succede a chi vive in Afganistan”. Credo che un’inchiesta seria avrebbe posto in maniera diversa il problema, senza fare propaganda USA.

  2. sauerophelia permalink
    20 ottobre 2010 14:00

    Concordo in toto con le perplessità espresse nel post, e anzi, ne nutro di più gravi: che periodicamente si scateni tutta questa attenzione periodica su singoli casi è quanto meno sospetto. Basti pensare al fatto che i suddetti casi vengono scelti in modo completamente arbitrario: perché l’opinione pubblica internazionale non si è scatenata per difendere la donna (disabile mentale) condannata a morte negli USA (vedi http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=120061&sez=MONDO&ctc=0)? Chissà perché, le donne si difendono solo in alcuni casi. Per non parlare del fatto che, tanto per stare sulla questione Afghanistan, paese distrutto con la scusa di portare la democrazia, accompagnata da una grossissima retorica sui diritti delle donne, è stata approvata l’anno scorso una legge che autorizza lo stupro coniugale (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200904articoli/42836girata.asp). Dov’erano, le “forze della pace e della democrazia”, quando la protesta delle donne afghane è stata repressa a sassate? In quel caso le donne sono state merce di scambio con i talebani.

    Per cui, io diffido sempre istintivamente dalle campagne per salvare xyz e dalle polemiche contro il velo e simili. In Italia, come dicevi tu, le donne potranno anche parlare (ma neanche tanto), potranno anche lavorare (e anche qui con tutti i dubbi del caso), ma i loro diritti, la loro dignità e la loro libertà non sono di certo pienamente rispettati come dovrebbero essere in un paese che si fa carico della “missione” di portare la democrazia altrove.

    PS. Anche a noi l’hanno “portata”, la democrazia. E si vede come ha funzionato bene.

  3. 20 ottobre 2010 15:45

    ERRATA:
    ho tradotto male 😦 però per l’appunto la discussione era sull’uso della donna per la propaganda guerrafondaia USA

    • 20 ottobre 2010 15:49

      @Valentina Vandilli, ‎infatti, la copertina in realtà dice “Cosa succede se lasciamo l’Afghanistan”. Ho voluto affrontare la questione dal un punto di vista femminile e femminista e dico: non facciamoci ingannare, questa retorica non è a favore delle donne, ma solo a favore della guerra (dove, peraltro, muoiono anche le donne). Culture a favore delle donne ne devo ancora vedere.

  4. paola permalink
    21 ottobre 2010 09:49

    Ecco il punto di vista di Malalai Joya, una donna afghana personalmente impegnata nella vita politica e culturale del suo paese: http://www.rawa.org/temp/runews/2010/10/11/afghan-activist-makes-call-in-for-end-to-occupation-of-her-country.html

  5. claudia permalink
    21 ottobre 2010 14:24

    Da più di quanrant’anni è in uso in pakistan e nel Bangladesh sfigurare le donne con l’acido. Al punto di farne un caso di rilievo internazionale. Succede a donne di tutte le età anche alle donne anziane e ai bambini. E’ un modo di vendicarsi e punire. e’ atroce ma è ancor apiù atroce se qualcuno volesse scatenare o giustificare una guerra per questo.
    Le guerre si fanno per motivi economici e di imperialismo politico.
    Non si fanno per salvare le donne. Trovo bieco il titolo del Time che pure è una rivista seria. Purtroppo però ha dimostrato di essere del partito della guerra. La guerra si f a anche così con la propaganda, con l’impatto emotivo sull’opinione pubblica: riportando fatti veri o fatti isolati gonfiati ad arte, in quest’ultimo caso si parla di history telling.
    Un esempio è quello dei talebani ch estrappavano le unghie alle donne che mettevano lo smalto: si è dimostrata un notizia infondata, amnesty è a conoscenza di un solo caso in cui a dun adonna sono state tagliate le unghie perhcè portav alosmalto. Questa ragazza è stata torturata perchè è scappata dal marito, purtroppo è una barbarie diffusa nei paesi a regime patriarcale e non fa parte della politica del governo afgano. In che modo i bombardamenti potrebbero aiutarla?
    Nessuna guerra potrebbe aiutare questa ragazza. La guerra al contrario rende le condizioni di vita disumane quindi chiama a sè episodi come questi. Credo che non leggerò mai il Time.

  6. Claudio permalink
    21 ottobre 2010 19:00

    >> Se nelle nostre città donne vengono uccise per un banale diverbio, e si applaude l’assassino.

    Se ti riferisci a Burtone ti sbagli di grosso, solo chi è in malafede può dire che voleva ucciderla (se così fosse stato, perché, dopo il pugno se ne è andato e non ha insistito?), e che dici della testimonianza del tabaccaio
    http://tv.repubblica.it/edizione/roma/aggressione-nel-metro-l-edicolante-li-ho-visti-litigare-da-prima/54614?video?

    >> Se nella nostra tradizione donne vengono torturate, uccise e sciolte nell’acido per aver tradito l’omertà imposta da ex compagni.

    Nell’acido ci viene sciolto chi combatte la mafia, e cioè quasi totalmente UOMINI, la misoginia con quel caso di cronaca c’entra come i cavoli a merenda

    >> Se tra le mura di casa delle nostre famiglie adolescenti vengono strangolate e ne viene occultato il cadavere.

    E di quello che potrebbe essere stato il ruolo della cugina ne vogliamo parlare? http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_21/omicidio-sarah-sabrina-resta-in-carcere_2a3760c0-dcf6-11df-bdeb-00144f02aabc.shtml

    >> Se nella nostra cultura donne vengono massacrate per strada perché ci sono uomini che si devono sfogare.

    Anche io rischio di essere massacrato, magari se investo involontariamente un cane (a proposito, leggi se la canizza l’ha alzata per prima un uomo o una donna, e leggiti chi ha alzato le mani per prima http://city.corriere.it/2010/10/14/milano/prima-cronaca/la-prima-picchiare-stata-ragazza-30910562839.shtml)

    Nella nostra tradizione ci sono anche tanti uomini che giornalmente rischiano la vita per salvarla agli altri, anche alle donne, di questi uomini quelle come te se ne dimenticano troppo spesso! Ricordati di questi invece di strumentalizzare fatti di cronaca!

  7. 22 ottobre 2010 13:42

    Mi trovo molto d’accordo nell’analisi sulle vere intenioni del Time, davvero subdole. Devo dire però, seppure ion maniera brutale, claudio tocca qualche punto fondamentale.
    I casi riportati alla fine del post secondo me centrano poco, e rischiano di far perdere valore al post stesso. Mi spiego:
    – burtone, lui è colpevole, checche ne dica il tabaccaio: ha ammazzato una persona anche se non lo voleva, ma dubito che se ci fosse stato un uomo le cose sarebbe andate diversamente. Che poi si applauda l’assassino davvero non centra nulla con questioni di genere, ma solo con la deriva cultuale del paese (vedi appunto il caso del taxista milanese).
    – il caso della donna sciolta nell’acido: perfavore anche lì si sta parlando di persone che lottano contro la mafia, donne e uomini avrebbero fatto la stessa fine
    – su Sarah Scazzi la situazione è sempre quella. Aspettiamo, non facciamo come il tg1: alla fine potrebbe essere che le colpevoli sono le due donne e non il marito. Aspetterei prima di trarre giudizi.

    Il punto focale secondo me è questo. Se il Time utilizza le donne, non cadiamo nell’errore di buttare nel dibattito situazioni poco chiare. A meno, certo, che tu non l’abbia fatto apposta, come per dire: beh se voi fate questi ragionamenti, allora li faccio anch’io..

    • 22 ottobre 2010 16:53

      Per me il punto è che la retorica di guerra USA si giustifica con la difesa che i diritti delle donne riceverebbero nella nostra cultura (what happens if WE leave afghanistan) mentre tutta questa difesa nella “nostra” cultura noi non la riceviamo. Prendo atto del vostro punto di vista, ma secondo me la questione di genere è un fattore in tutti i casi che ho citato: per un misto di inferiorità fisica, marginalizzazione sociale, modelli normativi di personalità debole ed ideologia che ci vede come proprietà della famiglia.

      (Un appunto: avete preso un abbaglio, non faccio alcun riferimento al caso del taxista milanese, ma quello di Emlou Arvesu, la passante di origine filippina massacrata da un ex pugile in cerca di un sacco da boxe con l’utero).

      • lussu permalink
        23 ottobre 2010 20:28

        Sulla inferiorità fisica ne riparliamo che è una faccenda un po’ lunga. se il punto è quello che dici, d’accordo.
        Però perfavore evita frasi come “filippina massacrata da un ex pugile in cerca di un sacco da boxe con l’utero”. Quello era un folle che andava consegnato ai servizi sociali ben prima… altrimenti poi si finisce per rispondere in maniera altrettanto volgare “il bulletto milanese è andato a menare un taxista che evidentemente non aveva abbastanza palle”
        Che poi il punto che volevo riportare era quello: non è che se un va per strada a ammazzare qualcuno è per forza una questine di genere, vedi appunto cosa accade a un poveretto che per sbaglio mette sotto un cane…

        • isaroseisarose permalink
          23 ottobre 2010 23:56

          @lussu, faccio l’ultima osservazione perché non voglio fare polemica sul caso singolo: forse non ti ricordi bene la storia dell’ex pugile, il quale cercò una donna da massacrare perché era stato mollato dalla morosa. comunque non mi interessa trovare un accordo sul caso singolo perché il mio obiettivo è l’idea generale.

          avrei potuto parlare delle presidentesse della repubblica, mai esistite, delle rettore dell’università, e non sono mai esistite nemmeno quelle, delle attenuanti per il delitto d’onore abolite solo nell’81, dei costi lavorativi e sociali della gravidanza scaricati sulla donna, della tratta, della prostituzione, del ruolo della donna nei mass media, degli attacchi all’aborto, insomma, di tutto l’universo iniquo che viene esaltato con quel “WE”.

  8. lussu permalink
    25 ottobre 2010 10:12

    Ecco infatti questi sono esempi concreti. Ma evidentemento il caso del pugile no. Quello era uno pericolosamente pazzo. Avrebbe potuto ammazzare chissà chi altro se succedva dell’altro…

  9. 25 ottobre 2010 14:15

    http://itrerefusi.wordpress.com/
    giusto per farti presente che sosteniamo la stessa causa

  10. Vladimiro permalink
    3 febbraio 2011 14:14

    L’articolo lascerebbe intendere che essere donne in Europa non è sostazialmente diverso dall’
    essere donne in Afganistan e comunque se la situazione fosse davvero così tragica lì per le
    donne questo non deve essere un pretesto per attaccare militarmente quel paese e portare con la forza l’emancipazione femminile. A parte l’idiozia lampante del ragionamento, se anche
    le donne afgane si liberassero grazie all’intervento militare americano, sarebbe poi un gran male, care le mie femministe “libertarie” e “paritarie”? Se le donne afgane dovessero contare
    su di voi, starebbero fresche! Devono, come al solito, poter contare su degli uomini, quelli
    delle forze NATO, non sulle loro “sorelle” occidentali. E comunque resta la domanda: molte
    donne afgane vorrebbero vivere in Occidente. Viceversa, nessuna. Domanda: perchè?

  11. 6 febbraio 2011 23:27

    @Vladimiro
    In attesa di risposte che abbiano voglia di superare la laconicità che a me suscita questo tipo di provocazioni, prendo atto che per te una guerra che fa migliaia di morti civili non è favore della guerra ma a favore dei civili. Ma bravo.

  12. Vladimiro permalink
    14 febbraio 2011 19:50

    Come hanno fatto i russi a sconfiggere il nazismo? con le opere di beneficienza? Oppure
    facendo la guerra sul serio anche uccidendi civili tedeschi quando hanno occupato la
    Germania (e, ahimè, anche violentando due milioni di donne tedesche cadute nelle loro
    mani)? Come hanno fatto i partigiani a sconfiggere i nazifascisti? Con le opere di carità?
    Oppure facendo una guerriglia dura e feroce anche mettendo a repentaglio dei civili e
    degli ostaggi (e, ahimè, anche violentando le ausiliarie della Repubblica di Salò cadute
    nelle loro mani)? Secondo il vostro ragionamento per evitare di cooinvolgere dei civili
    non si devono sconfiggere gli oppressori. Quindi, che le “sorelle” afgane restino schiave
    e oppresse se non non c’è altro modo che la guerra per liberarle. Brave, un 7+ per la logica!

  13. 15 febbraio 2011 09:46

    Caro Vladimiro, scusa se mi intrometto.
    Che la guerra implichi necessariamente liberazione (e ahimè degli stupri, come dici tu.. ahimè) è un’operazione logica tutta tua, e se proprio vogliamo darci lezioncine le operazioni logiche non si fanno con le opinioni soggettive (prova questo http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C5M%C5Z%D5%D1&url=search-alias%3Daps&field-keywords=introduzione+alla+logica+copi+cohen&x=0&y=0).
    Quanto ai fatti, prova a dare una letta qui http://www.rawa.org/rawa/2010/03/08/l-emancipazione-delle-donne-afghane-non-potr-essere-mai-raggiunta-finch-l-occupazione-non-avr-termine-e-i-talebani-e-i-criminali-del-fronte-nazionale-non-saranno-eliminati.html e qui http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article4445, dove tra le altre cose si racconta di quella leggina del 2009 (e sottolineo 2009) che legalizza lo stupro coniugale.
    Se proprio la tua implicazione fosse valida, allora dovremmo fare un bell’elenco dei paesi nei quali c’è una dittatura e i diritti delle donne sono negati, e attaccarli tutti.

  14. Vladimiro permalink
    15 febbraio 2011 10:11

    Non hai minimamente risposto alla mia obiezione: come si libera un popolo oppresso o un
    genere oppresso senza una guerra se il popolo oppresso o il genere oppresso da solo non ce
    la fa a liberarsi? Si deve lasciarlo a vegetare nella sua oppressione e tanto peggio per lui?
    Allora, se l’anello al naso lo subisce chi se lo lascia mettere abbandoniamolo alla schiavitù!
    Seguendo la vostra logica, anche le vittime del bullismo a scuola dovrebbero essere abbandonate al loro destino se non hanno la capacità e il coraggio di opporsi ai bulli.
    Gli adulti IN OGNI CASO non devono intervenire usando la forza contro dei ragazzi.
    Ma già abbiamo capito che le femministe con la logica vanno poco d’accordo.

    • 15 febbraio 2011 11:01

      ah ok quindi noi occidentali saremmo gli adulti, gli afgani sono bambini…il tuo ragionamento ha un sottofondo razzista difficilmente condivisibile…

  15. Vladimiro permalink
    15 febbraio 2011 13:25

    Non ho detto che gli afgani sono dei bambini che vanno tutelati. Ho detto che le donne afgane
    sono PURTROPPO indifese e senza leggi che le aiutino e tali sarebbero rimaste ancora a lungo
    se l’intervento militare americano non avesse migliorato la loro condizione almeno un pò.
    Ora, se io fossi una donna afgana non me ne potrebbe fregare di meno se non sono più schiava
    dei Talebani grazie agli americani. Sarei felicissima di non esserlo più. Punto e basta. Anche
    noi italiani non saremmo mai riusciti a liberarci dai nazifascisti senza gli angloamericani. E
    non venitemi a dire che i partigiani da soli ce l’avrebbero fatta. Tuttavia a nessuno (nemmeno
    a voi) fa schifo vivere in questa Italia liberata dai nazifascisti solo perchè dobbiamo tale
    liberazione agli angloamericani (e non ai russi). Ciò non deve valere per le donne afgane?

  16. 15 febbraio 2011 16:27

    Apri gli occhi…quella delle donne afgane liberate dagli americani è una storiella per chi ha il prosciutto sugli occhi…ricordati di come gli Usa hanno appoggiato i talebani. etc etc etc…e leggi qua, magari ti svegli dal sonno della retorica statunitense sulla liberazione dei popoli…tutte stronzate…

    http://www.osservatorioafghanistan.org/2010/03/a-spese-delle-donne-afghane-%E2%80%93-di-sahar-saba/

  17. Vladimiro permalink
    16 febbraio 2011 10:11

    Secondo voi le donne afgane stavano meglio prima, sotto i Talebani? Se la pensate così le
    fette di prosciutto e di salame sugli occhi le avete voi e non io. Quanto ai Talebani è vero
    che quando servivano per sconfiggere i russi sono stati aiutati dagli americani. Ma tale
    opportunistico comportamento non toglie nulla al fatto che adesso le donne afgane
    stanno un po’ meglio di prima. Ogni superpotenza (come gli USA) è opportunistica
    quando segue una sua politica senza tenere conto molto degli ideali. Scoprite adesso
    l’acqua calda? Lo sapevate che l’Unione Sovietica è stata per anni alleata dei nazisti e
    li ha combattuti solo perchè attaccati da loro? E sapevate cosa faceva la sinistra europea
    di allora (coministi in testa)? Appoggiava e assecondava tale alleanza. Studiate, gente!

    • 16 febbraio 2011 10:46

      ma l’hai letto l’articolo che ho linkato?mi pare proprio di no…è scritto dall’osservatorio Afghanistan, che, perdonami, ma di queste cose ne sa sicuramente più di te e di me. Quindi se dicono che la situazione delle donne non è cambiata, scusami ma mi fido del loro giudizio più che del tuo, che mi pare ti bevi un po’ tutto quello che ti rifilano acriticamente.

      • Vladimiro permalink
        16 febbraio 2011 13:23

        L’ho letto e resto della mia idea: abbattere un governo dichiaratamente misogino come quello dei Talebani non penso sia stata una cosa negativa
        per le donne afgane anche se queste hanno avuto le loro delusioni. Tuttavia
        è stupido sperare che in una società come quella afgana si possa creare una
        emancipazione femminile come esiste in Occidente. Ci vorrebbero decenni.
        Ma allora, secondo voi, bisognava lasciarci i Talebani a governare l’Afganistan?
        Voi dite che per anni gli americani li hanno foraggiati. Vero. Poi li hanno scalzati
        Anche il governo di Mussolini è stato foraggiato per anni dagli angloamericani.
        I quali poi lo hanno abbattuto con la guerra. E li ringraziamo per averlo fatto.

        • 17 febbraio 2011 10:33

          Se resti della tua idea a prescindere da quello che dicono persone più competenti di te non ho nulla da aggiungere. Vuol dire che i tuoi sono puri e semplici pregiudizi nei confronti dei quali nessun ragionamento serio può essere fatto.

  18. Vladimiro permalink
    18 febbraio 2011 16:53

    Primo: che queste persone siano competenti è tutto da dimostrare. E anche se lo fossero
    mettono la loro competenza al servizio di idee precostituite come al tempo del fascismo
    c’erano fior di intellettuali che giustificavano il fascismo come necessario e salutare per
    la società italiana. Che queste persone “competenti” arrivino a dire che le donne afgane
    stavano meglio quando stavano peggio (sotto i Talebani) delle due l’una: o sono faziose
    pur essendo competenti o non sono per nulla competenti.
    Secondo: di fronte ad argomentazioni serie, sono disposto a cambiare idea. Se non l’ho
    cambiata è perchè le vostre argomentazioni non sono affatto serie ma frutto di pregiudizi.
    Saluti

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