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Prendili da piccoli, e saranno tuoi per sempre

8 novembre 2010

La quota blu – Giovannino

Per comprendere il funzionamento del sistema di mistificazione di massa che domina l’epoca contemporanea, occorre a mio parere analizzare un elemento fondamentale, ovvero “l’inglobamento preventivo” dei talenti. Si tratta di un fenomeno che è presente fin dai tardi anni ’70, ma che, come molte situazioni tipiche della grande industria dello spettacolo, si sta imponendo negli ultimi anni sempre più spudoratamente.

Negli Stati Uniti (ma ultimamente questo modus operandi è stato importato anche in Europa ed in Oriente, in questo sempre più dipendenti dall’estetica dei media americani) vengono organizzati, spesso sotto l’egida delle grandi ditte cosmetiche, dei concorsi di bellezza ed abilità per bambini. Ai piccoli è richiesto di sfilare, cantare, recitare: è il cosiddetto talent show infantile. I premi consegnati ai vincitori di questi contest sono quasi sempre contratti pubblicitari, validi presso alcune grandi multinazionali che hanno tra i propri clienti principalmente bambini e ragazzi fino a 14 anni. Un esempio su tutti: la Walt Disney Company. Quest’ultima è dotata di un grande numero di talent scout, il cui compito è appunto prendere parte alle giurie di questi concorsi ed individuare bambini che abbiano caratteristiche tali da renderli appetibili per i fini aziendali. Una volta selezionato, il soggetto viene fatto partecipare a programmi o telefilm, di marchio Disney, che vengono poi trasmessi in tutto il mondo grazie ai canali satellitari Disney Channel.

Col passare del tempo, i protagonisti delle serie di maggior successo vengono ingaggiati da grandi case discografiche che li trasformano in precoci pop-star, il cui target di pubblico è composto principalmente da ragazzi fino ai 18 anni. In seguito, grazie allo scambio che tra cinema e musica popolare si è venuto ad instaurare dagli anni ’80 in poi, i ragazzi sono utilizzati come attori per i vari blockbuster che, grazie alla posizione di monopolio dei distributori, vengono venduti in tutto il mondo e trasmessi sul satellite. I più famosi esempi di questi “bambini prodigio” trasformati in popstar provenienti dall’universo Disney sono: Britney Spears, i Jonas Brothers, Miley Cyrus, Hannah Montana, Raven-Symonè.

Questi personaggi non sono affatto innocui pupazzi di carne che cantano e ballano, fonte di puro ed innocente intrattenimento  da adolescenti: essi, con la loro assoluta mancanza di qualità  che esulino dal mondo dello spettacolo, non sono meno ideologici dei biondi bambini tedeschi che, nelle vignette propagandistiche degli anni ’40, cacciano da scuola i brutti e cattivi bambini ebrei, tra gli applausi di gioia delle maestre.

Se osserviamo cibo ideologico con il quale i nostri ragazzi si nutrono ogni giorno, possiamo capire perchè sia impossibile garantire la possibilità di un mondo migliore.

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3 commenti leave one →
  1. claudia permalink
    8 novembre 2010 13:35

    I bambini sono target passivi e soggetti attivi dell’industria dello spettacolo, in Itlai , da almeno vent’anni, Negli USa da sempre. Ora questo schifo ha preso proporzioni gigantesche. Il rischio non è solo l’omologazione e la programmazione delle coscienze. Ma anche i danni materiali e psicologici che possono riportare i bambini “prodigio” una volta spenti i riflettori su di loro. In USA è un business ci sono alcuni paparini e mammine nullafacenti che campano dei diritti dei figli minorenni. I genitori e i produttori li sfruttano e da adulti nessuno si ricorderà di loro
    La foto è tratta dal film “il villaggio dei piccoli dannati”, a me però quando vedo i bambini sgambettare e scimmiottare gli adulti in tv, viene in mente questo:

  2. giovannino118 permalink*
    8 novembre 2010 14:10

    Claudia, hai sicuramente ragione quando fai notare le conseguenze terribili che questo modus operandi ha nei confronti delle piccole star. Casi come questo http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo323614.shtml ci ricordano quale sia il rischio per il futuro di questi bambini venduti come merce. Nel mio post non l’ho specificato perchè volevo dare maggior peso al significato generale di questa pratica, piuttosto che alle conseguenze nelle vite dei singoli che, in ogni caso, non sono certo da ignorare.

    PS: conosco il film da cui ho tratto l’immagine, “village of the damned”. L’ho scelta per il suo impatto visivo, non creare un parallelo tra quello che affermo e la trama del film.

  3. Sue permalink
    9 novembre 2010 07:58

    A tal proposito volevo segnalarvi le “10 strategie della manipolazione attraverso i mass media” di Noam Chomsky (le trovate un po’ ovunque, ma anche qui: http://www.disinformazione.it/strategie_manipolazione_media.htm)

    L’obiettivo è, più genericamente, far crescere generazioni intere nella convinzione che “vivi-compra-muori” e “ignorante e maleducato è bello” siano l’unico futuro possibile.

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