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La vita è questione di scelte

18 novembre 2010

Monsignor Fisichella, che stasera era ospite ad Otto e mezzo, ha detto di essere contro l’eutanasia perché teme che le libertà individuali possono danneggiare la vita della società.

Ben detto. Che il Vaticano si batta contro il sacrosanto diritto al consenso informato del paziente non ha a che fare con la fede, né la sacralizzazione della natura, né con una presunta volontà divina né con cose che, bene o male, hanno a che fare con la sfera religiosa. Il potere di vita e di morte che il Vaticano vuole mantenere ha a che fare con il potere, punto.

Anche questo è questione di scelte.

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6 commenti leave one →
  1. Valentina S. permalink
    18 novembre 2010 23:37

    Sì, ma infatti la fede sembra entrarci poco. Ricordo la lettera che fu sottoscritta da 41 sacerdoti che rischiarono la scomunica:
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/33-preti-per-la-liberta-sul-fine-vita/

  2. sauerophelia permalink
    19 novembre 2010 04:22

    Concordo pienamente: d’altra parte, non ho mai nemmeno sospettato che alle alte gerarchie ecclesiastiche interessassero in alcun modo questioni di fede. Mi spiace solo che i preti disposti a dire ad alta voce quello che, in coscienza e con tutta la loro (rispettabile) fede, pensano, siano così pochi (per la lettera pubblicata su MicroMega siamo a 41).

  3. nanni pepino permalink
    19 novembre 2010 06:38

    CONDIVIDO, IN PIENO!

  4. 19 novembre 2010 10:53

    Lo spot per l’eutanasia deve ancora andare in onda qui in Italia. La sua trasmissione è prevista su TeleLombardia. Ma l’Aiart, associazione telespettatori cattolici, sta già protestando e invocando l’intervento dell’Agcom:

    Come si fa a trasmettere sulle tv uno spot su una cosa che è del tutto illegale? L’eutanasia in Italia non è prevista, quindi con capiamo perché la televisione debba essere utilizzata per questi scopi”. Lo afferma Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart. […] “Ci auguriamo che l’Agcom prenda posizione perché un tema come questo non può essere lasciato all’improvvisazione”. […] “un tema così delicato non può essere affrontato tramite una pubblicità. Si rischia di dare informazioni distorte ai cittadini”.

    L’Agcom risponde così:

    se lo spot dovesse andare in onda e ci dovessero essere ricorsi – le anticipo che già qualche Associazione, come l`Aiart e altre, si sono mosse a tal proposito – è indubbio che noi dovremo valutare i problemi dell`offesa ai sentimenti religiosi, al comune sentire“.

  5. sauerophelia permalink
    19 novembre 2010 19:39

    Il problema è che in questo paese i “sentimenti religiosi” vengono equiparati al “comune sentire”. Comune un cazzo (scusate la volgarità). Soprattutto per quanto riguarda l’eutanasia, sono in netta minoranza e lo sanno perfettamente. Attaccarsi allo spot di una campagna è patetico e medioevale, come peraltro gli si confà.

    “Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome del principio clericale” (Gaetano Salvemini).

  6. Omofiliaco permalink
    21 novembre 2010 22:35

    Oh dai, davvero l’ottimo Fisichella si è espresso in quei termini? Ma è magnifico. Il mio babbo diceva sempre: “Mentre voi dormite, Freud lavora”. Evidentemente lavora anche quando siamo svegli; pericolosissimo subconscio. E’ un’affermazione, quella di mons. Fisichella, davvero ricchissima di implicazioni socioculturali e direi anche economiche e politiche, naturalmente. Ci vorrebbe un esegeta della finezza d’un Contini per sviscerarne tutte le implicazioni oscurantiste, liberticide, francamente stronze, involontariamente demenziali che essa sintetizza così magistralmente: le libertà individuali possono danneggiare la vita della società. Questo sì che vuol dire avere il dono della sintesi! E’ ovvio che cosa il nostro intenda per “libertà individuali”; o forse sono solo io che penso male perché non amo particolarmente i porporati e invece dovrei soffermarmi un secondo e contestualizzare…Perché, in fondo, se vogliamo essere onesti, è un’affermazione per certi versi non priva di verità. Ma se, seguendo il consiglio pro bestemmia di Fisichella, contestualizziamo beh, allora è solo l’ennesimo vecchio adagio: tu non puoi scegliere cosa fare della tua vita perché non ti appartiene ma io posso dirti cosa farne perché me lo ha detto Dio. Che argomenti stantii, però. Io ho sempre pensato che la vita, di per sé, non valga niente: è un accidente biologico. Potenzialmente può essere ricchissima o miserrima, ma di per sé di certo non è “un valore non negoziabile” o cazzate consimili. Per onestà devo dire che sono un depresso cronico sociopatico autolesionista e probabilmente anche bipolare: tanto per contestualizzare. D’altra parte, sono profondamente convinto che uno stato che voglia definirsi civile abbia l’obbligo etico di affrontare l’argomento e regolamentarlo in modo articolato e funzionale alla realizzazione di un apparato che garantisca al cittadino la possibilità di porre fine alla propria vita in modo dignitoso, indolore, volontario e cosciente. Perché se io non voglio più vivere non c’è nessuno, ma proprio nessuno che ha il diritto di costringermi a vivere; molto semplicemente. Ora, qualcuno potrebbe obiettare: ok, però tu vuoi che lo stato ti aiuti, ti sia complice in questo intento? Francamente, sì. Credo che sia qualcosa che dovrebbe rientrare in un completo sistema di assistenza sanitaria al cittadino. Magari anche con tutta una serie di apparati atti a cercare di farti cambiare idea. Ma poi, che ti si accompagni sulla soglia del nulla, se proprio hai voglia di andartene.
    P.S.: ti ringrazio, Saurophelia, di aver citato Salvemini. La mia professoressa di Storia e Filosofia al liceo, donna straordinaria morta troppo giovane e soffrendo troppo, lo citava spesso come esempio di grande intellettuale italiano. M’è venuta una malinconia incredibile leggendo quella citazione: mi son risentito nelle orecchie la voce un po’ roca della prof. che cercava di insegnarci a pensare autonomamente con passione e caparbietà incredibili. Bei tempi!

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