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Femminismo, la rivoluzione parte da te.

14 dicembre 2010

Se l’autorità è anche una questione culturale.

simone-de-beauvoir

 

Mi è capitato spesso di notare, cosa che mi viene confermata da più parti, che anche negli ambienti lontani dalla politica in senso stretto, luoghi di lavoro etc., il maschilismo è una realtà che si presenta con un volto del tutto particolare. Il maschilismo si esprime come maggiore autorità dell’opinione maschile.

Negli ambienti in cui la presenza donne/uomini è mista, sia in quelli a netta predominanza femminile (ad es. nelle scuole, negli uffici etc.), la voce del maschio è quella che conta. Anche le donne quindi sembrano sottostare e accondiscendere, talvolta inconsapevolmente, all’idea che l’opinione maschile sia comunque più valida di quella femminile. Si tratta di un maschilismo che non si esprime con la violenza dei gesti, ma non meno pericoloso, nonchè più difficile da debellare.

Non parliamo poi di quegli ambienti in cui l’autorità significa autorità culturale e intellettuale. Qui per le donne non c’è proprio partita. L’unica chance che si può avere è quella di avere il beneplacito di un uomo, la cui approvazione è la nostra vittoria.

Ricercare costantemente l’approvazione autorevole di un uomo sembra essere garanzia della bontà dei progetti che portiamo avanti. I nostri stessi riferimenti culturali, quelli che usiamo per difendere le nostre idee, sono sempre maschili. Per suffragare le nostre opinioni cerchiamo spesso la voce di un uomo, il cui rimando è per noi garanzia di verità.

Cosa fare di fronte al paternalismo culturale? Iniziamo a leggere le donne, usiamo le loro idee, studiamole e vedremo che c’è molto di più di quello che la storia ufficiale ci tramanda. Difendiamo le nostre opinioni con la loro voce, facciamo nostra la loro cultura, mettiamo in discussione con l’azione quotidiana l’egemonia intellettuale maschile. Non cerchiamo più ansiosamente che qualche uomo ci dica che abbiamo ragione, difendiamo pubblicamente le donne la cui opinione viene sopraffatta da quella maschile. La rivoluzione parte da qui.

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6 commenti leave one →
  1. paola permalink
    15 dicembre 2010 03:22

    Giusto, però ci sono alcuni ambienti, diciamo di professioni culturali, a netta prevalenza femminile dove, ormai, un atteggiamento di apprezzamento privilegiato nei confronti di un’opinione maschile viene considerato un reperto antropologico-culturale. E la persona che lo esprime un curioso esemplare di dinosauro/a. Per rattristarvi, o per consolarvi, vi racconto una storia. Una mia amica, che svolge una professione scientifico-culturale (non posso essere più precisa) si è trovata ad un colloquio con una funzionaria statale, di un ruolo altrettanto scientifico-culturale, insieme al suo compagno (ora marito), a sua volta esercitante una professione, più socialmente ed economicamente riconosciuta di quella della mia amica, ma questo è un dettaglio. Entrambi si trovavano ad interloquire allo stesso titolo con la gentile funzionaria, presentando ed illustrando un progetto di cui erano entrambi firmatari. La loro interlocutrice, durante tutto il colloquio, non ha mai rivolto la parola o lo sguardo, dopo i saluti iniziali, alla mia amica, ma si è sempre rivolta all’uomo della coppia. La circostanza non ha mancato di scandalizzare sia la mia amica che il suo compagno. E questo è un buon segno. Procediamo così.

  2. 15 dicembre 2010 09:19

    Ci sarebbero tanti discorsi da fare riguardo il discoeso di Paola e riguardo questo interessante post che è spunto di riflessione. Però non voglio annoiare e penso che in fondo solo una donna può capire se questo discorso è vero facendo autocritica ed eventuale mea culpa.

    Premesso questo e premesso che è senz’ altro vero che deve partire da una donna il discorso (perchè è la categoria che in questo caso subisce una discriminazione), è interessante sottolineare l’ esempio che fa Paola. Al di là dell’ opinione maschile ci sono donne che ritengono più sicuro, più forte, più tutto l’ uomo. Gli stereotipi che hanno preso possesso della nostra società e della nostra mente in tutti questi anni si stanno pian piano lavando. Sarà un cambio culturale lento e lungo… ma arriverà. In Italia poi tutto arriva con una decina di anni di ritardo dal resto del mondo.

    Giustissimo comunque tenere vive queste discussioni e questi punti di vista femminili.

  3. Monica Montanari permalink
    15 dicembre 2010 15:11

    Stronzate. Bisogna chieder la metà del Parlamento, non in forza di un principio di rappresentativività ma in forza del diritto naturale che ha voluto la società divisa 50 e 50. Magari si stempera questo clima da caserma che domina nella pubblicistica politica dacchè sono caduti i perbenismi del formalismo (escort, coca party, travesta wave)
    Magari un po’ di sane “rezdore” in Parlamento cambiano aria. Me le vedo: “ahi ahi, ornorevole, già le mani dall’uccello.

    • 17 dicembre 2010 19:52

      Diritto naturale? A me pare che ci abbia rifilato sempre della gran sole, dalla “naturalità” della schiavitù alla “naturalità” della gravidanza, con conseguente penalizzazione dell’aborto.
      Ma anche lasciando da parte la storia del diritto naturale, per la quale non basterebbe un’enciclopedia, non sono affatto sicura che sia questo l’argomento migliore per ottenere rappresentatività. Perché ogni soggetto dovrebbe essere rappresentato dall’identico? Mi sento rappresentata più da Vendola che dalla Santanché, eppure non sono né uomo né omosessuale. Quindi?
      Poi: sono molto in sintonia con la tua osservazione che ci sia una via tutta politica per spezzare il circolo dell’egemonia maschile, ma non vedo perché vie personali debbano essere stronzate. Se la politica non viene da un impegno personale, non viene, punto. Di certo una politica delle donne non ci verrà regalata dall’alto, perciò ben venga l’impegno personale.

  4. Lia permalink
    17 dicembre 2010 15:06

    Non sono in grado di contestualizzare a sufficienza l’affermazione sulla de Beauvoir contenuta in questo articolo, però quando l’avevo letto mi aveva lasciata poco felice: ” […] Sull’onda del ’68, e delle liberazioni dai vincoli borghesi, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si chiedeva la legalizzazione dei rapporti sessuali con i minori […]”. Insomma, se è vero… non solo fa a pezzi dei grandi uomini, ma pure una grande donna. Per carità, erano pur sempre solo umani, però peccato.
    http://www.fondfranceschi.it/cogito-ergo-sum/filosofi-quei-teorici-dell2019amore-erano-in-realta-dei-pasticcioni

  5. paola permalink
    17 dicembre 2010 23:51

    @Lia, sarà che oggi siamo molto più scafate di quanto potesse essere la de Beauvoir, e non ce la facciamo raccontare dai maschi, o meglio, da certi maschi (come Sartre o gli altri), e che nel frattempo è passato un po’ di pensiero delle donne per le donne, e anche per gli uomini. Per cui uomini come Vendola ne hanno tratto giovamento, motivo per cui anch’io posso sentirmene rappresentata. Resta il fatto che mi sentirei ancora più a mio agio se potessi rappresentarmi in una donna altrettale.

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