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L’affare più lucroso del mondo

18 dicembre 2010

Pubblichiamo un approfondimento di Valentina S. sul libro di Lydia Cacho, “Schiave del potere”.

«Milioni di persone sono convinte che la prostituzione sia il mestiere più antico del mondo, ma se diamo ascolto ai protagonisti dell’industria del sesso possiamo scoprire che in realtà il mestiere più antico è quello del padrote, ossia il protettore, ruffiano e trafficante».

(Lydia Cacho, “Schiave del potere”, Roma, Fandango, p. 230)

«Prima noi donne dicevamo “mio marito mi picchia perché mi ama” perché sin da bambine ci avevano insegnato che l’amore era quello; poi abbiamo capito che è l’esatto contrario. Ora, a quanto pare, dovremmo dire “I clienti mi violentano e mi umiliano perché sono libera.” È una stupidaggine enorme! Essere sessualmente libere significa decidere di non essere sfruttate e fare sesso con chi desideri, ma non per portare benefici a un’industria che promuove l’abiezione femminile, la violenza come normalità».

(Carmen, ex prostituta messicana che si occupa ora di prevenzione della violenza a Miami, intervistata da Lydia Cacho, in “Schiave del potere”, idem, p. 284)

«La verità è semplice: se non ci fosse la domanda, la prostituzione non esisterebbe. La prostituzione non ha a che fare con la sessualità femminile: è una creazione dei maschi. Se gli uomini di ogni parte del mondo non andassero in cerca di sesso a pagamento, non ci sarebbe bisogno di rinchiudere, violare e assoggettare milioni di donne e bambine a questa esistenza disumanizzante».

(Viktor Malarek, giornalista canadese, autore di diversi libri su prostituzione e tratta)

Se c’è una cosa che non mi ha mai convinta, quando mi è capitato di parlare con qualcuno di prostituzione è stata la generale rassegnazione all’esistenza di questo commercio, come fatto “naturale”, appunto “antico quanto il mondo”. Una cosa che c’è sempre stata ci sarà sempre, si dice. In realtà, a ben guardare, la prostituzione è tutt’uno con l’organizzazione patriarcale della società umana e non è altro che uno dei mezzi di controllo del corpo femminile, uno dei più brutali, per la verità. La prostituzione sottintende e manifesta nel modo più esplicito la percezione culturale dominante di due sessualità molto diverse: una piena, attiva, di un “soggetto desiderante” – tipicamente l’uomo eterosessuale – e l’altra “di servizio” dell'”oggetto desiderato” – tipicamente la donna.

C’è un libro molto importante sulla prostituzione uscito a ottobre scorso in Italia. Si tratta di Schiave del potere della giornalista messicana Lydia Cacho. La Cacho è una donna coraggiosa, che ha osato sfidare il potere politico e mafioso del suo Paese, smascherando una rete di pedopornografia che coinvolgeva le alte sfere e pagando per questo col carcere, la tortura e alcuni attentati alla sua vita. In questo suo ultimo libro, la giornalista riporta il frutto di una sua inchiesta in giro per il mondo durata due anni, tracciando una rotta del traffico sessuale globale. Dall’inchiesta emerge il vero volto della prostituzione: non un affare privato e alla pari tra due individui consenzienti (anche se molto spesso è quello che vogliono farci vedere!) ma un mercato gestito e organizzato da una industria gigantesca – quella del sesso – globalizzata, protetta o talvolta gestita direttamente dalle mafie di tutto il mondo, il cui fatturato è inferiore solo all’industria della droga ed è superiore a quella delle armi.


Un giro d’affari colossale, che gode della più ampia impunità – le denunce e gli arresti sono pochissimi – che raggiunge guadagni altissimi a fronte di costi molto ridotti. Un’industria fatta di tanti attori – e di cui le prostitute non sono che la “merce”, l’anello più debole, più esposto e visibile – : oltre che i clienti, trafficanti, protettori e “madame”, gestori di locali karaoke, night club o discoteche, proprietari di catene di alberghi dove si organizzano incontri anche con ragazzine, proprietari che riscuotono cifre enormi per fittare appartamenti alle maitresse, mafiosi che riscuotono le quote per l’occupazione della strada da parte di ogni donna e che proteggono i trafficanti e gli sfruttatori, banchieri che non indagano su conti sospetti, funzionari degli uffici immigrazione e dell’Interpol corrotti che intascano mazzette o che sono loro stessi clienti, politici che chiudono un occhio o tutti e due in cambio di favori sessuali… e così via.

Un’industria i cui profitti enormi, riciclati nei paradisi fiscali di tutto il mondo, sono sotto sotto ritenuti indispensabili allo sviluppo del capitalismo, che di essi si nutre. Un’industria sempre all’avanguardia, che sfrutta tutte le nuove tecnologie e persino cultura e immaginario collettivo per espandere i suoi affari.

Questa industria ha tutto l’interesse a diffondere la sua “cultura” spacciandola per libertà, a partire dall’ideale “merceologico” di donna diffuso dai mass-media, in modo da creare una popolazione che non aspetta altro che consumare esseri umani come fossero oggetti o che più facilmente può essere indotta a divenire “consumabile”. Perciò questo giro d’affari è fortemente interessato al mantenimanto di stereotipi, cultura sessista e discriminazioni di genere, senza i quali i suoi guadagni svanirebbero. In un mondo di uomini e donne liberi che si rapportino liberamente nel reciproco desiderio, l’industria del sesso finirebbe per chiudere i battenti per scarsità di domanda.

L’aspetto peggiore forse è il bisogno dell’industria di reclutare sempre nuove “merci fresche” e a basso costo, molto spesso attingendo alle fasce più disagiate della società e ai paesi più poveri del mondo. Giovandosi delle inedite possibilità di affari offerte dalla globalizzazione è in forte espansione una vera e propria tratta umana, che sta superando ormai le proporzioni del commercio triangolare. La tratta a scopi sessuali riguarda milioni di donne e bambine/i nel mondo provenienti da tutti i continenti (Asia, America latina, Africa, Europa dell’est), spesso da un paese all’altro, soprattutto verso il mondo occidentale – Italia compresa – a volte all’interno dello stesso paese. Spesso si usano inganni e forme di ricatto. Principalmente il forte indebitamento al momento di intraprendere il viaggio e all’arrivo, e il sequestro dei documenti.

Lo sfruttamento sessuale produce gravi conseguenze: malattie e infezioni (bisogna avere decine e decine di rapporti al giorno) esposizione aumentata a morte violenta e consumo di droghe, traumi generati da violenze subite, isolamento dalle proprie famiglie d’origine con l’instaurazione di rapporti di dipendenza con protettori o impresari vari, difficoltà a chiedere aiuto a causa dell’isolamento e del disprezzo sociale, sindromi da stress post-traumatico, sindrome di Stoccolma e altri gravi forme di disagio psico-fisico.

È illusorio, secondo la Cacho, pensare di sconfiggere la nuova schiavitù del XXI secolo – la prostituzione forzata – che riguarda anche in modo sempre crescente ragazzine e bambine, se non si agisce globalmente sulla domanda di prostituzione e se non si spezza il cerchio di omertà e connivenza di innumerevoli soggetti (troppe persone sono clienti! Anche nelle stesse forze dell’ordine e in politica!). A prescindere da ciò che si può pensare della mercificazione del sesso, c’è il dato tangibile che non è possibile separare col coltello nella pratica prostituzione “forzata” da quella frutto di una scelta, situazioni di grave sfruttamento da situazioni meno gravi, prostituzione adulta da quella minorile. Non è possibile né sapere da parte del cliente storia di vita, età e condizione della prostituta, né di fatto sottrarsi al finanziamento più o meno diretto di gravi reati contro i diritti umani, quando si fa sesso a pagamento. Infatti gli affaristi, i giri, sono spesso i medesimi, quel che importa al sistema è reclutare sempre nuove “merci” utilizzando ogni metodo possibile e abbassando i costi. Così anche nella prostituzione extra-lusso si possono trovare ragazze vittime di raggiri o comunque sfruttate, come la giovane Arely intervistata dalla Cacho, venezuelana finita in un altissimo giro tra mafiosi e politici in Messico pensando di andare a fare la modella, ricattata con un debito colossale contratto con i suoi sfruttatori. O come le ragazze rumene reclutate ai concorsi di bellezza del recente scandalo che ha coinvolto il Babylon di Vienna.

Che fare allora? Il libro della Cacho riporta indirizzi utili, per reperire organizzazioni e rifugi per le vittime dello sfruttamento sessuale e prodotti da finanziare, o strutture alberghiere e marchi da evitare. Soprattutto, per la giornalista va assolutamente accantonata la falsa contrapposizione regolamentazione / repressione o le disquisizioni filosofiche sulla “libertà di scelta” della prostituta. Gli affaristi del sesso si divertono di fronte a queste dispute che non fanno che favorirli e, mentre la repressione si rivolge quasi sempre contro le prostitute e mai contro gli sfruttatori, la regolamentazione aumenta il giro d’affari che prospera nel generale permissivismo (come è accaduto in Olanda, che ha visto tra l’altro un enorme rafforzamento del giro d’affari della pedofilia, in Germania o in Turchia, dove ci sono i bordelli di stato accanto a centinaia di bordelli illegali). Migliore sembrerebbe la soluzione svedese o quella lituana (scelta dal progetto Choisir), che prevede la perseguibilità del cliente per un reato equiparabile allo stupro e la lotta agli sfruttatori, mentre non colpisce le prostitute.

Ma contro le mafie e la spietatezza di certo capitalismo globalizzato, nessun provvedimento legislativo, né internazionale né nazionale può davvero rappresentare la panacea. Non a caso troppo spesso le leggi non sono applicate, specie per quel che riguarda la perseguibilità degli sfruttatori, mentre le convenzioni internazionali contro la tratta pure esistenti sono spesso vanificate dalla potentissima struttura globalizzata dei mercati criminali di esseri umani a fronte della rigidità delle burocrazie nazionali. “Sarebbe magnifico se un solido corpus giuridico consentisse di farla finita con tanti secoli di oppressione e tante storie di donne e bambine deprivate di se stesse, ma non c’è paese in cui si compiano sforzi per crare autentiche condizioni di uguaglianza. In una cultura che si regge su valori misogini e patriarcali il corpo femminile è visto come un oggetto che può essere comprato, venduto, utilizzato e gettato via. Le donne sono educate a sottomettersi a determinate regole, e gli uomini istruiti a riprodurle senza metterle in discussione” – scrive la Cacho.

La vera, unica soluzione è quindi lavorare anche dal basso sulla cultura, sull’educazione alla sessualità e alla parità tra i generi, sull’innalzamento delle condizioni di vita e l’aumento delle opportunità per le donne, sulla riduzione delle sperequazioni tra nord e sud del mondo e tra ricchi e poveri. Sulla corretta informazione, contro la banalizzazione e lo sdoganamento della prostituzione, in modo che sia chiaro che la tratta di persone non è un problema a sé, ma è parte costitutiva dell’industria globale del sesso.

È importantissimo anche focalizzare l’attenzione sul cliente, da cui la domanda è generata e senza la quale l’offerta non ci sarebbe. Fare sesso a pagamento presuppone un’idea di sesso come esercizio unilaterale su una persona percepita come un insieme di parti anatomiche, il cui desiderio è annullato e irrilevante (e lo è anche la sua sofferenza). Trovare gratificazione nell’esercizio di un’ombra di sesso – in cui non si è desiderati, anzi si è spesso oggetto di repulsione – ottenuta col denaro, fino ad arrivare all’abuso di ragazzine/i, si giustifica solo in un contesto socioculturale in cui l’altro (molto più spesso l’altra) viene percepito come un essere profondamente distante da sé, non come persona del tutto simile a se stessi, in una visione fortemente asimmetrica.

Chi lavora, quindi, contro il sessismo a tutti i livelli, lavora anche contro delle violenze enormi, delle violazioni di diritti basilari, che colpiscono quotidianamente in modo più duro le donne e le bambine dei paesi più poveri del mondo.

È chiaro che la posta in gioco è altissima, così come enormi sono gli interessi a mantenere questo stato di cose inalterato.

3 commenti leave one →
  1. 18 dicembre 2010 23:41

    Se c’è una cosa che non mi ha mai convinta, quando mi è capitato di parlare con qualcuno di prostituzione è stata la generale rassegnazione all’esistenza di questo commercio, come fatto “naturale”, appunto “antico quanto il mondo”

    Questa industria ha tutto l’interesse a diffondere la sua “cultura” spacciandola per libertà, a partire dall’ideale “merceologico” di donna diffuso dai mass-media, in modo da creare una popolazione che non aspetta altro che consumare esseri umani come fossero oggetti o che più facilmente può essere indotta a divenire “consumabile”

    non è possibile separare col coltello nella pratica prostituzione “forzata” da quella frutto di una scelta, situazioni di grave sfruttamento da situazioni meno gravi, prostituzione adulta da quella minorile. Non è possibile né sapere da parte del cliente storia di vita, età e condizione della prostituta, né di fatto sottrarsi al finanziamento più o meno diretto di gravi reati contro i diritti umani, quando si fa sesso a pagamento.

    e, mentre la repressione si rivolge quasi sempre contro le prostitute e mai contro gli sfruttatori, la regolamentazione aumenta il giro d’affari che prospera nel generale permissivismo (come è accaduto in Olanda, che ha visto tra l’altro un enorme rafforzamento del giro d’affari della pedofilia, in Germania o in Turchia, dove ci sono i bordelli di stato accanto a centinaia di bordelli illegali). Migliore sembrerebbe la soluzione svedese o quella lituana (scelta dal progetto Choisir), che prevede la perseguibilità del cliente per un reato equiparabile allo stupro e la lotta agli sfruttatori, mentre non colpisce le prostitute.

    grande articolo. la lettura del libro il prima possibile!

  2. paola permalink
    19 dicembre 2010 01:06

    Grazie Valentina, mi regalerò il libro per Natale. Concordo totalmente, è uno dei casi in cui se non ci fosse la domanda non ci sarebbe l’offerta, ma è anche vero il contrario, cioè che lo spunto culturale, costituito dalla domanda, viene incrementato dall’offerta. Cultura maschilista e mercato anti-umano interagiscono.

  3. Fabio permalink
    20 dicembre 2010 22:24

    Complimenti per l’arrticolo, davvero un bel pezzo. tornerò!
    Ti linko un articolo sul porno, dal mio blog:
    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2010/08/31/viva-il-porno/
    e uno sulla masturbazione:
    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2010/11/05/ars-masturbatoria/

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