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4 gennaio 2011

Molti sostengono che l’idea che in Italia ci sia una forte discriminazione politica e sociale nei confronti delle donne sia una mera fantasia frutto di femministe paranoiche, che siano niente altro che idee frutto di pregiudizi nonchè il risultato di una strategia che le donne attuano per avere ancora maggior potere rispetto a quello che già detengono.

Molto spesso i tentativi fatti per convincere costoro che la realtà italiana è pervasa dalle diseguaglianze sessuali termina con un nulla di fatto. È difficile far capire ad un uomo che la discriminazione va molto al di là dell’apparenza dell’uguaglianza, del fatto che sì, ci sono delle donne che hanno raggiunto posizioni di potere, ma si tratta nel migliore dei casi di casi isolati, nel peggiore di donne che per essere dove sono devono ringraziare un uomo. Questi casi non possono essere generalizzati, il generale mostra un’immagine ben diversa.

Secondo il “Global gender gap report 2010“, del World economic forum, l’Italia si troverebbe a questo posto:

Siamo 74esimi, dopo Malawi, Paraguay, Ghana, etc.

Si tratta di un indice che rappresenta la media rispetto a quattro diverse aree di analisi.

Si tratta di partecipazione e opportunità economiche, livello di istruzione, salute, e infine valorizzazione politica.

Per quanto riguarda l’ambito di analisi sull’economia, i fattori che si sono presi in considerazione sono le differenze salariali, le differenze sull’avanzamento di carriera, nonchè lo scarto tra il numero delle donne che lavorano e quello degli uomini.

Prendendo in esame il solo  ambito economico l’Italia risulterebbe essere: 97esima, che concretamente vuol dire che se prendiamo in considerazione le opportunità economiche che le donne hanno in rapporto a quelle degli uomini,  sono paesi  migliori e meno discriminanti  Nicaragua, Maldive, Honduras.

Per quanto riguarda il secondo punto, ovvero il livello dell’istruzione, l’Italia si trova al 49esimo posto, laddove per quanto riguarda il livello di salute e benessere fisico/mentale nonchè la possibilità di sopravvivenza raggiungiamo il 95esimo posto.

Ma il dato interessante è quello relativo alla valorizzazione politica (siamo 54esimi). Ciò che è stato analizzato è la differenza tra uomini e donne nella partecipazione ai processi decisionali di più alto livello, nonchè sul numero di parlamentari e ministre donne. Tenuti conto questi fattori ci troviamo dopo il Pakistan e la Mauritania. Ma immagino che, se dovessimo togliere dalla conta le varie ministre-vallette, parlamentari-show girl, ci troveremmo ai livelli dell’Arabia Saudita, che occupa il 131esimo posto, l’ultimo.

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6 commenti leave one →
  1. 5 gennaio 2011 14:48

    Sto diffondendo questo post un po’ ovunque, così quando comincerò con i miei discorsi sulla disparità di genere forse coi numeri la smetteranno di darmi della “femminista impazzita fuori dal mondo”.

  2. Valentina S. permalink
    10 gennaio 2011 23:51

    Grazie Antigone! Ottima sintesi!

  3. 13 gennaio 2011 09:58

    Sulle politiche sociali di genere segnalo questo interessante articolo di recensione a un libro di Alessandra Fasano, apparso sulla rivista In genere:

    http://www.ingenere.it/recensioni/e-noi-faremo-come-la-svezia

    C’è un approfondimento della situazione in Svezia, Francia, Germania e Olanda. Da noi, ovviamente, c’è poco da stare allegri..

    • antigonexxx permalink*
      13 gennaio 2011 10:11

      Grazie della segnalazione 🙂

Trackbacks

  1. Dedicata… « Sud De-Genere
  2. Ancora (e sempre?) 74 « femminileplurale

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