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Coerenza, questa sconosciuta

2 febbraio 2011

Gli scandali di questi giorni hanno prodotto un grande senso di sdegno in quella che si potrebbe definire l’opinione pubblica. Il caro Silvio che se la spassa con giovani ragazze ha giustamente fatto inorridire più di una coscienza, creando così una mobilitazione degna di nota. Prima donne poi uomini dichiarano, soprattutto attraverso i social network, il loro rifiuto per quel sistema di potere e per la considerazione del ruolo delle donne che esso inevitabilmente genera. Appelli partono da moltissimi giornali e da personalità di spicco. Tutto molto bello e molto giusto…però mi viene il dubbio: ve ne siete accorti solo adesso??

Adesso che Repubblica paladina degli antiberluscones si spreca in appelli o che l’Unità della donnissima Concita si schiera a favore delle donne allora tutti dietro le barricate nella lotta del vecchiaccio che se la fa con le minorenni. Mi chiedo: ma prima non vi faceva ugualmente schifo? Cioè prima che Repubblica indagasse con una perizia certosina i dettagli più torbiti e oscuri di una vicenda che era già terribile di per sé, andava tutto bene? Tutti d’accordo che gli appelli sono utili perchè risvegliano la coscienza civile e bla bla bla, ma avete dovuto sentire parlare di culi flaccidi, escort mezze nude vestite da infermiere per indignarvi di un presidente del consiglio che oltre ad essere stato processato e condannato più volte, ha fatto del favoritismo sessuale il suo sistema politico?

Cioè era proprio necessario scendere nei dettagli più schifosi e piu svilenti per generare indignazione? Non era sufficiente già quello che sapevamo per considerare Silvio un politico (oltre che un uomo) detestabile?

Per non parlare dei suddetti giornali. Repubblica per esempio si fa bella con l’appello e poi quando presenta il servizio fotografico di Adriana Lima dice: la foto della copertina di Vouge Brasile non le rende giustizia: è in primo piano e vestita, ma il servizio fotografico è una bomba: presenta lingerie ergo è mezza nuda. Per non ricordare il culo in primo piano della pubblicità dell’Unità.  Se lo mette l’Unità un culo in primo piano è ok, ma se lo vediamo in tv è mercificazione.

È evidente: il sesso, i culi in copertina, i dettagli piccanti della vita privata del viscido di Arcore e gli appelli contro di lui fanno gola e fanno vendere.

Protestano per la mercificazione del corpo delle donne degli organi che impiegano esattamente il medesimo sistema e ricadono nel medesimo vecchio insopportabile clichè.

Speriamo che Repubblica domani proponga un appello contro l’ipocrisia.

 

 

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8 commenti leave one →
  1. 2 febbraio 2011 11:34

    Stavo giusto pensando la stessa cosa.
    Non so se avete notato che sulla home di Repubblica in questi giorni ci sono meno tette e culi del solito. A casa mia si dice “ipocrisia” e “paraculaggine”.
    Su L’Unità: avete letto l’articoletto indignato “Mara e Mary” della De Gregorio? Come dite voi, il culo de L’Unità è meno culo degli altri.
    Uff.

  2. 2 febbraio 2011 12:07

    Questo dovrebbe far riflettere tutti su due cose: la prima è che Berlusconi non è il male assoluto come cercano di farci credere continuamente, se la situazione è sempre stata più o meno questa delle colpe le hanno tutti (cittadini compresi); la seconda è che se giornali come L’Unità e Repubblica (che a detta di molti sono i begnamini e i giustizieri dei deboli e degli oppressi) per farsi pubblicità e strumentalizzare politicamente una situazione si muovono come i peggiori giornalacci di presunta destra (tipo Panorama e Il Giornale pr fare due esempi), constatiamo che non c’è differenza fra loro quando si tratta di farsi i fatti propri. La seconda riflessione dovrebbe anche portarci a vedere che è la stessa tecnica della nostra Opposizione quella di muoversi con gli stessi mezzucci della destra e quando anche potrebbe fare o impedire qualcosa non lo fa. Come già dicevo in un commento a un post qui in Femminile Plurale, io non ho mai visto qualcuno della sinistra prendere in mano una battaglia seria per combattere il falso stereotipo femminile in Italia e per dare dignità alle donne come in altri Paesi qualcuno ha fatto e ottenuto. Come al solito dobbiamo fare da noi perchè qua non ci rappresenta nessuno. Quindi invito tutte le donne e gli uomini che vedono tutti i giorni la loro dignità infangata a scendere in piazza il 13 Febbraio ( http://www.youtube.com/watch?v=zma-HI-yF3w&feature=player_embedded ) e a scendere in piazza ogni giorno possibile per urlare la nostra rabbia agli abusi contro la nostra società discriminante sul razzismo di genere, di razza, del diverso ecc.

    Segnalo inoltre che:

    1- in Inghilterra una donna invalida con tanto di moncherino in bella vista è conduttrice su un canale della BBC per bambini. Quando in Italia vedremo qualcosa di così stupendo?! http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/showbiz/tv/article2277678.ece

    2- proprio oggi ho scritto una nota riguardo questo tema se può interessare. http://www.facebook.com/notes/andrea-senza-bavaglio-cusati/karima-el-mahroug-e-lipocrisia-italiana/10150095158890340

    3- sempre in Inghilterra due giornalisti sportivi sono stati licenziati in tronco perchè beccati a disquisire FUORI ONDA sulla capacità del guardalinee donna rispetto alla sua controparte maschile.

    Direi che è il caso di meditare, abbassare la testa e prendere lezioni.

    Buona giornata.

  3. 2 febbraio 2011 14:30

    Stavo appunto scrivendo anch’io una nota in proposito, da mandare anche alle redazioni di Repubblica e l’Unità. Tra l’altro è stupefacente come in tutto questo i giornalisti non abbiano scritto quasi nulla su un personaggio come Lele Mora e sul suo conto in Svizzera, mentre continuino a pubblicare le foto delle ragazze, usando il corpo della donna allo stesso modo di come fa Berlusconi nelle sue TV.
    Detto questo, mi sento comunque contenta che ci siano stati questi appelli e oggi l’articolo di Gad Lerner sul maschile. Penso che questo sia comunque merito di quelle donne e quegli uomini che da anni sono in rete e nella società civile a darsi da fare su questi temi. Il fatto di non poter continuare a ignorare queste istanze, anche se spesso usate male o addirittura strumentalizzate. Penso che gli appelli e le cose dette, non sempre condivisibili, ma diffusi su media ad ampia diffusione abbiano forse una possibilità in più di giungere a chi, pur soffrendo quotidianamente per questo stato di cose, non ha mai acquisito una consapevolezza seppur minima del problema della discriminazione di genere nella nostra società.

  4. paola permalink
    2 febbraio 2011 21:25

    Sono d’accordo con Valentina, questo è il momento buono, ricordiamo a tutti, e a tutte, la loro incoerenza e l’essersi svegliati/e soltanto adesso, ma non ci chiamiamo fuori soltanto perché noi siamo dure e pure e gli altri e le altre “sono solo opportunisti/e”. Anche a me il culo minigonnato de “l’Unità ” mi faceva rivoltare lo stomaco, ma evidentemente c’è davvero un “limite” all’assufazione nell’uso dei corpi delle donne, e quando oggi questo limite è stato superato dalla tracimante orgia del potere berluscoidea, quelli/ che si erano assuefatti/e sembrano essersi svegliati/e da un lungo sonno. Tanto è vero che la frequenza tettaculistica sulla stampa d’opposizione è diminuata. Dunque, non perdiamo l’occasione per smascherare la sostanza “strutturale” che sta dietro a i fenomeni che galleggiano sulla superfice mediatica, cioè la cultura maschioratica etc. etc. Io andrò alla manifestazione del 13 febbraio, con la mia consapevolezza, che certamente mi distingue da, per es., Santoro e Travaglio, che pure hanno aderito. Vi allego il link che esprime una posizione vicina alla mia: http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article7699

  5. paola permalink
    2 febbraio 2011 23:50

    Sulla dissociazione del’UDI (http://societausaegetta.blogspot.com/2011/02/se-non-ora-quando-lunione-donne-in.html) che dichiara “Ogni volta… abbiamo dovuto prendere atto che la politica non sente quello che dicono le donne attraverso le associazioni femminili perché non riconosce la politicità del movimento organizzato delle donne. Non lo riconoscono neanche i media ai quali abbiamo chiesto, fino alla noia, di raccontare quella società civile che ogni giorno si impegna per cambiare un assurdo modello culturale a “sesso unico”. Quindi è insopportabile che gli insistenti appelli facciano leva, ancora una volta, su un presunto silenzio che non ci riguarda perché noi non siamo mai state zitte. Siamo state silenziate! Come abbiamo già detto e ripetuto più volte.” Chiediamoci se gli interlocutori erano giusti, e se noi ci presentavamo con la forza assicurata del peso della rappresentanza. Ovvero, in primo luogo, se ci rivolgiamo ai “media”, cioè ai grandi mezzi di comunicazione, quelli che raggiungono milioni di persone, bisogna che questi “media” siano motivati a prestarci ascolto e voce. Adesso lo sono, per motivi di opportunità politica contingente, prima non lo erano. Quindi sbagliavamo noi, non ci avrebbero mai ascoltate. A meno che noi non fossimo state già in grado di comunicare efficacemente con un numero di donne sufficente a far desistere i “media” dal loro disinteresse. Ma questo, da trent’anni a questa parte, non accade. Forse è proprio la rete che, in questi ultimi tempi, sta svolgendo questa funzione di comunicazione: mi sembra che è il terreno guadagnato nel campo della comunicazione virtuale tra donne che non dobbiamo disperdere. Aderire o non aderire alle manifestazioni perché strumentalizzante è opinabile, prsonalmente rimango dell’idea che si può aderire esprimendo con chiarezza una posizione distinta.

    • 3 febbraio 2011 06:10

      Sono daccordo con te Paola, però guarda che l’Udi ha aderito, te lo dico perchè la mia ragazza ne fa parte e gli han mandato una mail che invita a partecipare il 13 Febbraio.
      Sul discorso che è anche stato un errore delle donne in generale sono daccordo, perchè come diceva giustamente Michela Marzano: “La situazione era molto difficile negli anni ’60, non so se le donne stessero meglio allora rispetto ad oggi, hanno fatto delle lotte straordinarie che hanno dato dei risultati. Ciò che è triste oggi è la sensazione che queste lotte non continuino e che la famosa uguaglianza reale a cui si aspirava non sia ancora stata raggiunta.”
      Però è giusto che nessuno ascoltasse le donne dell’Udi, o altre, che han provato in tutti i modi a farsi sentire? E nessuno ha mai notato la situazione discriminante nel nostro Paese? Non lo credo. Io credo che era una situazione che andava bene a tutti o che non ci si voleva sbattere più di tanto a combattere. Come succede sempre nella storia però, le cose quando le fanno diventare troppo pesanti poi la gente s’incazza. Si sta alzando uno tzunami culturale, a mio modesto avviso, in Italia che spero non sfoci in quello che è successo in Tunisia, Egitto, Albania e Grecia ma che purtroppo ha tutta l’aria di essere la stessa cosa. Si è aperta una falla nel sistema in cui tutti vogliono infilarsi e dire la loro pensando di essere più ascoltati di altre volte. Ma la gente non ha memoria e non ne avrà.
      Io credo che le battaglie si vincano standoci su con la testa e col cuore e a lungo termine e non col tutto e subito.
      Facciamo l’esempio dell’Udi che citi: è stata un’organizzazione storica per le donne italiane che ha portato a casa grossissimi risultati nella storia e che molto gli si deve oggi, poi è sparita nel senso che si è ridimensionata e nel tempo le donne (forse illuse di aver vinto la guerra) al suo interno sono diminuite. Oggi conta tantissime donne over 50, pochissime giovani donne e pochissime donne in generale che lottano per la causa. Per dirtene una nelle ultime assemblee parlavano di chiudere la sede di Milano perchè ha poche rappresentanti, cioè ci rendiamo conto?! Milano conta 1.3000.000 abitanti, dicono che al mondo ci sono più donne che uomini quindi magari più della metà sono donne e loro non trovano donne che siano stufe di questa situazione sessista e discriminante?! Quindi, pienamente daccordo con te che si è forse sbagliato interlocutore, non si è stati organizzati, è mancata la pubblicità propagandistica alle associazioni chiave femministe… però, ripeto, le donne si sono trovate terra bruciata attorno, questo non và dimenticato. Questo periodo non deve essere visto come la fine di qualcosa, se anche Berlusconi cadrà domani, in Italia sono sicuro che non cambierà nulla perchè Berlusconi è stato l’effetto di una situazione politica e di una società e non la causa. Bisogna pensare che è l’inizio della guerra, bisogna stare uniti e vincerla.

  6. 3 febbraio 2011 08:45

    Pienamente d’accordo con Paola. L’UDI di Napoli e le altre associazioni della Camera delle donne di Napoli (da cui viene il comunicato da te linkato, che condivido anch’io) hanno deciso di aderire al 13. Non so ancora se si farà qualcosa a Napoli o se si va a Roma. Naturalmente con la propria posizione,stando attenti alle strumentalizzazioni, ma trovo sia paradossale non esserci in un giorno in cui le donne riempiranno dopo tanti anni le piazze.
    Alla fine ho scritto quella nota e inviato e-mail a Repubblica e l’Unità con la richiesta di dimostrare coerenza. Vi posto il link dal mio blog: http://consumabili.blogspot.com/2011/02/dimostrare-coerenza.html

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