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Siamo donne e diciamo basta!

23 febbraio 2011

Pubblichiamo di seguito la lettera che Maddalena Bianchi ha inviato a Repubblica qualche giorno fa per denuciare la mancanza di coerenza tra le numerose iniziative a difesa delle donne e il contemporaneo impiego di stereotipi vecchi e spesso offensivi relativi al femminile. Riportiamo qui la lettera perchè riteniamo che sia importante far proseguire il dibattito su queste tematiche e mantenere viva l’attenzione critica su quanto i media propongono e fanno “in nome” delle donne.


Gentile direttore di Repubblica.it,

sono una vostra lettrice. Sono una donna. Sono una delle tante donne che vogliono dire “basta!”. Ieri sono scesa in piazza, a Bruxelles, per dire “basta!”

Basta alla mercificazione del corpo.

Basta all’identificazione delle donne col loro aspetto fisico.

Basta al mancato riconoscimento dei meriti femminili.

Basta alla proposta di modelli femminili che sfiorano la perfezione fisica.

Basta alla discriminazione delle donne sul lavoro.

Basta alla reificazione delle donne.

Basta all’idea della donna come oggetto per il piacere dell’uomo.

Basta a un mondo costruito sull’uomo e le sue esigenze.

Basta al fallologocentrismo.

Basta a questa umiliazione a cui vengono sottoposte quotidianamente le donne.

Basta al ridicolo e alla critica a cui vengono esposti gli uomini.

Tutto questo crea un senso di impotenza e indignazione in molte donne perché la maggior parte di quelle che hanno visibilità e successo l’hanno perché sono belle, sensuali, sexy, ammiccanti. Non per i loro meriti, la loro fatica, i loro sforzi, gli studi compiuti, il tempo speso a imparare, la serietà con cui adempiono ai propri doveri – di lavoratrici e di madri di famiglia.

Noi donne siamo molto di più del nostro corpo. Noi donne non siamo merce di scambio. Noi donne non siamo ornamenti, decorazioni. Noi donne non siamo disposte a vendere il nostro corpo, la nostra autonomia, la nostra libertà né la nostra dignità.

Sono donna e dico basta. Per questo accolgo con piacere la vostra iniziativa di raccolta di foto, di volti di donne normali, vere che non vogliono piegarsi a una ingannevole rappresentazione del vero. Per questo apprezzo l’ampia risonanza e il sostegno che avete dato a “se non ora quando?”

Ma, perché c’è un ma, trovo altresì che il vostro giornale faccia un uso strumentale della questione e manchi profondamente di coerenza.

Accanto ai vostri articoli in difesa della dignità della donna, si affianca una carrellata delle vostre gallerie fotografiche a dir poco contrastante.

Seguite con vivo interesse ogni iniziativa del movimento ucraino Femen, corredando le due linee d’obbligo con un accurato servizio fotografico delle manifestanti (rigorosamente in topless).

Non vi sono di certo sfuggite le foto di Anastasia Volochkova, cacciata dal partito di Putin per aver posato nuda.

Non è passata inosservata nemmeno Victoria Silvstedt, in occasione dei Music Awards, con tanto di didascalia “se non ci fosse bisognerebbe inventarla anche perché è al posto giusto nel momento giusto”.

E come non parlare del curioso programma Naked chef?

Questi sono solo alcuni esempi, si potrebbe andare avanti.

Qualcuno potrebbe obiettare che in alcuni casi si tratta di informazione, ma in tal caso dedicherei qualche energia in più alla stesura del pezzo e qualcuna in meno alla selezione delle foto. In altri casi, come quello della Silvstedt – con didascalia annessa – ci si potrebbe nascondere dietro a un “via, è solo una battuta goliardica”, ma il problema sorge qui.

Qual è il limite, la soglia tra la mancanza di rispetto, l’offesa della dignità, la promozione di un’immagine distorta della realtà e la goliardia incompresa, il momento di svago?

Chi stabilisce la differenza? Fino a che punto è moralismo e dove inizia la difesa della propria dignità? Dove finisce lo svago, la distrazione e dove inizia la reificazione della donna, il suo divenire oggetto di piacere, di svago appunto? Non si tratta forse anche in questi casi di piccoli tasselli che partecipano alla quotidiana costruzione e proiezione di un’idea di donna che anche voi dichiarate di voler bandire e contro cui volete battervi?

La totale mancanza di coerenza mi impressiona. Mi fa pensare che questa volta, non solo il corpo, ma anche la voce delle donne sia stata strumentalizzata dagli uomini, da chi detiene il potere, per il raggiungimento dei propri fini. Il corpo, la voce e la dignità delle donne non sono in vendita. E non bisogna appropriarsene e servirsene per altri scopi.

Spero che le mie parole non siano cadute nel vuoto e che dimostrerete un po’ di coerenza questa volta pubblicando la mia lettera.

La ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente,

Maddalena Bianchi


 

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4 commenti leave one →
  1. paola permalink
    23 febbraio 2011 13:43

    Sì, appunto, è una questione di prospettiva, fino a quando il punto di vista sarà monopolio maschile e tale punto di vista sarà interiorizzato anche dalle donne, si potrà semmpre invocare la giustificazione “ma dai, scherzavo, era una battuta”. Vi ricorda qualcosa?

  2. Paolo1984 permalink
    25 febbraio 2011 22:47

    Vorrei ricordare che Femen è un movimento femminista, e considerare ogni nudo femminile come qualcosa di degradante senza badare al contesto è metodologicamente sbagliato.

    • rossopapavero permalink
      26 febbraio 2011 13:01

      Ciao Paolo,
      La mia intenzione non era affatto criticare Femen. So bene che si tratta di un movimento femminista e possono utilizzare gli strumenti che voglio per attirare l’attenzione. La mia critica era a Repubblica, che strumentalizza Femen. Lo nomina solo per i seni nudi -con una ricca galleria fotografica- senza mai dare veramente spazio alla loro voce, alle loro rivendicazioni..

  3. Giuseppe permalink
    8 marzo 2011 16:35

    Ciao
    Ho letto questo articolo e ho appena finito di vedere sul sito de IlGiornale il video “il corpo delle donne” e mi è venuta in mente una scenetta che vi racconto.

    Immaginate di dover incontrare per strada un gruppo di ambientalisti milanesi che protesta, ad esempio, contro la distruzione della foresta amazzonica.
    Ragionando come nell’articolo e come nel video di cui vi ho detto, si potrebbero apostrofare quegli ambientalisti con la battuta: “Ma tacete, che parlate proprio voi che vivete in una città inquinata?”.

    Sembra stupido vero? Eppure tutti stanno cascando nel tranello di Striscia La Notizia, secondo cui il solo fatto di mostrare donne nude nn darebbe il diritto di protestare contro la commercializzazione del corpo femminile.

    Invece tutti sappiamo che ci sono nudi e nudi, e un maschietto come me lo sa meglio di una donna probabilmente, dato che se vedo ballare le veline mi fermo a guardare con la bava alla bocca, ma se mi capita il calendario Pirelli per le mani lo getto nella spazzatura.

    Una cosa è una donna discinta che sculetta ammiccante con il fine di attirare il pubblico maschile, un altra è la modella “usata” per la pubblicità di un prodotto per donne, che a queste ultime deve trasmettere un certo tipo di messaggio.

    Nel secondo caso sarebbe certo lecito aprire una discussione, anzi sono anni che se ne discute, ma almeno ci si sappia difendere da chi strumentalizza questa battaglia deviando l’attenzione su chi sarebbe più o meno moralista.

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