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Non lasciamoli fare

25 febbraio 2011

Oramai è innegabile: la questione femminile è all’ordine del giorno. Più precisamente, la questione femminile è diventata il campo di battaglia tra le forze politiche: non tanto, dunque, un insieme di problemi di cui finalmente ci si è resi conto di dover discutere pubblicamente, ma uno strumento di lotta politica, se è concesso impiegare questa nobile parola per indicare ciò che accade nel nostro “pubblico”

Ieri sera, su Canale 5, il padrone ha messo in atto la sua controffensiva sulla questione femminile e sulla rappresentazione della donna nei media. Nella puntata di Matrix andata in onda alle 23:15, infatti, è stato proiettato un documentario (o “un’esclusiva inchiesta”, come si legge sul sito Mediaset, curata – udite udite – dalla redazione di “Striscia la notizia”) che fa il verso al più noto “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo e che si proponeva di dimostrare (cito sempre dal sito di Mediaset) come siano le “nefandezze” della pubblicità della carta stampata a sfruttare il corpo femminile e non tanto, “realmente”, la televisione.

Ci si potrebbe dilungare sulle gran risate che ci possiamo concedere mentre pensiamo alla redazione di “Striscia” in lotta per la difesa del corpo femminile dallo sfruttamento, o sul fatto che la disgustosa operazione prendesse di mira quasi esclusivamente il sito de “La Repubblica” e la pubblicità sulle pagine di quel giornale, a voler dimostrare che “i progressisti”, come li si definiva nel documentario, collaborano alla costruzione di uno specifico immaginario per quanto riguarda l’idea del femminile. Ma per chi – e non da ieri – presta attenzione a queste cose, non è certo una gran scoperta che lo sfruttamento del corpo femminile venga tanto da destra quanto da sinistra.

Piuttosto, mi sembra interessante notare due cose, principalmente. Innanzi tutto, in studio c’erano diverse ospiti (Alessandra Mussolini, Ritanna Armeni, Paola Concia, Gabriella Germani) e un solo ospite, ossia Gianluca Nicoletti. Oltre al conduttore, c’era dunque un unico uomo. Quello che mi è sembrato evidente è che tutte le donne fossero perfettamente consapevoli del problema e del fatto che non si possa fare alcuna distinzione di parte politica o di orientamento culturale: i media italiani, fatta eccezione per La7, che con Gad Lerner ha sempre mostrato un atteggiamento diverso, non si distinguono quanto a uso del corpo femminile. E c’è un’emergenza, a questo proposito. Tutte le donne in studio concordavano su questo, e nonostante – com’è naturale – le loro posizioni fossero diversificate, mi è sembrato che emergesse una consapevolezza comune: una consapevolezza che non saprei come definire se non “di genere”. Perché soltanto il fatto di possedere quel corpo, evidentemente, quello stesso corpo che viene reso un oggetto, e come tale usato, mercificato, frantumato, ritoccato, plasmato, isolato, può dare la consapevolezza di quanto sta accadendo, che evidentemente dipende da un sentire che agli uomini è in parte negato, o a cui gli uomini non riescono ad accedere. Tant’è che gli uomini in studio si sono mostrati quanto meno inadeguati all’analisi che si stava conducendo.

La seconda cosa da notare, e alla quale è necessario prestare la massima attenzione, è questa improvvisa attenzione al problema del ruolo delle donne nella società e nei media. È una buona cosa, in assoluto, nel senso che finalmente i famosi “riflettori” sono puntati sulla questione. Ma occorre restare molto attente, perché in questo momento le donne sono lo strumento di una lotta di potere che è, ancora una volta, essenzialmente maschile. E allora, che fare? A mio avviso bisogna cavalcare quest’onda, approfittare del momento e trarne tutto ciò che è possibile, ma per poterlo fare è necessario non farsi abbindolare dai falsi amici, e non farsi distrarre da false questioni. Le donne devono farsi consapevoli come genere e agire unitariamente. Non bisogna farsi trascinare nel risentimento verso le donne che in qualche modo si rendono complici di questo sistema, ad esempio, cosa che Lorella Zanardo non fa mai nel suo documentario, e che ieri sera – così come nelle settimane passate – è stato fatto, in particolare dagli uomini. Farsi fregare ancora una volta è questione di un attimo.

(Detto questo, tutta la mia solidarietà va a Lorella Zanardo e alla disgustosa violenza alla quale il suo documentario è stato sottoposto ieri sera.)

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5 commenti leave one →
  1. Chiara permalink
    25 febbraio 2011 15:56

    Ho appena scritto a Lorella. Credo che l’attacco di ieri sera e’ per noi un’opportunita’. Per rinforzare la nostra posizione, per aumentare la nostra azione di lotta, per essere ancora piu’ unite per un obiettivo politico comune urgente. Dicevo a Lorella che c’e’ un motivo per cui rallegrarsi: il suo documentario e’ ormai un cult, e’ entrato a pieno titolo nell’immaginario collettivo di migliaia di donne e uomini in Italia e all’estero. Questo ovviamente fa ormai paura ai poteri forti e a chi, nonostante si dichiari di sinistra ( i due compagni di merende Ricci e Grasso) poi si sporca le mani con la violenza simbolica di cui si fa garante. E’ quanto meno imbarazzante essere complici si B.
    Ricci si ‘e coperto di ridicolo. La sua argomentazione e’ inesistente, non fa che rafforzare la nostra, il tentativo patetico di sviare l’attenzione su se stesso non fa altro che far risaltare la gravita’ della sua connivenza. E poi come giustamente fate notare e’ assolutamente intollerabile che questo venga a dirci cose scontate che ripetiamo da mesi. C’e’ anche un’iniziativa in corso di sensibilizzazione rivolta a Repubblica. Ricci che si informi per favore! Bisogna scrivere subito a Matrix e a Ricci, facciamo partire al piu’ presto mail bombing, post sui blog come questo, articoli, iniziative, eventi su fb. Colpiamoli con le parole. Pensiamo a documenti da firmare collettivamente, organizziamoci. c’e stata una bellissima manifestazione il 13, la storia ci dice che e’ cambiato qualcosa di importante nella consapevolezza della gente, e’ il momento di far sentire con forza la nostra presenza. un caro saluto a tutt*

  2. Paolo1984 permalink
    25 febbraio 2011 22:52

    Ciò che mi disturba è che Ricci o chi per lui in questo documentario arriva a mettere tutto nello stesso pentolone: se la prende con lo spettacolo burlesque, l’hard (ai quali nega dignità artistica), le lap dancers (e anche al loro lavoro si nega dignità nel filmato)…insomma mi pare lui sì davvero bacchettone.

  3. paola permalink
    25 febbraio 2011 23:24

    Certo, adesso Ricci e i suoi padroni stanno caricando le batterie, vuol dire che avvertono un pericolo. Non lasciamoci scappare questo momento, le prossime iniziative mediaset saranno ancora più turpi e mistificatorie, e non chiediamoci perché e per come, è evidente. Contrattacchiamo, anche bacchettando il gruppo Repubblica-L’Espresso, tettaculistico da prima che esistesse il berlusca: ricordate le copertine con donne in pezzi degli anni ’70? Anche allora Panorama e L’Espresso contrabbandavano la macelleria femminile (tranci di donne) come “liberazione sessuale”, benché il movimento delle donne la pensasse assai diversamente, e fosse anche all’epoca tacciato di “moralismo”. Il testimone del tettaculismo è stato trionfalmente raccolto da berlusca-mediaset, che lo ha imposto come cultura soporifera di massa, ma i primi promotori non hanno perso l’abitudine all’uso dei corpi femminili come specchietti pubblicitari. Speravamo il contrario? Comunque, mai essere del tutto pessimiste, se guardate la prima pagina di Repubblica di oggi, l’unico nudo femminile è, in basso, a destra, di dimensioni contenute, quello della copertina di un libro di cui non cito l’autore per non fargli la pubblicità che non merita. Sarà un caso?

  4. Chiara permalink
    26 febbraio 2011 03:03

    Paolo che Ricci sia il peggiore dei moralisti e il peggiore dei bacchettoni e’ normale, e’ tipico dei maschilisti. E’ il primo degli ipocriti, ma si permette di darci lezioni. Questo prodotto che non e’ neanche un documentario, ma un’accozzaglia di immagini e’ imbarazzante. E io credo come dite voi, che non dobbiamo lasciarli fare….

  5. 28 febbraio 2011 20:44

    Infatti è proprio questo il punto, arriverà una controffensiva sempre più “violenta” (forse anche senza virgolette) più sottile più subdola e l’impegno enorme sarà mantenere costantemente l’attenzione sul nocciolo del problema, non tanto contrapporsi al Ricci di turno, ovvio anche quello, ma non solo quello. Bisognerebbe tracciare una strada nuova, e quella percorrere, con dignità, con coraggio, con generosità di parole e di esempi per chi non conosce o non capisce la questione femminile.

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