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Come ci fanno la festa

8 marzo 2011

Per l’8 marzo vi racconto un colloquio di lavoro avuto di recente. Anzi, ve ne racconto un solo dettaglio, che permette di affrontare diversi problemi tutti insieme.

Qualche settimana fa, dopo un colloquio telefonico e un colloquio personale con una persona della società alla quale mi ero proposta, vengo ammessa al terzo e ultimo step, ossia il colloquio con il titolare della società. Parliamo del mio curriculum, del fatto che ho un dottorato (“be’, esperienza professionale… ma è nel pubblico!”) e delle mansioni che dovrei svolgere.

Si passa poi a parlare del contratto e di vile denaro (che diventa un po’ meno vile se ci devi pagare l’affitto). Mi offre un periodo di prova e poi un contratto a progetto, con un fisso mensile e delle provvigioni, perché il lavoro è da commerciale. Il fisso è bassino, si capisce. D’altra parte, chiunque si sia avventurato nel mercato del lavoro di questi tempi sa perfettamente che non c’è molta voglia, in giro, di pagare i dipendenti. Espressione inesatta, quest’ultima, dal momento che di lavoro dipendente proprio non si parla, di questi tempi. Si tende piuttosto a “collaborare”, o a occuparsi di “progetti”. La retorica non è male, se ci si pensa.

Quello che mi fa infuriare davvero, però, è il modo con cui la persona che ho davanti introduce il discorso: “Voi donne volete sempre garanzie e sicurezze, ma questa è la prima cosa che tolgo a chi entra qui”. Voi donne?! Credo che un po’, per lo meno inconsciamente, l’abbia fatto di proposito, dato che gli ho detto che tra i miei interessi c’è la questione femminile.

Sì, noi donne vogliamo garanzie. Per la precisione, vogliamo le seguenti garanzie:

1) vogliamo poter lavorare; e lavorare vuol dire, oltre che essere molto qualificate e capaci e disponibili, essere pagate in modo dignitoso. Essere pagate in modo dignitoso vuol dire poter provvedere, senza l’aiuto dei genitori, alle proprie necessità;

2) vogliamo poter lavorare “anche se” siamo donne; questo significa che la maternità deve essere tutelata e garantita, che non devono esistere le dimissioni in bianco, che devono esserci accesso al part-time e servizi di sostegno alla famiglia come gli asili nido;

3) vogliamo che i contratti siano atipici soltanto quando necessario o in casi effettivamente giustificati: se tu, datore di lavoro, hai bisogno di una figura che sia presente in modo continuativo, la assumi con un contratto a tempo indeterminato o determinato (nel caso in cui ne abbia bisogno per un periodo di tempo limitato);

4) vogliamo che si smetta di considerarci in modo diverso da quello che siamo, ossia una risorsa preziosa per la società e il mondo del lavoro, di cui né la società né il mondo del lavoro si possono permettere di fare a meno.

Questo, tanto per cominciare. Aspettiamo i vostri numeri 5, 6, 7, eccetera eccetera.

Buona festa della donna!

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6 commenti leave one →
  1. Paolo1984 permalink
    8 marzo 2011 12:23

    Il precariato c’è per tutti/e, ma per le donne c’è la questione delle dimissioni in bianco se restano incinte che è una vera vergogna. Per quel che può valere, massima solidarietà da parte mia.
    Buon otto marzo

  2. claudia permalink
    8 marzo 2011 14:40

    In parte ( e lo dico da donna) è anche colpa nostra: per tante donne che avrebbero il sacrosanto diritto di stare a casa in maternità perchè svolgono mansioni pesanti e potenzialmente nocive, ce ne sono tante che ne approfittano… e in una piccola azienda assumere una persona che deve imparare mansioni specifiche costa soldi e fatica.
    Un po’ come il diritto a stare a casa in malattia, che è sacrosanto, ma siamo arrivati al punto che c’è gente che se ne sta bellamente a casa senza avere nulla, tanto per un giorno nessuno ti dice nulla.
    Dobbiamo combattere per i nostri diritti, per poter lavorare serenamente, per poter avere una famiglia oltre che un lavoro e non dover essere costrette a scegliere, ma non passiamo dalla parte del torto sfruttando anche quei pochi che ci danno fiducia!

  3. 8 marzo 2011 15:40

    “questa è la prima cosa che tolgo a chi entra qui”

    viva la sincerità! finalmente qualcuno che nella sua idiozia dice queste cose e se ne stupisce anche! (finge di stupirsene)
    questo è lo schiavismo mascherato da flessibilità sfacciata; le donne hanno piu bisogno di sicurezza? ecco che basta introdurre il discorso con quella quella frase in modo da far sentire un colpo nello stomaco a chi la ascolta….e tutto è piu facile, poi se una donna ci sta, bene per loro, altrimenti è meglio che se ne vada.
    Questo è schiavismo.

  4. 8 marzo 2011 21:17

    Concordo.

    Al di là comunque di quanto si possa dire circa l’origine storica di questa festa, ti invitiamo se vuoi a ricambiare la visita nel nostro blog dove per l’occasione si parla di un chimico, un malato di cuore, un ottico, un gigolò, dio, un serpente e un ermafrodita.Non è una barzelletta. è il nuovo post di Vongole & Merluzzi. Sull’ 8 marzo. Buona lettura.

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/08/laltra-faccia-della-mela/

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