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Lo sentite l’imprenditore?

20 marzo 2011

In questi tempi di emersione dello sfruttamento delle donne da parte della politica, le donne giocano mediaticamente due ruoli.

Il primo è quello di cui tanto si è parlato: le vergini che si offrono al drago, il ciarpame senza pudore, le schiave radiose. È il ruolo della donna gingill dell’uomo potente che, proprio perché potente, ha la villa, il conto all’estero, il jet privato, e le donne. In questo contesto le donne sono ridotte a oggetto tra gli oggetti, parte di un kit degli status symbol del potere. Questo un ruolo è passivo.

Il secondo ruolo delle donne è speculare al primo ma, se si casca nel giochetto, lo si può prendere per un ruolo attivo. Si dice: ognuno vada a letto e con chi gli pare, il problema c’è se questo diventa il criterio di selezione per la carriera politica. Verissimo. Ma a partire da questo ragionamento si è diffuso un sentimento di rancore per le donne che di questo ingranaggio fanno parte. Dalle manifestazioni di dissenso contro Nicole Minetti, anche interne al PdL, alle manifestazioni popolari contro Ruby, l’astio verso le donne che fanno parte di questo sistema sta montando. Mostrando come non si sia capito – né si sia voluto far capire – come sono ripartite le responsabilità in questa vicenda.

I due ruoli giocati dalle donne sono speculari. Il sistema di potere italiano, nella sua arretratezza culturale e nella sua mancanza di politica, assorbe solo donne disposte ad assumere ruoli passivi. Nessuno è contento di pagare lo stipendio alla Minetti ma prendersela con lei è il sintomo di non aver capito nulla del sistema di potere che l’ha prodotta, proposta, messa in carica, che la supera e di cui lei è solo una temporanea manifestazione.

Da qui la strada è spianata per fare, appunto, i “Cavalieri”, e difendere pubblicamente le donne “perseguitate”. «Tutte queste ragazze non possono più lavorare, non possono fare una sfilata, nessuno offre loro un contratto. Per questo andrò in tivù, per spiegare questo, per difendermi e difendere quelle ragazze», dice Berlusconi. Lo sentite l’imprenditore? Lo sentite come si preoccupa della carriera delle ragazze, poverine? La rabbia verso le ragazze monta e il gioco di prestigio è fatto. Non si parla più dei reclutatori, ma delle reclutate, non degli sfruttatori ma delle sfruttate. Davvero: lo sentite l’imprenditore?

Non si vuole negare la responsabilità individuale di ciascuna, ma trovare un punto politico. Il dissenso, il conflitto, dovrebbero essere centrati non sulle donne che in quell’ingranaggio si ritrovano ma sul sistema di potere che le produce prima, e le assorbe poi.

Se non facciamo di questo il punto di partenza, temo che ci ritroveremo in una misogina caccia alle streghe orchestrata dall’Imprenditore Finale. Che sa bene che la colpevolizzazione delle donne equivale all’innocenza, sua e del sistema di connivenze maschili che lo circonda e lo incorona.

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14 commenti leave one →
  1. paola permalink
    20 marzo 2011 16:49

    Cara Isarose, vorrei fermarmi un attimo prima della tua conclusione, sulla quale concordo. Mi spiace, infatti, per il tranello in cui cade chi risponde all’accusa di “bigottismo” con la frase che hai citata: “ognuno vada a letto e con chi gli pare, il problema c’è se questo diventa il criterio di selezione per la carriera politica”. Ora, questa affermazione presume, per essere vera, uno scenario socio-antropologico paritario che non esiste e, quindi, non può essere applicata alla realtà: mi spiego proponendo un vecchio giochetto da vecchie feministe, ovvero, provate a ribaltare la situazione e vedete se vi sembra verosimile. Cioè: ce lo vedete un maschio ad esibire sé stesso come corpo sessualmente desiderabile per ottenere privilegi di qualsiasivoglia tipo da chi detiene un potere? Non ce lo vedete? E perché? Secondo voi? Perché, diremmo subito tutte, chi detiene un qualsiasi potere è, di solito, un uomo, e aggiungerei di solito un uomo non abituato a coltivare desideri omosessuali dichiarabili, altrimenti le donne non sarebbero considerati i soli soggetti abilitati ad esporsi con dovizia in funzione dello sguardo maschile. Quindi, in primo luogo tale uso da parte delle donne di sé stesse come corpo non mi sembra che abbia a che vedere con la liberazione dei corpi e dei loro desideri, bensì con un adeguamento ai soli ruoli offerti alle donne da una società maschiocratica. E’ aquesto punto che bisogna inserire la consapevolezza femminista della situazione: le donne che assistono a questa dinamica, e le donne che ne partecipano, sono entrambe subordinate ad un potere maschile, che lo sappiano o no, e il discorso dell’Imprenditore Finale, che accusa le une di essere bigotte e invidiose delle altre, è il discorso del padrone che mette i/le subordinati/e gli/le uni/une contro gli altri, cercando di impedire che lo lo sguardo dei/delle subordinati/e si sollevi a contemplare lo scenario più ampio che svelerebbe la sua truffa. E’ questo scenario che dobbiamo continuare a indicare, senza cadere nel tranello del’Impresario, il quale spera ancora che le donne consapevoli si comportino come quelle mogli che, di fronte al marito adultero, se la prendono con l’amante del marito, invece che con esso medisimo: il parallelo non è proprio adatto, ma insiste sullo stesso scenario culturale. Con affetto 🙂

    • 20 marzo 2011 19:33

      Ma certo che la prostituzione di stato non ha a che vedere con la liberazione delle donne ma con il suo contrario. Speravo fosse chiaro.
      La frase che citi è quella che si ritrova un po’ ovunque tra coloro che si difendono dall’accusa di moralismo: tralasciano i rapporti sessuali e puntano il dito contro l’utilizzo di risorse pubbliche. Questa – è oggettivo e bisogna prenderne atto – è la strategia.
      Concordo con te sul fatto che la disparità in questa vicenda si trovi ad ogni livello, sia privato sia pubblico, ma nel post ammetto la distinzione e accetto di guardare solo ai benefici pubblici che queste donne ingiustamente incassano. E’ a questo punto, secondo me, che l’astio monta e si dirige verso le beneficiare di quel denaro e di quelle cariche. Ed è questo il giochetto da smontare: non puntando alla disparità che sussiste nel privato (in quanti siamo in Italia a renderci conto che il destino della ragazzina Karima El Mahroug è da compiangere? più o meno di dieci? e quante Karima ci sono là fuori, per cui preoccuparsi di più?) ma evidenziando il sistema politico, pubblico, che sta alla base.

  2. Paolo1984 permalink
    20 marzo 2011 22:47

    “le donne consapevoli si comportino come quelle mogli che, di fronte al marito adultero, se la prendono con l’amante del marito, invece che con esso medisimo”paola
    Considero l’adulterio una cosa perfettamente normale dato che o col corpo o con la mente tutti prima o poi finiamo col tradire il partner.
    Volevo dire che sono
    convinto che se Berlusconi fosse stato gay,fuori da Arcore ci sarebbe stata una fila di “bunga boys”
    è un discorso molto interessante, il meccanismo, l’ingranaggio ok, ma io ci tengo a porre l’accento sulla capacità di ognuno di scegliere e decidere per sè perchè non tutte le ragazze fanno bunga bunga a pagamento col potente di turno, e il bunga bunga non è l’unica possibilità che una donna ha in Italia, sarò un ottimista ma la vedo così..ok le influenze socio-culturali, ma le persone maggiorenni (quindi non parlo di Karima) e dotate di capacità di intendere e di volere vanno ritenute sempre e comunque in grado di decidere per se stesse, sono donne adulte dotate di cervello. Insomma bisogna aver rispetto per l’intelligenza di ogni persona a prescindere da come decide di esprimersi attraverso il corpo.
    Aggiungo che anch’io sono d’accordo che la responsabilità maggiore è di Berlusconi (per la semplice ragione che è più ricco e più potente) nemmeno io però sono d’accordo con lo scagliarsi contro queste donne, fermo restando che Nicole Minetti deve dimettersi non perchè si sia prostituita ma perchè ha indotto altre a farlo e questo è reato, io, come uomo, sono d’accordo con Melissa P che ha dichiarato di non sentirsi offesa da come queste donne decidono di usare la loro avvenenza e il loro corpo, ma anche di volere un metodo di selezione della classe dirigente in cui prevalga il merito e di volere al governo una persona diversa da Berlusconi, che abbia un diverso concetto della dignità umana.
    Dal blog di Melissa P vi posto due cose che condivido molto:
    http://melissapanarello.wordpress.com/2011/01/29/far-lamore-ci-piace/

    E poi giustamente in una intervista Melissa ha dichiarato :“O fai tutto quello che ti viene chiesto o vai a casa”, dice una ragazza intercettata all’amica, riferendosi alle feste di Arcore. O quindi la femmina si sottomette al maschio, si concede a “Dracula”, o viene allontanata e cancellata. Non c’è l’eros nel confronto con la donna. tutti si succhiano il sangue a vicenda, saccheggiando desiderio, amore e libertà. Non è l’amore libero ma la sua caricatura opposta.La fine della libertà erotica.
    http://melissapanarello.wordpress.com/2011/01/24/tutte-le-donne-del-presidente/

  3. Paolo1984 permalink
    20 marzo 2011 22:51

    Tra l’altro il sistema di potere berlusconiano che produce Nicole Minetti produce pure Augusto Minzolini e tanti maschi disposti a piegarsi e che non devono nemmeno sopportare lo schifo di andare a letto col “culo flaccido”
    Scusate se ho di nuovo “vaneggiato”, ma ci tenevo a dire queste cose.

  4. donatella permalink
    20 marzo 2011 23:44

    Fa parte del gioco da smontare anche la litania sulla cosiddetta libertà di scelta delle “adulte e consenzienti”, in quanto assolve sia l’Imprenditore finale che quello iniziale puntando tutto, come dici bene, Isarose, sulle reclutate.
    Distogliere l’attenzione dal burattinaio, inoltre, è una tecnica efficace per fare in modo che chi si crede/sente parte attiva dell’ingranaggio in qualità, per l’appunto di “adulta e consenziente”, nemmeno si pone il problema di svelare la truffa, dipendendo le sue “fortune”, dalla truffa medesima, Paola.
    Vi ringrazio di questa riflessione che, tra le altre cose, mi fa venire in mente l’altro gioco, quello in atto sulla vera età di Ruby che se dal punto di vista giudiziario possiede una rilevanza tale da poter colpire la sensibilità di tutti, sotto il profilo simbolico ne presenta una più difficile da svelare, proprio per le implicazioni di cui parliamo: se Ruby avesse avuto la maggiore età, il comune sentire avrebbe abbassato ( e abbassa!) la sua soglia al livello della litania di cui sopra, per cui a nessun reato, va subito a corrispondere la liceità del gioco.

  5. paola permalink
    21 marzo 2011 01:12

    @isarose ti cito: “… i benefici pubblici che queste donne ingiustamente incassano. E’ a questo punto, secondo me, che l’astio monta e si dirige verso le beneficiare di quel denaro e di quelle cariche. Ed è questo il giochetto da smontare”, è proprio in questo senso che usavo il parallelo con il marito adultero e l’amante, ovvero, nella richiesta della giovane attivista PDL che chiede a Nicole Minetti di dimettersi, vedo un atteggiamento simile, e mi chiedo perché, invece di prendersela soltanto con l’eletta, non se la prende prima di tutto con chi l’ha candidata. @donatella, non spero che le donne che si adeguano, e la cui “fortune” dipendono dal loro adeguarsi al sistema maschiocratico (scusate la sintesi) possano facilmente acquisire un colpo d’cchio che dimostri loro quanto misere siano le loro fortune di schiave radiose, magari pure in veste di mistress di uomini di potere perversi (vedi Betty), spero invece che ci riescano, anche per loro, le altre.

  6. donatella permalink
    21 marzo 2011 01:55

    @Paola, grazie per la meravigliosa, sapiente, politica risposta.
    Io sento la prostituzione come un’offesa, e sarebbe lungo spiegare. Provo a dire qualcosa. Come quando si comincia una guerra, come in questi giorni, si cerca, anche disperatamente, qualche possibile pratica di riduzione del danno, fino a parlarne come se si fosse nella normalità delle relazioni. Sta già avvenendo ed è appena iniziata. Mentre per me la guerra non dovrebbe mai cominciare. Allo stesso modo mi vivo le battaglie per il riconoscimento dei diritti delle sex worker: la prostituzione non dovrebbe mai avvenire, non è un lavoro come un altro.
    Credo che l’umiliazione paradossalmente aumenti nel volerla considerare un lavoro come un altro, credo che l’alienazione, in questo “lavoro”, sia massima, per questo trovo la tua una risposta altissima e politica.

    • Paolo1984 permalink
      21 marzo 2011 12:58

      Scusate, ma io credo che queste donne che sono state ai festini di Arcore non abbiano meno libertà di scelta di qualunque altra loro coetanea che fa scelte diverse: una scelta “libera” in senso astratto non esiste, non è mai esistita, mai esisterà perchè tutti/e nasciamo in dato ambiente, in date condizioni economiche e anche se ci ribelliamo ad esse non possiamo prescinderne. Preciso che io considero la prostituzione una cosa infinitamente triste per chi compra e per chi si vende, per conto mio preferisco masturbarmi a vita piuttosto che fare sesso con chi non mi desidera ma viene con me solo per soldi, se avrò una figlia la educherò in modo che, quando sarà grande, voglia fare sesso per amore o per piacere o per curiosità ma mai per denaro, è anche vero però che quando sarà adulta dovrò lasciarle fare le sue scelte.
      allo stesso tempo ho molta ammirazione per le battaglie per i diritti delle sex workers, di donne come Carla Corso e Pia Covre che certo non ignorano la questione della tratta e la prostituzione coatta e lottano anche contro di essa.
      Cerco di spiegarmi: non sto giustificando la prostituzione, la mia idea di libertà sessuale non prevede compensi monetari, ma davanti ad una donna adulta che decide, per i motivi più svariati, di prostituirsi posso provare pena ma non riesco a ritenerlo moralmente sbagliato.
      “La prostituzione non dovrebbe esistere”..ma se è per questo, neanche l’aborto (che non è un’esperienza migliore della prostituzione, credo) dovrebbe esistere ma è giusto che la legge lo consenta poichè ogni donna deve essere padrona di decidere sul loro corpo e quello che si trova al suo interno, sarebbe bello se le coppie si amassero per sempre ma non è così quindi è giusto che sia lecito divorziare.
      Insomma in un mondo perfetto sono tante le cose che non “dovrebbero esistere” ma il mondo perfetto non è e mai lo sarà, qualsiasi ipotesi di cambiamento che non parta da questo dato di fatto è destinata a fallire..quindi la questione della “riduzione del danno” per me rimane cruciale nella questione della prostituzione come in quella della droga, ad esempio.
      Quanto alla guerra è una questione infinitamente più complessa: anch’io vorrei che diventasse tabù, ma questo sarebbe possibile solo in un mondo perfetto che non è mai esistito.

      • Paolo1984 permalink
        21 marzo 2011 13:00

        “ogni donna deve essere padrona di decidere sul suo corpo”
        Ecco, così è corretto.

  7. paola permalink
    21 marzo 2011 15:23

    @Paolo 1984, non possiamo sempre ripetere le stesse cose ogni volta dall’inizio, il tuo discorso è logico, ma trascura il contesto culturale generale, che è appunto quello che, quando diciamo “prostituzione”, ci fa pensare ad escort di vario ordine e grado, oppure a prostitute su strada o prostitute in bordelli gestite e schiavizzate da un raket, oppure a prostitute in proprio che si considerano professioniste libere autonome e autodeterminate, ma che sono tutte accumunate dalla circostanza di essere donne che mettono a disposizione di uomini le proprie prestazioni sessuali. E’ questo fatto che mostra il contesto obbligato, è il fatto che non possiamo neanche immaginare una situazione equiparabile a generi scambiati, che rende non pertinente all’interpretazione di questa realtà il discorso logico sulle scelte individuali. Spero di essere riuscita a spiegarmi.

    • Paolo1984 permalink
      21 marzo 2011 15:45

      la situazione a generi invertiti è forse più insolita, ma esiste: il fenomeno dei gigolò è certo meno esteso, più nascosto, e riservato a donne economicamente benestanti però c’è.
      Sono comunque felice che riconosciate che i miei discorsi siano logici visto che su questo blog qualcun’altro ha definito “vaneggiamenti” i miei discorsi.
      Per quanto riguarda le vicende di Arcore, si è vero che non possiamo immaginare una situazione simile a generi invertiti: un premier donna settantenne o anche più giovane che facesse festini sexy con 10-20 fustaccioni sarebbe stata costretta a dimettersi, sarebbe stata considerata una pazza, una viziosa dissoluta, la Chiesa avrebbe tuonato in maniera molto più veemente di quanto (non) ha fatto con Berlusconi…e anche da questo “due pesi due misure” la dice lunga sul bigottismo che ancora alligna in Italia

  8. lucrezia permalink
    21 marzo 2011 20:08

    Ciao.
    Sul fatto che il potere di B o dei suoi pari sia infinitamente superiore a quello delle ragazze e donne di cui dispone penso non ci piovi. Nessuno sano di mente potrebbe pensare che una Minetti o una Carfagna – ma anche una Gelmini, che non è certo meglio delle altre (anzi, secondo me è peggio) – abbiano un qualche potere decisionale eccetto quello che è stato loro indicato di esercitare da chi le ha messe dove sono.
    Il punto è che, se queste donne non sono certo le sole prostitute del regime berlusconiano (quanti uomini ci sono che si sono prostituiti, magari non sessualmente, a B per riceverne favori in cambio?) non sono per questo completamente prive di potere: una scelta la potevano fare, e hanno scelto B e il suo sistema. Se sono state burattini, si sono fatte “burattinare”. Nessuno gliel’ha imposto. Non difenderei ad oltranza questo genere di donne: non sono neanche lontanamente paragonabili a prostitute comuni, che vivono la loro professione a loro rischio e pericolo, quando non sono semplicemente delle schiave.
    Queste donne (e, sia chiaro, i loro simili di sesso maschile) sono solo dei parassiti, che si attaccano al vitello grasso per arraffare quanto più possono. Essendosi “attaccate” a B, che non è solo un uomo ricco, ma una figura pubblica che rappresenta certi, diciamo così, “valori”, contribuiscono a perpetuarne il potere e il sistema, pur nel loro piccolo.

    Si dirà che in Italia questo è l’unico tipo di potere concesso a una donna: occupare una posizione di rilievo previa sottomissione a direttive maschili. Può essere, ma non è una buona ragione per esercitarlo.

  9. paola permalink
    22 marzo 2011 01:30

    Intervengo per l’ultima volta, poichè non mi sembra il caso di insistere in una serie di repliche e puntualizzazioni che finirebbero per far perdere di vista il senso originario del post di Isarose. Dunque, @Paolo 1984, sì, siamo grandi, lo sappiamo che esistono i gigolò, come li chiami, ma il fatto che, come tu dici “il fenomeno dei gigolò è certo meno esteso, più nascosto, e riservato a donne economicamente benestanti”, vorrà dire qualcosa? I numeri servono a questo, anche nelle scienze umane, e non solo nelle scienze esatte e nelle scienze naturali, cioè ad interpretare correttamente i fenomeni. Il fatto vuol dire, quindi, che nella nostra società abbondano gli uomini disposti a pagare per ricevere prestazioni sessuali, o ad elargire pezzetti di potere, anche di infimo ordine, in cambio di prestazioni sessuali; dunque, abbondano uomini in posizioni di potere. E che i soggetti disposti ad erogare le suddette prestazioni sessuali siano per lo più donne, dice qualcosa sulla posizione delle donne, ma pure qualora fossero anche uomini, non cambierebbe il fatto che nelle posizioni di potere ci si trovino, comunque, sempre uomini, e non donne. E’ per questo che il quadretto della ultrasettantenne attorniata da gigolò cui ella distribuisce compensi politici è irrealistico: perché non c’è un congruo numero di donne in posizioni di potere che possano giustificare anche solo come ipotetico un tale scenario. Insomma, smettiamo di guardare il dito, guardiamo la luna.
    @ lucrezia, certo che le donne che si prestano a questo ruolo sono in grado di intendere e di volere etc. etc. Io non lo farei, tu non lo faresti ma, il fatto basilare è sempre quello: che esiste la possibilità che qualcuno, per es. un uomo dipotere, non dico chieda, ma si aspetti che una donna, o l’altra, tra le tante, si comporti in cotal modo, mentre non si da’ il caso contrario, ovvero che una donna di potere etc. etc. Era questo che volevo dire.

  10. 23 marzo 2011 09:32

    Mi complimento per il bel post di isaroseisarose. Trovo che faccia chiarezza su un punto fondamentale.
    Alle precisazioni di Paola, che condivido, aggiungo solo che Paolo1984 sopra dice a un certo punto: “La prostituzione non dovrebbe esistere”..ma se è per questo, neanche l’aborto (che non è un’esperienza migliore della prostituzione, credo) dovrebbe esistere ma è giusto che la legge lo consenta”. Nessuno qui dice che la legge dovrebbe vietare l’esercizio personale della prostituzione. Non è un caso che nei paesi che stanno adottando leggi di orientamento abolizionista non viene certo perseguito chi si prostituisce, ma solo gli sfruttatori, gli impresari, gli intermediari, ecc.. e in alcuni casi – che sia condivisibile o meno – il cliente (ad esempio in Svezia). Né il problema è se sia “moralmente” accettabile prostituirsi. Per una buona volta bisognerebbe iniziare ad abbandonare il concetto di “morale” inteso come buon costume (concetto veteropatriarcale) e forse iniziare a mettere al centro di tutti i discorsi semmai un problema etico di diritti umani, di integrità e di di sviluppo pieno della persona.
    Il discorso sulla prostituzione è troppo complesso per essere sviscerato in poche righe, ma ogni discorso che si fa, a mio parere, non può prescindere da due fatti:
    1) Il problema della tratta e di tutte le forme di grave sfruttamento sessuale non si può scindere da tutto il resto, pensando che possa essere risolto senza arrivare a un progressivo sgretolamento delle basi su cui si fonda nel suo complesso la prostituzione e il suo sfruttamento, a partire dalla ricerca di sesso a pagamento da parte di un così gran numero di uomini. Una volta che esiste un business capitalista e criminale del sesso fondato sul profitto, non si può certo pensare di combatterlo con le buone intenzioni o con qualche legge. Chi cerca profitto pensa solo a quello, reclutando manodopera che abbia il più basso costo possibile e che sia più richiesta, nel quasi totale lasciar fare da parte delle istituzioni. Quindi donne sempre più giovani e spesso molto deboli che per gli affaristi sono solo un prodotto più redditizio. Solo dei rinnovati rapporti tra i generi e con la sessualità che possano influire seriamente sulla domanda di sesso a pagamento possono alla lunga far sì che questo business si indebolisca o scompaia.
    2) La prostituzione è nata col patriarcato, sottintende una sessualità della donna come di servizio, non diversamente dalla sposa casta che lo fa “per timor di Dio” e un uomo che esercita una sessualità autoreferenziale, che non cerca l’incontro fisico nel reciproco piacere, ma si fa esercizio di potere tramite il denaro. Da femminista trovo più che naturale auspicare il tramonto di questo tipo così angusto di rapporto tra i generi (che tra l’altro miete tante vittime) verso una diffusa liberazione sessuale. Tra l’altro è molto interessante il percorso di molti uomini di Maschile plurale che stanno elaborando- a proposito della prostituzione – l’improponibilità proprio per l’uomo dell’esercizio di una forma di sessualità umiliante perché prescinde dall’essere desiderati.
    Concludo sui gigolò: per ora il rapporto rovesciato (donna cliente, uomo prostituto) è così poco diffuso da essere veramente poco rilevante per una lettura globale del fenomeno prostituzione. Se le cose evolveranno, è ovvio che se ne dovrà tenere conto nell’analisi.

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