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Si faccia una domanda e si dia una risposta

9 aprile 2011

Ho un dubbio, un fortissimo dubbio. Come la maggior parte delle persone ho un account Facebook e ogni volta che lo apro trovo una percentuale assurda di link divertenti, dissacranti o che protestano per questo o per quello. Il che è perfettamente ok. Fatto sta però che su mettiamo un numero X di link “divertenti” almeno l’80% sono fortemente sessisti, ovvero dovrebbero essere spiritosi solo perché giocano su un umorismo becero, ricorrono a stereotipi sulle donne cretini e vecchi come il mondo.

Nel post precedente, nell’ultima parte dell’articolo tradotto, si parlava degli stereotipi sui quali la televisione e i media costruiscono l’immaginario legato al femminile. Si diceva non solo oggetti quindi, ma, anche soprattutto nel caso dei reality, le donne vengono spesso rappresentate come cattive, perfide, pettegole, arriviste, attente solo ai soldi e a migliorare la propria posizione, ossessionate dalla moda, dal trucco e dai vestiti (dalle scarpe in particolare), oche nel migliore dei casi, sceme e teste vuote. A partire da questa immagine proposta nasce una sorta di “sessismo di ritorno”. Per il fatto che, in teoria, le donne hanno queste caratteristiche negative trovano giustificazione il dileggio, l’umiliazione, la presa in giro, l’odio. Il ragionamento è più o meno il seguente: certo c’è la parità tra uomini e donne, siamo uguali, ma se tu (donna) ti comporti così, allora… insomma il vecchio adagio del “te la sei cercata” vale anche in questo ambito.

Qui verrebbe da fare due domande: a noi (donne intendo) siamo veramente così? La rappresentazione che i media danno di noi è entrata a tal punto nell’immaginario collettivo da modificare la percezione che abbiamo di noi stesse e a tal punto da considerare come unica via del successo nella vita in generale quella di uniformarsi a tali modelli??

E agli uomini chiedo: ci vedete veramente così? Siamo veramente quello che viene descritto dai media? E voi siete veramente quello che viene descritto dai media? E se sì, come vi sentite rappresentati?

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  1. Paolo1984 permalink
    9 aprile 2011 16:03

    Io le donne le vedo esattamente come vedo gli uomini (bè con la differenza che le belle donne mi attraggono sessualmente e gli uomini no, questo non posso negarlo): moralmente e intellettualmente pari nel bene come nel male. E penso che questa pluralità non trovi molto spazio nei media italiani, ma nelle mie amatissime serie tv USA, sia in quelle comiche (Scrubs, Friends, The big bang theory, How I met your mothe, Will&Grace) che nei polizieschi (Law & Order, NCIS, CSI) o in quelle horror (Buffy) o nei medical-drama (ER, Grey’s anatomy, Dr. House) mi pare che le cose vadano decisamente meglio oltre al fatto che si tratta di prodotti di alto livello artistico per regia, sceneggiature, attori. E se queste serie possono talvolta utilizzare stereotipi lo fanno con intelligenza e ironia e mi con beceraggine (penso a The big bang theory e a come ha trattato lo stereotipo del secchione timido con le ragazze, stereotipo in cui in parte mi rivedo, tra l’altro). Tra tutte queste Scrubs è decisamente la mia serie preferita, un vero capolavoro per come miscela comicità anche demenziale, dramma e momenti di riflessione. E poi un po’ mi rivedo in J.D.
    Poi adoro pure i cartoons adulti come gli ormai mitici Simpson e I Griffin e i bambini terribili di South Park.
    Anche una serie italiana come RIS (ispirata marcatamente a CSI) mi pare sia ottima da tutti i punto di vista.
    E poi non parliamo del cinema che è sempre stato tradizionalmente più “libero” della TV.
    E comunque credo che l’arte (e anche le serie tv sono prodotti artistici, secondo me) abbia il diritto di far ricorso a tutti gli “stereotipi” che vuole, magari per decostruirli e ribaltarli, per giocarci e riderci su
    Sui reality..bè mi pare che gli uomini non escano meglio delle donne, comunque gli uomini e le donne dei reality rappresentano se stessi e basta.

  2. Lorenzo permalink
    10 aprile 2011 11:54

    C’è una cosa che mi turba profondamente da quando in Italia una certa questione femminile si è riaccesa in questi ultimi tempi: l’ipocrisia di fondo che aleggia nei grandi propositi di apertura (peraltro encomiabili…) a “tutte le donne”, “le altre donne”, “gli uomini che si interrogano”….
    Alle domande sopra elencate rispondo che, si, probabilmente la gran parte delle donne e degli uomini sono lo stereotipo. Il grande inganno è che lo stereotipo maschile non subisce critica, e anzi trova appoggio anche fra molte donne…
    Lo stereotipo femminile invece è la classica e perfetta arma del divide et impera…una costante e implacabile corruzione verso le donne e fra le donne…per mantenere lo status quo, per inseguire la lotta di classe con altri attributi come il censo, l’aspettativa di scalata sociale, l’estetica come discriminante…
    A me dispiace molto dirlo, non so se sono un realista o pessimista, ma qui siamo messi parecchio male: finchè non si riesce a cambiare le masse è dura. Fra quelli che vivono lo stereotipo, quelli che fanno battaglia sbagliate per l’abolizione di questi ma all’insegna dell’incoerenza e del livore (le femmine arrabbiate misandriche e i maschi frustrati misogini), e quelli che sono persone normali che guardano a queste questioni come problemi che a loro non riguardano, beh la storia si fa seria…
    E come la faccenda della povertà in Africa…io ho ventisei anni ed è da quando sono nato che si mi pare di vedere gli stessi manifesti umanitari coi bambini affamati…e ma quando la sconfiggiamo la battaglia contro la fame?
    In Italia poi, pfiuuu…è un tutto un partitismo e un partigianesimo, ma poi quando si ritorna alla sfera del privato, con tutte le nostre comodità, le battaglie dove vanno?
    Non tutti gli uomini e non tutte le donne sono cosi, ma sapeste quanti e quante cene sono…
    DI UNA NUOVA PARITA’ DEI SESSI NON GLIENE SBATTE A NESSUNO, e sopratutto a molte meno donne di quelle che pensate!!!
    Non so, sono molto sfiduciato…auguri per tutto…

  3. 17 aprile 2011 22:55

    Beh, personalmente trovo lo stereotipo un perfetto mezzo di marketing, quindi cerco sempre di evitarlo nell’inquadrare le persone che ho davanti; il più delle volte, infatti, esso serve proprio per non conoscere nessuno, ma per appoggiarsi a comode superficialità che ci permettono di formulare altrettanto comodi e superficiali giudizi.
    I media li usano proprio per questo: non impegnano il pensiero e vanno bene per la stragrande maggioranza di persone, nella speranza che diventino clienti. Niente del genere può essere usato davvero per conoscere qualcuno.
    Ragionare per stereotipi non è ragionare: è affidare il proprio ragionamento ad altri che hanno preconfezionato i pensieri. Tutto qui.
    Mettendo a fuoco le domande del post: io non so come sono “le donne” o “gli uomini”, perché per me non esistono “le donne” né “gli uomini”, né li vedo. Esistono Nicoletta, Lorenza, Milena, Lorella, Crescenzo, Andrea, Jones… e tanti altri.
    Io non mi sento minimamente descritto dagli stereotipi dei media – forse solo in quelli della stampa sportiva, ma che ce posso fà, sono malato di calcio – e mi sta benissimo così. Non mi stupisco che l’opposizione al sessismo trovi tutti questi ostacoli: ricostruire l’immaginario sessuale significa – parlo solo del lato “economico” della questione – rifare da capo l’archivio delle immagini pubblicitarie di tutto l’occidente, distruggere l’attuale mercato della moda (sia “alta” che, diciamo, “bassa”), polverizzare la retorica politica di tutti i partiti di massa delle democrazie occidentali. Direi che non è male come programma, e si spiega così la scarsa partecipazione dei media a questa battaglia.
    Personalmente ritengo il lavoro antisessista del tutto fallimentare se si cerca di presentarlo a una “massa”. E’ un “discorso” che andrebbe condotto uno per uno verso uno per uno, e puntando forte sulle generazioni più giovani – prima della maggiore età, intendo – perché il loro immaginario sessuale (e sessuato) lo hanno ancora in costruzione e a certe domande sono ben più sensibili di chi ormai ha spennellato di scetticismo (ipocrita, ovviamente) tutto ciò che ha intorno.

  4. Francesco permalink
    2 maggio 2011 21:02

    Certo, la donna deve pensare a crescere i figli e pulire, non a fare blog!

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